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Viaggi enogastronomici

Invecchiando si migliora: le Marche in Verticale (Prima Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Non potevano trovare un titolo più indovinato per questo esemplare educational tour che l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini ha voluto dedicare a quei suoi vini che fanno dell’invecchiamento il loro punto di forza. Ancora una volta la Regione Marche ti stupisce con i suoi prodotti di eccellenza, prodotti che nascono dalla terra e crescono con l’esperienza di un popolo industrioso e maestro nel più pregiato artigianato. L’invito di Alberto Mazzoni mi ha fatto un enorme piacere e ho rivisto volentieri, dopo Tipicità in blu dello scorso anno, queste terre che ormai considero di casa. Ilaria e Viviana si sono superate nel far sentire tutti gli ospiti a loro agio e le esperienze vissute ci hanno dato emozioni nuove e per certi versi inarrivabili.

Vedi anche Invecchiando si migliora: la Ribona e Recanati, il cuoco (Seconda Parte)

Vedi anche Invecchiando si migliora: a Serrapetrona per il Petronio di Quacquarini (Terza Parte)

Il programma prevede visite a cantine di alta qualità produttiva ed espressiva come Quacquarini, Belisario, Fontezoppa, La Murola, visite a cittadine antiche come Serrapetrona con i suoi Monti Azzurri per la visita agli appassimenti aperti, Matelica nel cuore dell’Alta Valle Esina, il bel museo di Palazzo Piersanti e il Teatro Piermarini, San Severino Marche con la caratteristica Piazza del Popolo a struttura ovale e il castello in alto e alle loro interminabili bellezze architettoniche e museali, assaggi in verticale di annate storiche di grandi vini bianchi marchigiani come il Verdicchio di Matelica Riserva DOCG Cambrugiano nelle cantine di Belisario, di vini meno noti come il Colli Maceratesi Ribona DOC, di un vino rosso unico nel suo genere come la Vernaccia di Serrapetrona DOC e DOCG, abbinato ai panettoni e torroni e cioccolati della Dolciaria Quacquarini, delle quattro annate del rosso Teodoro della cantina La Murola da uve Montepulciano, e ancora la scoperta delle cucine di ristoranti tipici marchigiani e dei loro bravissimi cuochi come lo stellato Enrico Recanati del ristorante Andreina di Loreto che ci ha incantato con i suoi piatti a base di tartufo bianco di Acqualagna nella cena preparata all’interno di Villa Colletti Teloni, e come non ricordare il pranzo al ristorante La Cantinella di Serrapetrona o la cena al ristorante Cavallini di San Severino Marche o il pranzo alla Locanda Fontezoppa di Contrada San Domenico a Civitanova Marche. Infine non ultimo il soggiorno al B&B Villa Colletti Teloni a Cesolo di San Severino Marche, all’interno di un edificio settecentesco perfettamente ristrutturato posto al centro di una collina verde in mezzo a vigneti, campi coltivati e boschetti.

Nelle pagine seguenti chi ha pazienza può rivivere con chi scrive il racconto del viaggio nei dettagli per cogliere esperienze ed emozioni che vogliono stimolare ad una visita dei luoghi èer un assaggio di cibi e vini e per un contatto diretto con le persone.


Villa Colletti Teloni e Juno

Dalla Liguria alle Marche è un viaggio di circa seicento chilometri e attraversi il Piemonte tortonese, la Lombardia pavese, tutta l’Emilia e tutta la Romagna sfiorando anche la Repubblica di San Marino, vai dal mare di ponente, il Ligure, al mare di oriente, l’Adriatico. È un viaggio impegnativo e per questo ho preferito partire con un giorno di anticipo e prendermela con calma. Un viaggio slow, tranquillo, come da un po’ di tempo preferisco.

Arriviamo alla villa dopo avere percorso gli ultimi cinquanta chilometri da Ancona Nord fino alla periferia di San Severino Marche che sono da un po’ passate le otto di sera sulle stradine dell'entroterra che risalgono e ridiscendono gli "ermi colli" leopardiani e le siepi che ne cingono campi e vigneti, casolari e boschetti.

Una leggera foschia serale dà un tocco di mistero a questa bella casa settecentesca, al muro che la circonda e al cancello di ferro che ne blocca l’accesso, evocando quasi fantasmi e storie antiche, rinnovate nella sagoma scura del cagnone acquattato davanti alla porta a vetri del salone al primo piano, che apre sornione un occhio quando lo scavalchiamo per passare all’interno dallo scalone di pietra grigia.

Ci riceve alla villa Elisabetta, ci accompagna nella nostra stanza dopo avere registrato il nostro arrivo e ci dà qualche consiglio per la cena. Come augurio di benvenuto un graditissimo grappolino di corbezzoli in camera, perfettamente maturi e pronti da assaggiare, la pianta dell’ospitalità, che al Pascoli ricordava i colori dell’Italia. E mentre il palato si gusta il buon corbezzolo maturo la mente può cullarsi con la storia di Boccadisole leggendo il papiro arrotolato davanti al televisore spento.

Andiamo a cena a San Severino, da Juno, osteria e pizzeria, recita il foglietto stampato che Elisabetta ci ha dato. Ci si arriva dalla bellissima piazza ovale che sembra di essere dentro al Colosseo risalendo per venti metri la scala in mattoni rossi e pietra al centro dei portici sul lato lungo di fronte alla chiesa.

All’interno di Juno l’ambiente è unico, con sale e stanze su più livelli, con antichi archi a volta, scale di mattoni consumati dal tempo e nicchie o infernotti, ora vuoti ma anticamente usati per la conservazione di vini o olio o altri alimenti a lunga conservazione.

