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La crisi assedia la Toscana dei grandi vini

di Redazione di TigullioVino.it

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Passata la tempesta del blocco dell’import USA, nel cielo del Brunello splendono le stelle: quattro, assegnate alla vendemmia 2008 dal rating di esperti internazionali, convalidato dal Consorzio dei produttori e presentato ufficialmente a “Benvenuto Brunello”, la tradizionale anteprima di Montalcino: solo la prudenza di valutazione, dovuta all’effetto di piogge e freddo tardivi, ha precluso l’eccellenza delle cinque stelle. Ma il 2009 si presenta all’insegna dell’incertezza per le grandi denominazioni di Toscana, come Chianti Classico e Nobile di Montepulciano, oltre, naturalmente al Brunello. “Siamo costretti a vivere alla giornata - ammette Marco Pallanti, presidente del Consorzio del Chianti Classico - la gravità e la durata della crisi non sono ancora definite, per cui dobbiamo muoverci in funzione del mercato. Il nostro vino nel 2008 è andato per il 70% all’estero, soprattutto negli USA, il Paese che più risente della crisi economica. Quindi, oltre che in America, dobbiamo lavorare molto nell’area Euro e in Italia, dove dobbiamo riconquistare certe posizioni che ci sono sfuggite di mano”.

Infatti, secondo Leonardo LoCascio, presidente di Winebow, uno dei più qualificati importatori degli States, il 2009 sarà l“annus horribilis” del vino italiano in USA a causa di recessione, supereuro, eccesso di offerta e concorrenza. “Molte enoteche, che hanno visto le vendite crollare del 20 e del 30 per cento potrebbero non coprire affitto e costi fissi, quindi saranno costrette a chiudere, come hanno fatto, o stanno per fare parecchi ristoranti”, spiega LoCascio in un report curato dal magazine on-line Winenews. “I negozi tagliano gli ordini e i ristoranti abbassano i prezzi - prosegue l’importatore - noi abbiamo ridotto del 5 per cento il personale e cancellato gran parte della pubblicità. Se non bastasse abbiamo nel cassetto altri tagli”. Il sereno, nelle previsioni di LoCascio, tornerà a medio-lungo termine, ma sarà essenziale il rapporto di fiducia tra consumatore, importatore e produttore.
Un panorama confermato da Enrico Viglierchio, direttore generale della Banfi: “La crisi morde e non solo negli USA - dice - la ristorazione è falcidiata, le vendite di vino anche, soprattutto nella fascia media. Le aziende che non hanno economicamente spalle abbastanza larghe o mancano di flessibilità nella strategia commerciale corrono maggiori rischi. Sul basso prezzo Australia e altri produttori emergenti sono imbattibili”.

Il Brunello invece tiene, anche se le prospettive per i prossimi mesi non sono ottime: “Nel 2008 abbiamo consegnato 6,8 milioni di fascette per altrettante bottiglie - calcola Patrizio Cencioni, presidente del Consorzio di tutela - ora la congiuntura è pesante, ma abbiamo in commercio una grande annata, il 2004, intorno alla quale c’è grande interesse su tutti i mercati”. E la crisi può essere vissuta come occasione di rinnovamento. E’ questa la visione dell’artista-vigneron Sandro Chia, uno dei massimi esponenti della Transavanguardia, che produce Brunello al Castello di Romitorio: “Non siamo in una condizione diversa da tutti gli altri settori - commenta - bisogna un po’ abituarsi all’incertezza, al doversi inventare ogni giorno la propria economia. Questo può essere un incentivo ad essere più competitivi e mirare ad avere un prodotto migliore dei concorrenti”.
Sul fronte di un cauto ottimismo si schiera Miriam Caporali, giovane imprenditrice che guida la Tenuta Valdipiatta, una delle griffe più prestigiose del Nobile di Montepulciano: “Nel 2008 abbiamo affrontato difficoltà inaspettate e ci siamo dovuti rapidamente attrezzare per rispondere alla crisi, ma abbiamo chiuso l’anno con una crescita del 5%. Ora, dai riscontri di questi primi mesi, a mio avviso il 2009 sarà meno critico di quello che si prospettava a dicembre. Punteremo ancora di più sui mercati emergenti come Brasile, Cina e Russia e più in generale Sud America, piuttosto che su quelli tradizionali”.

E un segnale di ottimismo non da poco viene dalla famiglia Illy, che dal caffè apre al vino dopo aver rilevato la Mastrojanni, una grande firma del Brunello. “E’ una scelta imprenditoriale, ma anche un omaggio al nonno che produceva vino in Istria”, racconta Riccardo Illy, mentre il fratello Francesco, che cura personalmente l’azienda, aggiunge: “Manterremo lo stile dei prodotti e investiremo nelle strutture, con la bioarchitettura porteremo un po’ di vento nuovo”. Intanto il vento che soffia qui è quello gelido di febbraio e tutti si augurano che spinga lontano la crisi, così come spazza le nubi su queste colline toscane.


Fonte news: Vanni Cornero La Stampa

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1 Commenti

Inserito da Tomaso Armento

il 05 marzo 2009 alle 11:59
#1
Potrebbe essere visto come un brutto segnale, potrebbe anche essere la volta buona per guardare un pò più in basso o magari anche di lato e scoprire che anche i vini "mignon" (nei prezzi)possono essere interessanti perchè non scontano il costo del marketing e della promozione.

Ma questa crisi sarà sufficiente per far capire agli amanti del vino che il biglietto per visitare una cantina progettata dall'architetto selo ritrovano dritto dritto nel costo della bottiglia?

Si comincerà a guardare il valore "vero" del prodotto?

Io Melo auguro, da piccolo produttore.

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