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Vocacibario

Il Ruchè sulle tavole del PEsciolino

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato

Genova, Milano e Montemagno hanno dato il via all’evento “A tavola con il Ruchè”
.

Iniziativa firmata da Go Wine che comprende tre convivi svoltosi rispettivamente in tre ristoranti delle città citate, siglati dal Ruchè di Castagnole Monferrato, protagonista sia nell’abbinamento con i piatti che nel tasting.  Il tutto finalizzato per presentare al meglio la Festa del Ruchè edizione 2017 che si tiene il 13 e 14 maggio alla Tenuta La Mercantile di Castagnole Monferrato. La scelta del locale genovese per presentare il Liv motive della serata, non poteva essere migliore.  Situato in pieno centro cittadino con dietro il centro storico e vicino a tutti i centri commerciali della città, il ristorante PEsciolino (la E non è un refuso, è voluta) gestito dalla patronne Patrizia Iacconi, è oggi il punto di ritrovo non solo per esigenti gourmet, ma di uomini d’affari e turisti a cui piace la calda ma professionale accoglienza e la sobria eleganza dell’arredamento che caratterizza il locale. 

Anfitrioni, Massimo Corrado e Arturo Gris, rispettivamente, presidente e delegato genovese dell’Associazione Go Wine.  Dopo gli interventi di Corrado e Gris, il primo sull’attività dell’Associazione, il secondo sulla serata, è seguito la cena con le golosità create dal valente e giovane chef Mirco Cogo, e servite sotto l’occhio vigile dei maitre Romeo Cauli e Roberto Labaro.  Cima di coniglio con fave fresche, su salsa di prescinseua e verdure crude acidulate, e Vitel tonnè 52° (i gradi di cottura) con fagiolini e barba di frate. Ravioli del plin (pizzicotto) al nero di seppia ripieni di stoccafisso mantecato conditi con salsa di pomodoro, olive, pinoli e timo, e Risotto con piselli, pecorino e guancia di manzo brasata.  Manzo all’olio con carciofi e patate fondant. Veli di ananas alla menta e gelato al cocco e Torta sbrisolona con semifreddo allo zabaione di Moscato.  Il tutto, tranne le due ultime portate, abbinato col Ruchè di Castagnole Monferrato delle annate 2016 (tredici), 2015 (nove), 2014 (uno) e 2010 (uno). 

A parte un piatto, l’abbinamento col Ruchè è stato in gran parte gradito dai numerosi ospiti presenti, tra cui Luca Ferraris presidente del Consorzio di Tutela del Ruchè di Castagnole Monferrato e alcuni produttori del medesimo vino. Interessante e indicativo l’intervento di Ferraris: La Festa era iniziata con il compimento del 20° anniversario della doc. Oggi abbiamo una docg, che è una risorsa del territorio, non solo nell’area di produzione ma per tutta la provincia di Asti. Il Ruchè rappresenta anche simbolicamente un fattore di riscatto sociale e offre nuove possibilità di sviluppo per chi vive e opera in questo angolo di Monferrato. Un vino che esportiamo in molti Paesi del mondo, dove si fa apprezzare per il suo carattere e la sua originalità ed è una sorta di vera nicchia per quella che è l’enologia nazionale. I numeri testimoniano questo crescente successo: infatti, nel 2017 abbiamo dati e statistiche per poter arrivare a un milione di bottiglie e quindi superare questo traguardo che è molto importante per una denominazione che faceva 400.000 bottiglie 7 anni fa, ma ne faceva appena 30.000 30 anni fa.  

Di seguito, il gradito intervento sul Ruchè della brava giornalista Egle Pagano.  Due parole sul Ruchè. Intrigante e curioso piacevole vino rosso semiaromatico, nato in una ristretta zona comprendente solo i comuni di Castagnole Monferrato “il Cuore del Ruchè”, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi.  Non solo, questi sette comuni fan parte anche delle Docg Barbera  del Monferrato e d’Asti, e Doc  Grignolino d’Asti, Monferrato e Piemonte.  A scoprirne i pregi e portarlo alla notorietà, due castagnolesi Doc.  Il parroco don Giacomo Cauda che lo riscoprì negli anni ‘70, e il sindaco Lidia Bianco che contribuì all’ottenimento della DOC nel 1987.  Incerta l’origine del nome.  Tra le varie ipotesi, potrebbe derivare da rocche, ossia irte posizioni collinari, dove questo vitigno dà il meglio di se.  Docg dal 2010, il Ruchè di Castagnole Monferrato deve essere prodotto con almeno il 90% delle uve omonime (il 10% barbera o brachetto). 

Infine alcune mie personali considerazioni. Ventuno dei ventiquattro Ruchè presentati e assaggiati nell’occasione, tranne alcuni, si sono espressi al naso con netti profumi varietali (floreali, fruttati e speziati) e, in bocca, di buona freschezza e sapidità, gradevolmente tannici, pieni ma snelli e di ottima persistenza (2016 e 2015).  Buoni sia il bouquetè 2010 (annata fredda ma regolare) e il 2014, malgrado l’annata non facile. 

I diciannove produttori dei ventiquattro vini

Ruchè di Castagnole Monferrato Docg 
Amelio Livio (Grana):  Primordio 2016 e 2015
Bersano (Nizza Monferrato):  San Pietro Realto 2016
Bosco Tommaso (Castagnole Monferrato): Oltrevalle 2016
Caldera (Portacomaro): 2016
Cantina Soc. di Castagnole M.to: Terre dei Roggeri 2016
Capuzzo Renato (Cast. M.to): 2016
Crivelli (Cast. M.to): 2016
Ferraris Luca (Cast. M.to): Bric d’bianc e Clàsic 2016, Opera prima 2015
Garrone Evasio & Figlio (Grana): 2016
La Miraja (Cast. M.to): 2016
Massimo Marengo (Cast. M.to): 2016
Tenuta Montemagno (Cioccaro di Penango): 2016
Cantine Sant’Agata (Scurzolengo): Na Vota 2015, Pro Nobis 2014, Genesi 2010
Cascina Terra Felice (Cast. M.to): Bricco della Rosa 2015
Gatto Pierfrancesco (Cast. M.to):  Caresana 2015
Poggio Ridente (Cocconato): San Marziano 2015
Tenuta dei Re (Cast. M.to):  2015
Tenuta della Cascinetta (Viarigi): 2015
Tenuta La Fiammenga (Cioccaro di Penango): 2015


Nella foto di Linda Kaiser: Massimo Corrado e Arturo Gris. Dietro lo chef Mirco Cogo, il maitre sommelier Romeo Cauli,  la titolare Patrizia Iacconi e due camerieri


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