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Vino in garage

Cosa serve (davvero)?

di Luca Risso

MappaArticolo georeferenziato

Cosa serve?
Le attrezzature strettamente necessarie per provare a produrre 50-100 l di vino sono tutto sommato poche. Le trovate tutte qui , o qui  o qui , ma anche qui  o in ogni negozio di enologia e/o agraria della vostra città/regione.

Spazio
Un piccolo spazio disponibile è la prima necessità. Il vino non si fa in cucina, in salotto o in ogni altro posto frequentato da esseri umani senzienti ma disinteressati allo scopo. Lo spazio che serve è piccolo, 2-3 mq sono sufficienti, ma  sappiate che almeno da settembre ad aprile tale spazio dovrà essere completamente occupato dal vostro armamentario enologico. Il vostro angolino è bene che sia piastrellato, lavabile, e possibilmente dotato di acqua corrente. La vostra mini-cantina non deve essere dotata di impianto di riscaldamento. Eventualmente se servisse si può usare un piccolo termoconvettore elettrico. Un banco o altro supporto alto circa un metro è utile per appoggiarvi le damigiane al momento dei travasi.

Mastello
Un catino o bacinella di plastica abbastanza grossa è indispensabile. Deve essere di plastica abbastanza robusta (polietilene o moplen) e abbastanza grosso da……poterci entrare dentro.

Tino
Questo è il vero investimento. Si tratta di un tino semprepieno della capacità di almeno 100 l. Tenete conto che per 100 Kg di uva (il ns. limite max.) sarebbe meglio uno da 150 l. Vedete voi se essere ottimisti o pessimisti. Il tino dovrà essere di acciaio inossidabile o di vetroresina per uso alimentare. Dovrà avere un rubinetto con valvola a sfera a circa 5-10 cm dalla base e un coperchio superiore tipo pentola. Soprattutto il vs. tino dovrà essere dotato di un secondo coperchio interno di tipo galleggiante oppure a camera d’aria. E’ questo il dispositivo che proteggerà nei mesi il vs. vino dall’aria. Il coperchio galleggiante comporta l’utilizzo dell’olio enologico per proteggere il vino dall’aria. E’ pratico, costa poco, ma l’olio è un po’ fastidioso da gestire. Il coperchio con camera d’aria è più costoso, più comodo, ma ogni tanto bisogna controllare la pressione della gomma per verificare la corretta chiusura. Mettete in conto un 200 euro circa per il tutto. Il tino (se non comperate anche l’appoggio) dovrà essere posto ad una altezza non eccessiva, quella sufficiente a farci stare sotto una tanica da 25 litri o una damigiana da 27. Ad esempio due seggiole di legno contrapposte possono andare.

Bastone follatore
E’ indispensabile. La pala raschia braci in inox di un forno a legna andrà benone. Ho visto gente usare una zappa. Secondo me anche un bastone (nuovo e pulito) di quelli per lavare i pavimenti può andare bene. In sostanza si tratta di un bastone con una parte finale fatta a T, magari un po’ larga, in legno o in altro materiale lavabile e risciacquabile.

Damigiane
Queste possono essere sostituite da più comode taniche di plastica durante i travasi. Serviranno tre/quattro taniche da 25 litri e altrettante damigiane. Le damigiane è bene siano a scalare, cioè due da 27, due da 12 e due da 5. Se avete spazio e la possibilità di acquistare due tini, potete fare a meno delle damigiane. Ogni damigiana dovrà essere corredata di un tappo di plastica con microforo, tappo di sughero e tappo gorgogliatore.

Accessori vari
Tubi di gomma alimentare, imbuti, secchi, scolavinacce, tiraolio ecc fanno parte di una normale accessoristica. Ovviamente avrete bisogno anche di una tappatrice per tappi di sughero o a corona manuale. Esistono un sacco di altri gingilli per semplificarsi un po’ la vita, ma qui ci limitiamo all’essenziale.

