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Conversazioni. Uomini, vini e territori

Alessandro Mori: il Brunello di Montalcino (quello vero)

di Elisabetta Tosi

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Il Brunello di Montalcino è fatto con uva sangiovese al cento per cento. E basta. Poi si fa da solo, con il tempo e il legno (grande e vecchio). Chiaro, no? Direi banale, lapalissiano. Come dire che la pioggia è bagnata e il fuoco scotta. Tutto il resto è fumo, chiacchiere e altre storie. Storie che non riguardano Alessandro Mori dell'azienda Il Marroneto, pochi ettari a sangiovese sulla collina di Montalcino, distesi in faccia alla pianura ilcinese. Ecco uno che potrebbe permettersi di guardare il mondo del vino di Montalcino dall'alto in basso – per questioni di altitudine/altezza: della sua azienda e della qualità dei suoi vini – e non lo fa. Non si sogna nemmeno, perchè Alessandro è uno di quei toscani – senesi, per la precisione – espansivi, generosi e accoglienti, simpatici a pelle. E sinceri: sinceri fino alla durezza. Con se stessi e con gli altri.


Qual'è il primo ricordo che hai del vino?

“Io non ho ricordi di vino, ma delle lavorazioni: ricordo quando entravo nelle botti per pulirle con la bombola d'ossigeno, ricordo la mi' mamma farmacista che col bilancino pesava il metabisolfito... per mio fratello Andrea e per me era un gioco, un grande gioco meraviglioso. Il mi' babbo, avvocato civilista di Siena, comprò quest'azienda nel 1974”.

Quindi l'inizio dell'avventura risale a oltre 30 anni fa...
“Esatto. La vendemmia del 1979 diede un vino straordinario, piaceva a tutti i nostri amici e alle persone che lo assaggiavano: ma perchè non lo imbottgliate, ci dicevano. Decidemmo di farlo, e nel 1980 nacque il nostro primo vino”.

Che rapporto hai con il tuo vino?
“Molto stretto, personale. Io con le mie botti ci parlo: quando alla sera lascio la cantina, le saluto: ciao, a domani! lo stesso al mattino, quando arrivo: Buongiorno a tutte. E loro mi rispondono. Mi accorgo dei cambiamenti di pressione esterni dal canto delle sirene”.

?? ...sirene?
“I colmatori delle botti. Blo-blo-blou...Le botti parlano, cantano...E' un suono molto piacevole da ascoltare”.

Cosa fai al tuo Brunello?
“Io? Niente. In vigna uso solo zolfo e rame. In cantina, neanche quelli. Come vedi non ho fermentini, né termocondizionatori. Il Brunello all'inizio non può essere né tondo, né morbido. Ha bisogno di almeno 9 anni dalla vendemmia: 5 in cantina e 4 in bottiglia.
Io non filtro il vino, per questo lo tengo tanto in cantina, per farlo decantare. In pratica, il mio Brunello si fa due mesi in acciaio, 39/41 mesi in botte, altri due mesi in acciaio, e poi lo metto in bottiglia. Io imbottiglio sempre verso il 10 settembre.
D'inverno i vini riposano, si rilassano. Poi in primavera ripartono”.

Non lo chiarifichi?
“No! Io lavoro di profumi, di cio' che la pioggia porta alla terra e le viti assorbono. Se inizio a filtrare, chiarificare i vini si impoveriscono, perdo tutto. Io sono grande amico di Riccardo Cottarella, di Vittorio Fiore: ma il vino continuo a farlo come mi hanno insegnato. Se avessi voluto seguire la strada di certi miei colleghi, potevo farlo: l'enologo di grido, le degustazioni per i giornalisti...ma non l'ho fatto. Perche'? perche' io sono io”.

Cos'è il vino per te?
“E' un modo di parlare. E' quello che mi permette di parlare alla gente. Fa parte della storia del posto dove e' nato. Ha aiutato le persone a vivere. Cibo e vino sono la storia di un popolo. Per me e' una fonte di reddito, ma non e' solo questo. E' un modo di esprimere me stesso: quando mi arrivano mail che dicono “grazie per essere stato a cena con noi” solo perche' hanno bevuto il mio vino, io ho raggiunto il mio scopo”

Spiegami perche' dovrei scegliere di bere il tuo Brunello di Montalcino: cos'ha di diverso dagli altri? non dirmi che e' per la passione che ci metti tu perché dicono tutti cosi'.
“No, non e' per la passione. Perché' dovresti scegliere il Brunello del Marroneto? Perché credo che sia il vino perfetto per un momento d'intimità con te stesso. Perché e' Brunello vero. D'altri tempi. Perchè in un mondo globalizzato e' bello mantenere la propria identità. Perche' si fa con tre p: pulizia, pulizia, pulizia”.

Quali sono le sue caratteristiche?
“E' un vino complesso. Per profumi e gusto. E' diventato famoso per essere il primo Brunello di Montalcino elegante”.

Se ti dicessero: “Mori, risolvi 'sto casino del Brunello: fai quello che vuoi, hai carta bianca”. Cosa faresti?
“Questo e' un argomento molto difficile. Perché' non e' un problema, ma tanti. Mancanza di professionalità' da parte di alcuni, mancanza di cultura da parte di altri... in Montalcino siamo rimasti in pochi a fare Brunello, gli altri sono venuti solo a far business. Dovremmo tornare a come si faceva Brunello un tempo...ma indietro non si torna. E allora metterei delle norme severissime (che non mi toccherebbero, perché io sono ancora più rigoroso: faccio già' 50 q/ha).
E farei un Consorzio alternativo, che garantisca al cento per cento la purezza di ciò che viene messo in bottiglia. In fin dei conti il Brunello era diventato un supertuscan. E l'immagine di un vino di grandissima qualità è morta.
Oggi gli investimenti sono cosi' alti che è impossibile tornare indietro. E allora accontentiamoci di trovare delle nicchie e di scoprire produttori che sono ancora fedeli al Brunello di una volta. L'importante è essere fedeli a se stessi.”

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Veronese, laureata in Filosofia, dopo anni di collaborazioni su testate nazionali, radio e televisioni, con il trasferimento in Valpolicella si dedica...

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