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Vini dal centro sud

Anteprima Taurasi 2006

di Ugo Baldassarre

MappaArticolo georeferenziato

Offre davvero un gran numero di spunti di riflessione la V edizione di Anteprima Taurasi 2006, l'appuntamento con cui il 2 dicembre scorso è stata presentata alla stampa specializzata l'annata 2003 del grande vino rosso irpino.


L'annata 2003

Cominciamo dagli aspetti climatici e dalle aspettative sul prodotto finale legate all'andamento meteorologico generale. Se il 2003 nel complesso sarà ricordato come uno degli anni più caldi del secolo, per quanto riguarda le produzioni viticole l'andamento climatico non è stato certamente costante, riservando molte insidie e tante incognite. Le piogge copiosissime di inizio primavera, cadute nel periodo prevegetativo della vite, non hanno per fortuna compromesso le colture. Poi le temperature si sono mantenute su livelli elevati, oltre la media stagionale, per tutta la durata del ciclo produttivo, con una media giornaliera di 30-32 gradi per tutta la stagione estiva e con picchi di 40 gradi ad agosto. Com'è ovvio in tali condizioni un po' in tutte le aree, ma soprattutto in quelle più basse e meno ventilate dell'Irpinia, le viti hanno sofferto un grave stress idrico. Tuttavia l'eccezionale escursione termica di questi luoghi, per cinquanta e più giorni oltre i 15 gradi di differenza tra giorno e notte, ha consentito alla natura di attuare le migliori strategie di cui dispone per difendere la vite. Infatti, da un lato l'eccesso di caldo non ha accelerato la fotosintesi, che spontaneamente si arresta oltre i 35 gradi di temperatura e, dall'altro, la forte escursione termica ha consentito l'accumulo dei corredi polifenolici negli acini di notte, senza ulteriore dispendio di sostanze nutritive.

Infine, nell'ultima parte dell'estate e soprattutto a fine settembre, il calo termico prima e le precipitazioni poi hanno assicurato tempi giusti alla vendemmia, partita in linea con il consueto calendario tra la terza decade di ottobre e la prima di novembre. Solo alcuni viticoltori, nelle zone tradizionalmente più tardive, hanno dovuto vendemmiare prima del previsto. I risultati di quest'andamento climatico se non proprio ottimale quantomeno positivo sono offerti dalla rilevazione dei valori di alcol ed estratti secchi, anche superiori alla media, e dal buon accumulo di antociani e sostanze aromatiche. Soltanto i valori medi di acidità, c'era da aspettarselo, si sono rivelati al di sotto della media.


L'aglianico del Taurasi

L'aglianico è un vitigno del Sud che però, in certe particolari condizioni e soprattutto qui a Taurasi, si comporta molto di più come un vitigno del Nord. Infatti questo vitigno sa esprimere il meglio in particolari condizioni ambientali pedoclimatiche, in zone fredde e ventilate in inverno, fresche e mai torride d'estate. E qui, nell'area dei diciassette comuni rientranti nella DOCG, esistono proprio quelle condizioni, uniche nel loro genere, ideali per la coltivazione dell'aglianico di qualità, con terreni fango-argillosi e con l'esposizione migliore alle correnti. Seppur con i dovuti distinguo, si può affermare che soltanto nell'area taurasina esiste il terroir ideale per la coltivazione della migliore vitis ellenica (questa l'etimologia più accreditata del termine "aglianico").
Altre condizioni importanti per la coltivazione sono poi lo sviluppo verticale, con sistemi come la spalliera ed il cordone speronato. A differenza di quel che accade in altre aree della Campania, anche per quanto concerne la razionalizzazione dei vigneti da anni si sta provvedendo ad infittire la densità
d'impianto, fino a 4-5000 piante ad ettaro, con ulteriori vantaggi per la qualità del vino. Un altro dato, infine, che fa distinguere ulteriormente l'aglianico dai restanti vitigni a bacca nera del sud e che lo fa considerare in certo modo "anomalo", è la tarda maturazione delle uve: la vendemmia generalmente si protrae sino a metà novembre e anche oltre.
E' chiaro a questo punto che l'uva, già ricca di suo per contenuto di tannino nelle spesse bucce, in annate particolarmente calde, come appunto il 2003, non può essere sottoposta in fase di vinificazione ad eccessive macerazioni, per non esasperare l'estrazione e rendere difficoltoso l'ammorbidimento delle sostanze più dure.
Di fronte a questo vino al tempo stesso potente, tannico e scontroso, la conseguente appendice di difficoltà per tutti i produttori è quindi la scelta di tempi e tipologie nell'uso del legno.


