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Viaggi enogastronomici

Sidra de Calidad alias Sicer 2009 (Parte prima)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Le Asturie, “Paraiso natural” della Spagna del Nord, ospitano dal 16 al 17 giugno 2009 la seconda fiera internazionale del sidro di qualità, il vino fatto con le mele. La città è Gijon, sulla costa atlantica della Spagna settentrionale, a metà strada tra i paesi baschi e Santiago de Compostela. Gli abitanti si chiamavano “Gegionenses”, dunque in latino Gegiona o Gigiona. Sono circa sessanta i produttori con più di 120 tipi di sidro (la sidra in spagnolo) riuniti nel Palazzo dei Congressi sulla riva destra del Piles, il fiume che proprio qui di fronte si butta nel mare Cantabrico. Un solo nome italiano, Terre di Chiopris, dal Friuli del Grave. Monica e la figlia Elena sono qui a far assaggiare il loro profumatissimo sidro, che ricorda quasi un vino leggero che sa di frutta fresca, davvero eccellente.

Vedi anche Sidra de Calidad … las Manzanas (Seconda Parte).

Dunque vino di mele ma anche terme romane, secoli di storia e di architettura, cibi locali e tipici, bei ristoranti, cene di gala e grandi manifestazioni per questa seconda rassegna internazionale. Si dibatte sulla mela giusta per ottenere il miglior sidro, sul modo più opportuno per farlo conoscere, anche se il marketing lascia un po’ a desiderare. Si parla di sidro in Spagna, di chi lo fa e di come si assaggia. Nel programma non poteva mancare il confronto con la birra e il vino, i principali concorrenti del sidro, ma il tema è stato affrontato con troppa superficialità e ne è venuta fuori una tavola rotonda un po’ fiacca.

È stato invece interessante l’assaggio in diretta con commenti per dodici campioni selezionati un po’ come il Top del sidro. Una “espicha” di benvenuto la sera del 15 nella casa del sidro Castiello. La sera del 16 una cena di gala al ristorante Las Delicias offerta dal Sindaco di Gijon, la Excelentissima Señora Doña Paz Felgueroso. Per chiudere la sera del 17, dopo la conferenza di fine fiera, una cena libera a proprie spese. L’organizzazione, per il resto perfetta, non ha pensato che quella sera si doveva anche cenare e quindi non è stato fornito neppure il ticket da utilizzare nella lista dei ristoranti di Gijon. Peccato! Del resto è vero che non tutte le ciambelle vengono con il buco.


Lunedì 15 giugno 2009
.

Metto la sveglia alle 4.56. Ieri sera mi sono goduto la bella intervista alla mia omonima, Monica Bellucci, fatta da Vincenzo Mollica (sempre bravo e professionale, mai sopra le righe). Monica non è solo bella, è anche una signora intelligente e soprattutto semplice, che ama la vita e crede molto nella fortuna, direi fatalista. E poi sarà che io ci vedo una certa somiglianza fisica anche con mia figlia Manuela e mia cugina Raffaella, che la considero un po’ come una di casa e sono davvero orgoglioso che una signora come lei rappresenti l’Italia nel mondo, con tanti politici e non, che spesso ci fanno vergognare di essere italiani. Ma torniamo al SICER. È da parecchio tempo che non mi alzo così presto. Anche Andrea si è già alzato per accompagnarmi all’aeroporto. Alle 7 ho il volo per Madrid e di qui a Oviedo, dove dovrei arrivare poco dopo l’una.


Anche gli Spagnoli sanno far casino!

A Madrid arriviamo puntualmente alle 9.05, nonostante il quarto d’ora di ritardo alla partenza. Il volo per le Asturie è alle 12.05 dal gate H44, già indicato nel biglietto da Genova. A Barajas l’attesa di tre ore mi permette di perlustrare la lunga area di imbarco e di dare più che un’occhiata ai free shops, alle botteghe tutte uguali nel mondo ormai, di fare colazione con una tapa e un caffé bollente e di studiare i gruppi di passeggeri e i singoli in transito. Mi chiedo cosa avrebbe potuto ricavarne in termini di ilarità, il grande Jacques Tati se fosse ancora vivo, lui che era così bravo a mettere in mostra le prime novità tecnologiche e l’impatto con la borghesia francese degli anni ’50 e ’60 impersonata da Monsieur Hulot. Alle 11.15 mi sposto alla gate H44 e passando davanti a un quadro luminoso vedo che tutti i 4 voli per le Asturie sono stati spostati alla porta M23. per andare al settore M bisogna scendere tre piani sotto, prendere un trenino tipo metrò che in dieci minuti ti porta al settore M. Saremo qualche centinaio di persone che si spostano. Alla porta M23 un altro quadro luminoso avverte che tutti i voli per le Asturie sono stati spostati alla porta H18. Peccato che oltre a rifarsi la strada a rovescio col trenino e i 3 piani di scale mobili, si deve anche ripassare il controllo bagagli (non si sa bene perché, essendo voli interni), insieme a tutti i viaggiatori in coda che vanno ovunque. Quindi nuovo spogliarello, estrazione di pacchettini con pomate e piccoli liquidi, estrazione di computer dalle borse, ecc. ecc. e poi di nuovo ricomposizione del puzzle in fretta e furia perché intanto il tempo passa e qui a Madrid (c’è scritto in più punti) non ci sono altoparlanti che avvertono dei voli in partenza, bisogna affidarsi ai quadri luminosi. Ovviamente insieme ai passeggeri anche il personale di bordo degli aerei, piloti, steward e hostess, si fanno l’avanti e indietro tra il settore H e il settore M e poi ancora all’H. insomma una schifezza!
Naturalmente nessuna scusa per tutto questo casino, né da parte del personale di servizio, né dagli altoparlanti.
Mi chiedo cosa sarebbe successo, al secondo e inutile controllo bagagli, se avessi comprato qualche prodotto al Duty Free Shop nelle tre ore di attesa del volo successivo!

