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Vocacibario

Brunello? Sempre Benvenuto

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato

Montalcino e il Brunello

 

Quasi alla fine dell’Ottocento, da una felice intuizione del garibaldino Ferruccio Biondi Santi, nacque il Brunello di Montalcino. Un vino divenuto mito, che oggi occupa le posizioni di vertice nel mondo del vino. Da quella bottiglia datata 1888, una pietra miliare del vino toscano, sono seguiti i tempi duri e bui, prima della fillossera e poi quelli ancor più nefasti del periodo bellico. Per merito d’alcuni produttori come i Santi e i Colombini, il vino locale, iniziò il lento ma graduale riscatto che condusse Montalcino all’attuale prosperità. Un esempio (tra i pochi al mondo) di come l’agricoltura può dare un reddito anche maggiore dell’industria, ma con effetti sull’uomo e sugli ambienti indubbiamente migliori. E’stato il primo dei Docg toscani ad esserne insignito. Da alcuni decenni, per la sua elevata qualità che ne ha creato un’esclusiva immagine, legandola saldamente al territorio e l’opera fattiva del suo Consorzio, il Brunello di Montalcino ha ottenuto innumerevoli riconoscimenti internazionali, che ne fa oggi uno dei pochi grandi vini di fascia alta tra i più venduti. 

 

L’evento

 

Benvenuto Brunello è una manifestazione di assoluto rilievo internazionale. Richiama ogni anno il meglio della stampa (specializzata e non) mondiale, buyer, operatori del settore e un’infinità di enoappassionati. Nel Chiostro del Museo di Montalcino nei giorni 16 e 17 febbraio, circa 200 giornalisti provenienti da tutto il mondo, hanno potuto valutare l’annata 2013 di Brunello di Montalcino, la Riserva 2012 dello stesso vino, nonché Rosso di Montalcino 2016 e, potendo, i Moscadello e i Sant’Antimo. Una kermesse oltremodo impegnativa, che li ha messi a dura prova, pensando che totalmente i vini in degustazione erano ben 384, di cui 253 Brunello di Montalcino tra quelli d’annata (135), Selezione (30) e Riserva (88), 117 Rosso di Montalcino 2016, 4 e 10, rispettivamente di Moscadello di Montalcino e Sant’Antimo. 

 

I Vini

 

Montalcino, chiude, siglando, tutte le anteprime. Puntualizzando che tra i Brunello di Montalcino, abbiano assaggiato tutte le Riserve e Selezioni, e oltre un centinaio del 2013 nell’arco dei due giorni, ovviamente, ci è rimasto il tempo necessario per assaggiare solo parzialmente (sessanta) il Rosso di Montalcino e i pochi vini delle altre tipologie. Dalle nostre personali valutazioni, sono emerse le seguenti considerazioni. Decisamente buona l’annata 2013. Un’annata calda con andamento climatico vario, ha dato ottime uve, da cui sono stati prodotti in generale, vini di buona freschezza e con profumi compositi. Di buon corpo, alcolici e sapidi. A tutto questo, vanno aggiunti l’età dei vigneti, le tecniche di vinificazione e d’affinamento adottate. Ecco le nostre valutazioni: Brunello di Montalcino 2013: sessanta di livello ottimo, venti sul molto buono, quindici sul buono, dieci sul medio-buono e i restanti dodici sul discreto. Quelli di maggior qualità ed armonia, presentavano un color rosso granato intenso, un bouquet intenso e persistente, fine, ampio, composito e (sentori fruttati, speziati con note di tabacco, cacao e goudron) discretamente boisé, dal sapore secco, sapido, giustamente o ancora un po’ troppo astringente, caldo, di buona struttura e continuità, dal retrogusto netto che richiama le note olfattive. Seguono nell’ordine: i 20, simili ma leggermente disarmonici per limitata freschezza ma, molto sapidi, dall’intenso e fine profumo, dal sapore secco ma morbido, caldo, leggermente tannico, di buon corpo e continuità. 

