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Sant'Antioco "A Piede Franco"

di Dino Dini

MappaArticolo georeferenziato

E’ ormai noto da qualche decennio come i terreni sabbiosi siano quasi del tutto refrattari alla "Phylloxera vastatrix". In questi suoli il temibile afide non riesce a completare il proprio ciclo, per questo motivo in Italia esistono zone in cui la vite viene ancora coltivata "franca di piede". Fra queste vi é un'isola all'estremo sud-ovest della Sardegna, l'Isola di Sant'Antioco, dove si produce l’ottimo Carignano, vitigno introdotto dai Fenici attorno al IX secolo a.C. e poi diffuso in epoca romana in tutto il Sulcis.
Fin dall’antichità il Carignano coltivato a piede franco e allevato ad "alberello latino" dell’Isola di Sant’Antioco é stato un punto di riferimento per la viticoltura sulcitana, grazie agli ottimi risultati ottenuti. Oggi nonostante gli importanti progressi tecnologici in vigna e in cantina le cose sono rimaste invariate.

A Sant’Antioco in una cornice di macchia mediterranea, corbezzoli, lentischio, mirto e ginepro si estendono ca. 250 ettari di vigneto tutti a piede franco. Viti che hanno mediamente una vita di 60-70 anni e raggiungono eccezionalmente l’età di 150 anni. Un patrimonio unico al mondo che impreziosisce culturalmente ed economicamente una terra già ricca di storia.
Le tesi più accreditate stabiliscono che furono proprio i navigatori Fenici a diffondere quest’uva, il Carignano, in tutta l’isola. E’ certo che furono loro a dar vita al primo insediamento urbano denominato Solky, che in seguito alle guerre puniche e al dominio da parte dell’Impero Romano, diede poi il nome all’attuale regione circostante, il Sulcis.

I fitti sesti di impianto e le rese decisamente contenute che non superano mai i 35-40 quintali per ettaro, danno origine ad un prodotto ricco di estratti e sostanze fenoliche, ottima base per la produzione di vini pregiati.
Il sistema di allevamento di questi vigneti è molto economico poiché vengono utilizzati gli stessi tralci di potatura per dare origine a nuovi vigneti, mentre per il rimpiazzo delle fallanze viene utilizzato il metodo della “propaggine”, tipica pratica colturale tramandata di generazione in generazione, secondo la quale un tralcio piegato e interrato da origine ad una nuova pianta di vite. Quando quest’ultima ha raggiunto una sua autosufficienza nutrizionale, lo stesso tralcio viene reciso.
Qualora le fallanze sulla stessa fila fossero più di una, si usa il metodo de su fundu croccau – “ceppo interrato”. Il ceppo viene scavato tutto intorno per almeno un metro di profondità e, senza rompere le radici, viene adagiato sul fondo portando i tralci fuori terra, in maniera che da un solo ceppo nascano tre, a volte quattro, nuove piantine.

I terreni sabbiosi si trovano nella parte nord nord-est dell’Isola dove i vegneti vengono allevati a una distanza di ca. 150m dal mare. Si parte dalla località di Is Pruinis, situata a sud del nucleo cittadino per poi proseguire in direzione nord. Superato il centro abitato si giunge in una piana che costeggia la laguna, dove troviamo le località di Su Pranu, S’Arriaxiu, Sa Scrocca (unica parte collinare) e Stagn’e Cirdu. L’area vitata continua nella parte nord est dell’isola battuta dai venti di maestrale, tramontana e grecale, nelle piane di Sa Giunchizza, Cussorgia, Don Olario e Sissineddu (a sud dell’abitato di Calasetta), per poi finire a nord intorno all’abitato di Calasetta nelle campagne di Tupei, di Spiaggia Grande e delle Saline, ove si possono ancora ammirare piccoli appezzamenti impiantati su una sabbia bianchissima che ricorda quella della vicina spiaggia, S’Acqua e Sa Murta del Canale dell’Ergiu.

La vendemmia si ha a partire dal mese di Settembre e le uve raccolte rigorosamente a mano in ceste sono conferite da parte di ogni socio grazie a piccoli automezzi, indispensabili per raggiungere le parti più interne dell’Isola. Al conferimento le uve raggiungono un grado zuccherino che difficilmente è inferiore ai 20 gradi Babo in tenore zuccherino, mentre lo stato sanitario del grappolo è sempre a dir poco eccellente, questo grazie anche alle condizioni climatiche particolarmente favorevoli.

Da Marzo 2003 il Comune di Sant’Antioco grazie alla comunicazione svolta dalla Cantina, è diventato Città del Vino, entrando in un circuito che unisce la tradizione vitivinicola alle bellezze ambientali, alle tradizioni culturali e alle risorse archeologiche, di un territorio unico nel suo genere.

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