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Vini dal centro sud

I Mesàli e i grandi vini campani

di Ugo Baldassarre

MappaArticolo georeferenziato

Mesàli - transumanza gastronomica in Irpinia è il nome che undici ristoratori di qualità della provincia di Avellino hanno voluto attribuire alla loro neonata associazione, che è stata presentata ufficialmente alla stampa lunedì 9 ottobre 2006.

Nel corso della serata inaugurale, ospitata presso l'Hotel de la Ville di Avellino, i fortunati invitati hanno potuto prender parte "attivamente" a Le 5 Portate a 22 Mani, una sorta di sinfonia culinaria, orchestrata per l'occasione dai famosi chef dei blasonati ristoratori irpini: La locanda di Bu, Oasis Sapori Antichi, La Pignata, Di Pietro, La Pergola, Osteria del Gallo e della Volpe, La Maschera, Trattoria Martella, Valleverde Zì Pasqualina, Taberna Vulgi, L'Incanto.

Mesàle - con l'accento sulla "a", si badi - è il termine dialettale con cui in tutta la Campania e in buona parte del Sud d'Italia viene indicata la tovaglia, non quella ricamata, che si mette sulla tavola a Natale o magari in occasione di cene particolari con ospiti e commensali di riguardo, ma quella di tutti i giorni, che si stende velocemente sul tavolo e su cui altrettanto velocemente si depositano le briciole del pane "cafone", rigorosamente spezzato con le mani.

Già questa scelta del nome ci fornisce un indizio prezioso dello spirito che anima, anzi infervora, i nuovi associati. Semplicità e genuinità di sapori, strettamente conseguenti al rispetto per un patrimonio naturale gastronomico e culinario di tutto riguardo, sono gli aspetti caratterizzanti i Mesàli. Ed il rispetto delle tradizioni gastronomiche, cioè la centralità finalmente restituita al valore della tipicità, è il vero elemento fondante di questo nuovo soggetto associativo, esaltato e comunicato con vigore oggi grazie alle eccellenze culinarie convergenti in seno ai Mesàli.

"Gli obiettivi sono semplici - afferma durante la conferenza stampa Annibale Discepolo, giornalista e portavoce dell'Associazione - e sono rappresentati dalla valorizzazione di prodotti e specialità del territorio e attraverso questi si vuole attribuire valore aggiunto al territorio stesso, alle sue bellezze naturali. La vera operazione di marketing che è stata compiuta con Mesàli è consistita nel superamento, reale e non formale, di ogni forma di concorrenza interna, nel costruire uno spirito di squadra, nell'ottenere cioè un nuovo soggetto che trae la sua forza più grande nella coesione e nella condivisione degli scopi".

Ci pensa il presidente dell'Associazione, Carmine Fischetti, titolare del ristorante Oasis Sapori Antichi, ad illustrare le origini e le caratteristiche di Mesàli: "L'idea ha preso forma, manco a dirlo, davanti ad un bicchiere di buon vino in una nota cantina irpina. Il primo scopo che ci siamo prefissi è quello di far venire più visitatori nella nostra terra utilizzando l'attrattore enogastronomico, far conoscere l'Irpinia sfruttando la cucina e i suoi protagonisti, dal contadino al viticoltore allo chef. Un veicolo pubblicitario sicuro per far conoscere una terra ricchissima di castelli medievali - quasi tutti i paesi irpini ne posseggono almeno uno -, di scrittori, di registi, di artigiani. Qui si concentrano il maggior numero di prodotti DOP della Campania e ben tre grandi DOCG: Taurasi, Greco di Tufo e Fiano di Avellino.

Il circuito costruito con la transumanza culinaria di Mesàli, inoltre - continua Fischetti - offre numerosi vantaggi e promozioni: infatti, pur offrendo , abbiamo concordato un'offerta che si concentra in fasce di prezzo contenute, mai superiori ai 45 euro e in alcuni casi di soli 15 euro, con un altissimo rapporto qualità-prezzo. Il pane e il coperto non si pagano e vengono utilizzati quasi esclusivamente materie prime e prodotti autoctoni, dalla pasta all'olio ai pomodori al burro ai formaggi, ecc, a garanzia della freschezza e della genuinità. Per quanto riguarda il settore vitivinicolo, la carta dei vini deve prestare particolare attenzione ai prodotti locali e tutti i ristoratori si sono impegnati anche a proporre in carta una degustazione a calice. Altre iniziative che facilitano l'individuazione e la fruizione dei ristoranti del circuito sono la costruzione di un apposito sito web e la realizzazione di una guida completa di un coupon personalizzato che premia, con un pranzo in un ristorante a scelta tra quelli del circuito, tutti i visitatori che completano il viaggio culinario di Mesàli".

Antonio Pisaniello, noto chef della Locanda di Bu di Nusco e affermato rappresentante della ristorazione italiana nel mondo - di recente sbarcato anche in quel di San Pietroburgo - sottolinea la particolare efficacia della comunicazione dell'associazionismo: "Comunicare il cibo significa comunicare il territorio, con i suoi paesaggi, con i suoi ritmi e le sue bellezze naturali e paesaggistiche. L'innovazione non può cambiare la forza della più radicata tradizione; l'unico elemento che negli anni è mutato è l'architettura di contesto, l'identità rurale dell'Irpinia stravolta soprattutto dal sisma del 1980".

