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Vocacibario

Lo Champagne Encry al vaglio dell'Onav di Savona

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato

Lo Champagne, come dicono i francesi è gioia di vivere.  Non solo.  Per alcuni secoli ha siglato momenti importanti della mondanità parigina e decisioni politiche. Non c’è stato un varo senza la classica bottiglia di Champagne. Sposo alla pari con il caviale.     Protagonista nella Belle Epoque: con lo Champagne si festeggiava il benessere e le importanti scoperte nella medicina, chimica e fisica.  Senza essere smentiti, si può affermare che lo Champagne è il vino più conosciuto nel nostro pianeta. Un doveroso prologo su questo straordinario vino. La sua zona di produzione comprende ben 34.165 ettari (il 6.6% dell’A.O.C francese) di cui 33.573 mila ettari in produzione. Una fascia lunga 120 chilometri, con una larghezza compresa tra i 300 metri e i due chilometri.  

Unico il suo terreno che si estende su cinque dipartimenti della Francia: la Marne (22.075,48 ettari), l’Aube (7033,23 ettari), l’Aisne (2935,74 ettari), la Seine et Marne (56,15) e l’Haute Marne (72,52 ettari), situati a 150 chilometri circa a Nord Est di Parigi e comprende 634 amministrazioni comunali. Il vigneto della Champagne è ancora più ristretto contando 321 comuni vocati alla viticoltura champenois, così suddivisi: 213 nella Marne, 63 nell’Aube, 39 nell’Aisne, 3 nel dipartimento della Seine et Marne e 2 nell’Haute Marne.  L’origine marina di questa regione risale a circa 70 milioni di anni fa, quando l’acqua dell’oceano ritiratasi, abbandonò un sedimento gessoso (craie) dello spessore medio di 200 metri, e da due eventi sismici. 

Il primo avvenuto circa cinquanta milioni di anni fa, ne ruppe la crosta di gesso, sollevò il terreno, facendolo impregnare di elementi marini e minerali. Il secondo di più forte intensità, avvenuto circa dieci milioni di anni fa, ne portò  alla formazione di un terreno collinare ricco di valli. La presenza della “craie” mescolata a sedimenti marini (Belemnita quadrata) ne è la quasi totale caratteristica del sottosuolo. Le capillari radici del ceppo di vite, penetrando profondamente in questo tipo di deposito cretoso dello spessore di 200-300 metri, ne assorbono gli elementi minerali di cui è ricco e determinano la finezza inimitabile e la leggerezza del vino della Champagne. 

Champagne in numeri (Fonte: Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne. Con sede a Epernay, il Comité Champagne riunisce tutte le Maison e i viticoltori della Champagne).  15.700 vigneron; 300 Maison; 33.573 ettari in produzione di cui 22.285 nel dipartimento della Marne, 7931 nei dipartimenti dell’Aube dell’Haute Marne; 3.357 dei dipartimenti dell’Aisne e Seine-et-Marne. Vitigni: 38% Pinot Nero, 32% Meunier e 30% Chardonnay.  Resa di uve per ettaro: 12.008 chili:   Produzione media: 349 milioni di bottiglie;  Stock di bottiglie: 1.403 milioni di bottiglie. Valore economico: 4,4 miliardi di Euro di cui 2,3 all’export.  I dieci mercati esteri dello Champagne: 1° Regno Unito con 30.786.727 bottiglie.  2° Stati Uniti: 17.853.267 bottiglie.  3° Germania con 12.362.568 bottiglie.  4° Giappone con 9.674.446 bottiglie.  5° Belgio con 9.525.304 bottiglie.  6° Australia con 6.023.165 bottiglie.  7° Italia con 5.359.536 bottiglie.  8° Svizzera con 5.137.664 bottiglie.  9° Spagna con 3.066.022 bottiglie. 10° Svezia con 2.495.188 bottiglie. 

Tornando al titolo del pezzo, ecco la presentazione del Delegato regionale e savonese dell’Onav Andrea Briano su gli Champagne della Maison Encry di Reims-Le Menil sur Oger del Récoltant Manipulant Enrico Baldin, padovano, con tre ettari di vigneto, svoltasi il 10 dicembre scorso al Mare Hotel di Savona e organizzata dalla Delegazione savonese dell’ONAV.

