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di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Non siamo impazziti … parafrasando la canzone di Paolo Conte abbiamo voluto trasmettere la sensazione che noi genovesi abbiamo avuto visitando, con gli amici dell'Onav di Genova, l'Azienda Scarpa di Nizza Monferrato. Abbiamo avuto la stessa sensazione di meraviglia, di grandezza, di infinito che i monferrini hanno quando arrivano per la prima volta a Genova e vedono il mare.

Era la mattina di sabato 11 Maggio. Aveva piovuto più o meno tutti i giorni da una settimana e più. Le previsioni del tempo del giorno prima davano pioggia sul Piemonte. Siamo partiti verso le nove da Genova e il cielo cominciava ad aprirsi, qualche raggio di sole, aria fresca. Passato il Turchino si vedevano solo nuvole, ma erano alte, protettrici piuttosto che minacciose. I campi erano verdi, qualche risaia in lavorazione, qualche papavero in mezzo al grano ancora color dell'erba, la terra grassa, pastosa, ancora imbevuta dall'acqua delle piogge recenti, le vigne pulite in lontananza sulle colline, una sensazione di serenità, da sabato del villaggio.
Siamo arrivati a Nizza prima delle undici e il cielo era sempre più chiaro, l'aria pulita, tersa, nitida. Una bella mattinata primaverile.

Il Signor Carlo Càstino ci attende all'ingresso dell'Azienda. Il cortile interno della casa è circondato da due lati da un porticato in mattoni e ispira un immediato senso di tranquillità, si respira un'aria di buono, si sente attorno lo spirito della casa che ti racconta di più di cent'anni di storia. Storie di lavoro, di fatica, di gente che raccoglie uva nei cesti, che pigia coi piedi nei tini, di mosto che fermenta, di moscato che passa nei filtri di iuta olandesi e riempie del suo profumo tutta la casa, tutto il paese, le strade e le campagne.

Storie di inverni passati a lavare i sacchi dei filtri nelle acque gelide del Belbo, di centinaia, migliaia di bottiglie di vino tappate a mano, una per una, con pazienza, con amore, di grandi bottiglie aperte nelle grandi occasioni, di grandi bottiglie aperte con gli amici, per festeggiare una nascita. In questo cortile, in queste cantine, ne sono passati parecchi di carri di uva che diventavano grandi vini da quando il Commendator Scarpa, trasferitosi da Venezia a Nizza, nel Monferrato, decise di fondare questa casa, questa azienda.
Oggi l'Antica Casa Vinicola Scarpa è diretta dal Signor Mario Pesce, che ha fatto crescere l'azienda con esperienza e competenza, con principi ispirati a regole severissime nella coltivazione della vite, a una rigorosa selezione delle uve durante la maturazione e al momento della raccolta, ad una vinificazione attenta ai minimi particolari, a limitare al massimo le rese per ottenere prodotti di grande qualità, a tecnologie di avanguardia.

Questa esperienza e questa competenza è già passata nelle mani e nell'opera dei nipoti, Carlo e Mario Càstino, che affiancano lo zio nella conduzione. Carlo cura la preparazione dei cru, la vinificazione, la scelta delle botti, costruite con i legni francesi del Massiccio Centrale, da 35, da 45, da 60 ettolitri. Cura la maturazione dei vini nelle botti, la preparazione della cantina, la scelta del periodo di imbottigliamento.
Mario invece si occupa dei rapporti con i clienti, italiani ed esteri, numerosissimi, pignoli ed esigenti. Ci racconta di un cliente giapponese che è venuto personalmente a cercare un grande barbaresco che aveva avuto la fortuna di assaggiare nel suo paese e non riusciva più a trovare.

La degustazione è cominciata in cantina, in mezzo alle grandi botti di legno francese sapientemente utilizzate, con un Nebbiolo d'Alba 2001 cru Bric du Nota, ancora fresco, giovanissimo, ma già portatore di quei sentori che ne faranno l'ennesimo grande vino. È poi continuata ancora in cantina e poi in casa, con Dolcetto d'Acqui, cru La Selva di Moirano, annate 2000 e 1998, Rouchet cru briccorosa, prima il 2000 e poi il 1998, semplicemente eccezionale per struttura, per profumi, per bouquet, per persistenza in bocca e per le sensazioni da non dimenticare, con la cortesia e la disponibilità di Carlo e di Mario, in compagnia di Arturo, un bellissimo cane dalmata, dolce e affettuoso.

Abbiamo chiuso la visita degustando una grande grappa di Rouchet nel cortile interno, sotto il porticato, accanto a due vecchi aratri di legno e altri attrezzi da viticoltore che ricordano agli ospiti le fatiche, la competenza, l'esperienza, la soddisfazione di sapere coltivare al meglio la terra, ricavarne i migliori frutti e trasformarli in grandi vini che tutto il mondo oggi può assaggiare.

Grazie zio Mario, grazie Carlo e Mario, grazie Nizza Monferrato che ci dai Casa Scarpa dove prendono corpo vini di grande qualità, di evidente struttura, di grandi sensazioni olfattive e gustative.
Grazie e Buon LAVORO. Gli amici ONAV di Genova arrivati da Voi una serena mattina, l'11 Maggio 2002.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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