 

Poi i 15 dal colore granato non molto intenso, dall’intenso profumo fruttato e speziato con note piacevolmente boisé, e dal sapore abbastanza equilibrato, cosi come per la struttura e persistenza. Quelli giudicati medio-buoni, presentavano un colore rosso granato più scarico o, come in alcuni casi, rosso rubino, dal bouquet intenso ma poco ampio, dal sapore discretamente armonico. Mentre i restanti 12, presentavano caratteristiche molto attenuate e meno fini rispetto ai precedenti, in particolare al naso (troppo boisé, e note vegetali) e al sapore (un po’ magri e tannici o un po’ piatti e poco persistenti). Da buoni a discreti i 30 vigna o selezione 2013. Mentre degli 88 Riserva 2012 ben quaranta sull’ottimo, ventisei sul molto buono, dieci sul discreto tendente al buono, comuni e sufficienti gli altri rimasti.  

 

Gli altri vini

 

Valutando parzialmente (sessantasei) i Rosso di Montalcino 2016, li abbiamo trovati validi, dotati di ottimi colore e struttura, profumi intensi, abbastanza fini e fruttati, con valutazioni che spaziavano dal medio al buono, e una parte, all’ottimo. Da ottimo a buono i 4 Moscadello di Montalcino. Ci scusiamo invece per i Sant’Antimo, in quanto ne abbiamo assaggiato solo cinque su dieci, di cui sul buono.

 

4 stelle all’annata 2017 e la posa della Piastrella 

 

Come ormai e d’obbligo, ogni anno con l’assegnazione delle stelle all’annata, c’è la posa sulle mura del duecentesco palazzo comunale, dell’attesa formella. Quest’anno l’opera è stata realizzata niente di meno che da Sting e Trudie Styler. Una chitarra appena accennata, sopra un tramonto di Toscana. Legame tra questa terra e la musica.

Sull’annata 2017 i tecnici sono stati concordi: una buona annata ma colpita da siccità, dove le cura dei produttori prima in vigna poi in cantina, darà vini pieni e longevi.

 

Leccio d’Oro 2018

 

I premiati di quest’anno. Ristoranti esteri: 8 1/2 Otto e Mezzo Bombana di Hong Kong. Enoteche estere: K&L Wine Merchants di San Francisco. In Italia, per la categoria Ristoranti: Le Logge di Siena, per le enoteche alla Gastronomia Galanti di Firenze.

 

Il Brunello & C.  in cifre

(Fonte: Consorzio del Vino Brunello di Montalcino)

 

La produzione media annua di Brunello di Montalcino è di 7.100.000 bottiglie, secondo la qualità dell’annata.  

La superficie complessiva vitata è di 3500 ettari. 

La superficie vitata iscritta all’Albo del Brunello è di 2000 ettari. 

Complessivamente sul territorio operano 250 produttori, di cui 200 imbottigliatori. Tutti i produttori (il 100%) sono iscritti al Consorzio del Vino Brunello di Montalcino.  

Dimensione delle aziende: il 22% sono inferiori ad un ettaro, il 29% sono tra i e 3 ettari, il 15% sono tra i 3 e 5 ettari, un altro 15% è tra i 5 e i 15 ettari, il 9% sono tra i 15 e i 100 ettari, l’1% è sopra i 100 ettari; il 9% sono imprese esclusivamente commerciali. Principali Paesi importatori: USA 25%, Germania 10%, Svizzera 7%, Canada 5%, Inghilterra 3%, Giappone 3%, il resto è distribuito in circa 60 Paesi. Il restante 40% è consumato in Italia, in prevalenza: Toscana 7%, Nord Italia 8%, Centro Italia 5%, Sud Italia 1%, Montalcino 17%, di cui l’8% con vendita diretta in azienda. Attualmente un ettaro di vigneto di Brunello di Montalcino, si aggira sui 500.000 euro.  

 

La produzione media annua di Rosso di Montalcino è di 4.500.000 bottiglie, mentre la sua superficie vitata è di 250 ettari. 

La produzione media annua di Moscadello di Montalcino è di 80.00 bottiglie, mentre la sua superficie vitata è di 50 ettari. 

La produzione media annua di Sant’Antimo è di 700.000 bottiglie, mentre la sua superficie vitata è di 900 ettari. Il giro d’affari: il distretto del vino di Montalcino ha raggiunto un business di circa 130 milioni di euro. 


 

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Virgilio Pronzati, giornalista specializzato in enogastronomia e già docente della stessa materia in diversi Istituti Professionali di Stato...

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