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Vini biologici nella Doc Colli Bolognesi

di Pier Luigi Nanni

MappaArticolo georeferenziato

Il vino a produzione biologica, ormai già da numerosi anni, è nei Colli Bolognesi una realtà che coinvolge varie aziende: buone le vendite, vantaggiosi gli investimenti ed il clima ideale per coltivare la vite senza uso di fitofarmaci ed elementi chimici. Produttori ed istituzioni sono d’accordo, per definire il vino biologico, porre in risalto la curiosità, oltre che la qualità. Non si pensi ad una sottovalutazione del prodotto, ma si prendano in esame alcuni dei punti forti di questa “teoria”, malgrado che la produzione sia già avviata da tempo. Un prodotto “relativamente nuovo”, con grandi prospettive in continua crescita, ma nel segno della contraddizione. L’elemento contradditorio, seppure si parli di un fenomeno ormai consolidato, è la mancanza di regolamentazioni del vino biologico: l’Unione Europea infatti, ufficialmente non prevede la produzione del vino biologico ma solo dell’uva biologica. Paradossalmente, esiste una norma che regola la coltivazione e non ve ne sono alcune che dettino le direttive per ricavare il vino.

Ogni produttore procede, almeno in parte, autonomamente, e questo obbliga ad apporre sulle bottiglie la dicitura “VINO PRODOTTO DA UVE COLTIVATE BIOLOGICAMENTE” e non la scritta “VINO BIOLOGICO”. Tutto ciò anche se i procedimenti di controllo della coltivazione (enti ed associazioni incaricati per la vigilanza) siano ugualmente rigorosi ed altrettanto costosi quanto quelli di una qualsiasi altra pianta. Anche dal punto di vista del monitoraggio da parte delle istituzioni, si risente di questa contraddizione al punto che non vi hanno dati certi sulle produzioni globali, ma solo quelli delle aziende produttrici, poiché a queste si fa riferimento per la concessione dei contributi comunitari. Le poche aziende vitivinicole del comprensorio Colli Bolognesi Doc possono, infatti, fungere da punto di riferimento ed importante esperienza applicativa da “usare”, in senso positivo, come primi centri di salvaguardia generale dell’uomo e dell’ambiente.

La viticoltura si è orientata, nel corso di questi ultimi anni, verso una serie di tecnologie che tendono a salvaguardare sempre più la naturalità del vigneto in tutti i suoi aspetti. Si sta diffondendo la cultura che preveda la collocazione di ogni varietà nel terreno e nel giusto ambiente (zonazione); sempre maggior attenzione ad una gestione armonica del vigneto in funzione della qualità del vino; impostazione della comunicazione del prodotto legandolo al territorio d’origine; l’utilizzo della tecnica della confusione sessuale per contenere le popolazioni di tignoletta (insetto della vite); l’utilizzo razionale del rame a bassi dosaggi e la ricerca alternativa, qualora l’uso di tale prodotto fosse proibito o ridimensionato.
La viticoltura biologica rappresenta quindi, un sistema di valorizzazione delle risorse naturali, mantenendo un equilibrio dinamico tra i vari organismi viventi. Ciò richiede da parte del viticoltore, una profonda conoscenza dei rapporti che regolano la natura, le fasi di sviluppo della vite, il ciclo vitale e riproduttivo dei vari insetti, parassiti e non, unita ad una capacità di attenta osservazione che permetta di intervenire in modo appropriato e soprattutto al momento giusto.

Praticare la coltivazione biologica non significa, come si potrebbe pensare, non intervenire, ma al contrario essere sempre presenti ed effettuare gli interventi mirati: tutto questo si tramuta in costi maggiori che il vignaiuolo si aspetta riconosciuti dal mercato. La vite equilibrata ed a bassa resa, è più resistente alle avversità e richiedendo minori interventi, origina un mosto più ricco e che non necessita di correzioni o trattamenti particolari da renderli costosi e molto impegnativi. L’utilizzo del legno, la conservazione dei vini sulla propria feccia, la microfiltrazione e le basse temperature, permettono di ridurre al minimo le dosi di anidride solforosa utilizzata ed ottenere cosi vini di elevata qualità. È importante ricordare che biologico non vuole assolutamente voler dire qualità inferiore sia sul prodotto originario che su quello lavorato, in cui si dovranno riconoscere le caratteristiche varietali e non devono esserci difetti.

A seguito di quanto, le aziende vitivinicole delle ubertose colline bolognesi, sono perciò esempi da considerare sia come ricerca professionale che per la promozione di realtà economiche che vivono, oltre delle risorse dei vigneto, di turismo. La produzione non è facile, in quanto chi vi opera deve essere dotato di elevata professionalità, poiché probabilmente è l’ultima risorsa che ci resta per recuperare il rapporto tra natura ed economia. Il percorso è lungo, difficile e da considerare meta obbligata: per tutto ciò, si è intrapresa la strada della qualità a livello organolettico e di salubrità del prodotto.

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