Si parte dunque per le Asturie dove sta passando una perturbazione, quindi molte turbolenze che fanno ballare non poco l’aereo.
All’arrivo una bella ragazza, Mariana, mostra il suo bel cartello SICER per i dieci ospiti che arrivano dal resto d’Europa. Io e Alexandr, Sasha, un giovane giornalista di Mosca, siamo i primi a sbucare dalla porta di “salida” e, intanto che Mariana aspetta il completamento della lista, scambiamo due chiacchiere in inglese al banco del bar dell’aeroporto, sorseggiando un caffé bollente con due morsi a un panino con jamon serrano. Mariana alla fine (è passata un’altra ora dall’arrivo in aeroporto) ci carica sul piccolo bus in attesa e ci facciamo ancora i 40 chilometri che si separano dagli alberghi di Gijon. Il cielo è plumbeo, sembra di essere in Cornovaglia, stesso clima, nebbie in lontananza, boschi verdi e qualche macchia più chiara, saliscendi dolci del paesaggio e tergicristalli che scacciano le piccole gocce che riempiono il parabrezza del bus che corre veloce.

Gijon è davvero una bella città, con resti romani interessanti e musei e chiese e palazzi e sculture moderne. A est una lunga spiaggia, di San Lorenzo, a ovest un porto e una darsena protetti dalla diga di Santa Catalina, un centro di talassoterapia e un’altra spiaggia, quella di ponente..
Sulla riva sinistra del Piles c’è il parco, dedicato a Isabella la Cattolica, in fondo al quale, sul lato sud, sta il Parador di Gijon, il Molino Viejo.


La espicha

Per il benvenuto è prevista una “espicha” nella cantina di una famosa sidreria di Gijon. Si chiama La llagar del Castiello. Mi dice una signora che mesce il sidro che si pronuncia giagar in asturiano, mentre in castigliano è lagar. C’è una profonda ritualità nella tradizione del sidro, ritualità che sta tutta nel modo di mescerlo. Si versa il sidro tenendo, con la mano destra rivolta verso il basso, due grossi bicchieri e la sinistra, che tiene saldamente la bottiglia per il corpo centrale, si alza a braccio teso sopra la testa in modo che tra la bottiglia e i bicchieri la distanza sia massima, diciamo almeno un metro e mezzo. Poi si inclina la bottiglia in alto e si cerca di raccogliere il liquido nei due grossi bicchieri centrando con essi la fine dell’arco di parabola che viene a formare il liquido che scende dall’alto, come se venisse dal cielo.

Parte del sidro sprizza in una specie di mastello che sta sotto ai bicchieri in modo da non sporcare troppo intorno. Mentre i mescitori riempiono ritualmente a due a due i bicchieri e li porgono a chi sta aspettando, si scoperchiano i tavoli lunghi dove stanno appoggiati gli spuntini da abbinare alla bevanda: lonza di maiale, pancetta magrissima tagliata sottile, salame normale e salame piccante con peperoncino rosso, alla maniera di Calabria e Lucania, e poi ancora formaggio di media stagionatura, un favoloso erborinato fatto con tre latti, il Cabrales, davvero eccellente, gamberoni e tortillas di pesce, e una splendida frittata di patate, ancora calda. Poi arrivano frittelle di crema di patate e vassoi di paste fresche con un cioccolato fondente straordinariamente profumato e saporito.

Intanto si chiacchiera attorno alle grandi botti da 200 ettolitri. Ne ho contate trentanove in quella cantina e da molte si spillava il sidro appena fatto. La fermentazione è iniziata a novembre e ha continuato fino a marzo, poi filtraggi e via al consumo. Il sidro va consumato fresco, non è fatto per invecchiare perché inacetisce velocemente. Il suo segreto sta tutto nella freschezza e nella piacevolezza di quel vago frizzantino che lo accompagna quando è così fresco, spillato direttamente dalla botte.

La Spagna ha una lunga tradizione di produzione e consumo di sidro. Tanti personaggi ne conoscono tutti i segreti. Uno tra tanti è Manuel Busto, già psichiatra ai tempi di Franco Basaglia a Trieste. Oggi fa il giornalista e si occupa esclusivamente di sidro e di produttori da tutto il mondo, molti nei paesi vinicoli emergenti come Sud Africa, Cile, ma anche Brasile, Cina e altri. Mi dice che anche in Italia ci sono quattro produttori di sidro. E io che credevo che al massimo con le mele ci facessimo l’aceto, in Italia.

Sono quasi le undici quando risaliamo sui due grossi bus che ci riportano agli alberghi. La notte per fortuna è fresca, ma non piovosa e forse nemmeno troppo umida. Prima di rientrare in camera faccio una breve passeggiata in cerca di un buon caffé che trovo nel Ristorante Cafeteria Riomar, proprio davanti alla spiaggia di San Lorenzo, nei palazzi nuovi del lungomare. Mi incuriosiscono tre piccole cabine ai lati del marciapiedi, fatte a piccola garitta con un foro al centro e decorate a strati come le basiliche e le case dei Fieschi, bianche e nere, bianche e gialle, bianche e marroni. Sono i contenitori per la raccolta differenziata, piccoli e artistici, che non opprimono il paesaggio e sembrano disegnati da un architetto.

Rientro in albergo e prenoto la sveglia a Tomas per le sette e trenta di domattina. Tomas parla bene l’italiano. Ha la fidanzata di Pula, a 30 chilometri da Cagliari e gli piace sperimentare il suo italiano, devo dire con ottimo profitto.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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