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Viaggi enogastronomici

Una settimana e mezzo tra Canavese, Costa Azzurra e Cinque Terre

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

 Si  potrebbero chiamare vacanze itineranti quelle di questo fresco fine estate 2014, dal 4 al 14 settembre, una settimana e mezzo a scoprire posti nuovi, belli, interessanti, a godere emozioni antiche tra storia e cultura e gastronomia.

Partiamo da Chiavari la mattina del 4 per raggiungere in due – tre ore Chiaverano, un paesino del Canavese a nord est di Ivrea. Nella lista dei comuni italiani tra loro c’è solo Chiavenna, ma non ci passiamo.

Sia Chiavari sia Chiaverano coprono un territorio di circa 12 chilometri quadrati.

Chiavari ha 27259 abitanti e il suo nome, dal sito www.comuni-italiani.it,  è di etimologia incerta, potrebbe derivare da una base celtica klavo, affine al romano clava con valore di "località di un cono di deiezione". Secondo altri deriva da clavulis, piantagione, dal latino clavula, piantone.

Io preferisco la versione di Temistocle Franceschi, che sostiene un’etimologia derivata da territorio del greto del torrente Ri...

tenderei a istituire un parallelismo di */klava/ con */grava/ ( celtico pe taluni, per altri mediterraneo al par di */klava/),) che par valer appunto "ciottoli prodotti e convogliati dall'acqua", "ghiaia", "greto di torrente"

(vedi il sito http://castellodichiavari.ilsasso.it al link http://castellodichiavari.ilsasso.it/ATTI_Convegno %20Urbaniz%20di%20Chiavari/sull'ETIMOLOGIA%20di%20Chiavari%20e%20urbanizzazione%20medievale.pdf).

Chiaverano ha 2118 abitanti e il nome, sempre dal sito www.comuni-italiani.it, deriva dal latino clavarius, "colui che detiene le chiavi della città" con l'aggiunta del suffisso –anus che indica possesso.

La nostra meta è il castello San Giuseppe, dimora storica, ex convento poi castello napoleonico.

Quando ti ritrovi al centro della storia per una gentilezza che ti hanno fatto a sorpresa i tuoi figli con le loro famiglie ecco che l’emozione sale e si trasforma in commozione e gli occhi cominciano a diventare più lucidi.

È stato il loro modo per festeggiare i nostri 40 anni insieme, Gabri ed io.

Tra i monti bassi del Canavese a nord est di Ivrea ci si immerge in un’oasi di pace e relax.

All’esterno, a ponente un parco giardino per la lettura o la contemplazione della piana di Ivrea, alle pendici del monte Albagna.

All’esterno, a sud, una doppia piscina scoperta per una nuotata rinfrescante nel pomeriggio assolato.

Alla sera un aperitivo nella veranda del ristorante Il Cenobio, proprio sopra la piscina e poi la cena nella sala affrescata.

Per la notte i nostri ragazzi hanno scelto per noi la suite di Eleonora Duse, dove la “divina” soggiornava in compagnia di Arrigo Boito o di qualche altro ammiratore non meno famoso.

Il letto a baldacchino con i veli bianchi, i soffitti a vela affrescati, il pavimento in cotto quadrato rosso, i mobili d’epoca, la presenza discreta della Diva e della sua compagnia mondana vi renderanno il soggiorno indimenticabile, soprattutto dopo un bagno rilassante nell’ampia vasca con i Sali profumati.

La cena è servita nella penombra della veranda, romantica e tranquilla. È previsto un aperitivo con stuzzichini come entrée, pan carrè e crema di spinaci, pizzettine, assaggi di salame e formaggio, bagnati da uno spumante, la Cuvée Soleil dei Produttori Erbaluce di Caluso.

Il primo piatto sono degli gnocchi con scamorza affumicata, pomodorini e menta, scelti da Gabri e per me un risotto Carnaroli al radicchio con crema al Castelmagno, saporito e cotto alla perfezione.

