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A vendemmiare in Svizzera, tra monorotaie, bassi vigneti e fondute in compagnia

di Fabio Ciarla

MappaArticolo georeferenziato



A guardare le fotografie potrebbero sembrare le romantiche Cinque Terre liguri o qualche isola vulcanica intorno alla Sicilia e invece siamo in Svizzera, nella zona del Lavaux situata tra Losanna e Montreux, a strapiombo sul lago Lemano. Qui da ottocento anni si coltiva uva, furono i monaci i primi a impiantare vigneti, e sempre qui da generazioni la famiglia Dubois produce ottimi Dezaley, il più prestigioso tra i bianchi elvetici, e grandi rossi. A raccogliere le tradizioni dei 'vignerons' del posto e soprattutto della propria famiglia sono ora Christian Dubois con la supervisione del padre Marcel (fondatore dell'attuale azienda 'Les Frères Dubois - www.ldf.ch) e l'aiuto dei figli Grégoire e Frédéric.





Proprio grazie alle loro accoglienza possiamo raccontare di un modo di fare la vendemmia allo stesso tempo divertente e socializzante, un momento di unione tra proprietari, contadini e operai dell'ultimo minuto in mezzo ai bassi filari di Chasselas (il vitigno più diffuso in questa regione). Qui arrivano giovani da ogni parte d'Europa, compresa la vicina Italia, per partecipare a quello che per certi versi è ancora un rito collettivo. Il duro lavoro di raccolta è infatti accompagnato da un clima goliardico che rende la fatica più sopportabile mentre si stringono amicizie consolidate poi negli appuntamenti di svago della domenica o, in ultimo, nella festa finale. Tutto intorno alle cantine 'Petit Versailles', un castello del XIX secolo, di Christian Dubois a Cully, come nelle altre aziende storiche della zona ovviamente, in un momento della stagione fondamentale per il vino che verrà prodotto.





La raccolta è obbligatoriamente manuale e allo stesso modo anche il trasporto è dipendente in maniera quasi esclusiva dalle spalle dei giovani operai che caricano, sulle 'slitte' appoggiate alla schiena a mo' di zaino, tre cassette colme di grappoli portandole al punto di raccolta più vicino della monorotaia. Qui i vagoncini vengono man a mano riempiti e poi, attraversando con il loro colorato carico le terrazze che danno forma e sostegno ai costoni e ai terrapieni, arrivano sul bordo della strada dove le cassette vengono svuotate in appositi contenitori d'acciaio da mezza tonnellata. Quando la zona di coltivazione è troppo impervia o la strada troppo lontana ecco che l'organizzazione Svizzera si mette in mostra con un veloce e non troppo dispendioso trasporto in elicottero dell'uva, un enorme cestello appeso ad un cavo lungo qualche decina di metri fa la spola dalla vigna alla cantina.





Le vigne che si affacciano sul lago Lemano beneficiano dei favori climatici in maniera eccellente, arrivando a produrre ottimi Dézaley oltre a denominazioni meno note ma altrettanto interessanti come Epesses e St. Saphorin. In particolare i Dubois amano ripetere che nelle loro terre otto secoli fa si è cominciato non con il piantare le vigne ma con il costruirle, realizzando le terrazze che danno ai loro vigneti la possibilità di godere di tre soli, il primo è ovviamente quello diretto, il secondo quello riflesso dal lago e il terzo infine quello emanato dai 15mila metri cubi di pietre che compongono i terrazzamenti, rilasciato nel terreno dopo il riscaldamento del giorno. Una coltivazione che necessita tra l'altro di un mantenimento costante, che impegna alcune persone durante tutto l'anno per sistemare le falle e curare la traspirazione dei sei chilometri di muri che costeggiano la montagna.





Ma torniamo per un attimo alla vendemmia e all'ospitalità svizzera. Gli operai, molti dei quali sono alloggiati proprio presso i Dubois nel periodo di raccolta, hanno modo di scherzare e sviluppare il senso del dovere verso un lavoro che è sicuramente faticoso ma anche remunerativo e soprattutto, per molti di loro, ampiamente soddisfacente in quanto il prestigio di vini eccellenti ricade in parte anche su chi suda e fatica in mezzo ai filari. La fine della vendemmia è poi solitamente festeggiata con grandi preparativi, con una cena magari a base di fonduta (uno dei piatti tipici della Svizzera che presenta molte varianti in base al tipo di formaggio utilizzato, personalmente la preferita è quella di Gruyère) e vini dei Fratelli Dubois ovviamente, concludendo con un brindisi all'anno prossimo settimane di duro lavoro durante le quali tutti, proprietari e operai, hanno pranzato gomito a gomito tra i filari. Un momento che per alcuni è appunto la fine di ogni fatica mentre per i Dubois significa anche l'inizio della lavorazione e dell'affinamento dei propri vini, un impegno difficile ma ricco di gratificazioni.

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Nato nel mondo del vino ho scelto il giornalismo, la comunicazione, come mia professione e passione principale. Poi, con il tempo e le esperienze, le...

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