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Vocacibario

Prima tappa delle Anteprime Toscane

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato

La Toscana del vino ci sorprende sempre. Dal buono all’ottimo, il livello dei vini presentati alle Anteprime Toscane. Non solo. Quest’anno a siglare l’apertura dell’Anteprima, un big della musica del calibro di Sting. Una manifestazione di sempre maggior rilievo internazionale che presenta alla stampa, buyers e operatori del settore, le nuove e vecchie annate dei grandi vini della Toscana.  Una kermesse di otto giorni (quest’anno dal 10 al 17 febbraio) che prende in esame i vini di vari consorzi, iniziando da quelli di minor notorietà e produzione ma di gran pregio, passando poi ai più noti Chianti, Chianti Classico, Vernaccia di San Gimignano, Vino Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino.  Sei tappe fondamentali nel tour tra i blasonati vini toscani.   

Prima tappa alla storica Fortezza dal Basso di Firenze per la degustazione dei vini Doc e Docg di 11 denominazioni di cui cinque Docg e sei Doc.  Tutti vini ricchi di storia e notorietà e altri meno noti ma anch’essi di pregio. Consorzio tutela Bianco di Pitigliano e Sovana. Il primo è una Doc storica, il secondo di una Doc del 1999. Sovana è una frazione del comune di Sorano, già inserito nella zona di produzione del Pitigliano. Una volta da tradizionali vitigni toscani, oggi integrati con quelli d’oltralpe. Cinque aziende con una dozzina di vini: piacevoli e molto sapidi i bianchi Pitigliano del 2016 e 2015. Ancor meglio i Superiore. Giovani ma interessanti i rossi di Sovana per bouquet e struttura.   

Dal Consorzio Vini di Carmignano, sedici Carmignano Docg di cui sei Riserve con annate spazianti dal 2008 al 2016, undici Barco Reale di Carmignano di cui sette del 2016, un Rosato, cinque del 2016, un Vin Santo di Carmignano 2010 e nove  Toscana IGT. Per il Carmignano: giovani e discretamente armonici i 2015; buone le Riserve; ottimi i 2012; molto buono il 2010; interessante e pronto il 2008. Ottimo il Vin Santo del 2010.  Negli Igt rossi, pieni e persistenti i 2016, 2015 e 2013 e 2012, quasi pronto il 2011; piacevole, fresco e sapido il bianco.   

Cambiando provincia, passando da Prato a Grosseto, incontriamo il Consorzio del Montecucco Docg. Una zona vocata situata più all’interno e vicino all’Amiata e in continua evoluzione. Ventotto aziende con circa trenta vini presentati dal Consorzio Montecucco, con annate dal 2010 al 2015, che hanno si in comune il Sangiovese, ma con naturali differenze legate ai fattori pedoclimatici, altimetria in particolare.  Zona migliore anche per i bianchi. Complessivamente, vini freschi, sapidi, un po’ minerali, giustamente tannici, di buona struttura e persistenza.  Buone le riserve.

Restando in zona, troviamo il Consorzio Maremma Toscana Doc che presenta settantaquattro vini tra cui quindici bianchi (vermentino, viognier, chardonnay, ansonica) del 2016 e 2017. Tutti sapidi e invitanti. Dai restanti quarantanove rossi, di annate varianti dal 2013 al 2017: giovani, polputi e promettenti i 2016; di buon livello ed equilibrio i 2015; pieni, fruttati e persistenti i 2012 e 2013; fine e composito l’unico 2011, discreti tendenti al buono i 2014. Molti da Sangiovese, seguiti da bordolesi, con alcuni con Ciliegiolo. Un’ampia ma vocata zona in grado di dare sempre più piacevoli sorprese.

Saltando da Grosseto a Lucca, passiamo al Consorzio dei Vini delle Colline Lucchesi Doc. Una tra le prime nate in Toscana, avendo ben 50 anni (con successive modifiche nel disciplinare) e oggi presente in otto tipologie.  In degustazione 22 vini di cui quattro buoni bianchi dal 2015 al 2017. Buoni in generali i rossi da Sangiovese e alti autoctoni, più pieni e longevi quelli da bordolesi, delle annate 2015-2016.   Altrettanto buoni sia un 2012 Riserva che i due 2013.  

