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Vini dal centro sud

Vadiaperti: verticale di Greco di Tufo

di Ugo Baldassarre

MappaArticolo georeferenziato

A tutti quelli che ritengono che dalle degustazioni in serie di più vini, soprattutto dalle cosiddette verticali, non possa scaturire un gran risultato in termini di arricchimento delle proprie conoscenze, consigliamo vivamente di prender parte ad una delle sedute organizzate periodicamente da Raffaele Troisi, titolare ed enologo dell'azienda ospite. A poco più di un anno dalla memorabile verticale sul Fiano di Avellino ci ritroviamo in tanti ad affrontare l'ennesimo test di Vadiaperti: il gruppo, ormai collaudato, è composto da Luciano Pignataro, Giampaolo Gravina, Carla Capalbo, Dario Cappelloni, Fabio Cimmino, Paolo De Cristofaro, Maurizio Paolillo e Annibale Discepolo. Attorno a noi, simpaticamente prestati ad operazioni di servizio, volteggiano a mo' di chef di sala o meglio di solerti e prestigiosi sommelier , il responsabile eventi del Consorzio di Tutela Vini d'Irpinia Raffaele Del Franco e Sabino Loffredo, titolare della dirimpettaia azienda Pietracupa. Sul finire della degustazione un altro ospite autorevole si unisce al gruppo: si tratta di Vincenzo Mercurio, giovane e brillante enologo campano, autore peraltro di molti capolavori enologici prodotti dall'azienda Mastroberardino.


Il Greco di Tufo, il vino che sfugge

Oggi dunque sotto i riflettori c'è il Greco di Tufo, il vino bianco irpino dai due volti. Già, perchè il Greco è gentile e scontroso, raffinato e popolano, elegante ed a volte pacchiano. Dal passato più antico, in cui si prestava all'utilizzo del bere quotidiano locale, ai fasti più recenti cui è assurto adombrando talvolta l'altro nobile bianco di casa, il bel Fiano di Avellino, questo vino ha finito per immedesimare nell'immaginario comune l'intera produzione dei bianchi di qualità del Sud. E questo ruolo certamente non può non stargli stretto: troppe le aspettative, troppi i riflettori puntati addosso, troppo gravoso il compito della rappresentanza. Ma, soprattutto, il Greco di Tufo ha dimostrato da tempo - e con l'esperimento di oggi conferma pienamente - la sua insofferenza a sopportare etichette e definizioni univoche, a essere imbrigliato in abiti preconfezionati che per questo vino possono diventare addirittura piccole camicie di forza. Senz'altro, esiste ovviamente anche per questo vitigno un denominatore comune ma, sul versante opposto, le differenze sono talmente tante e nette da non rappresentare delle semplici variazioni sul tema. "Il vitigno è particolarmente difficile da vinificare - ricorda Raffaele Troisi - il Greco ha una buccia molto sottile, perciò è sempre possibile un leggero passaggio di polifenoli tra diraspatura e pigiatura. Con tale corredo anche la minima disattenzione può provocare possibili ossidazioni successive". Dopo questa premessa si preannuncia una selezione di campioni ancora più variegata e complessa.

Prima ancora di passare alla degustazione bisogna riferire della grande personalità del Greco di Tufo, un vino di notevolissimo spessore, che spesso si comporta più da rosso che da bianco, a volte un po' scisso, scomposto tra naso e bocca. E in questa cantina, più che altrove, abbiamo avuto l'ennesima conferma di queste sue caratteristiche. Probabilmente proprio l'assenza di regole, la variabilità, la mutevolezza del carattere, rappresentano le vere note tipizzanti del Greco, assieme alle poche certezze che riguardano la sua grande mineralità, l'esuberanza del frutto e certi aspetti viscerali che, anch'essi, riportano ad un vino rosso. "Il Greco - a detta di Troisi - effettivamente un tempo era il vino di tutti i giorni e qui in Irpinia, adoperato proprio come un rosso, lo si accompagnava alle carni, non solo al maiale ma anche all'agnello.

E' tanto più sorprendente l'aspetto "rosseggiante" se si considera inoltre che molti di questi vini - avverte Troisi con riferimento ai campioni che ci verranno serviti - non hanno svolto la malolattica". "Il Greco è il vero vitigno della Campania, il più significativo e rappresentativo. - afferma Maurizio Paolillo, della rivista Porthos - Fa parte delle sue caratteristiche questa slegatura tra le sue componenti, che non deve essere interpretata negativamente. Al contrario queste iniziative possono portare alla rivalutazione e al rilancio del Greco nel suo complesso". Stesse difficoltà di giudizio per Giampaolo Gravina: "Non trovo un vero e proprio filo conduttore in questa degustazione, come invece è accaduto l'anno scorso nei confronti del Fiano - afferma il giornalista de L'Espresso - A parte la fin troppo scontata ed eccedente mineralità di questi vini, l'elemento tipicità non emerge chiaramente come in quella occasione.