Per secondo lei sceglie il branzino in crosta di zucchine su insalatina fresca, mentre io vado su una eccellente tagliata di sottofiletto di vitello alle erbe su patate sabbiose, bagnato da un piacevole dolcetto delle Langhe di Cravanzola da Castellinaldo.

Il dolce lo prendo solo io e decido per un delizioso semifreddo ai frutti di bosco con fonduta al cioccolato.

Il cuoco si chiama Franco e ci complimentiamo sia con lui, sia con il maitre, che viene dal Marocco, da Rabat e si chiama Safien.

La mattina successiva una lama di luce taglia l’oscurità e circonda lo scuretto come se fosse una cornice d’oro e d’argento e ci avvisa che è tempo di preparasi ma qui è tutto slow e poi la colazione si può fare in camera perciò si tratta solo di attendere l’arrivo della cameriera per l’ordinazione e poi godersi l’attesa delle tazze calde con le delizie della casa. Intanto le finestre si sono aperte e la vista dalla cima del castello verso Ivrea e i suoi dintorni fa da aperitivo all’assaggio delle delizie del Canavese.

Se invece preferite non avere la colazione in camera vi aspetta la saletta napoleonica a pian terreno, dove si trova un ricco buffet con torte, salumi, formaggi, uova, yoghurt, frutta.

Va da sé che la dimora storica ogni tanto presenta qualche inadeguatezza dal punto di vista tecnologico, ma questo, per vedere il bicchiere mezzo pieno, può anche essere un pregio, specie nel caso, come il nostro, di una breve vacanza disintossicante e rilassante.

Bordighera per i libri

Lasciamo il castello e scendiamo a Borgofranco a fare un po’ di spesa, alla ricerca di torcetti e poi a Quincinetto per toma fresca e altre delizie locali.

Poi via verso Bordighera per essere alle cinque del pomeriggio a Villa Margherita per la presentazione del libro di Alessandra Gennaro “Insalate da Tiffany”, della Rete MT Challenge, Sagep Editore, e del libro di Caterina Reviglio Sonnino “Madame est servie”, Edizioni Liber Faber, sull’arte del ricevere, nel senso di ospitalità, sia in italiano, sia in francese, con prefazione di René Novella, Consigliere Privato di S.A.S. Principe Alberto II di Monaco e con il riferimento di Paul Bocuse: “Ciò che chiamiamo arte del ricevere è soprattutto l’arte di donare piacere attraverso una bella tavola, una buona cucina e tante piccole attenzioni”.

Il volume si articola in quattro parti. La prima è L’arte del ricevere: storia, costumi, mode ed evoluzione sociale. Parte dal medioevo, attraversa Rinascimento, Barocco, Rococò, Ottocento e Novecento.

La seconda parte parla dei protagonisti dell’arte del ricevere, che sono la padrona di casa e i suoi ospiti.

La terza parte è la più corposa e affronta il problema dei ricevimenti, a casa oppure al ristorante, il tipo di invito, la lista degli invitati, gli inviti, il menù, i vini, i posti a tavola, la preparazione deella tavola, la decorazione, l’importanza e il significato dei colori, il loro simbolismo e infine le ricorrenze particolari, i battesimi, i matrimoni, gli anniversari più significativi.

La quarta e ultima parte sottolinea la componente emozionale e la meraviglia.

Un libro così non può mancare nella biblioteca di una padrona di casa moderna e attenta ai suoi tempi.

Il libro della Gennaro, ci racconta l’autrice, ha anche finalità sociali in quanto i suoi proventi vanno ad aiutare Piazza dei Mestieri, un’organizzazione di recupero di giovani che hanno abbandonato la scuola, per i motikvi più disparati.

