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Viaggi enogastronomici

Vicenza & Colli Berici: da Illasi a Castegnero per il Festival dei Sapori - Prima Parte

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Una terra bassa, tra colline dolci e laghi e boschetti e fontane. Posti sconosciuti e proprio per questo pieni di fascino, con tante curiosità da scoprire, dove si fanno buoni vini e oli e prodotti del territorio ricchi di sapori antichi. Una breve sosta in Val d’Illasi nel veronese e poi dritti fino a Castegnero e Villaganzerla. La cena ai tre scalini e la camera all’agriturismo l’Àlbara, con Daniele e Romina che ti accolgono come vecchi amici. Tre giorni di convegno alla Baita di Castegnero, organizzati da Italia del Gusto nella persona dell’effervescente Giorgio DallaBarba e dei suoi collaboratori e collaboratrici. Per tre giorni si parla di comunicazione, di iniziative, di rete d’informazione. L’impegno della Comunità di Castegnero si affianca alle esperienze del Consorzio delle Terre Ciociare e poi si espande verso gli Itinerari culturali del Consiglio d’Europa con la presentazione di vini e vignaioli dei Colli Berici, dei Salami, dei formaggi, delle carni. La panoramica si estende poi al Patrimonio enogastronomico del Mediterraneo, alle confraternite, ai Parchi storici delle Marche e del Veneto e alle esperienze molisane dell’AADI. Infine l’incontro con le scuole e le comunità locali e le nuove frontiere della comunicazione. A corredo i prodotti del territorio e la professionalità di tanti ragazzi i cui genitori e nonni hanno vissuto tempi di povertà e di crescita quantitativa. Ora tocca a loro lavorare in qualità per distinguersi dalla massa ed emergere verso le vette di un mondo che si fa sempre più piccolo ma che può essere davvero gratificante.

Venerdì 12 Dicembre 2008.

Da Genova a Illasi

Per arrivare a Illasi alle sei parto da Genova alle due del pomeriggio. Piove da molti giorni su tutta l’Italia. Mentre mi avvicino sento per radio le notizie di allagamenti a Roma, con pericolo di esondazione del Tevere prevista per le ore 20 con l’arrivo dell’onda di piena. Il traffico non è intenso per fortuna. Da Serravalle la strada corre tra due mucchi di neve che la pioggia più o meno fitta lava e pian piano scioglie. La temperatura oscilla tra i cinque e i nove gradi.
Alle cinque e mezza esco a Verona est. Mi mancano una dozzina di chilometri, ma sono i più critici perché mi ci vuole un’ora per arrivare al frantoio di Giancarlo Bonamini. È tutta colpa di una strada chiusa in un paesino che si chiama “Vago” e, potenza dei nomi, le indicazioni per saltare questa strada dove il Tom Tom vuole farmi passare sono proprio “vaghe”, per non dire inutili. A fianco del cartello di divieto d’accesso e di strada chiusa, a parte per i residenti, ci sono due frecce con scritto deviazione, una manda a est e l’altra manda a ovest, come dire, andate dove vi pare. Alla fine comunque arrivo al frantoio, fuori Illasi, che sembra il nome di una cittadina dell’interno della Sardegna e invece siamo nel cuore del Veneto.
In una sala, a piano terra del frantoio, Giancarlo Bonamini racconta il loro territorio e la storia del frantoio, che lavora dal 1965 in questa periferia veronese. Un olio poco conosciuto, che esprime due cultivar tipiche come il Favarol e il Grignano che sono la base del loro DOP Veneto Valpolicella, che non è un vino. Finora qualcuno, vedendo la provincia, confondeva la zona con quella del Garda, che non è lontano, ma l’olio è diverso. Assaggiamo il DOP del 2007 e poi quello nuovo del 2008, appena franto, ancora da depositare. Entrambi hanno un colore giallo verde, un fruttato medio leggero con sentori di cardo e fieno, con una base dolce, una lievissima nota amara e una piacevole sensazione piccante che lascia un retrogusto di peperoncino in bocca e una leggera nota di mandorla amara in quello nuovo. Sorprendente la freschezza del DOP 2007, nonostante abbia quasi un anno di bottiglia.
La produzione del frantoio è di 2500 ettolitri. Sì, avete capito bene, un quarto di milione di litri di olio, una quantità non comune. La visita al frantoio e alle torri di acciaio a temperatura controllata fa capire le dimensioni dell’azienda. Giancarlo produce cinque etichette di olio extravergine, oltre alla DOP anche una varietà a base di Frantoio (prevalente) con Leccino e Moraiolo, assaggiato dopo la DOP, di un bel colore verde e molto delicato, con sensazioni lievi di amaro e piccante su una base dolce e un fruttato leggero di erba fresca, molto pulito. Infine altre tre etichette, un biologico di Frantoio e Leccino, un “Valsecca” con Grignano, Favarol e Leccino e un “Longazeria” ottenuto da olive di provenienza nazionale. Potrebbe essere interessante una produzione di monocultivar, su cui Giancarlo non si è espresso, proprio per verificare le differenze qualitative e organolettiche e in sostanza determinare le potenzialità del territorio e la sua espressività.
Dopo gli assaggi di olio ci puliamo la bocca con un assaggio del Soave di Marco Mosconi, un ragazzo che dal 2006 ha rinnovato i suoi impianti in cantina e produce quattro etichette: un Soave affinato in acciaio, un Soave affinato in botte grande di legno, un Valpolicella ottenuto da uve surmature appassite per 20 – 30 giorni nel fruttaio e infine un Recioto di Soave, da uva Garganega 100% appassita per 4 – 5 mesi sulle reti, fino a metà gennaio e poi vinificato e affinato per 14 – 15 mesi in barrique. Fra due anni Marco vuole rimettersi in gioco con un suo Amarone. Per il momento i dieci ettari di vigneto non sono, a suo parere, abbastanza pronti, sono troppo giovani.
Prima di partire per Villaganzerla ancora una panoramica di Giorgio sull’Italia del Gusto. Questo è il suo sesto anno, che festeggiamo con il Festival dei Sapori che inizia domani. La creatura è cresciuta bene e si sta affacciando al mondo per dare voce a territori che finora voce non hanno avuto, e per promuoverli per le loro bellezze naturali ed enogastronomiche.
Oggi Italia del Gusto comprende 53 delegazioni o gruppi di lavoro composti da imprenditori, amministratori, operatori del territorio allo scopo di avviare iniziative di comunicazione.
Nel solo 2008 sono state coinvolte oltre 1800 aziende che hanno avuto modo di mostrarsi e di sfruttare le sinergie del GEIE (Gruppo Europeo di Interesse Economico), di cui Italia del Gusto è socia. Nell’incontro di domenica sarà presentato il programma 2009 e tutte le nuove iniziative messe in cantiere, tra le quali si sta valutando la trasformazione dell’Associazione in Fondazione.

