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In giro per il Mediterraneo ... con Marisa per tornare a sorridere, di Luigi Bellucci

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Viaggi enogastronomici

In giro per il Mediterraneo ... con Marisa per tornare a sorridere

di Luigi Bellucci

Nel Centro Servizi della Fiera di Bologna si tiene la conferenza stampa per presentare una manifestazione di cui si sentiva il bisogno, il Salone Internazionale della Pasta, che è previsto per l’Aprile 2010.

Vedi anche "Pasta Trend … ne riparleremo in buon umore"

La testimonial per un convegno sulla pasta e i suoi derivati non poteva che essere la radiosa Marisona nazionale, quella delle serate con il mostro sacro Renzo Arbore, sì proprio la Laurito.
La simpatia di Marisa, con quella deliziosa erre arrotata, la voce appena appena roca, e poi il suo sguardo pulito e sincero ne fanno un personaggio unico. Quando ti propone le sue ricette raccolte attraverso diciotto paesi o terre che si affacciano sul Mediterraneo non puoi che desiderare di provarle.
“Le ricette del grande sud – il Mediterraneo a tavola” è il titolo del libro per i tipi di Baldini Castaldi Dalai.
Sono 230 pagine con quasi 180 ricette ben studiate, con a sinistra l’elenco degli ingredienti e a destra il procedimento e qualche consiglio di lavorazione o di presentazione.
Leggendo le ricette non si può fare a meno di sentire la sua voce e l’accento cade sempre sulla erre e sono moltissime le parole con la erre che Marisa usa, da intriso ad amore, da profumi a odori, da varietà a generosità, da sapore ad aromi, e tanti altri fino a … resuscitare i morti. È un continuo solletico mentale piacevolissimo.
Il viaggio comincia in Marocco con 13 ricette, dal Brik al Briwat, Polpettine, varie Tajine e Zuppa marocchina.
Poi si prosegue costeggiando l’Africa Settentrionale e si passa in Algeria, in Tunisia e in Libia.
Il viaggio in Mediterraneo orientale tocca l’Egitto, Israele, Libano e Siria. Dall’Isola di Cipro si salta in Turchia, poi in Grecia e in Albania per finire in Italia che la fa da padrone come numero di ricette. Non sono ricette elaborate ma semplici, buone, di quelle che tutti possiamo metterci in cucina e prepararle. Ricette non da grande ristorante ma da cucina di una volta, quella della nonna o della zia. C’è anche la ricetta del Limoncello.
Due capitoli speciali sono dedicati alla Sicilia e alla Sardegna.
Infine un salto a Malta e l’ultimo volo in Francia per concludere con la Spagna e la sua Tortilla alle verdure.
Marisa probabilmente ha avuto sin da piccola la passione per la cucina e le ricette le ha provate, confrontando spesso anche varianti alle materie base. Lo si vede dalla cura con cui usa i condimenti. Quasi sempre usa olio extravergine di oliva. Qualche volta le è scappato olio di oliva per friggere o olio di oliva leggero (che è un non-sensum, non esistono oli leggeri. Semmai esistono oli eccellenti, oli buoni e oli difettosi. Più sotto ancora ci sono quelli lampanti, che una volta usavano per illuminazione e che oggi non vengono buttati via, ma …).
Ho approfittato di questo assist che involontariamente Marisa mi ha offerto con le sue ricette, per una breve deviazione verso l’olio.
Come mio consiglio, se provate le sue ricette, usate sempre e soltanto olio extravergine, meglio ancora olio DOP, sicuramente italiano della regione che preferite, sicuramente ben fatto, sicuramente senza difetti, se non è troppo vecchio. Otterrete il meglio dalle materie prime che avrete scelto.
… e buon appetito.
Dimenticavo di aggiungere che ogni capitolo ha una breve lirica o dei pensieri sciolti in libertà tratti da un poeta o scrittore del paese che stiamo per visitare.
Ovviamente per l’Italia non potevano che essere i versi del primo maestro di Marisa, il grande Edoardo De Filippo che in napoletano confronta il ragù che gli ha preparato la mogliettina (che evidentemente non aveva le ore necessarie per la cottura, o la pazienza di controllare la cottura) con quello di mammà:

‘O rrau
‘O rrau ca me piace a me
M’ ‘o ffaceva sulo mammà.
A Che m’aggio spusato a te,
ne parlammo pè ne parlà.
Io nun songo difficoltoso;
ma luvàmmel’ ‘a miezo st’uso.

M’à faje dicere na parola?
Chesta è carne c’ ‘a pummarola.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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