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Viaggi enogastronomici

Schioppettino e dintorni - Il 2006 e la verticale (Prima Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Una verticale è la mia passione. Arrivo a due passi dal confine goriziano, in una terra dove il vino è lo Schioppettino e dove i nomi dei paesi finiscono spesso con la S, che sta per simpatia, semplicità, sincerità e per mille altri sostantivi positivi, come positiva è la gente che qui abita e lavora e che qui è nata. La verticale di Schioppettino si tiene a Prepotto (in friulano Prepot, nome di eccezione, per quanto riguarda la s finale) e si fa su sette vini di due aziende diverse, per le annate dal 1994 al 2003. È preceduta da una degustazione orizzontale di sei campioni del 2006 da sei aziende diverse. Dopo le degustazioni si cena in una cantina agriturismo di Prepotto, l’azienda Pizzulin. La mattina del 4 una visita a Vigna Lenuzza prima e poi a Vigna Petrussa, l’assaggio di Gubana, gubanotti e strucchi al forno di Andrea e Bruna Codromaz poi l’immancabile pranzo da Mario, enoteca dello Schioppettino, e ancora una o due cantine da visitare prima dell’inizio della festa di paese per le vie del Borgo. Insomma un bagno di piacere e di sostanza in un mondo come quelli di una volta dove la genuinità e la sincerità la fanno da padrone.

Vedi anche Schioppettino e dintorni – Vigna Lenuzza, Vigna Petrussa e cose buone (Seconda parte)

Venerdì 3 luglio 2009.

Poianis

Parto da Genova poco dopo le nove. Mi aspettano più di 500 chilometri. Si viaggia bene, poco traffico, ordinato, nessun pazzo che supera i 120 – 130. Deve essere l’effetto del Tutor. L’italiano è fatto così, se gli fai balenare di poterlo toccare nella tasca rispetta tutti i principi e tutte le regole, anche le più assurde. Se gli proponi una cosa ragionevole o conveniente, ma senza sanzioni, allora si crede furbo e se ne infischia. In sintesi un popolo di dodicenni, come diceva “qualcuno”.
Per la prima volta taglio la zona di Mestre attraverso la nuova bretella, scorrevole e veloce. Finalmente niente code interminabili. Esco al casello di Cormons sulla strada per Trieste alle quattro meno un quarto e mi mancano ancora una ventina di chilometri per arrivare a Prepotto e all’agriturismo che mi ospita, il Colli di Poianis. Vorrei avvisare Gaspare Buscemi che sono dalle sue parti per fargli anche una visita, ma ho davvero le ore contate, così rinvio a una prossima volta i saluti e la visita.
È incredibile la sensazione di pulito, di ordine, di armonico che si ha passando accanto ai vigneti ben allineati e sfrondati dai polloni delle viti. La stessa sensazione si ha andando lungo le stradine dei pochi paesi che attraversi. Ci sono case nuove, case di mezza età, case più vecchie, magari ancora con l’intonaco grigio di qualche decennio, ma tutte sono più che dignitose. Niente muri scrostati, niente disordine, niente macchine parcheggiate a casaccio. Insomma sembra di essere all’estero, in qualche paese del nord. Ma sai che sei in Italia perché c’è un bel sole caldo e la gente che incontri ha il sorriso sulle labbra e ti saluta con cordialità, quasi fossi uno di famiglia da tempo.
La signora che mi attende all’agriturismo è Maura, assaggiatrice AIS, esperta di vini e grande conoscitrice delle bellezze turistiche friulane.
La struttura dove dormo è una costruzione nuova in mezzo alla campagna, circondata da 25 ettari di proprietà, di cui undici a vigneto. Mentre scrivo queste note un grillo su un albero poco lontano mi tiene compagnia e più distante ancora si sentono cinguetti di uccelli e la pace della campagna che ti penetra nelle ossa.