Un’introduzione storica del tipo C’era una volta è seguita dall’erbario dei principali tipi di insalata e poi dalla lista degli attrezzi più necessari e indispensabili. Seguono alcuni consigli per la preparazione e sui possibili tagli. A seguire tutte le ricette elencate nel volume, dalle insalate tradizionali a quelle più esotiche, da quelle semplici alle più fantasiose e strane. Una dozzina di tipi di condimenti e quasi un centinaio di insalate e poi … Buon Appetito.

Straordinari i disegni che accompagnano i testi. Disegni usciti dalle splendide mani di Mai Esteve e non meno meravigliose le fotografie di Paolo Picciotto.

Tre giorni in Costa Azzurra

Lasciamo Bordighera per una vacanza di tre giorni oltre la frontiera. Siamo di base ad Antibes, ospiti nella casa di amici. Magda e Paolo ci hanno offerto il loro bilocale così confortevole nel centro storico. Siamo a due passi dalla zona del mercato coperto e rivisitiamo con nostalgia i localini dove venivamo a passare spesso qualche fine settimana da freschi sposini, ancora prima che arrivassero Manuela e Andrea, e poi anche con loro. A quei tempi ci piaceva la soluzione Pierre et Vacances, che offriva mono o bi locali arredati dove potevi soggiornare soltanto oppure farti anche da mangiare, se le finanze non ti consentivano di andare al ristorante in quattro, tutti i giorni.

In questi giorni rivisitiamo con piacere Nizza e il Café de Turin, che piace tanto a Gabri. Io detesto i tavolini che trovo troppo piccoli anche per una persona, figuriamoci in due. Però le ostriche e i tourteaux sono sempre freschi e deliziosi, accompagnati dal vino bianco fresco della casa o da una buona bottiglia di Picpoul de Pinet. Io preferivo allora Flo, in centro a Nizza, dietro ai Lafajette, un ristorante di pesce all’interno di un antico teatro, con le cucine sul palco e i tavoli in platea, elegante e raffinato. Oggi ha chiuso e al suo posto trovate una banalissima brasserie che ha perso il fascino dell’antico teatro.

Riusciamo anche a fare una piccola gita pomeridiana in un paesino sopra Nizza, di cui non ricordo più il nome, dove amava andare la Regina Vittoria a fine ottocento. Purtroppo anche qui niente di particolare. Si è perso il fascino antico ed è rimasta solo una lunga strada tortuosa da percorrere. Arrivati in cima un solo ristorante bar, chiuso per lavori, e qualche casa storica, per noi italiani piuttosto banale e una discreta vista panoramica su Nizza e la costa.

Non poteva mancare una visita a Cannes e alla Croisette, con sosta in qualche bar sulla passeggiata per un caffè e una birra.

Rientriamo in Italia e ci fermiamo a pranzo a Bordighera, a Sant’Ampelio da Amarea, il nuovo ristorante sul mare di Romolo, dopo che ha abbandonato La Via Romana. Ci dà un tavolo proprio in riva al mare. Il servizio è sempre molto curato e i piatti sono sempre eccellenti, dalle acciughe fritte per antipasto ai tagliolini con seppioline abbondanti e ricchi di condimento. Romolo è una certezza e il rapporto qualità prezzo continua ad essere tra i migliori della riviera di ponente.

La nostra vacanza ponentina ormai è agli sgoccioli, così un abbraccio a figlia e nipotini e poi via verso l’ultima piacevolezza. Ci spostiamo all’altra estremità della Riviera Ligure, in quel di Lerici, per descrivere i luoghi e le prelibatezze della cucina di mare proposte nell’ambito della manifestazione Mytiliade, che promuove i muscoli e le ostriche spezzine e che potete leggere con ampia descrizione dove non si parla di Mito, né di Iliade, né di Ade, ma di MITILI spezzini a profusione e poi ancora del Castello, di Vergassola e della gara dei cuochi.

Lasciamo infine anche Lerici e nel pomeriggio del 14 rientriamo a Chiavari per il meritato relax sulla nostra iper terrazza tigullina a raccontare agli amici a cena le nostre ultime avventure.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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