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Viaggi enogastronomici

MCWF Rassegna di eccellenze d'Italia: Arte e Gastronomia - Prima Parte

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Montecarlo è in effetti un piccolo Paradiso a livello non solo europeo, ma addirittura mondiale. In questa cornice si tiene la seconda edizione del Montecarlo Wine Festival o MCWF, presieduto da Michele Fiorentino, in collaborazione con l’associazione ITER. Dietro di loro c’è però la tenacia e la volontà del Ministro Scajola, che ha fortemente voluto questa manifestazione. Nel pomeriggio di sabato c’è la presentazione del progetto e di come è stato realizzato. Domenica 8, dopo la messa nella chiesa di Saint Devote, l’incontro al giardino esotico di Monaco per la mostra “Paradiso Terrestre” e nel pomeriggio, dopo un percorso gastronomico nel giardino, ancora all’Auditorium per le visite alle mostre su Leonardo e il vino o “divino licore dell’uva”, come lui lo chiamava. Poi l’accesso ai banchi d’assaggio di alcuni vincitori del Vinitaly 2008, a cura della stessa Vinitaly. In contemporanea la tavola rotonda “Cultura ed economia del vino”. Nel tardo pomeriggio un’asta di vini rari e gli incontri business to business, o B2B, per finire con la cena di gala. Il terzo e ultimo giorno, lunedì 9 prevede l’apertura mattutina dei banchi d’assaggio e la prosecuzione in parallelo della tavola rotonda su “Cultura ed economia del vino”. Dopo il pranzo il pomeriggio prevede la proiezione e la presentazione del progetto pilota Isola di Sant’Antioco sulle viti a piede franco.

Vedi anche: MCWF: Il giardino Esotico di Montecarlo – Seconda Parte

Sabato 7 Marzo 2009

Stamattina Chiavari, dopo diversi giorni di pioggia o tempo coperto, era finalmente illuminata e riscaldata da un bel sole quasi primaverile. Parto verso le due, passo Genova e il suo bel porto e corro tranquillo verso l'estremo ponente ligure. alle quattro passo Bordighera e penso a Manuela che presto sarà mamma. Prima delle cinque arrivo a La Turbie e scendo verso il mare, a cercare il Novotel, in pieno centro, poco sopra il Casinò. Mi sistemo in camera ed esco per arrivare a piedi all'Auditorium Ranieri III. Scendo a piedi attraverso i giardini di fronte al Casinò, che mi ricordano quelli di Nervi, belli, ordinati, puliti, con fiori e piante curatissimi. nessuno se li gode. Poche persone passano a piedi e nessuno seduto sulle panchine. Solo qualche gruppetto di uccellini svolazza qua e là tra i fiori e l’erba verde delle aiuole. Dopo i giardini ancora la strada che sento familiare per le curve a gomito e rivivo tutti gli ultimi gran premi dietro alla Ferrari di Schumacher, lungo le curve che si alternano a destra e a sinistra fino al mare e al centro del tunnel dove sta l’ingresso dell’Auditorium.