SO2
Acquistate in un negozio di enologia o drogheria molto ben fornita un sacchetto di metabisolfito di potassio. Esso serve a determinare nel vino il giusto contenuto di anidride solforosa o SO2. Non vi spiego qui a cosa serve l’SO2. Lo trovate qui. Essa non fa bene in eccesso, però, credetemi se vi dico che è indispensabile, soprattutto in una produzione casalinga come quella che andremo a fare. L’uso accorto della SO2 può fare la differenza tra un vino accettabile ed uno imbevibile. Se la userete avremo qualche speranza di portare in bottiglia un liquido potabile, sennò…peggio per voi!. Io non mi assumo responsabilità. Arrivare a fare il vino senza l’uso di SO2 è possibile, ma è un triplo salto mortale senza rete. Qualcuno ci riesce. Tuttavia ritengo sia meglio cominciare da esercizi più semplici per farsi le ossa. Io per parte mia mi impegno a farvi usare un quantitativo di SO2 ampiamente al di sotto dei limiti consentiti dalla legge, diciamo minore di 80 mg/l.

Lieviti selezionati
Si acquistano nei negozi di enologia. Siete liberi di usarli oppure no; dipende dalla vostra filosofia di vita. Si potrebbero scrivere fiumi di parole a proposito della diatriba lieviti-si/lieviti-no, e io non ho intenzione di farlo, anche se in realtà un po’ lo ho fatto qui. Mettiamola così: se li userete vuol dire che siete tipi prudenti, se preferirete il fascino del lievito selvaggio, vuol dire che amate l’avventura. Il mio consiglio è che anche se deciderete di farne a meno, è bene che ne abbiate a portata di mano una bustina di riserva. Non si sa mai!


[L'immagine in primo piano è stata "chiesta in prestito " qui]

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10 Commenti

Inserito da Paolo Carlo Ghislandi

il 19 febbraio 2009 alle 08:49
#1
Grande Luk !

Mi ricordi quel cominciar d'autunno del lontano 1998 con la mia vasca da 5 Hl in acciaio, coperchio con camera d'aria, senza oblò ( la conservo ancora ) e le mie prime 300 bottiglie di "vino" casereccio fatto vendemmiando e pigiando indistintamente tutti i pochi grappoli a disposizine, che fossero a bacca rossa o bianca, poco importava.

Ricordo che il cappello fu così spesso e duro che dovevo scaricare dal basso a secchi e rimontare a mano, secchio dopo secchio, tre volte al giorno, per settimane, per riuscire a tenere umido il cappello stesso.

Ricordo l'emozione, dopo 20 esagerati giorni di permanenza delle bucce, la svinatura, vedere uscire dal rubinetto quel liquido meraviglioso, fra l'altro profumatissimo per la presenza di uva moscato nel barbera ( puoi immaginare ...)

Ricordo anche i salti mortali senza rete nel tentare di separare il piede dal vino fiore cercando di limitare al massimo lo spreco di vino, inclinando dolcemente la vasca ( operazione davvero improba )

E poi quella Pasqua del 1999, il primo imbottigliamento, con dosaggio spannometrico di SO2 ( un cucchiaio, due cucchiai... ) bottiglie borgognotte prese al consorzio e tappo a corona con disegnati sopra dei graziosi grappoletti violacei..

Fu questo che, da appassionato, mi avviò alla professione di produttore.

Grazie per avermelo fatto ricordare.

Ciao
Paolo

Inserito da Filippo Ronco

il 19 febbraio 2009 alle 09:32
#2
Ecco, quando ho proposto a Luca di partire con questa rubrica speravo anche in questo genere di reazioni. A me questa rubrica piace moltissimo, a voi ? Ciao, Fil.

Inserito da Luca Risso

il 19 febbraio 2009 alle 09:47
#3
@Paolo
Mi hai commosso! Hai ancora qualcuna di quelle bottiglie, scommetto.
Luk

Inserito da Paolo Carlo Ghislandi

il 19 febbraio 2009 alle 10:44
#4
@ Luk,
Nel più profondo e buio angolo della cantina, con ampio deposito di polvere a far da coperta, senza etichetta, senza nome... a perenne ricordo !

