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Vocacibario

Verticale di Valpolicella Superiore all'ONAV di Savona

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato

Negli anni Sessanta dopo il Chianti, tra i vini più diffusi in Italia c'erano Bardolino e Valpolicella.  Tant’è che un’azienda veronese, li confezionava entrambi nei fiaschi.  Altri tempi.  Oggi quei due vini sono consumati in vari Paesi del mondo. Il primo è un signor vino ideale per il desco quotidiano, il secondo, di maggior pienezza e persistenza, equilibra ed esalta piatti di maggiore impegno e saporosità. Parlando del secondo, il Valpolicella Doc dal 1968 è presente anche nelle versioni Classico, Valpantena e Superiore ha raggiunto un livello qualitativo ottimale, in particolare il Superiore.  Prodotto con le uve dei classici vitigni veronesi Corvina Veronese (Cruina o Corvina) dal 45 al 95 % (ammesso in tale ambito la presenza del Corvinone nella misura massima del 50%) e Rondinella dal 5 al 30 %.

E’ ammessa una percentuale massima del 25% di uve a bacca rossa non aromatiche, ammesse per la provincia di Verona.  Mentre la resa massima di uve per ettaro è 120 quintali. La sua zona produttiva comprende in tutto o in parte i territori comunali di Marano, Fumane, Negrar, Sant’Ambrogio, San Pietro in Cariano, Dolcè, Verona, S. Martino Buon Albergo, Lavagno, Mezzane, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Cazzano di Tramigna, Grezzana, Pescantina, Cerro Veronese, S. Mauro di Saline e Montecchia di Crosara. Dall’alcolicità minima di 11 gradi e di 12 per il Superiore con un affinamento di almeno un anno, sale mediamente di un altro grado nelle buone annate (in grassetto i comuni del Classico). 

Come per altri vini il Valpolicella vanta antiche origini. Le prime coltivazioni della «Vitis vinifera L. », si attribuiscono alla civiltà paleoveneta o a quella etrusco-retica che fiorì tra il VII e il V secolo a.C. e che persistette durante la dominazione romana in Valpolicella, nel «Pagus Arusnatium». Il primo vino che si produceva nella zona, che oggi è la “Valpolicella”, era conosciuto come «retico», perchè prodotto nella zona collinare e montana della provincia veronese-romana, chiamata “Retia”, abitata dai Reti e gli Arusnati. Il vino era servito alla corte dell’imperatore e, sin dall’antichità, fu celebrato da Plinio, Marziale, Virgilio e Svetonio.  Fra le ipotesi sull’origine del nome “Valpolicella”, sembra che possa derivare dal latino “Polesella” che significa terra dai molti frutti o da “Vallis-polis-cellae” cioè valle dalle molte cantine.

Molte sono anche le citazioni dell’attività di vinificazione in Valpolicella da parte dei classici greco-romani a testimonianza dell’importanza viticola della zona. Nei secoli successivi la viticoltura in Valpolicella è cresciuta molto e ha iniziato a specializzarsi come attestato dalla prima catalogazione ampelografia del XIX secolo, che ufficializza, tra l’altro, “la corvina” quale cultivar tipica della Valpolicella. Numerosi sono gli studiosi che dedicarono lezioni e scritti ai vitigni della Valpolicella; nel 1881 Stefano de' Stefani curò la prima delimitazione delle zone produttive dei vini di Verona in cui erano citati i “Vini della Valpolicella”; tale definizione della zona ed il miglioramento delle tecniche di produzione e di vinificazione nei successivi ottant’anni hanno portato nel 1968 al riconoscimento Doc. 

Tornando all’attualità, molto indicativa la degustazione verticale di otto annate di Valpolicella Superiore dell’Azienda Agricola Ferragù Carlo di Illasi, promossa dell’Onav di Savona presieduta dal Delegato regionale e maestro assaggiatore Andrea Briano.  

Ecco sui vini, le note, le conclusioni e i relativi punteggi, assegnati del bravo assaggiatore Francesco Petacco delegato Onav di La Spezia.