La cena ai 3 Scalini di Villaganzerla di Castegnero

Risaliamo in auto e lasciamo Giancarlo tra le brume della Val d’Illasi e torniamo all’autostrada per uscire a Vicenza Est e arrivare al ristorante i 3 Scalini, con qualche problema di viabilità per i nuovi raccordi all’uscita dell’autostrada. Il locale è una costruzione nuova con molto legno e vetrate che danno luminosità di giorno. Stasera ci sono tre tavolate tutte di una quindicina di persone. Stranamente il rumore non è eccessivo, come avviene di solito in questo tipo di strutture quando sono mal dimensionate dal punto di vista acustico. Questa no, funziona bene. Ci si può parlare tranquillamente senza urlare e sovrastare l’eccessivo rumore di fondo.
Si mangia una cucina tipica: polenta fritta e croccante con salumi non molto stagionati, e poi ottime lasagne con la carne e per secondo faraona al forno oppure tenere bistecche di puledro con piselli, funghi in padella e insalata per contorno. I dolci sono fatti in casa, una torta di mele semplice ma saporita, una torta paradiso e una buona crostata. Non eccelsi i vini, come nella tradizione di questo tipo di locali dove la cucina è di antica scuola e il vino non ha mai avuto una funzione trainante ma solo di accompagnamento.
Serve in tavola il proprietario in una giacca nera con abbottonatura a destra, tipo cavalleria russa, insieme a una ragazza mora con capelli raccolti sulla nuca. Si chiama Marzia e la sua abilità è unica, nonostante, come ci dice alla fine della cena, quando ormai c’è più confidenza, sia al quarto mese di gravidanza. La sua figura ricorda quella di una modella di Modigliani: filiforme, alta e dai lineamenti essenziali.
Nel nostro gruppo tiene bene la scena Bruno, grande personaggio di origine napoletana e giramondo, anche lui come Giorgio della scuola del grande Gino Veronelli. Di fronte a lui Georgia, una giovane giornalista elegante e riservata, con un profilo rinascimentale dai lineamenti ben definiti ma dolci, come uscita da una tela di Leonardo o di Piero della Francesca, con lunghi capelli neri e lisci, appena ondulati.
Ormai fuori ha smesso di piovere. Lasciamo il ristorante per l’ultimo chilometro e mezzo che ci separa dall’Agriturismo l’Àlbara dove dormiremo. Al bancone c’è Daniele, un ragazzo di 26 anni che ci offre un assaggio di un’ottima grappa mentre nella sala accanto i cinquanta ospiti di stasera stanno terminando la cena. La sorella Romina gli dà una mano nel lavoro. Il nome dell’agriturismo viene dall’albero che sta all’ingresso, di fronte alla casa, che è lo stesso disegnato sul logo della maglietta che Daniele indossa e sul biglietto da visita del locale. Lui di solito sta in cucina quando ci sono queste cene che vengono proposte sempre a menù unico e si fanno solo su prenotazione. I piatti sono locali con prevalenza alle carni alla brace, dalla faraona al cappone, dal maiale al manzo, con il radicchio rosso di Asigliano e altri prodotti del territorio.
Stasera deve stare in sala perché mancano il cognato e il padre che di solito sono qui ma oggi erano impegnati altrove. Mentre assaggiamo la grappa, passa Romina con un fascio di calendari del 2009 con belle immagini del Veneto e delle sue ville, di cui ci fa omaggio.
È un piacere stare a parlare con Daniele, un ragazzo intelligente e operoso, degno figlio di queste terre venete che tante braccia hanno dato all’Italia in tutta la storia del novecento.
Ormai è ora di salire in camera perché domani alle nove e mezza dobbiamo essere alla Baita di Castegnero per l’avvio del Festival.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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