Se in una carta dei vini, da consumatore, dovessi scegliere un vino da Greco di Tufo mi troverei seriamente in imbarazzo". In certo senso più buonista si dichiara Annibale Discepolo de Il Mattino: "Occorre dare spazio e fiducia al vitigno, che ha la primogenitura proprio in Campania. Del resto, a prescindere dalle note comuni degli esemplari di Greco, quel che è certo è la stoffa, il grande carattere che sempre, in ogni caso, questo vitigno sa esprimere". Anche il suo collega di testata Luciano Pignataro, autore delle preziose ed esaustive Guide dei Vini della Campania, afferma che "del resto la storia stessa del Greco non è coerente come quella del Fiano. Ma forse l'autenticità e la magia stessa del Greco sta proprio nella sua continua capacità di sorprendere: questo vino ci appassiona proprio perché non può sempre essere eguale a se stesso. Il problema a questo punto - continua Pignataro - è quello di riuscire a comunicare questo vino così diseguale.

Del resto il filo conduttore del Greco c'è, eccome - conclude - ma non nel naso dove tutti siamo portati naturalmente a cercarlo subito, bensì al palato, costituito proprio dalla incredibile freschezza, sapidità e mineralità di questo vitigno". In certo senso riassumono talune delle opinioni espresse anche Dario Cappelloni e Paolo De Cristofaro del Gambero Rosso: "Fatico a riconoscere i tratti salienti comuni dei vini in degustazione. - afferma il primo - Sembra quasi che non appartengano a vini provenienti dallo stesso vitigno o addirittura che non derivino da monovitigno". Il secondo giornalista del Gambero Rosso si sofferma invece sul "problema indubbio di comunicazione. Nel mistero e nel fascino del Greco - afferma De Cristofaro - è racchiusa la difficoltà di rappresentare un intero territorio". La spiegazione che sinteticamente riassume questi misteri sta nel senso dell'intervento di Vincenzo Mercurio: "Il Greco si presenta con una figura sottile e sinuosa, come un felino che sfugge. - questa la metafora di Mercurio - Anche la selezione clonale compiuta negli anni dai vivaisti ha portato ad almeno due tipologie di Greco, che si estendono nelle varie zone d'Irpinia a macchia di leopardo. A ciò va aggiunto che le differenze sono nette a seconda delle annate, a seconda degli stili di vinificazione, ecc. In definitiva quindi è del tutto impossibile costruire una semantica del Greco, non si possono appiccicare etichette a questo vino".


La verticale


Secondo rigoroso protocollo, alla cieca ci vengono proposti in degustazione, distinti in due batterie da sei, dodici campioni di Greco di Tufo, appartenenti ovviamente a dodici annate diverse, ma delle quali non ci viene fornito l'intervallo intercorrente tra la prima e l'ultima. Scorrettamente alcuni di noi, approfittando dei commenti iniziali, provano a porre domande-trabocchetto per capire i limiti temporali in cui ci muoveremo, ma il buon Troisi non abbocca all'amo pregustando, probabilmente, la nostra meraviglia finale, quando le carte...pardon le etichette saranno scoperte. Anche per tale motivo non anticiperò, nella descrizione che segue, le annate dei vini ma riporterò le impressioni da me raccolte al momento, al buio.
E allora andiamo per ordine e riferiamo di questi dodici campioni, questi vini che raccontano la storia del Greco prodotto dall'azienda Vadiaperti.

1. Non ha ancora il colore pieno-dorato di un vecchio decrepito, ma qualcosa al naso mi dice che questo Greco è anzianotto...Sentori marcati e complessi, quasi come di uno spumante che si è appisolato a lungo sulle fecce, crosta di pane tostato. Alla bocca presenta ancora un bel corpo, tornano le note di frutta matura, poi l'acidità però si spegne, scivola via abbastanza rapido e si chiude su di un finale piuttosto amarostico. Note: lieve slegatura tra naso e bocca, non tra i preferiti.

2. Questo vino ha proprio un bell'abito, paglierino carico, cristallino e con dolci sfumature dorate. Il naso è un po' fumoso e vanigliato, come avesse fatto del legno. Alla bocca rivela subito una bella struttura e un'acidità quasi intatta, il frutto è un po' amaro ma sincero, il finale è lungo e caldo, quasi avvolgente. Note: somiglia poco al Greco cui sono abituato, ma si beve che è un piacere...

3. Anche questo vino ha un colore quasi dorato e profumi decisamente evoluti. Al naso prorompono note di vino spumante; col tempo vengon fuori anche aromi speziati e floreali. La bocca è ancora fresca e piacevole, l'acidità man mano si alterna a tutte le altre sensazioni gustative, sino ad un finale morbido, lungo e caldo.
Note: nonostante le premessa è un vino ancora molto dinamico e piacevole al gusto.

