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Sicilia, il sole nel bicchiere

di Mariella Belloni

MappaArticolo georeferenziato

Oggi tutti parlano della Sicilia come della vigna più importante, di maggior succcesso. I vini siciliani si avvantaggiano di questa nouvelle vague d’attenzione anche se, a sentire i lor signori critici, di fatto l’unico vino esistente è il Nero d’Avola . Questo vino rosso, oggi, può definirsi il principe dei vitigni siciliani. Il nero d’avola è l’espressione di una particolare vite, autoctona della Sicilia. Il nero d’avola è coltivato principalmente ad alberello o a spalliera e da sempre rende uve ad alta gradazione zuccherina che consentono al vino che ne viene prodotto di arrivare con facilità ad oltre 15 gradi alcolici. Il cambio di allevamento, grazie all’introduzione di particolari criteri, ha permesso di abbassare il contenuto di zuccherie ad aumentare l’acidità delle uve di questo vino rosso siciliano. La sua coltivazione vanta una superficie vitata che supera 12 mila ettari, è, dunque il vitigno più diffuso della regione.

L a vinificazione in purezza ne fa uno dei più grandi vini rossi italiani: di struttura, dal carattere possente, intenso, armonico, caldo, adatto all’affinamento in legni pregiati. Alla degustazioneil nero d’avola ha un colore rosso rubino intenso, brillante, vivace con riflessi violacei, se giovane, o granati, dopo l’invecchiamento; l’aroma è complesso, con note di viola e spezie (liquirizie e chiodi di garofano); prugna secca , ciliegia, mora, ribes nero, lampone e cioccolato, cuore e tabacco sono delle caratteristiche dei principali sentori che caratterizzano i vini prodotti con nero d’avola. Tre marchi (Vini Corvo, Duca, e Cantine Florio) accomunati ad un passato ricco di tradizionicostruito di personaggi unici che dedicarono le loro vite ad una grande passione, il vino, contribuendo così, fin dal primo trentennio dell’ottocento, a diffondere il nome della Sicilia vinicola nel mondo.

Marsala, un grande mito italiano da riscoprire
Ecco la Sicilia in realtà da sempre è terra di immensa qualità. Uno dei grandi monumentienologici mondiali piùdiffusi è il Marsala.Tra le cantine che con maggiore determinazione hanno protetto nei decenni la qualità dei vini siciliani salvaguardandone anche l’identità c’è sicuramente la Pellegrino che non ha mai abdicato alla sua produzione “marsalistica” e che però, in tempi recenti, ha spinto molto sullo zibibbo e ha compiuto un intelligente recupero del Grillo (uva bianca antichissima). Dolce, semidolce o secco. Fine, Superiore o Vergine. Ma pur sempre dal carattere aristocratico. E’ il Marsala,storico prodotto dell’enologia siciliana. Si offre da bere agli amici intenditori questo insolito vino liquoroso di 18 gradi a lunghissimo invecchiamento. Nel bicchiere, il liquido ambrato, limpido e vivo, emana un profumo caratteristico, molto ricco e persistente, di straordinaria armoniosità. Assaggiato, ha il sapore morbido dei vini maderizzati, è caldo, aromatico, vellutato, di corpo pieno e carattere deciso. Non un Marsala qualunque, però: il più aristocratico, il più raffinato, il Marsala Vergine. Uno dei più antichi vini italiani, forse il prodotto più emozionante dell’enologia siciliana, ma anche il meno conosciuto.

Il Marsala, infatti, non è un vino, è una galassia di vini, bianchi, rossi, dolci, semidolci, secchi, su tre livelli di qualità (Fine, Superiore e Vergine), che si moltiplicano grazie a Riserve più o meno invecchiate. Fatalmente, a essere più conosciuti sono i tipi di minor prezzo, mentre il Vergine, che è il più raro e costoso, è sempre stato per la maggioranza dei consumatori italiani una specie di oggetto misterioso. Eppure il Marsala è nato Vergine: a inventarlo, nel 1773, fu John Woodhouse, un mercante di Liverpool sbarcato in Sicilia per intraprendere un commercio di soda, ma che aveva cambiato idea dopo aver scoperto a Marsala un vino di forte gradazione alcolica che gli era sembrato di eccezionale qualità. Aveva provato a spedirne un primo quantitativo, 50 pipes (botti da 477 litri) in Inghilterrra, dove lo aveva venduto spacciandolo per Madera.

Non gli sembrava un inganno: lo aveva fatto allo steso modo del miglior Madera, addizionandolo con alcol, 10 litri ogni 100 di vino, per assicurarne la conservazione durante il viaggio, che durava un mese. E in ogni caso, poiché il falso Madera era andato a ruba, già dalle spedizioni successive non aveva avuto difficoltà a proporlo e venderlo per quel che era realmente, cioè Marsala. Adottato dall’ammiraglio Horatio Nelson sulle navi della real flotta britannica, il Marsala Vergine aveva due soli difetti: aveva un solo gusto, secco, ed era piuttosto caro, soprattutto dopo essere stato sottoposto a un prolungato invecchiamento, che aveva il merito di sublimarne il sapore ma ne aumentava i costi di produzione. Furono lo stesso Woodhouse e i suoi principali concorrenti, Benjamin Ingham e Vincenzo Florio, a inventare due tipologie di Marsala meno costose, il Fine e il Superiore, che potevano avere sapore dolce o semidolce, oltre che secco.