Ed è proprio riguardo al binomio tradizione - innovazione che vorremmo formulare qui una considerazione, giacché molto, troppo spesso, dietro questo binomio è malcelata la voglia di molti operatori del settore di evadere dai confini angusti e condizionanti delle specialità del territorio, per poter più facilmente accedere ad ampie e, ahimé, crescenti platee di facili "consumatori del nuovo". In ambito culinario cioè, assecondare oltre misura l'innovazione a scapito di un sano rispetto delle tradizioni, può contribuire alla definitiva resa "degli antichi sapori", a tutto vantaggio della formazione di gusti omologati e rafforzando ancor più anche il dilagante fenomeno della globalizzazione alimentare. A tal proposito un particolare merito va attribuito quindi all'Associazione de I Mesàli, quello di aver costruito tutte le proprie attività riequilibrando il rapporto tradizione - innovazione, ristabilendo che il primo dei due è l'elemento realmente insostituibile, e con esso il rispetto delle origini, della storia e della cultura del territorio.

E' quanto traspare anche dalle parole di tutti gli altri chef intervenuti, Luigi Oliviero, Antonio Ferrante, Sabino Alvino, Enrico Martella, Crescenzo Di Pietro, Guglielmo Ventre, Pompeo Limongiello, Giovanni Mariconda e Marisa Festa. In tutti è evidente una grande, invidiabile energia: la tenace fede nel prodigioso potere delle proprie radici, l'esemplare attaccamento alla propria terra e la fiduciosa attesa dei frutti meravigliosi con cui la stessa terra puntualmente sa ripagare i suoi figli.

Non v'è dubbio che le "colline del gusto irpino" - così potremmo definire questo nuovo gourmet dei Mesàli - finiranno per far emergere le eccellenze dell'intero territorio, prima ancora dei singoli protagonisti che ne fanno parte. E il merito principale che può essere attribuito all'associazionismo di settore è proprio quello di riuscire a sostenere l'economia, creare spunti di sviluppo utilizzando il percorso più semplice, la risorsa naturale più spontanea, come la salvaguardia della qualità, della cultura, della storia culinaria e gastronomica del territorio.


I Vini dei Mesàli

Di tutto riguardo anche i nomi delle aziende vinicole che aderiscono in questa fase al progetto dei Mesàli: ben 56 tra le migliori del panorama enologico irpino. Le eccellenze ci sono proprio tutte, dai Feudi di San Gregorio ad Antonio Caggiano, da Mastroberardino a Salvatore Molettieri. La selezione di vini proposta in accompagnamento alla sinfonia di piatti d'autore della serata è ben bilanciata tra gli immancabili grandi blasonati, come Fiano di Avelino, Greco di Tufo e Taurasi, e alcuni vini meno noti, ma di grandissimo spessore. Tra questi ultimi ai primi posti si colloca senz'altro la Coda di Volpe 2005 di Vadiaperti, un bianco dal bouquet sempre affascinante, capace di continuare a sorprendere anche i conoscitori più affezionati. Interessante anche l'esperimento di vendemmia tardiva operato da Colli di Castelfranci con il Fiano IGT Paladino '05: intrigante il corredo aromatico espresso da questo vino, anche se al gusto si devono registrare carenze di struttura e qualche spigolo di troppo, eccessivo soprattutto per un vino surmaturo.

Conferma invece tute le aspettative e consolida i giudizi il Fiagre '05 di Antonio Caggiano, un IGT ottenuto con uvaggio di Fiano e Greco, dal grande equilibrio, armonico in ogni aspetto, fresco e fragrante. Tra i vini da uve Fiano spiccano ancora il Ripa Alta '04 di Villa Raiano, dall'ampio spettro di profumi in cui si fondono gradevoli note floreali e minerali, e il Fiano '04 di Tenuta Ponte, bell'esempio di bianco elegante, pieno e armonico. Nella categoria Greco di Tufo ci ha sorpresi positivamente il Greco '05 dell'azienda Pietracupa, dai bei profumi fruttati e grande equilibrio di gusto.

Tra i tanti rossi proposti - impossibile riferire di tutti - vogliamo ricordare l'Aglianico Cinque Querce '04 di Salvatore Molettieri, l'Aglianico IGT Don Ciriaco '03 di Mier ed il Taurasi '02 Santa Vara dell'azienda La Molara, tutti vini strutturati e di grande impatto olfattivo, piacevolmente tannici e equilibrati. Un gradino più su, ancora una volta, si pone il Taurasi Radici 2000 di Mastroberardino: fine ed elegante, armonico e pieno, questo vino si presta davvero ad essere il compagno ideale per agnello e maialata con patate, i secondi piatti proposti dagli chef dei Mesàli.

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Ugo Baldassarre

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Napoletano, 48 anni nel 2007, studi scientifici prima, di giurisprudenza poi. Il lavoro, ormai quasi trentennale, di funzionario amministrativo e...

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