Inserito da P. Abrigo

il 20 febbraio 2009 alle 10:48
#5
@tutti,
in prov. di CN (nella zona pedemontana) è ancora abituale farsi il vino in casa. Ho ancora una ventina di clienti che acquistano le uve e vinificano in piccoli contenitori. Qualcuno fa veramente un vino buono e pulito, altri fanno una bevanda al cui sapore devi essere abituato per non accorgerti dei difetti che ha. Sono nella maggioranza persone anziane che lo fanno per tradizione, pochi sono riusciti a trasmettere questa passione ai figli. Le nuove generazioni sono troppo impegnate, troppo di fretta, hanno poco spazio e non hanno imparato la tecnica. Consegno le uve in cassette e porto con me la piccola pigiatrice elettrica a rulli, la posiziono sul tino e lì ha inizio un rito: di solito è una festa, c'è il padrone di casa con gli amici o i parenti, tutti si danno da fare a sollevare casette e a coordinare la pigiatura. Si stappa la bottiglia della vendemmia precedente e si festeggia a tavola. Andrà scomparendo anche questo, come la mietitura del grano nei cortili e i salami fatti in casa.

Inserito da Luca Risso

il 20 febbraio 2009 alle 11:25
#6
@Paola
Sono d'accordo con te, ma "forse" (non è che ne sia certo) c'è uno spazio possibile: un vino fatto non per tradizione ma per hobby.
Per spiegare quello che intendo, puoi guardare questo album di foto

http://tinyurl.com/btah9w

Oppure cerca "home winemaking" su youtube. Mi dirai che l'America è lontana, ma forse nemmeno così tanto.
Luk

Inserito da Paolo Carlo Ghislandi

il 20 febbraio 2009 alle 13:16
#7
@ Luk & Paola,

Preferisco tenere io in cantina delle piccole vasche che curo io, ma che sono state vendemmiate da persone che desiderano "avere il loro vino", vendemmiano, si godono la giornata di campagna, assistono alla spremitura e poi ogni tanto vengono a vedere come sta venendo il "loro" vino..

Ciao
Paolo

Inserito da Mirco Mariotti

il 20 febbraio 2009 alle 22:55
#8
Questo Luk soppesa le parole come un vero saggio... eh eh
bravo, bravo, bravo, bellissima la frase "c'è uno spazio possibile: un vino fatto non per tradizione ma per hobby".
A tal proposito vi racconto un aneddoto: conosco bene un'azienda padovana che produce macchine diciamo per "hobbysti". Una volta ero in fabbrica e facevo il ragionamento di Paola e allora chiesi al titolare: "Ma dove le vendete tutte queste macchinette che in Italia gli hobbysti stanno sparendo?"
"Nella costa occidentale del Canada..."
????
"Sì, perchè là hanno delle accise talmente alte sugli alcolici che comprano l'uva in California e la trasformano a casa. Diversi clienti ci hanno detto che così facendo risparmiano talmente tanti soldi, che possono permettersi di ricomprare ogni anno le macchinette nuove..."
Allora mi vien da dire che hobbysta non solo è bello, ma conviene pure!!! ;-)
A presto!

Mirco

Inserito da Tomaso Armento

il 21 febbraio 2009 alle 19:27
#9
Beh ragazzi,
noi siamo partiti così, oltre ai vini abbiamo ancora le foto di allora, si pigiava nella "bigoncia" e tutte le vendemmie una festa: gramola asmatica di legno, coi secchi e i tubi a mandare il pigiato in cantina (ovviamente il "pigiato era pigiato coi piedi), noi, i nostri amici e i loro figli ora grandi ce l'abbiamo ancora tutti nel cuore.
Il bello è che abbiamo cominciato "tutto" così: il vino, il ristorante (hai presente 38 persone a mangiare sul tavolo da ping pong? Semplicemente fantastico, e il bello che facevano tutto con 4 fuochi e un forno normalissimi....) e le camere (perchè vorrai mica andare a vendemmiare e partire da casa il giorno stesso).
Io avevo un tale entusiasmo che alle elementari avevo convinto la maestra a fare il vino in classe: ho portato l'uva e.....ho ancora la bottiglia..

Inserito da Antonio Traficante

il 05 marzo 2009 alle 22:01
#10

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