Le prime impressioni

Nella sessione di degustazione riservata alla stampa nella mattina del 2 dicembre, quella da cui scaturisce l'attribuzione delle agognate "stelle", sono stati offerti in degustazione - oltre a diversi Aglianico IGT degli anni 2003/2005 e ad alcune Riserve di Taurasi - ben 34 esemplari di Taurasi 2003. Quanto basta per individuare note comuni ed esprimere un giudizio complessivo sull'annata.
La prima impressione è di trovarsi, in generale, di fronte ad un buon lavoro da parte di tutti i produttori, con vini quasi sempre in grado di soddisfare le aspettative in quanto a struttura, potenza e ricchezza aromatica.
Quel che sorprende però, ad un più attento esame - ed anche ad una rilettura degli appunti di degustazione - è la discordanza di alcuni, anzi di troppi, tra questi aromi e sapori con il modello di Taurasi che conosciamo. E, quando parliamo di modello, non ci riferiamo ad un abito stretto e uguale per tutti, cui tutti debbano necessariamente uniformarsi; per carità, questo conformismo sarebbe forse ancora peggiore delle mode, ormai imperanti in fatto di gusto di vino! Ci riferiamo invece semplicemente a delle macrocaratteristiche, a degli abiti indossati sovente dal Signor Taurasi, a quegli aspetti ormai connaturati al nobile del Sud che lo fanno distinguere e in certo senso lo rendono riconoscibile a tutti.
Troppo spesso invece tra i vini in degustazione, quest'anno così come nella passata edizione, le note fumose e tostate hanno sopraffatto i profumi vegetali e le essenze dei fiori, le spezie e la dolce vaniglia hanno spento muschi e frutti del bosco. In alcuni casi, addirittura, abbiamo colto nei vini sentori stranieri di balsamo tiepido, cannella, smalto e frutta decotta…


In conclusione: ancora una "mezza stella di credito"…

Ci eravamo lasciati, nella scorsa sessione del 2005 riferita alla sfortunata vendemmia '02, con un giudizio di due stelle ed un credito di mezza stella. Quindi quest'anno, per onor di giustizia, eravamo giunti all'appuntamento armati di ogni buona intenzione per restituire finalmente il maltolto.
Il responso finale, per quanto riguarda il nostro giudizio, dovrebbe attestarsi oltre le tre stelle, diciamo pure tre stelle e mezzo - quattro stelle. Ma, proprio alla luce delle precedenti osservazioni e considerando inoltre l'annata, non sfavorevole, ed il buon materiale a disposizione, proprio non ce la sentiamo di usare manica larga.

I produttori - sempre con le dovute eccezioni - in queste condizioni avrebbero potuto e dovuto fare di più e, soprattutto, avrebbero dovuto assecondare maggiormente la natura del vitigno, misurando certe lavorazioni in cantina e intervenendo in modo più giudizioso con l'affinamento in botte.
Conclusione: vada per le tre stelle, e tratteniamo ancora una mezza stella, da attribuire in tempi migliori. Peraltro il nostro giudizio di tre stelle collima alla perfezione con l'opinione comune sull'annata 2003 del Taurasi.