Nella stessa provincia il Consorzio dei vini Montecarlo. Uno storico vino che da quasi mezzo secolo è stato fatto Doc (1969), oggi presente in 10 tipologie.  Bianco, Rosso, Rosso Riserva, Vermentino, Sauvignon, Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, Vin Santo, Vin Santo  occhio di pernice.  I 12 vini presenti di cui sette rossi dal 2014 al 2016, erano tutti di buon equilibrio.  Dei cinque bianchi, due con vitigni autoctoni (o quasi) e tre con vitigni francesi, sebbene con ovvie differenze, il livello andava dal medio buono al buono.

Passando alla provincia di Arezzo, troviamo il Consorzio Valdarno di Sopra Doc con presenti quattordici vini di cui solo tre bianchi (2016) e un rosato (2016) con annate che vanno dal 2013 al 2016. Vini ottenuti da vitigni tradizionali con alcune eccezioni. Tra questi ben tre biologici.  Piacevoli e varietali i bianchi; buono il rosato 2016.   Tra i rossi si passa da un valido 2013 ai buoni 2015-2016. Tendente al buono l’unico 2014. Una piccola Doc con una grande storia, essendo già stata citata nel Bando Mediceo del 1716. 

Della stessa provincia, il Consorzio Vini Cortona che presenta quattordici vini rossi Doc con annate che spaziano dal 2012 al 2016. Ben tredici da vitigni “foresti” e tre da Sangiovese, di cui uno spumante Classico Brut Rosè 2014. Un buon Toscana IGT 2011 da Merlot. Dal discreto al buono i Cortona 2014. Pieni e persistenti i Cortona DOC. Una zona in crescita.

E’ la volta del Senese con il Consorzio Terre di Casole.  Una Doc nata undici anni fa e collocata nel cuore della Val d’Elsa.  Possiede i requisiti pedoclimatici per conferire vini di pregio.  In degustazione 10 vini di quattro aziende, di cui sette Doc e tre IGT, delle annate calde spazianti dalle 2011, 2013, 2015 e 2016.  Solo uno del 2014, per altro sapido e di buon equilibrio.  Quelli delle precedenti annate hanno espresso profumo, struttura e continuità. Lo stesso i tre IGT.

Il livornese Consorzio Val di Cornia DOCG anche se non molto noto, produce vini di pregio, in particolare col Sangiovese, seguito dai bordolesi, Syrah e il raro Pugnitello, mentre i bianchi dal Vermentino, Sauvignon e Viognier. L’assaggio ha proposto trentasette vini di cui cinque Doc e trentadue IGT.  Nei dieci bianchi un solo Doc e nove IGT (dal 2014 al 2017), prevaleva il Vermentino per numero e qualità.  Nei rossi (dal 2009 al 2016) sapidi e invitanti quelli da Sangiovese. Più complessi quelli da uve bordolesi.  Interessante l’Ansonica Passito. Del 2015 e 2017

Infine il Consorzio Vini Elba, una delle prime Doc d’Italia nata nel 1967, composta di dodici tipologie. Nell’isola si possono produrre le Doc Elba: Bianco, Ansonica, Vermentino, Trebbiano toscano o Procanico, Rosato, Rosso, Riserva, Sangiovese. Inoltre sono Doc l’Ansonica passito, il Moscato passito e il Bianco passito  e l’Aleatico Docg.  I tasting proponeva trentasette vini di cui cinque Doc e trentadue IGT. Di questi quattro Rossi (2015 e 2016), dieci Bianchi (dal 2015 al 2017), uno spumante 2016 rosato 2017 e ben sette passiti (dal 2015 al 2017). Di buon livello tutti, ma in particolare i Vermentino, i Rossi IGT e gli Aleatico.

 

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Virgilio Pronzati, giornalista specializzato in enogastronomia e già docente della stessa materia in diversi Istituti Professionali di Stato...

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