I piatti proposti dall’osteria rispecchiano la migliore tradizione marchigiana. Alla qualità delle materie prime si accompagna la simpatia e la professionalità degli addetti al servizio.

Iniziamo con un antipasto di fritto misto caldo con patate a dischetto sottile, carote, peperoni, olive ascolane, mozzarella fritta, latte dolce. Eccellenti, come raramente li ho trovati, i successivi spaghetti alla carbonara, e abbondanti. Superlativo lo spezzatino di cinghiale in umido con le castagne, accompagnato da un piattone di cicoria in padella.

Per bagnare il tutto un decoroso vino rosso della casa, giovane, fresco e piacevole. Solo un quartino perché dopo bisogna tornare alla Villa guidando l’auto.

Al momento del dessert dallo stomaco è arrivato un messaggio perentorio: “Tutto esaurito”, quindi solo un goccio di amaro Varnelli per aiutare la digestione senza appesantire il livello di alcol ingerito.

Conto più che discreto e via in auto per coprire in pochi minuti i quattro chilometri del ritorno per essere in camera giusto in tempo per il telegiornale di mezzanotte Linea Notte su Rai tre.


Venerdì 6 Novembre 2015 - 
Colazione a Villa Teloni e shopping

A Villa Teloni si dorme d’incanto, cullati dal silenzio naturale della campagna marchigiana. Una lama di luce calda taglia l’oscurità della stanza dopo le sette, filtrando tra la finestra e lo scuretto interno. L’occhio semi aperto stimola il corpo ancora pigro e sonnolento a sollevarsi. Una bella doccia tonificante e poi la colazione a buffet nei locali a piano terra dell’antica cantina o granaio, con il tetto a volte, proprio sotto alle camere.

C’è il tavolo del salato con coppa, prosciutto crudo, salame, ciauscolo, formaggio stagionato, vari tipi di pane. C’è il tavolo della frutta con arance, mele, banane, melograni e frutta secca da una decina di barattoli. C’è il tavolo dei dolci con torte al cioccolato, crostate, brioches, yogurt, marmellate, nutella. Infine il tavolo delle bevande fredde e calde, con caffè, te, orzo, latte, cioccolato, solubili vari da prepararsi al momento con la macchinetta istantanea, tipo Nespresso.

Dopo colazione scendiamo in auto verso Civitanova per un po’ di shopping nei numerosi outlet della zona, in attesa della prima verticale di metà pomeriggio.


Chi è IMT

Alle 18.30 siamo tutti nella sala assaggio a piano terra di Villa Teloni per l’avvio di questo press tour condotto dal Direttore Alberto Mazzoni. Obiettivo della manifestazione organizzata dall’Istituto Marchigiano Tutela Vini, presieduto da Gianfranco Garofoli, consorzio che raggruppa sedici delle venti denominazioni di origine della Regione Marche, con 12 DOC e 4 DOCG, è comunicare al grande pubblico i vitigni marchigiani meno conosciuti, meno noti e soprattutto farli comprendere attraverso le loro peculiarità che consistono nella elevata qualità di produzione e nella piacevolezza della beva che non si esaurisce nel vino giovane, ma migliora e si esalta nel vino più maturo e affinato da anni di invecchiamento prima in botte grande e poi in bottiglia. Non a caso “Invecchiando si migliora” è lo slogan con cui si è voluto etichettare questo press tour.

L’Istituto nasce il 22 settembre 1999 grazie all’iniziativa coraggiosa di 19 produttori che si sono consorziati per raggruppare le denominazioni presenti nei territori delle province di Ancona, Macerata, Fermo e Pesaro Urbino, inizialmente solo sette delle sedici attuali. Quei territori oggi coprono oltre ottomila ettari, quasi la metà della superficie vitata della regione, che conta oltre diciassettemila ettari. Quei produttori si sono moltiplicati esponenzialmente e attualmente sono diventati 780. L’Istituto, abbreviato in IMT, ha assorbito nel tempo i principali Consorzi regionali, fino al 2012. Esiste nelle Marche un secondo Consorzio, dei vini del Piceno, abbreviato in CVP, che ha sede ad Ascoli Piceno e cura i vini di quella provincia, con in testa il Rosso Piceno.

Il Consorzio IMT consente a tutti i soci, sia grandi, sia piccoli, di avere un futuro importante. Con le attività di IMT migliora la qualità della produzione, aumentano i riconoscimenti, potenzia le aziende che coinvolgono forze giovani e diventano più produttive, più pronte a recepire le novità del mercato e a sfruttare le novità tecnologiche e informatiche, sia verso il processo produttivo sia verso la comunicazione e il marketing.

Nel solo 2015 il 15% dei produttori consociati ha investito oltre cinque milioni di Euro per ammodernare i vigneti e sette milioni di Euro per altre attività connesse alla produzione e alla vita aziendale. I vitigni su cui lavorano le aziende consociate con un’attività di programmazione sono il Verdicchio dei Castelli di Jesi, il Verdicchio di Matelica, i vini dei Colli Maceratesi, il Bianchello, il Rosso Cònero.

IMT rappresenta anche l’82% dell’export marchigiano nel mondo, con in testa gli Stati Uniti, seguiti da Canada, Cina e Giappone.

Per valorizzare un territorio, dice il Direttore Mazzoni, non basta limitarsi al vino, ma è necessario e doveroso sfruttare la sinergia con il cibo, con il turismo, con la storia e con un sistema BIO.

Il Brand Marche significa vino, carne, formaggi, pasta, legumi, olive ed olio extravergine, produzioni biologiche, presidi slow food, prodotti STG Specialità Tradizionale Garantita, prodotti no OGM.


Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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