Per la cronaca va anche detto che la stessa organizzazione della manifestazione, guidata dal Consorzio di Tutela Vini d'Irpinia con Paolo De Cristofaro e Raffaele Del Franco, in occasione dell'Anteprima 2006 ha chiesto ed ottenuto il consenso per modificare il giudizio già espresso sull'annata 2001, valutata a suo tempo 4 stelle e cioè ottima, in 5 stelle, ovvero eccellente. Questa nuova valutazione scaturisce da un doppio ordine di considerazioni, che condividiamo: da un lato una necessaria rivalutazione dell'annata a paragone delle altre più vicine come il 2000, il 2002 e l'attuale 2003, e da un altro punto di vista la nuova ed accresciuta stima verso tantissimi vini di quel millesimo, che con l'ulteriore maturazione hanno mostrato col tempo tutta la propria stoffa, tanto da aggiudicarsi anche numerosi riconoscimenti enologici.


Le reazioni e i commenti

All'annuncio del responso finale, nel corso della conferenza stampa del pomeriggio, la reazione, pressoché unanime, dei produttori presenti si è manifestata con l'evidente delusione di chi nutre aspettative ben diverse. "Aspiravamo a qualcosa di più - affermano all'unisono Roberto Di Meo, dell'omonima azienda vinicola, e Clelia Romano, deus ex machina dell'azienda Colli di Lapio - anche se comprendiamo che si tratta di un giudizio complessivo e non mirato rispetto alle nostre aziende, ma crediamo che il 2003 saprà comunque fornire al mercato vini di grande qualità". Ambizioni addirittura da eccellenza assoluta - del tutto velleitarie considerata la qualità del campione in esame - quelle nutrite dal giovane Luciano Barrasso, che non ha mancato di sottolineare il proprio malcontento rispetto ai pareri espressi e ai metodi di valutazione: "Questa forma di giudizio complessivo finisce per accomunare tutte le aziende che appartengono all'area della DOCG, senza distinzione alcuna tra microclimi diversi ed aree più vocate di altre - afferma Barrasso - Solo nel comune di Taurasi si produce il vino d'eccellenza, ed anche la produzione del 2003 merita un giudizio di eccellenza". Si provi ad indovinare, adesso, dove ha sede l'azienda Barrasso…

Sul fronte delle istituzioni, gli interventi di Nicola Di Iorio, Presidente della Comunità Montana Terminio-Cervialto, e di Antonio Buono, Presidente del Consorzio di Tutela e Sindaco di Taurasi, più che soffermarsi sulla qualità dell'annata 2003, hanno voluto sottolineare i significati complessivi di promozione del territorio in cui la manifestazione si inserisce, con condivisibili espressioni di orgoglio per la ristrutturazione e riapertura del Castello di Taurasi, splendida sede dell'Anteprima. Aspettava proprio questo momento anche Antonio Del Franco, presidente campano dell'AIS: "Erano cinque anni che mancava un degno contenitore per mettere in evidenza il nostro vino più amato. - afferma Del Franco - Location di prestigio e iniziative come Anteprima non possono che contribuire all'affermazione del territorio e dei suoi prodotti". Alfonso Tartaglia, direttore dello STAPA CEPICA, la struttura tecnico-amministrativa della Regione Campania deputata al sostegno del comparto agricolo, focalizza invece l'attenzione sulla modernità, sull'attualità della produzione vitivinicola: "Qualsiasi discorso sul Taurasi non può prescindere dalla necessità di stare al passo coi tempi ed in linea con le altre produzioni di qualità. Ciò significa - sostiene Tartaglia - che la viticoltura non può essere estranea, ma anzi si inserisce nel solco della sostenibilità, della produzione biologica e della necessaria interconnessione con il turismo. E' necessario quindi creare complementi di offerta in un sistema integrato dove l'azienda agricola possa presentare anche attrattive parallele, come aziende didattiche e agrituristiche".

