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Conversazioni. Uomini, vini e territori

Giancarlo Vettorello: non chiamatelo solo Prosecco

di Elisabetta Tosi

MappaArticolo georeferenziato

E' uno dei vini italiani più noti e amati all'estero, uno dei più venduti, dei più imitati. E anche dei più criticati: in patria soprattutto, perchè non siamo mai contenti. E perchè non sappiamo valorizzare abbastanza i nostri tesori. Parliamo del Prosecco, che già dalla prossima vendemmia potrà vestire i panni della nuova Doc “Prosecco” (e “Prosecco Treviso Doc” se elaborato in questa sola provincia) e delle nuove Docg “Conegliano Valdobbiadene” e “Colli Asolani” o “Asolo”. Un vino diventato all’estero (e per molti anche in Italia) sinonimo di spumante, e sulla cui tutela vigila il locale Consorzio di Tutela, diretto da un appassionato cultore di queste terre e delle sue vigne: Giancarlo Vettorello, enologo uscito dalla prestiosa Scuola Enologica di Conegliano.


Enologo per caso, scelta, o tradizione familiare?


“Per scelta personale. I miei non facevano vino, però lo vendevano, avevano – hanno ancora - un piccolo locale di mescita. La mia è stata una scelta legata alla poetica dell'infanzia: le botti, il colore del vino, il suo sapore, il mistero della sua trasformazione...mi affascinava questa materia, questo frutto che noi bambini potevamo mangiare, ma che poi si trasformava in un liquido, il vino, che non potevamo bere....”


Qual'è il primo vino di cui ha memoria?

“E' un vino rosso, difficile da bere, almeno per me: il raboso. Avrò avuto 5 o 6 anni. Andavo a prenderlo con mio padre da un produttore della zona di San Polo. Ricordo ancora la bottaia, con le nicchie dove il produttore conservava le botticelle con il vino migliore...Ricordo i colori, i profumi di quella cantina...li ritrovavo in quel vino”.


Cosa si prova a dirigere il Consorzio di tutela di uno dei vini più famosi del mondo?

“Lavoro qui da tanti anni, piu' di dieci sicuramente. La prima cosa che si prova e' un grande orgoglio. La complessità e la bellezza di queste terre hanno sempre esercitato un grande fascino su di me, e poterci lavorare, fare progetti, proporre cose che poi vedi realizzare...sì, è una grande soddisfazione. Ed è bello poter condividere questi successi con colleghi e collaboratori, perchè il nostro è un lavoro di gruppo: quando sono arrivato eravamo in due a lavorare per il Consorzio, ora siamo in 12”.


Un pregio e un difetto del Prosecco

“Un pregio: è un vino inimitabile, nonostante sia molto imitato. Quando ne parlo, non dico mai solo “Prosecco”, per me è una definizione insufficiente. Dico sempre “Prosecco, lo spumante di Conegliano Valdobbiadene”. Questo perchè quando penso al vino, vedo il territorio: e' un vino e un luogo. C'è un rapporto simbiotico tra l'uomo e il vino; la chiave del successo del secondo risiede nella conoscenza del primo. Per questo bisognerebbe innanzitutto portare le persone a conoscere i territori e i produttori. Ciò premesso, credo che la grande contraddizione del Prosecco risieda proprio nel suo essere così informale: la sua immediatezza può essere scambiata per banalità. Da un vino percepito come “facile” infatti non ci si aspetta una grande storia, un vissuto ricco e complesso...I quali invece ci sono, esistono. Abbiamo la scuola enologica più antica d'Italia, abbiamo l'università, l'istituto sperimentale per la viticoltura, un indotto importante di aziende del settore enologico che sono leader nel mondo, produttori che hanno fatto la storia dell'enologia italiana... Il Prosecco nasce in questo ambiente”.


Qual'è la grande forza di questo prodotto?

“Il suo essere un vino trasversale e moderno. Trasversale perchè piace a tutti: giovani, adulti, uomini e donne. Moderno nella misura in cui ciascuno lo percepisce aderente al proprio concetto di modernità”.


E per l'uomo Vettorello che cosa evoca il Prosecco?

“La bellezza di questi luoghi. La morbidezza del Prosecco è quella delle sue colline. Di fronte a qualsiasi altra bollicina non provo lo stesso relax”.


Dove s'immagina di essere tra 5 anni?

“Ancora qui, mi auguro! su questo territorio. La mia speranza è di essere riuscito, per allora, a portarlo all'attenzione di tutti gli amanti dei grandi spumanti”.

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1 Commenti

Inserito da Mike Tommasi

il 22 giugno 2009 alle 17:33
#1
Lizzy ciao

Io no ci capisco gran che, forse questo spiega la mia impressione che si stia facendo più male che bene al buon Prosecco che, nella mia piccola mente e in quella dei consumatori che lo amano, non può venire che da quella bella zona il cui baricentro si trova più o meno nel paese di Refrontolo.

Da una parte il vino che porta il riconoscibilissimo e pregiato nome "prosecco" fa parte di una DOC Prosecco completamente svalutata: il Prosecco DOC potrà venire sia da Santo Stefano di Valdobbiadene che da Santo Stefano Belbo! Bella presa in giro, un'origine controllata per una über-regione che si estende tra Monfalcone e Borgo San Dalmazzo! Sarebbe stato più logico fare una IGT Frizzante Padano o altro neo-concetto equamente vacuo.

Dall'altra, per i migliori vini, si è creata una DOCG Conegliano Valdobbiadene dal territorio molto preciso, ma impossibile da pronunciare proprio per i numerosi clienti esteri che apprezzano questo vino, e soprattutto dove viene amputata proprio la parola chiave: "prosecco"! Avrebbe avuto più senso per me consumatore estero vedere una DOCG Prosecco Colli Veneti o altro nome succinto, preciso e riconoscibile - lo so, il consumatore non fa che comprare, che diritto ha lui di intervenire? :-)

un abbraccio

Mike

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Veronese, laureata in Filosofia, dopo anni di collaborazioni su testate nazionali, radio e televisioni, con il trasferimento in Valpolicella si dedica...

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