Quando si parla di Champagne, non sappiamo perché, anzi lo sappiamo benissimo, si “rizzano le antenne”; e qui siamo di fronte a un’azienda di Champagne particolare…. Intanto la scenografia: Le Mesnil-sur-Oger, uno dei 17 Grand Cru di Champagne, 20 km da Épernay, cuore della Côte des Blancs, dove il terreno gessoso mescolato con gli strati di fossili marini si compatta maggiormente, regalando allo chardonnay potenza e struttura.  Poi il palcoscenico con gli attori: il primo sua signoria lo Champagne, insieme al suo comprimario principale – il produttore - il padovano Enrico Baldin, che di francese non ha manco l’unghia dell’alluce, così come sua moglie Nadia, con cui è riuscito ad aprire (in Francia!! Nella Champagne!!!) un’azienda di tre ettari di vigne…. La storia dell’azienda: tutta da scoprire! La Maison fa parte di quei piccoli produttori, i cosiddetti Récoltants-Manipulants (per tanto si trova la sigla R.M. sulle etichette delle bottiglie).

Le cuvée prodotte sono:

• Zéro Dosage 100% Chardonnay

• Millésime 2005, 100% Chardonnay

• Blanc de Blanc Grande Cuvée Brut 100% Chardonnay

• Grand Rosé Prestige (95% Chardonnay Mesnil - 5% Vin rouge Bouzy)

Incuiriositi? Provare anzi degustare per credere….e “Se le porte della percezione fossero aperte, tutto apparirebbe cosi com’è: Infinito!”

Alla serata di degustazione sarà presente il produttore Enrico Baldin che porterà anche qualche bottiglia per chi desidera acquistarla.

Di seguito quella del vice delegato Roberto Fiorino:  Come dice il mio amico Andrea Briano: "Siamo prossimi a Natale e allora diamo fuoco alle polveri". E le polveri sono eccezionali bollicine francesi, ma fatte da un italiano, Enrico Baldin di Padova, che in Italia avrebbe potuto limitarsi a giocare ala tre quarti nella locale squadra di rugby, mentre qui si è inventato il mestiere di champagnista da agronomo che era. L’azienda è di soli tre ettari e subito ci si domanda su come un italiano sia riuscito ad averli in dotazione. Infatti la storia dell’azienda è da romanzo e racconta anche bene su quanto siano protezionisti i francesi. Comunque: ecco uno Champagne della Côte des Blancs, Grand Cru, Le Mesnil-sur-Oger, dove il terreno gessoso regala allo chardonnay grandissima mineralità, oltreché potenza e struttura. Dettaglio non da poco: i dirimpettai del Baldin sono da un lato Krug Clos-du-Mesnil e dall’altro Salon (bottiglie a partire da 300 euro in su), insomma un abbraccio o meglio un placcaggio paradisiaco. La reinterpretazione italiana di un terroir - a dir poco unico - presenta uno chardonnay dosaggio zero, prodotto da vin clair fatto solo in acciaio. Per me, ma non solo per me: uno champagne fantastico. Intanto per l’eleganza e la fragranza al naso – con note di agrumi, pietra focaia, ostriche, miele e fiori bianchi. Eppoi per il tappeto vellutato e cremoso delle bollicine. Per la mineralità che persiste infinitamente in bocca. Per l’estremo equilibro gustativo, pulizia dei sentori e armonia. Una Grande Cuvée  che sorpassa con eleganza l’asticella dei 95, e regala momenti gustativi unici a un prezzo certamente non da Krug o Salon. A proposito proprio di Krug. Nell’85 Henry Krug diceva che una “Grande Cuvée è armonia, una sinfonia dove tutti gli strumenti suonano assieme, completandosi gli uni con gli altri in totale armonia” e aveva proprio ragione perché la Grande Cuvée Encry è proprio armonia e ti fa capire un po’ perché i Francesi (sempre maledettamente in gamba) dicono che lo champagne è champagne e tutto l’altro - intendo io come mondo di bollicine e non so se loro si riferiscano solo a questo – è-…. altro. Prosit.

Conclusione con la valutazione tecnica in centesimi di Andrea Briano

Champagne: Blanc de Blanc Grande Cuvée Brut: 87/100;  Brut 60 mesi sui lieviti: 91/100; Grand  Rosé Prestige: 87/100; Millésime 2009 Grand Cru: 89/100;  Zero Dosage Grand Cru: 93/100.

 

Nella foto: da sinistra Andrea Briano, Enrico e Nadia Baldin.

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Virgilio Pronzati, giornalista specializzato in enogastronomia e già docente della stessa materia in diversi Istituti Professionali di Stato...

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