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Il "clone" del Parmigiano Reggiano miglior formaggio in Usa , di Redazione di TigullioVino.it

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Il "clone" del Parmigiano Reggiano miglior formaggio in Usa

di Redazione di TigullioVino.it

Il "Sarvecchio Parmesan" prodotto in Wisconsin è stato premiato come miglior formaggio negli Stati Uniti. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che la scandalosa "clonazione" dell'originale Parmigiano Reggiano made in Italy è stata realizzata da John Griffiths proprietario dell'azienda americana Sartori food corporation ed è stata scelta da una giuria di 24 persone tra ben 1360 assaggi. Al termine di una competizione durata tre giorni con 60 categorie di formaggi, sul podio al secondo posto, sottolinea la Coldiretti, è salito un altro formaggio duro prodotto in Oregon da latte di capra il cui nome "Classico" richiama però palesemente alla tradizione italiana mentre solo al terzo posto si è classificato un tipico formaggio americano, un cheddar prodotto da Pat Whalen della McCadam Cheese a Chateaugay, New York. Con il vincitore è destinata ad arricchirsi la lista dei prodotti alimentari made in Italy taroccati provenienti da tutto il mondo. Se, spiega la Coldiretti, il Parmesan è la punta dell'iceberg diffuso in tutto il mondo, c'è anche il Romano prodotto nell'Illinois con latte di mucca anziché di pecora, il Parma venduto in Spagna senza alcun rispetto delle regole del disciplinare del Parmigiano Reggiano o la Fontina danese e svedese molto diverse da quella della Val d'Aosta, l'Asiago e il Gorgonzola statunitensi o il Cambozola tedesco imitazione grossolana del formaggio con la goccia ma anche il "pecorino" ottenuto in Cina da latte di mucca.

Negli ultimi venti anni, continua la Coldiretti, si è registrato un vero boom dei "falsi" formaggi italiani negli Stati Uniti dove la produzione di parmesan, ricotta, provolone, mozzarella e romano cheese rigorosamente made in Usa è quasi triplicata, e oggi le importazioni dall'Italia dei prodotti originali sono in quantità appena il 2 per cento delle imitazioni realizzate localmente. Le esportazioni di formaggi dall'Italia negli USA, precisa la Coldiretti, superano le 30mila tonnellate all'anno, oltre 10mila tonnellate delle quali per Parmigiano e Grana, mentre la produzione statunitense delle imitazioni ha raggiunto quasi 1,7 milioni di tonnellate delle quali 1,3 vendute come mozzarella, 120mila come provolone, 111mila come ricotta, 60mila come parmesan e 15mila come romano cheese. Se, riferisce la Coldiretti, il Wisconsin è lo stato USA dove si realizza la maggioranza del formaggio italiano taroccato con numerosi impianti di produzione di provolone, romano cheese, mozzarella e parmesan, in crescita sono anche le produzioni dello stato di New York per provolone, mozzarella e ricotta e della California per il provolone e la mozzarella.

In realtà le imitazioni del made in Italy a tavola non riguardano solo i formaggi ma anche salumi, vini, condimenti, pasta, e la Coldiretti stima che nel mondo due piatti italiani su tre siano in realtà ottenuti con ingredienti non originali che sviluppano un fatturato di oltre 50 miliardi di euro. I Paesi dove sono più diffuse le imitazioni sono Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda, ma a preoccupare sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita. La diffusione sul mercato globale di imitazioni di bassa qualità oltre a colpire direttamente gli imprenditori nazionali, ai quali vengono tolti spazi di mercato, danneggia gravemente l'immagine del made in Italy, sia sui mercati tradizionali che su quelli emergenti. Sul piano internazionale, conclude la Coldiretti, la lotta ai pirati del cibo che falsificano l'identità territoriale degli alimenti va condotta nell'ambito del Wto, con l'obiettivo di estendere la protezione delle indicazioni geografiche oltre che ai vini e agli alcolici anche ad altri prodotti, come formaggi e salumi.


Fonte news: Agricoltura Italiana Online

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2 Commenti

Inserito da Luigi Bellucci

il 01 aprile 2009 alle 00:07
#1
Il problema non è così semplice. Per quanto riguarda il WTO (o OMC) basta leggersi quello che dice wikipedia, a questo link (http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_Mondiale_del_Commercio), in particolare le dieci righe "Critiche all'OMC".
Perchè chi produce borse o orologi fasulli viene perseguito e chi fa cibi fasulli no? Io credo che si debba andare su questa strada. In alternativa, o in attesa di, stabilire un "fee" (percentuale) su ogni pezzo fasullo prodotto o messo in commercio. Come sempre è questione di impegno serio, buona volontà e/o di buon governo!

Inserito da Luigi Bellucci

il 01 aprile 2009 alle 15:07
#2
Stefano hai perfettamente ragione per quello che riguarda casa nostra. Il problema mi sembra invece sia per i nostri produttori che si vedono estromessi all'estero da prodotti che richiamano solo il nome. Che ne dice Louis Vuitton delle borse col marchio LV incrociate messe sul mercato dai cinesi? O la Rolex con gli orologi?Bisogna che i piccolini crescano o si uniscano o siano rappresentati da qualcuno che conta, per avere voce in capitolo in campo mondiale, altrimenti chi se li ....?

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