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Il Gavi

di Franco Massa

MappaArticolo georeferenziato

E' passato molto tempo da quando i greci, attraverso la Liguria, portarono su queste terre benedette, le colline del "Gavi" appunto, su queste ubertose colline, la professione della vigna e l'arte della cantina; non è trascorso invano: gli anni, i secoli, sono serviti ad affinare i gesti, le operazioni di cantina, a capire la realtà di queste terre e si è quindi affermata una viticoltura ed anche "cultura" che appare oggi agli occhi di tutti ricca di fascino e di prestigio.

Ed eccoci allora nella zona del "Gavi"; il Piemonte è noto soprattutto per prestigiosissimi vini rossi, i bianchi, anche se presenti con espressioni di sicuro pregio, sono senza dubbio meno conosciuti. Ma c'è, al di sopra di questi colli, in queste zone baciate dalla sorte, un cielo tutto speciale che ha capito le attese della vigna ed ha condiviso il desiderio degli uomini vignaiuoli di addivenire a risultati grandiosi. Ha regalato allora un microclima particolare, freddo, temperato e capriccioso finchè si vuole, ma capace, per questo, da Gavi a Carrosio, da Bosio a Tassarolo, di dare vita a condizioni che ogni anno riservano situazioni rinnovate, così nella vigna, così nella cantina, ad ogni vendemmia il risultato può essere diverso, ma sempre apprezzabilissimo.

Non mi dilungherei con una noiosa scheda tecnica, ma occorre pur dire che il Gavi è prodotto con uva cortese (ma quanta differenza a pochi chilometri di distanza con i Colli Tortonesi!!) nella zona più meridionale della provincia di Alessandria in undici comuni il cui epicentro è proprio la stessa Gavi, personalmente prediligo quello della frazione Rovereto o di Tassarolo , ma come detto è solo una considerazione del tutto personale; l'epoca di maturazione si colloca a seconda delle annate nella prima, seconda metà di settembre, i terreni più idonei sono quelli collinari di natura calcareo-argilloso-marnosa.

In cantina si sono fatti progressi non indifferenti, da citare, non ultimo il ruolo del legno (non solo la barrique che, lasciatemelo dire snatura profondamente il tradizionale Gavi) che il produttore intelligente sa che è possibile usare sia per la fermentazione sia per l'invecchiamento dei vini bianchi di una certa struttura; eccellente ad esempio la sperimentazione, ormai da anni, del metodo classico di spumantizzazione in bottiglia applicata al Gavi.

Ma degustiamolo infine questo Gavi, ho preso ad esempio, ma senza nulla togliere ad altri eccellenti produttori, il Gavi Castello di Tassarolo del Marchese Spinola: alla vista si presenta limpido-brillante con un bel colore paglierino leggero con riflessi verdolini; all'olfatto sviluppa un interessante intensità e persistenza, è ampio con sentori di fiori di campo e frutta fresca ove riconosci la mela, la foglia di pesco e, a volte piacevoli particolari citrini; al gusto è elegante fresco e di ottima intensità e persistenza, si hanno piacevoli conferme alla sensazione retronasale ove oltre ai sentori già descritti per il profumo, si avverte una piacevole sensazione di nocciola fresca.

Per gli abbinamenti ottimali occorre fare qualche distinzione: Il Gavi spumantizzato è adatto come aperitivo, con frutti di mare crudi e pesce trattato delicatamente al vapore con olio extravergine d'oliva e nulla più; temperatura di servizio 8-10°C.
Il Gavi tradizionale si sposa felicemente su antipasti leggeri anche a base di pesce, pesci e molluschi lessati o anche al cartoccio ma senza aggiunta di eccessivi condimenti; il tipo (ahimè!) passato in barrique da momento che presenta una maggiore grassezza, struttura e lo si abbina con pesce alla brace e cotture più impegnative.

Per concludere si può affermare che il Gavi ha avuto un buon passato e potrà avere un ottimo futuro, dovranno essere i singoli produttori a concentrare volontà e sforzi (anche economici) per trarre il meglio da queste vigne, da questa terra, da questa splendida collina, i tempi sono maturi per fare e per fare bene.

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