L’azienda vinicola Florio vanta un passato lungo 175 anni. La proprietà è passata di mano due volte, prima alla Cinzano, poi all’Illva di Saronno, ma la sua immagine non ne è mai stata scalfita e la sua leadership sul Marsala non è mai stata messa in discussione. Il Vergine Terre Arse, tratto da uve grillo in purezza, è un riuscito esempio di Marsala moderno: maturato per otto anni in rovere di Slavonia, ha uno splendido color oro antico, sentori di mallo di noce, erbe aromatiche, spezie e note salmastre. Secco e sapido, accarezza il palato con morbida eleganza. E’ il compagno ideale del gorgonzola naturale stagionato.

L’azienda Rallo, ha la stessa età dell’Unità d’Italia. Creata da don Diego Rallo nel 1860 e ceduta dopo 125 anni dai discendenti del fondatore, dal 1996 è della famiglia Vesco, che ne ha rilanciato l’attività, con la produzione ottenuta dalle uve che coltiva nei 70 ettari che possiede nella zona di Alcamo. Protagonisti di questo rilancio sono Francesco e Andrea Vesco, che guidano da allora la cantina curando personalmente e scrupolosamente tutte le fasi della produzionedalla coltivazion all’imbottigliamento. Ma il Marsala Vergine è tuttora il gioiello più prezioso che si produce nello storico baglio. Il Soleras Rallo è una preziosa Riserva tratta da uve di grillo, catarratto e inzolia, invecchiata per oltre 20 anni nei tre ordini sovrapposti di piccole botti in rovere che formano la soleras. Di color ambra chiaro, nel suo complesso profumo si rincorrono frutta cotta, ginestra, mandorla, incenso. Il sapore è lungo, persistente, sensuale. E’ vino da meditazione, ma non disdegna i grandi formaggi.

Subentrato negli anni 70 del ‘900 alla madre Josephine nel Baglio Samperi, Marco De Bartoli, laurea in agronomia e un passato di pilota di rally, “trasformò rustici cotti dal sole in cantine”, ha scritto di lui Burton Anderson, “dove perseguì la sua persoanle visione del Marsala, decorando gli spazi disponibili con una collezione di auto d’annata”. E’ la rivoluzione da lui operata che ha aperto la strada al Rinascimento del Marsala. Ottenuto mediante vinificazione in legno di uve grillo al 100%, i suoi 20 anni d’affinamento il Vecchio Samperi Ventennale li ha trascorsi in botti di rovere col metodo Soleras. Il colore giallo dorato tende al manto di monaco, nel profumo acuto e fitto si colgono tarassaco, mallo di noce e spezie, il sapore è asciutto, d’imperioso carattere. Si accompagna a dolci secchi o a formaggi erborinati.

Perché, nella denominazione dell’azienda, Fabio e Giacomo Hopps hanno posto l’accento sul baglio, caratteristico complesso marsalese destinato alla produzione di vino, consistente in vasti magazzini edificati intorno a un grande cortile circondato da tettoie?Hanno voluto sottolineare che la loro cantina ha sede in un baglio ristrutturato del 1700, dove si rinnova la tradizione avviata alla fine di quel secolo dal loro avo James Hopps. Ottenuto vinificando uve grillo in purezza, il loro Marsala Superiore Secco James Hopps colpisce sia per il maestoso colore ambrato sia per il profumo di ginestra e zagara, frutti secchi e scorza di limone candito. Suadente anche in bocca, ha sapore asciutto ma gradevole: niente affatto pesante, è morbido, ben equilibrato e di buona persistenza. Si può tentare l’abbinamento con un pecorino di fossa.

Fondate nel 1931, le Cantine Buffa sono andate specializzandosi nella produzionedi Marsala e a questo orientamento sono rimaste legate, con l’ambizione però di puntare a una qualità sempre più alta. Fedelissimi alla tradizione, Giacomo e Domenico Buffa continuano a coltivare le loro viti ad alberello, non ricavano più di 50 quintali d’uva per ettaro e prolungano la permanenza in legno dei loro vini al di là delle norme di legge. Il Marsala Superiore Riserva Oro è ottenuto al 100% da uve grillo ed è affinato ben più a lungo dei quattro anni prescritti: prima in grandi botti di rovere di Slavonia, poi in barrique. Di color oro antico, ha profumi solari di fichi secchi, miele e vaniglia. Questi sentori in bocca diventano un velluto così lungo che sembra non finire mai. Da bere sui dolci tipici siciliani: cannolo e cassata.

Fondata nel 1880 dal notaio e viticoltore Paolo Pellegrino, l’azienda Carlo Pellegrino ha intrecciato la sua storia con quella del Marsala, di cui è storicamente una delle principali produttrici. L’attuale proprietà, delle famiglie Alagna e Tumbarello, pur avendo da anni promosso l’ampliamento della gamma produttiva a tutte le categorie di vino, ha saputo ugualmente mantenere integro il rispetto della propria tradizione: i suoi Marsala sono allo stesso tempo classici e innovativi. Le cantine storiche della Carlo Pellegrino, sono proprio nel centro della città di Marsala. Insolita variante liquorosa del Nero d’Avola, il Marsala Fine Rubino matura per 15 mesi in botti di rovere di grande taglia. Di vivace color rosso, affascina con le note balsamiche del suo avvolgente profumo di amarena. Stesso sentore sul palato, ma con una nota alcolica pronunciata, in perfetto equilibrio con una dolcezza di lunga persistenza. E’ adatto ai dolci con la crema. Ma anche al cioccolato.

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