Nel coro dei giudizi da tre stelle, parte della critica ha imputato la qualità del risultato all'annata, altri invece hanno ritenuto che il risultato sia dovuto a precise scelte di marketing aziendale. Così, ad esempio della prima tendenza, Gigi Brozzoni, della Guida Veronelli, sostiene che "il 2003 è stato caratterizzato da maturazioni difficili, con concentrazioni zuccherine non tradotte in piena espressività polifenolica. Ne scaturiscono vini un po' immaturi, con tannini acerbi". Riccardo Farchioni de L'Acquabuona, è "buonista" a causa di un inevitabile paragone dei vini irpini con quelli delle proprie terre toscane flagellati da un pessimo 2003 e ritiene che sia "buono l'impianto generale degli aromi. Nota comune negativa, invece, l'inespressività dei finali dei vini in esame, tutti un po' corti". Simile il commento di Richard Baudains della rivista Decanter: "Abbiamo trovato vini che hanno saputo sfruttare bene il calore dell'annata ed altri un po' meno, soprattutto più fermi e meno dinamici". Senza troppe riserve, invece, l'approvazione di Gianni Fabrizio della Guida del Gambero Rosso, che riconosce l'importanza della strategia assunta con l'Anteprima. "L'aspetto alla lunga più importante - sostiene Fabrizio - è il lavoro di comunicazione messo in atto e, con esso, la riconoscibilità del territorio".

Anche Gaetano Pascale, responsabile Slow Food della Campania, appartiene alla corrente buonista e afferma che "in quell'annata molto di più non si poteva fare. Forse il millesimo merita qualcosa di più delle tre stelle, ma - riconosce Pascale a differenza di Fabrizio - alla fine nei vini c'è poca riconoscibilità e troppe note internazionali". In linea anche l'intervento di Maurizio Paolillo, della rivista Porthos: "Non è semplice affidare il compito di rappresentare il territorio ad un vino la cui produzione, peraltro in diminuzione nel 2003, si attesta su valori di poco superiori al milione e 700mila bottiglie; è anche una questione di marketing molto complessa e delicata. Piuttosto, circa la qualità - continua Paolillo - va detto che il Taurasi del 2003 somiglia troppo poco al Taurasi". Luciano Scarsello, di Enopress, mette invece in guardia dai rischi di "farsi prendere dalle mode e di fare in fretta: questa è la strada accelerata per l'omologazione".

La conclusione e la risposta alle critiche vengono affidate alle parole del Vice Presidente del Consorzio di Tutela, Piero Mastroberardino che, attraverso una rapida analisi delle produzioni, vuol dimostrare come in realtà sia stato già compiuto un primo grande processo di miglioramento. "Non sempre l'eccellenza di qualche produttore, in un sistema mediamente anonimo, può servire alla causa del comparto: meglio avere cinquanta aziende di buon livello che non tre o quattro eccellenze e nulla più. La ricchezza del territorio del Taurasi - conclude Mastroberardino - sta proprio nella grande varietà produttiva e nell'assenza di un'unica tipologia di riferimento".


Le degustazioni

Vogliamo fare necessariamente una premessa, e con essa riteniamo doveroso anche esternare qualche perplessità. Poiché molti produttori non hanno ancora imbottigliato i loro vini - e qualcuno non lo farà prima dei prossimi 4/5 mesi - in degustazione sono stati offerti molti campioni di botte, esemplari cioè prelevati direttamente dalla botte, senza alcun passaggio "nell'anaerobica bottiglia". E' evidente quindi che tali vini saranno soggetti ad un ulteriore futuro assestamento prima di giungere sul mercato, e a inevitabili, lievi ma percettibili variazioni di gusto. In definitiva ben fanno gli organizzatori ad avvertire quando ci si trova di fronte a tali "vini incompiuti", ma occorre pur sempre far lavorare l'immaginazione per capire il vino in una prospettiva futura, per ipotizzare il risultato definitivo.