Il convegno

Al centro di Prepotto si tiene l’incontro con i produttori di Schioppettino di Prepotto. Conduce l’incontro Aurora Endici, voce calda e squillante, che presenta uno alla volta i relatori. Inizia il sindaco di Prepotto, Gherardo Marcolini, avvolto nella sua fascia tricolore d’ordinanza.
Finalmente la sottozona Schioppettino di Prepotto è stata riconosciuta come prodotto di eccellenza e tipicità. È un vitigno da valorizzare, con un disciplinare molto rigoroso e in queste due giornate siamo qui per migliorarne la comunicazione fino alla festa finale per le vie del borgo.
Due parole anche da parte del presidente della banca Cividale, Lorenzo Pelizzo, per il ruolo attivo avuto dalla banca nel percorso di riconoscimento del vino come sottozona, equivalente a un cru francese.
Il Presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini ricorda che dobbiamo ancora aspettare due o quattro anni per assaggiare le prime bottiglie con la nuova etichettatura. In ogni caso si deve fare ogni sforzo per difendere le nostre specificità territoriali e qualitative.
Finalmente parla Giulio Ceschin, il Presidente dell’Associazione Produttori di Schioppettino di Prepotto, attiva dal 2002. Ci sono stati problemi per arrivare a questo riconoscimento, ma ormai sono tutti superati e ora si deve lavorare sulla comunicazione, sfruttando le sinergie di gruppo in cui convivono aziende di medio livello con realtà di tipo famigliare, molto piccole e fragili, economicamente.
Parla dal suo computer Claudio Fabbro, giornalista e storico della viticoltura friulana, che presenta la storia del vino, dalla valle dello Judrio, il parallelo con gli altri vitigni autoctoni più rappresentativi, che sembrano i tre moschettieri: Ribolla, Tazzelenghe, Pignolo e Schioppettino.
Un paio di immagini e di storia dell’enoteca dello Schioppettino di Prepotto, la Trattoria da Mario.
I primi documenti che ne parlano sono del 1282, poi un altro documento del 1496 dove si certifica la coltivazione della vite. Una panoramica delle famiglie storiche dello Schioppettino e la sua presentazione ampelografica, una ribolla nera di Prepotto o Pokalça, con un richiamo all’Atlante ampelografico del Poggi, che risale al 1939..
Dopo di lui parla a braccio ma in maniera esauriente e approfondita l’agronomo Carlo Petrussi. La valle stretta dello Judrio condiziona il clima del territorio per l’unicità dei suoi terreni, in parte alluvionali, in parte con rocce carsiche, arenarie, di colore talora rossastro. La conca di Centa è interessante per lo Schioppettino perché è ricca di marne rosse, con PH alcalino che dà vini corposi.
La parte invece verso Albana, verso nord est,  vede una prevalenza di marne arenarie gialle e grigie, che forniscono ai vini altre caratteristiche. Il vitigno, di per sé, è antico, difficile da trattare.
Sono stati raccolti nel tempo diversi biotipi in un terreno della zona di Albana, molto ventilata.
L’allevamento tipico è il Guyot, mono o bilaterale, ma può andare bene anche il cordone speronato.
Il vitigno è sensibile alla peronospora e anche alle scottature. Per concludere mostra alcune fotografie di inizio secolo in cui si vedono dei bersò, delle pergole, attaccati alle case friulane, dove la gente di paese trascorreva molte ore della giornata, con il bel tempo, e si vede bene che la pianta che copre la struttura è proprio lo Schioppettino.
Il giornalista Ian D’Agata racconta i suoi legami con il Friuli e lo Schioppettino. Sua madre era goriziana e lui è stato introdotto allo Schioppettino dalla nonna, che lo preferiva al Terrano, l’altro rosso autoctono che lei conosceva. Nell’82 visita i Rapuzzi di Cialla, il cui vino piaceva molto a Gino Veronelli. Lo trova anche nel cuore dell’America a Fresno, in California, in una carta dei vini di uno sperduto ristorante italiano, gestito, lo capirà alla fine, dal figlio di Orfeo Salvador, l’enotecnico che ha proposto e redatto il disciplinare di produzione della sottozona Schioppettino di Prepotto.
Lo Schioppettino di Prepotto ha una eleganza innata, con note speziate quando proviene da terreni ghiaiosi, mentre presenta sentori fruttati quando cresce sulle marne. La speziatura ricorda un po’ il Syrah, che è un vitigno che oggi va un po’ di moda, ma lo Schioppettino è più elegante e non ha un grado alcolico eccessivo e questo per molti addetti ai lavori è un pregio.
Sui mercati esteri è importante offrire un prodotto che sia “caratterizzato”, cioè sempre simile a sé stesso. Occorre ripercorrere, specie nella comunicazione, la strada già percorsa dal Sagrantino di Montefalco in modo che rappresenti una immagine del territorio e che venga adottato da molti produttori in modo da raggiungere quantitativi più importanti degli attuali.
Secondo Giulio Ceschin è importante leggere bene il disciplinare per capire quanto sia restrittivo e difficile da coltivare.
A coronare gli interventi l’Assessore regionale alle politiche agricole, Claudio Violino, insiste sulla caratterizzazione “Prepotto” dello Schioppettino, in analogia con il San Daniele per il prosciutto o la poppata dal seno della mamma, piuttosto che dal biberon, per un neonato.
Poco prima delle sette il sindaco Marcolini chiude il convegno plaudendo al successo non solo del vino ma di tutto il territorio e dei suoi prodotti enogastronomici.

