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Si beve meno ma sicuramente meglio, di Pier Luigi Nanni

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Si beve meno ma sicuramente meglio

di Pier Luigi Nanni

In questi ultimi anni si è assistito ad un significativo cambio d'immagine del vino italiano: da prodotto tipicamente contadino e piuttosto banale, ad alimento nobile ed edonistico, perfettamente in grado di essere il protagonista nei convivi importanti, esaltando la complessità dei sapori che gli innumerevoli ingredienti coinvolti possono manifestare. Ciò si può considerare un neo blasone che non nasce spontaneamente ed altrettanto casualmente, ma da un susseguirsi di fattori che hanno contribuito a nobilitare questo nostro prodotto.

L'indimenticabile Luigi Veronelli già alla fine degli anni '60 esaltava le micro produzioni di alto contenuto qualitativo, dando così l'avvio alla scalata dell'immagine e del reale incremento qualitativo: mancando questo punto di arrivo, la struttura enologica italiana, per quanto importante e ricca di unicità, non riuscirebbe a reggersi e soprattutto…. sopravvivere!

Negli anni che seguirono questa valutazione giudicata inverosimile ed improponibile nell'allora situazione produttiva sempre più mirata alla quantità a scapito della qualità, ebbene, diverse aziende, soprattutto toscane, iniziarono quello che venne giustamente definito il "Rinascimento del Vino Italiano" impiegando le nuove e moderne tecnologie che stavano facendo il loro ingresso in quello che fino ad allora la si poteva considerare un'enologia arcaica: seguendo il modello francese e sollecitate dai paesi emergenti come la California, Cile, Argentina, Australia ed il Sud Africa, si applicavano, se pur con circospezione, in vigna ed il cantina di trasformazione.

I risultati di questa rivoluzione tecnologica, si sono presentati immediatamente, quando diversi nostri vini parteciparono con timore ed in punta di piedi, per non "infastidire" soprattutto i blasonati francesi, nei primi concorsi enologici internazionali che si stavano iniziando a programmare: la curiosità e l'interesse del consumatore straniero fu brillantemente sollecitata, e da allora i vini italiani sono andati sempre più incontro a riconoscimenti unanimi da parte di giurie e wine taster.

Attualmente, in virtù di queste promozioni, i grandi vini prodotti su tutto l'italico territorio, dalla Valle d'Aosta passando per la Padania ed il nord-est, proseguendo per la fascia centrale ed il profondo sud, senza dimenticarsi delle isole, stanno viaggiando più sui mercati esteri che sul suolo nazionale: potrebbe apparire un controsenso, ma il vino italiano è maggiormente considerato oltre i nostri confini nazionali, avvalorando sempre più il detto "Nemo profeta in patria!" Negli ultimi venticinque anni si è verificato un notevole calo dei consumi pro-capite, dai 110 litri agli attuali 35-40, aumentando però considerevolmente la quota di scelta dei vini DOC e DOCG con quasi il 30% della produzione totale: si beve meno ma si beve meglio! Tale accertata affermazione ormai sbandierata ai quattro venti, necessita che il vino ha bisogno di essere venduto e proposto in modo altamente professionale e da parte di conoscitori e non come purtroppo avviene sempre più, da improvvisatori e faccendieri.

Non è nemmeno più sufficiente mostrare, da parte di altrettanti improvvisati pseudo ristoratori, una "carta dei Vini" (quando c'è), magari scritta male, con errori e correzioni, onde poter dimostrare una grande quantità di vini, ma occorre motivare la scelta per un corretto e piacevole abbinamento, poiché è proprio questa l'affascinante peculiarità dei grandi vini. Vanno serviti nel modo corretto, alla giusta temperatura e nel calice più appropriato, magari proposti al "bicchiere" per dare l'opportunità all'avventore di cambiare due o addirittura tre vini durante il susseguirsi delle varie portate: solo così si può esaltare il personale "eros" eno-gastronomico appagandolo compiutamente della sete dei sapori.

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