4. Questo è il vino più vecchio, ci scommetto: il colore è dorato carico e subito si colgono sentori di prugna bianca cotta, miele d'acacia e altre indistinti aromi evoluti; spiccano nettamente, in particolare, note di agrumi cotti, in fondo anche piacevoli. Alla degustazione è comunque gradevole, c'è qualche nota di mela cotta anche qui ma comunque il frutto e la trama risultano ancora integri.
Note: davvero sorprendente, nonostante gli aspetti visivi e olfattivi, come in fondo questo vino sia abbastanza dinamico.

5. Paglierino scuro, ha un naso un po' chiuso, nell'immediato non particolarmente espressivo. Ci vuole un po' a far riprendere questo vino ma poi, col tempo, si colgono nette sensazioni floreali, minerali e qualche nota idrocarburica che ne penalizza in parte l'eleganza. La bocca è gradevole, di grande mineralità, buona dinamica e discreto finale.
Note: davvero non si riesce ad immaginare l'età di questo vino, potrebbe tanto avere dieci, quanto sedici anni...

6. Naso piuttosto complesso e anche un po' scorbutico: alterna odori fruttati e floreali, sentori solfurei e qualche segno di carta bagnata...Peccato perché, peraltro, alla bocca rivela grande espressività e dinamismo, l'acidità è ancora molto concentrata, la sapidità forse eccessiva. Il finale è lunghissimo, tutto fa pensare ad un vino che ha tanto tempo davanti a sè.
Note: probabilmente non è un vino da giudicare oggi...

7. Il colore è paglierino carico, ma il naso stranamente sembra più evoluto: note diffuse di frutta cotta, qualche aroma un po' affumicato. Anche la trama è un po' sgranata, bella freschezza, mineralità decisamente esondante. Finale caldo e piacevole.
Note: non entusiasmante, vino piuttosto scisso.

8. Il colore è dorato e luminoso, con riflessi lucenti quasi ambrati. Al naso si rivela molto complesso, di grande eleganza,con note di cardo e di menta, di giaggiolo e di ginepro, di spezie e vaniglia. La bocca è ancora piena, ancora fresca e dinamica, il finale generoso e caldo riporta i sapori di confettura di frutta e di mandorla tostata.
Note: il naso ampio e profondo, la bocca piena e composta eleggono questo vino come il preferito assoluto.

9. Piuttosto evoluto all'olfatto, caramelloso e fumoso. La bocca, a dispetto del naso, è ancora piena, di gran carattere, con acidità e mineralità equilibrate da una discreta morbidezza e da un bel finale, caldo e lungo.
Note: un Greco a due volti, con naso strano ed estraneo, ma molto corretto e coerente al gusto.

10. Paglierino molto carico, dall'olfatto non proprio accattivante, con note catramose e di legno sporco, quasi avesse fatto invecchiamento in botte, neanche troppo buona. Mi stupisce anche una strana nota di cacciagione e di sangue, di carne cruda. Ancora una volta un vino a due facce: bocca decisamente migliore di quanto la premessa olfattiva non facesse pensare. Buono l'equilibrio, acidità in quantità, ma anche discreta morbidezza e finale lungo e completo.
Note: in linea con i vini della II batteria, più buoni alla bocca che non al naso.

11. Ancora un naso strano...non ci sono però stavolta note fuori posto, tutto è molto gradevole: fiori di ginestra, di miele e di agrumi. Nel complesso un bouquet ampio e fine. Piuttosto spartano alla bocca, con acidità e mineralità spiccate, questo vino offre però una bellissima sensazione post deglutizione, con grandi doti di pulizia: possiamo immaginare come possa legare, oltre che con patti di mare, anche con formaggi freschi o di fossa e pecorini di bassa stagionatura...
Note: il più coerente con la tipologia classica del Greco di Tufo.

12. All'olfatto si rivela piuttosto accattivante, ben "aggarbato", molto improntato ai profumi più dolci, al talco e alla vaniglia. C'è addirittura qualche nota di vino rosso, di frutti di bosco e di prugna rossa asprigna. Grande acidità alla bocca, dinamico, pieno ed armonico; finale lunghissimo, intenso, in cui si replicano i sentori esaltanti di un frutto pieno e saporito, quasi masticabile.
Note: sembra quasi incredibile, per un vino bianco o comunque senza tannini, trovare un gusto così pieno e una trama tanto fitta alla bocca.

Per la cronaca, al termine della degustazione ci sono state fornite le annate dei vini degustati alla cieca. Sembra quasi il risultato di un quiz enigmistico, ma questo è l'accoppiamento dei vini alle annate:

1 1992
2 1996 (cru Federico II)
3 1994
4 1990
5 1993
6 2005
7 2002
8 1989 (!!!)
9 1995
10 2003
11 2004
12 1999 (cru Federico II)

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Napoletano, 48 anni nel 2007, studi scientifici prima, di giurisprudenza poi. Il lavoro, ormai quasi trentennale, di funzionario amministrativo e...

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