Si presenta il Festival del Vino

Il programma di questo secondo MCWF è davvero da ubriacatura. Già stasera avremo una piccola campionatura di quello che si potrà vedere e assaggiare in questi due giorni e mezzo.
Definirei straordinaria, per lo meno sulla carta, la rassegna dei prodotti alimentari che le cinque regioni rappresentate (Liguria, Piemonte, Veneto, Lazio e Sardegna) mettono in mostra nel menù della cena.
Diciannove sono i tipi di salumi diversi, dal salame d’oca al prosciutto di San Daniele e al salame di Tergu. Ventuno i formaggi dalle cinque regioni, dove il solo Piemonte presenta otto campioni, tra cui Castelmagno, Blu di Moncenisio e Testun. Dal Lazio la Cacioricotta di bufala e poi il Pecorino sardo, la caciotta ligure di Bugnato e il Formaggio imbriago dal Veneto.
Prodotti in conserva, pane e dolci fanno la parte del leone, con ben quarantuno specialità di eccellenza che sarebbe bello poter ricordare una per una. Ci limiteremo a farvi venire l’acquolina in bocca con le acciughe del Mar Ligure e la pinolata della Val d’Aveto, con le olive spaccate e condite e la Torta di ricotta di Sermoneta dal Lazio, la Bottarga di tonno e le Seadas dalla Sardegna, l’anguilla marinata e la Torta Pinza Putana dal Veneto e ancora con la Trota in Carpione e gli Amaretti di Mombaruzzo dal Piemonte. Ma non è finita perché contiamo altri undici antipasti tipo finger food, tra i quali il Peperone dolce farcito con spuma di tonno o la Brandade di baccalà all’olio extravergine di oliva. Interessante anche il buffet caldo e freddo con dieci specialità tra primi e secondi, tra cui Lasagne al pesto con fagiolini e patate, Porchetta al taglio, la Zuppa di fagioli borlotti con maltagliati all’uovo.
Mentre la fantasia si sbizzarrisce nella lettura del menù con i tanti buoni prodotti della nostra terra, arriva la voce calda e suadente dell'annunciatrice, che con il classico quarto d’ora accademico di ritardo dà il là al festival. Ai suoi piedi un ricco bouquet di fiori di tanti colori e alle sue spalle il grande telo del MCWF con i colori della nostra bandiera, ne esaltano la già bella figura, con i capelli biondi lunghi a scendere sulle spalle coperte da un corpetto bianco sotto un tailleur blu con fiocco bianco e blu in vita e un bel ciondolo d’oro, agganciato a un cordino di cuoio che le circonda il collo, a decorarle il petto candido. La sua presentazione dura sei minuti e sono sostanziosi e concisi i concetti che trasferisce alla platea, di un connubio tra enogastronomia, cultura, arte e tradizione, all’insegna della qualità, prima di passare la parola a Michele Fiorentino, Presidente del Montecarlo Wine Festival. Anche lui pone l’accento delle sue parole sulle eccellenze del territorio e contro l’omologazione del gusto.
Modera l’incontro Maurizio Di Maggio, un Canavese che lavora a Radio Montecarlo e ricorda il Carema che coltiva ancora il fratello. Maurizio presenta il consigliere privato del Principe Alberto II di Monaco, Monsieur René Novella: “Non mi ritengo un esperto di vino ma sono qui stasera per ricordare sia i vini francesi, dai grandi di Borgogna e di Bordeaux, ai piccoli Sancerre e Mourvedre, sia quelli italiani, che qui sono molto ben rappresentati, come Rapitalà e tutti gli altri grazie a Michele, che ha fatto un sogno ed è riuscito a realizzarlo”.
Il successivo a parlare è l’Ambasciatore Umberto Vattani, Presidente dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero, ICE, accompagnato da poche ma significative note che mi ricordano Giuseppe Verdi. L’Ambasciatore tiene a precisare che dietro a tutto questo gruppo di espositori e organizzatori c’è il lavoro del Ministro Scajola, che ha da subito avuto a cuore questa seconda edizione del festival. Ricorda poi che le sculture in mostra sono di Alessandro Romano e delle fonderie di Pietrasanta, qui rappresentata dal suo sindaco.
Tiene a precisare che i prodotti italiani sono esportati in 165 paesi del mondo e che sono 7573 le aziende italiana che esportano vini ed eccellenze del territorio. Chiude il suo intervento con una bella frase di Brillat Savarin, uno dei grandi cuochi francesi: “Invitare qualcuno a cena è prendersi cura della sua felicità”.
Ancora altri interventi si susseguono, di Giovanni Piero Sanna, Direttore del Mipaaf, Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, in sostituzione del Ministro Zaia, di Davide Bordoni, assessore alle attività produttive del Comune di Roma, in sostituzione del Sindaco Alemanno, di Giovanni Colombo Responsabile progetti speciali di Verona Fiere e Vinitaly, di Ado Sattanino di Enit (Ado non è un diminutivo - glielo ha chiesto Maurizio) e poi ancora di Rita Mulas, direttore tecnico del MCWF, che parla delle viti a piede franco ancora reperibili in alcune piccole realtà sparse qua e là per l’Europa, nell’Isola di Sant’Antioco in Sardegna, in Valle d’Aosta, in Friuli, nel Sud della Francia, nelle Cinqueterre dell’estremità orientale della Liguria. Deve intervenire Maurizio a stoppare il suo entusiasmo nel parlare di queste belle realtà che evidentemente devono avere smosso delle corde particolari nel suo cuore.
Con le note della “Sinfonia del Nuovo Mondo” di Dvorak ancora una breve presentazione del Progetto Comenius, pedagogo mitteleuropeo, o “Vino per il mondo” e del turismo alberghiero con Claudio Melotto, presidente di Arcimboldo Communications, e con l’esuberante Iuliana Ierugan testimonial del suo progetto, in sintonia con il marmo bianco di Carrara usato da Michelangelo, prorompente nelle forme come la bella Iuliana.
Tocca poi a Moreno Buccianti, il sacerdote e allenatore dell’associazione Sacerdoti calcio, che utilizza il calcio per portare avanti e promuovere opere di carità e che prima di ogni partita apre una bottiglia di vino buono per brindare con gli avversari.
L’ultimo intervento è di Gianfranco Caprioli, in rappresentanza del Ministro Scajola, che ricorda come “I cugini francesi ci insegnano che il vino va accompagnato insieme alla cultura” ed è questo il motivo per cui in questa manifestazione si è dato tanto spazio alla cultura.
Infine la consegna di doni, opere di scultura, magliette da calcio, bottiglie di vino, libri, alle personalità presenti e poi tutti al buffet per la cena ricca, ma anche piuttosto confusa per la troppa gente che si ammassa ai tavoli con spazi inadeguati al numero delle persone.
Qualche stonatura nei prodotti, come i raviolini troppo cotti, gli amaretti di Saronno, la crema dentro alle crêpes con ancora dentro i pezzetti di buccia di limone, le posate che finiscono quasi subito, qualche signora che si ferma a cenare sul tavolo dove si distribuisce il cibo, incurante delle altre persone in coda in attesa del proprio turno.
Per fortuna ci sono un po’ di scale per sedersi e conversare amabilmente mentre nel parterre ferve la confusione.
Alle dieci si esce nel tunnel che riporta verso il Casinò e si riguadagna la salita tra le luci abbondanti di questa Montecarlo tardo invernale, passando vicino alle macchinette con il disegno del cuore per dare aiuto a chi può avere problemi di cuore salendo le scale che portano alla piazza superiore magari dopo avere giocato (e forse perso) ai tavoli da gioco all’interno. Nei giardini qualche coppia di ragazzi che si sbaciucchiano sotto le palme alte, da una terrazza si sentono note di musica rock che arrivano dal Moods, Studio and Music Bar, proprio sotto il casinò, per le strade ormai deserte qualche rara auto passa quasi distrattamente da un semaforo all’altro. Lungo il marciapiede che porta all’albergo il busto di un personaggio che mi ricorda il look di qualche hippie degli anni ’60: Place Leo Ferré. Una "place" che è piuttosto un "posto", di sei metri quadrati.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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