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Viaggi enogastronomici

Tipicità in blu: Ancona da terra (Terza Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

A spasso per Ancona

Ci si rivede alle 16.30 circa per una visita alle bellezze più nascoste di Ancona con l’assessore Paolo Marasca che ci accompagna iniziando dalla Biblioteca Amatori, che si trova all’interno del palazzo Benincasa, del 15° secolo, di Giorgio Orsini da Sebenico, architetto dalmata, in cui ha sede il Tribunale Amministrativo Regionale delle Marche (il TAR). È una biblioteca lasciata da una donazione privata, che conta oltre ventimila volumi. Oltre ai tomi sono eccezionali per la loro bellezza i soffitti a cassettone, decorati da affreschi di G. Pallavicini.
Il palazzo successivo è la Loggia dei Mercanti, sempre di Giorgio Orsini da Sebenico, dove la nostra guida ci racconta le principali opere del Vanvitelli ad Ancona, il Porto, la Mole e la Chiesa del Gesù.
All’interno della Loggia maestose statue, esposte nelle nicchie laterali, mi ricordano il salone di Palazzo San Giorgio nel Porto Antico di Genova, stessa imponenza, stesso fascino.
Eccoci ora davanti alla Chiesa di Santa Maria della Piazza, costruita probabilmente nel dodicesimo secolo sulle antiche mura greche, come evoluzione della primitiva cattedrale di Santo Stefano. All’intefrno è molto spoglia ed essenziale, con un bel crocifisso della scuola di Cimabue appeso al muro alle spalle dell’altare. Molto interessante la visita alla cripta sottostante, con affreschi e mosaici del quarto – settimo secolo dopo Cristo.

Vedi anche Tipicità in blu: Ancona e l’Oro di Mare (Prima Parte)
Vedi anche Tipicità in blu: Gli stand e Santa Maria di Portonovo (Seconda Parte)

Vedi anche Tipicità in blu: Ancona dal mare e il talk show (Quarta Parte)


Usciamo e prendiamo la direzione verso il Porto e dopo un centinaio di metri siamo sotto al Palazzo degli anziani, una costruzione ardita di epoca medioevale, che sembra un grattacielo. Oggi vi si riunisce periodicamente il consiglio comunale. Ai lati del palazzo le aree archeologiche, in fase di recupero, e il porto Traianeo, anch’esso oggetto di ristrutturazione migliorativa secondo i piani della Giunta attuale.
Arriviamo a piedi fino all’Arco di Traiano e poi saliamo con il piccolo pullman di Nero Servizi che ci ha trasportato per tutto il giorno fino alla Cattedrale di San Ciriaco, che però è già chiusa. Allora entriamo dal lato Nord, attraverso il chiostro che fa da ingresso al Museo diocesano, grazie alla gentilezza di Monsignor Ermanno, già parroco di Osimo, che ci accompagna e ci fa da guida raccontandoci tutto ciò che riguarda la Cattedrale.
San Ciriaco è diventata cattedrale di Ancona nell’anno mille, succedendo in tale veste alla Chiesa di Santa Maria della Piazza, che abbiamo appena visitato.
Sull’altare due bei bassorilievi di San Ciriaco e Santo Stefano. Vicino all’altare un bell’ambone del 750 d.C. che è il pezzo più antico della chiesa, insieme alla sedia in pietra visibile dietro lo stesso altare.
Nel 1943 la Chiesa ha subito un bombardamento che ha in parte distrutto l’antica cripta, che poi è stata ricostruita cercando di rispettarne la tradizione e le caratteristiche.
Sopra l’altare, nella parte di levante, c’è ancora ben visibile lo stemma degli Albornoz.
Sullo sfondo dello stesso altare un’immagine del Cristo Risorto, messo per volontà del Cardinale Albertini di Bologna. Ai lati tele del Cristo Crocifisso.
Il soffitto è di legno ed è stato rifatto nel secolo scorso sui disegni originali.
Lasciamo Don Ermanno e torniamo in centro per visitare il Teatro.
Ci accompagna Paolo Brega. Il teatro di Ancona era stato bombardato nell’ultima guerra, come parte dei palazzi e delle chiese del centro di Ancona ed era poi stato trasformato in sala cinematografica.
Negli anni ’90 è stato ricostruito come teatro con una platea e tre gallerie sovrapposte per un totale di 1156 posti a sedere.
La parte oggi più interessante, dal punto di vista architettonico, è la barriera tagliafuoco realizzata in ottone come unica scultura dal maestro Valeriano Trubbiani, ideatore delle scenografie del film di Fellini “La nave va”, barriera che costituisce anche il sipario del teatro e che si innalza quando c’è lo spettacolo
Al centro del sipario appare il Sole sornione, che si risveglia dopo una cinquantina d’anni in cui era rimasto addormentato a causa della trasformazione da teatro a cinema. Tutta la struttura ha poi una sua simbologia che vale la pena approfondire se visiterete il teatro e che potete anche ammirare nella riproduzione in scala che si trova in sala d’ingresso quando il sipario non è direttamente visibile.
Lasciamo il teatro e ci incamminiamo verso il centro per arrivare fino a Piazza del Plebiscito, la piazza più bella di Ancona, a mio parere, dove ceneremo alla Moretta.

Trattoria La Moretta

Il locale si presenta con una veste elegante stile belle epoque, liberty, con molto legno e un’atmosfera calda e rilassante. Alberto Monachesi introduce la serata ricapitolando le bellezze di Ancona che abbiamo appena visitato, ancora fresche nei nostri occhi e nei nostri sensi e passando in rassegna le delizie gastronomiche che abbiamo finora sperimentato e che si chiuderanno con il “Brodetto” che ci ha preparato stasera Corrado Binò.
Iniziamo la cena con un brut di Verdicchio prodotto da Garofoli ad accompagnare gli antipasti. Ecco poi le tagliatelle al bastone, il mattarello romagnolo, presentate come chitarrina all’uovo con cozze, vongole e cicale di mare. Il vino è un Verdicchio dei Castelli di Jesi classico superiore 2013 di 13,5 gradi di Pontemagno a Cupramontana.
Il Brodetto di Corrado è sontuoso, superlativo, con le mazzancolle, lo scampo, la coda di rospo, i calamari e le seppie. Lo accompagna egregiamente il Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva 2011 di 13 gradi di Casal Farneto da Maiolati Spontini.
Per chiudere il sorbetto di limone al Mistrà Varnelli.
La serata è finita e si torna passeggiando, anche per digerire meglio, fino al punto d’incontro dei piccoli bus per risalire al See Port Hotel.

Foto Credit: Gabriella Repetto.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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