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Valle d'Aosta, scrigno di bacco

di Pier Luigi Nanni

MappaArticolo georeferenziato

La più piccola delle regioni italiane ha prevalentemente caratteristiche alpine, la cui viticoltura risale al I° sec. a C. coltivata dai Salassi, popolo vallivo gallo-ligure, successivamente sconfitti e sottomessi dal console Terenzio Varrone nel 85 a C. Anche Giulio Cesare, nel "De bello gallico" descrive la coltivazione della vite durante il dominio romano.

Col passare dei secoli, in questo scrigno alpino, si è continuato a produrre vino: le varie tipologie d'uva ne hanno permesso una notevole varietà, ma sempre in limitate quantità. Piccole quantità che però erano remunerative, come risulta da documenti risalenti alla fine del XIX° sec.: in 41 comuni su 71 della provincia di Aosta, questi vini costituivano la principale rendita delle famiglie contadine.
La storia viticola è fatta di piccoli produttori, in quanto non vi sono mai stati grandi "dinastie" e cantine prestigiose: piccoli produttori, lavorazioni quasi artigianali, ed è così ancora oggi, per cui la quantità di vino è sempre stata contenuta ma di indubbia qualità.

I vigneti sono situati prevalentemente nella vallata centrale intersecata dalla Dora Baltea, tra i 300 m. s.l.m di Point Saint-Martin ed i 1200 di Morgex, dove la vite fruttifica tra larici ed abeti alle pendici del monte Bianco. La peculiarità della viticoltura valligiana è dovuta nell'adattamento ad un terreno e clima decisamente poco generosi, per cui la vite si coltiva solamente nell'adret, cioè il versante esposto ai raggi solari ed è situata in terreni protetti dai venti e riccamente piovosi. Tutto ciò non permette l'attecchimento di muffe dannose e ne consegue che i trattamenti protettivi si riducono al minimo indispensabile ed esclusivamente con prodotti naturali. L'area vitata è di circa 980 ha. con produzione pari a 32000 hl. suddivisi in tre distretti ben definiti nell'ambito del parco fluviale.

Nella bassa valle, da Point Saint-Martin alle strette di Montjovet, il vitigno principale è il nebbiolo, localmente noto come "picounter o picotendro", ed è utilizzato per i due rossi tipici della zona: il donnas e l'arnad-montjovet, i restanti vitigni principali sono sempre a bacca nera quali, neyret, freisableu ed il cornalin.
La media valle, da Saint-Vincente ad Avise, ha nell'autoctono "petite rouge" il vitigno maggioritario. Con tali uve si producono il torrette e l'enfer d'Arvier, mentre nella valle di Quart si ottiene il vien-de-Nus, esclusivamente dall'omonimo vitigno autoctono.

Nell'alta valle, riesce a prosperare un solo vitigno, il "blanc de Morgex" ed è considerato alquanto raro in quanto è coltivato in un'estensione inferiore a 20 ha., pregiato ed introvabile, è ancora impiantato "franco di piede", cioè senza portainnesto, da cui si ottiene il blanc de Morgex et de la Salle.
Lo scorrere della Dora Baltea vede una scelta di vini che non avranno mai quantità eccessive, ma sicuramente elevate qualità.

Blanc de Morgex et de la Salle, da uve raccolte a giusta maturazione, è perfetto se bevuto giovane in quanto ricco di gradevole freschezza e netti sentori fruttati.
Enfer d'Arvier, rosso rubino vivo, aromi intensi di fiori e frutta, sapido e pieno dalla vellutata struttura, morbido e raffinato; i vigneti da cui trae origine sono coltivati in un anfiteatro naturale caratterizzato da un forte irraggiamento solare, derivandone l'appellativo di "inferno", ed è sito prossimo al monte Bianco.
Nus, la leggenda narra che già Ponzio Pilato fosse un grande estimatore di questo vino dal colore purpureo e marcati aromi di frutti boschivi, corposo e pieno: deriva principalmente da un vitigno autoctono e di buona vigoria.

Chambave Muscat, dolce e molto longevo, pregiato, è prodotto dai migliori grappoli di moscato bianco raccolti con rilevante sovramaturazione e successivamente appassiti in luoghi ventilati, onde evitare il formarsi di sgradite muffe. Torrette, rosso intenso dai ricchi profumi floreali e confettura di frutta, è attualmente il vino prodotto in maggior quantità e la zona vitata interessata è la più vasta, con ben undici comuni.
Arnad-Montjovet, rubino brillante dalla gradevole nota mandorlata e di classe, già famoso nei secoli scorsi, col passare degli anni si è magnificamente raffinato.

Donnas, tanto prezioso da essere definito "Il fratello montano del barolo" in quanto si utilizzano principalmente uve di nebbiolo. Cornalin, dall'esclusivo vitigno autoctono si ottiene un rosso rubino dal particolare profumo vegetale ed erbaceo mentre al palato presenta morbidezza, di media struttura arricchito da un piacevole retrogusto di frutta acerba. Fumin, ottimo rosso dai sentori di spezie dolci e giusta tannicità, corposo e di classe, fine. Mayolet, rubino non troppo intenso dal profumo floreale ed al palato manifesta i tipici aromi di fiori campestri e frutta matura, elegante. Premetta, peculiare rosato intenso, vivo, dai netti profumi vegetali, leggera tannicità e gradevolmente fresco, leggero e di pronta beva.

La viticoltura regionale si avvale anche di ottimi vini che prendono la denominazione dal vitigno maggiormente utilizzato quali, chardonnay, muller-thurgau, pinot bianco e grigio, malvasia, che sono a bacca bianca: sfumature brillanti e freschezza marcata ma mai eccessiva, sapidi e netti aromi di frutta acerba e fiori appassiti. Queste produzioni di nicchia si sposano perfettamente sia con piatti della internazionale che ai tipici primi valdostani: gnocchi alla fontina, le saporite ma decise soupe paysanne o valpellinentze o cogneintze, l'accattivante fromadzo fresco o col raro e prezioso lardo di Arnad, unici ed accattivanti con pesci di fiume conditi con ricche elaborazioni culinarie.

I rossi syrah, gamay, merlot, nebbiolo, pinot noir ed il rouge, sono generalmente di ottima struttura e classe, caldi di alcol dall'ottima armonicità anche se la tannicità è leggermente aggressiva, ma ricchi di piacevolezza e peculiarità uniche. Perfetto mariàge con i gustosi e caratteristici piatti del "terroir": fondue, jambon de Bosses, polenta grassa, camoscio in umido, carbonade e fontina molto stagionata, soupe de Gri, costoletta alla valdostana e trippa.

La DOC è la sola "Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste", comprendente tutte le sottodenominazioni che si producono regionalmente, in totale sono quarantaquattro escludendone sia le IGT che i Vini da tavola, è stata ufficializzata nel 1985.

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