La verticale

Siamo una trentina attorno a due lunghe tavole per gli assaggi dello Schioppettino di Prepotto.
Prima una orizzontale di sei vini del 2006, di altrettante aziende della zona.
Poi la verticale di sette campioni da due sole aziende.
Le tabelle che seguono riepilogano le due degustazioni.

1 – Degustazione Schioppettino 2006

       Produttore

  • La Buse dal Lof
  • Grillo
  • Antico Broilo
  • Vigna Petrussa
  • Vigna Lenuzza
  • Vigna Traverso
Premesso che la tipicità dei vini si riconosce già dal solo colore, un bel rosso rubino pieno, vivo e luminoso, del tutto uguale nei sei campioni assaggiati, premesso anche che abbiamo assegnato un punteggio “personale”, in centesimi, che dal più basso al più alto va da 82 a 90, anche per non annoiare il lettore con citazioni tecniche, riteniamo opportuno indicare solo i tre vini che ci sono piaciuti di più.
Al terzo posto il Grillo, per la piacevole nota aromatica di rosa, abbinata alla spezia e alla frutta matura, unico tra i campioni assaggiati. Al secondo posto il Vigna Petrussa, molto elegante e fine al naso e ben equilibrato in bocca. Al primo posto lo Schioppettino di Prepotto 2006 di Vigna Lenuzza con un naso ricco e complesso in cui alle note speziate si accompagnano quelle fruttate mature e lievi sentori di tabacco e cioccolato. In bocca si mostra equilibrato e armonico con tannini ben amalgamati con l’acidità e una buona freschezza e un bel corpo, non esuberante ma complesso, già pronto e di lunga persistenza, con una prospettiva evolutiva che dovrebbe migliorarne la gradevolezza per almeno un lustro e più.

2 – Degustazione verticale di Schioppettino 

       Anno       Produttore
  • 2003       La Viarte
  • 2001       Petrussa
  • 1999       La Viarte
  • 1999       Petrussa
  • 1998       Petrussa
  • 1997       La Viarte
  • 1994       La Viarte
Solo due i produttori che sono in grado di presentare una ampiezza di produzione su un arco temporale di quasi dieci anni. Alcuni campioni cominciano anche a mostrare un leggero viraggio del colore verso l’aranciato e il mattonato, che tuttavia non influiscono sulle sensazioni organolettiche al naso e in bocca. Un paio di campioni ci sono sembrati eccessivamente caratterizzati da un naso vegetale, non proprio gradevole e lontani dall’equilibrio. Tutti gli altri hanno invece fornito impressioni di tutta eccellenza. I tre campioni più in alto sono stati, al terzo posto, con 90 punti, lo Schioppettino 1999 di Vigna Petrussa, al secondo, con 91 punti lo Schioppettino 1994 di La Viarte e al primo, con 92 punti lo Schioppettino 1997 di La Viarte, con un fruttato maturo pieno ed elegante, accompagnato da una nota speziata ancora presente, con lievi sfumature di complessità. In bocca mostra una encomiabile freschezza, considerata l’età, un buon equilibrio e una grande armonia complessiva. La struttura dà una bella sensazione di pienezza ed è lungo e persistente, con un retrogusto che ricorda i frutti rossi maturi e una lieve prugna matura.

Al termine delle degustazioni si esce all’aperto per trasferirci poco lontano. Il cielo ormai scuro sia per l’ora, sia per le nubi che si sono addensate da nord est, comincia a brontolare, ma ci lascia arrivare bene sotto il tendone dell’azienda Pizzulin. Una visita alla cantina, tra confronti, chiacchierate di tipicità, piacevoli occhiate furtive giovanili alle audaci scollature anteriori e anche posteriori di qualche signora più elegante e primi assaggi di antipastini posati sulle barrique ritte in mezzo alla cantina, tra i cilindri di acciaio.
Più tardi ci spostiamo sotto il tendone e nella stanza apparecchiata con tavoli lunghi e tovaglie bianche in mezzo ai cartoni ammassati alle pareti delle bottiglie Pizzulin, con molti prodotti tipici e gradevolissime pietanze del territorio come il cosciotto di maiale ripieno di mele e prugne cotte e tanti altri più o meno originali.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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