E a questo punto cresce il dubbio del cronista, che ha proprio voglia di chiedere come possano essere stati questi stessi vini, presi in esame già da almeno due mesi dalle famose guide, quelle che orientano i consumatori e che sono in edicola da un pezzo, dispensando grappoli, mezzi grappoli, bicchieri, ecc….
Ma adesso giriamo pagina. La maggiore novità di questa edizione di Anteprima Taurasi sta sicuramente nella presenza di diverse nuove aziende produttrici del famoso vino irpino. In pochi anni, dal '98 ad oggi, si è passati da una quindicina di aziende ad oltre cinquanta, con dieci nuove aziende solo in quest'ultima stagione.
GMG Vinicola Taurasi propone un gran bel vino, con profumi intensi di sottobosco e prugne mature, buona acidità di bocca, tannini fini e levigati.

Tra le new entry che hanno saputo affrontare nel modo dovuto questo millesimo difficile va segnalata innanzitutto l'azienda Vigna Villae, con un Taurasi profumato e succoso, di buona potenza e bel finale, lungo ed equilibrato tra note calde e fruttate. Ancora due nuove aziende - con due campioni di botte - ci sorprendono positivamente nel novero degli sconosciuti: Sella delle Spine e Cantine Russo. Alla prima va il merito di un vino armonico in ogni aspetto, dall'ampio corredo aromatico in cui spiccano note vegetali e profumi di frutti di bosco, bocca calda e potente e finale persistente, in cui si schiudono assieme note di tabacco e di mandorla. Il Taurasi 2003 della seconda azienda al naso è fine, con sentori di viola, ghiande e foglia d'alloro; alla bocca all'inizio è scontroso, con tannini vivi e un po' aggressivi, poi distribuisce sensazioni tonde e calde, lungo e persistente il finale con aroma di caffè, in definitiva equilibrato e coerente con la tipologia.
Anche il campione di botte dell'azienda Cardinale, il Taurasi 2003 Le Esche, si mostra all'altezza della situazione, con riconoscimenti di amarene e lamponi all'olfatto e tannini ben distribuiti dopo un approccio un po' troppo dolce; il finale piuttosto dinamico arricchisce un vino nel suo complesso elegante.
Particolarmente fine è il bouquet del campione di botte di Campi Taurasini, tutto improntato ai profumi di macchia mediterranea, con olive nere ed erbe di brughiera; alla bocca buona acidità, tannini mordenti e grande persistenza.

Perillo, altra azienda da sempre "coerente" in quanto alla qualità dei prodotti, presenta un Taurasi 2003 davvero esemplare, con sentori di prugna matura e note balsamiche al naso, pieno ed armonico al palato. Pulito e conforme il sapore di frutta matura e una bella nota alcolica accompagnano il lungo finale.
Si lascia invece andare a qualche piccola variazione sul tema Colli di Lapio, con il suo Taurasi Vigna Andrea, da cui provengono note un po' straniere di radici di ginseng balsamico. L'attacco di frutta dolce diventa poi più corretto nell'evoluzione alla bocca, con buona acidità e tannini vivaci ed eleganti; la grande morbidezza che segue e il finale caldo e avvolgente riequilibrano questo vino e ne fanno uno dei più interessanti di questa sessione.

Ma in tema di coerenza il vino che ci ha convinti di più è quello presentato dall'azienda Contrade di Taurasi, un vero esempio per coloro che si lasciano prendere dal fascino o dalle lusinghe dei vini oltre confine. Questo vino si presenta con netti e franchi sentori di violetta e di prugna matura, carruba e legno massello appena levigato; alla bocca, piena e possente, l'acidità precede i tannini sottili e compatti, esplode il frutto carnoso ed il finale si protrae a lungo vigoroso e dinamico.


Fonte news: TigullioVino.it

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Napoletano, 48 anni nel 2007, studi scientifici prima, di giurisprudenza poi. Il lavoro, ormai quasi trentennale, di funzionario amministrativo e...

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