Valpolicella Superiore 2012: Naso di sferzante intensità, piccoli frutti con ciliegia e mirtilli a dominare, fresco e speziato, chiude su una scia minerale di grafite. In bocca entra succoso e intenso, mostra una grande personalità che in questa fase “giovanile” ha ancora qualche punta da smussare nel tempo, la trama tannica imponente ma non debordante si sta intrecciando all’acidità, nel complesso mostra  un’espressività così ricca di energia da rendere l’assaggio a tratti emozionante. (91/100)

Valpolicella Superiore 2011: Naso scuro e surmaturo, figlio di un’annata calda e concentrata, prugna , more e cassis, erbe aromatiche macerate . In bocca si percepisce la materia calda e fitta di cui è dotato, tannini e alcol sono ben amalgamati e i equilibrio con l’acidità, manca però un quid di freschezza a dare la giusta scintilla alla dimensione gustativa che è comunque di gran piacevolezza. (89/100)

Valpolicella Superiore 2010: Annata fresca, si percepisce al naso un buon equilibrio tra la frutta matura e la vena balsamica , in dissolvenza una traccia minerale che dona eleganza. La bocca è coerente e ordinata, la freschezza innerva una giusta trama tannica donando slancio alla tensione gustativa verticale, la struttura è più esile rispetto agli altri campioni, ma ne beneficia l’armonia, dove tutte le componenti pur essendo più piccole sono però al posto giusto. (90/100)

Valpolicella Superiore 2009: Ritorna un’annata calda: il naso si distende su note surmature e “dolci”, queste ultime dovute purtroppo all’uso parziale del legno americano che non aiuta a dare slancio. In bocca la buona tessitura si dispiega grazie ad una freschezza ben calibrata, un ritorno di note dolci donate dall’affinamento del legno non completamente calibrato al vino ne imbrigliano l’espressività. (88/100)

Valpolicella Superiore 2008: Annata fresca che regala subito un naso di attraente complessità: marasche sottospirito, spezie scure, liquirizia, eucalipto. In bocca ritroviamo vivacità e lunghezza, i tannini molto fini e stratificati sostengono una struttura dinamica dove l’energia espressiva che ne pervade la beva sembra non finire. Profondo e persistente. (92/100)

Valpolicella Superiore 2005: Annata equilibrata, naso ampio, evocativo, di grande impatto, giocato su note intriganti di frutta sottospirito, erbe medicinali, radici, terra battuta, spezie, chiude elegantemente su goudron e cuoio. in bocca si distende e occupa il palato dinamicamente, lo sviluppo gustativo è profondo, i tannini sono perfettamente integrati alla spina acida, il finale lunghissimo ne attesta il blasone di fuoriclasse. (93/100)

Valpolicella Superiore 2004: Naso scuro, etereo con note ermeneutiche in evidenza soprattutto smalto e acetone e note di frutta surmatura, in chiusura si percepisce nettamente la fase ossidativa del vino. In bocca ritroviamo le note eteree che ne omologano lo sviluppo, la struttura è ancora importante anche se ha una dinamica limitata. In chiusura tornano note dolci di caramello bruciato dovuta ad un affinamento  in legno poco complementare al vino. (85/100)

Valpolicella Superiore 2003: Annata caldissima che ne influenza il naso tutto su note terrose, scure e umide, sottobosco e tartufi, frutta nera e goudron.  In bocca la pienezza gustativa è comunque mitigata da una componente sapido/minerale che ne rinfresca l’impatto, sorprende la vivacità che ancora ne sostiene la trama all’assaggio pensando soprattutto all’annata caldissima e al fatto che è la prima annata prodotta.


Conclusioni

La zona d’Illasi non finisce di stupire, fornendo un altro interessante e validissimo produttore: Carlo Ferragù.  L’uva di quest’azienda dona grande struttura e potenza tannica, la mano dell’uomo preserva la freschezza, di cui i vini sono quasi tutti dotati, donando all’insieme un buon equilibrio, soprattutto pensando alla potenza alcolica di tutti i campioni assaggiati. Nelle annate più fresche si nota nei vini un maggiore equilibrio che si traduce in eleganza, mentre nelle annate più calde “la struttura importante” ricevuta in dote da questo territorio sembra leggermente esasperarsi.

Nel complesso i vini sono di ottima fattura, ad esclusione forse del fatto che l’uso parziale del legno americano sebbene ne anticipi la prontezza ne rallenti al contempo l’espressività, soprattutto a causa delle note dolci tipiche della quercia americana. I vini di Carlo Ferragù sono oramai un punto di riferimento qualitativo e stilistico e confermano che la cosiddetta “zona allargata” della Valpolicella (Mezzane e Illasi) sia semplicemente un altro tassello del grande mosaico territoriale Veronese, con caratteristiche gustative originali e personali che attestano la grande vocazione enoica di questo territorio a produrre grandi vini.

 

Nella foto: da sin, Francesco Petacco e Andrea Briano

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Virgilio Pronzati, giornalista specializzato in enogastronomia e già docente della stessa materia in diversi Istituti Professionali di Stato...

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