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Viaggi enogastronomici

Tipicità in blu: Gli stand e Santa Maria di Portonovo (Seconda Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Sabato 22 novembre

Inaugurazione degli stand

Ci svegliamo con le luci della mattina che filtrano dalle ampie tende della stanza e con i primi rumori del porto davanti a noi, attenuati dai vetri a doppio spessore che proteggono la stanza dai suoni e dagli sbalzi di temperatura.

La colazione si serve nello spazio aperto tra l’atrio e i corridoi per l’accesso alle stanza. Uno spazio aperto con una grande vetrata che consente una magnifica vista sulle navi ormeggiate in basso.

Il personale è sempre gentilissimo e attento ad ogni esigenza, offrendo anche i quotidiani da leggere a chi ha appena terminato la colazione.

Il programma oggi prevede lo spostamento fino a Portonovo per conoscere la vita e le attività dei pescatori.

Prima però ci spostiamo fino a Piazza Pertini per una visita agli stand enogastronomici.

Ne approfitto per assaggiare una mezza dozzina di oli marchigiani mono cultivar proposti dall’azienda agricola Foglini e Amurri. Sono tutti oli eccellenti, che valuto attorno agli otto decimi come punteggio. Finalmente un panorama ampio e ben fatto, senza difetti evidenti come invece succede spesso in assaggi estemporanei presso fiere o manifestazioni di paese. Complimenti sia per la qualità, sia per la difficoltà di trovare oli di tipo mono cultivar.

Verso le dieci il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli, taglia il nastro inaugurale della manifestazione, tenuto teso dalle mani di bimbi di prima elementare.

Vedi anche Tipicità in blu: Ancona e l’Oro di Mare (Prima Parte)
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Allo stand dei pescatori si offrono calici di Verdicchio e assaggi di pesce fritto misto ancora caldo della cottura.

Si risale in pullman per spostarci fino a Portonovo via terra.

Santa Maria di Portonovo

In compagnia di Alberto Monachesi visitiamo la spiaggia di Portonovo, piena di un fascino romantico in questi giorni freddi di fine novembre e poi ci spostiamo a piedi nella pineta fino alla chiesa di Santa Maria, un capolavoro dell’arte romanica che il FAI Marche ha riportato alla luce per la gioia di tutti quei visitatori che amano l’arte e le sue bellezze.

Negli anni ’60 la chiesina era stata incastonata in una lottizzazione, poi negli anni ’80 venne espropriata per ragioni storico culturali per essere infine rimessa in pristino dal 2010.

I terreni di Portonovo prospicienti il mare erano di proprietà privata già dal 1938 quando la chiesa era ormai ridotta a un rudere, anche a causa di un terremoto che aveva investito la zona negli anni ’30.

Percorrendo il sentiero verso la chiesa mi colpisce un cartello che probabilmente risale a qualche decennio indietro, che recita “Sito di prelievo del cinghiale con carabina”, che vuol dire che qui si può sparare ai cinghiali, ma solo se si è dotati di carabina! Mah! Misteri del linguaggio burocratico.

Alla fine del sentiero, sempre lungo il mare, nella pineta, si giunge a uno spiazzo in cui emerge, nascosta da un paio di bellissime piante di olivastro, la chiesina, a volumi sovrapposti.

Entri circospetto e ti affascina la colorazione biancastra che si indora quando il sole la illumina.

Ti affascina la complessità architettonica a quattro file di colonne e lo sviluppo verticale che si chiude in alto nella cupola ellittica, che prende luce da quattro bifore sui quattro punti cardinali.

Ti affascina infine per l’eleganza e l’armonia che l’ambiente ti suscita e per la bellezza del luogo in sé e della Madonna con bambino che, unico quadro, decora l’altare bianco in fondo alla navata centrale.

Si chiama la Madonna di Vladimir, scelta da Andrea Tarkovskij come Luogo del Cuore, insieme a Tonino Guerra. La Madonna è stata donata dalla marchesa Maria Fumasoni Biondi.

Il restauro principale è stato fatto a fine 1800, rispettando le tecniche costruttive del 1100 – 1200, con un risultato estremamente pregevole e piacevole.

Degni di nota il pavimento e il suo disegno che è quello originale dell’anno 1000, con rombi e quadrati in pietra del Conero, incorniciati da strisce in cotto rosso incrociate, semplicemente stupefacente.

È Manuela Panini la nostra guida che ci racconta la storia di questo luogo magico, spirituale, quasi santo.

La Capannina

Per il pranzo Alberto ha prenotato a La Capannina, che sta sulla spiaggia a duecento metri dalla Chiesa.

Beatrice e Lorenzo gestiscono questo stabilimento balneare e ristorante che fuori stagione accoglie i pochi turisti che osano raggiungere Portonovo.

All’interno c’è un bel forno a legna nel cuociono il loro pane, servito sempre caldo, sia salato, sia “sciapo”, senza sale, che va giù ch’è un piacere.

La cucina è quella tipica del Conero a base di muscoli, o “moscioli”, che sono quelli selvatici, non di allevamento, che qui ancora si trovano, in zone controllate, ma non in questa stagione.

Il centro balneare di Beatrice funziona anche da Centro Benessere vicino al mare

Tra gli ospiti a pranzo oggi ci sono anche il Vice Sindaco Pierpaolo Sediari, l’assessore al Bilancio Fabio Fiorilli ed Elio Brutti, Presidente della Cooperativa dei Pescatori, che ci racconta tutto sulla tradizione del mosciolo.

Il Conero è legato da sempre alla pesca del mosciolo, prelevato dagli scogli davanti alla spiaggia. I pescatori scelgono quelli maturi (si riconoscono dalle dimensioni) e si lasciano quelli ancora piccoli.

Negli ultimi anni stanno nascendo gli allevamenti, quelli in cala e quelli col novellame.

La pesca del mosciolo selvatico di Portonovo è regolamentata in funzione della temperatura ddel mare, delle correnti marine, delle condizioni atmosferiche e di altri elementi e in generale è consentita oggi solo da Maggio a Ottobre.

La Cooperativa dei Pescatori controlla tutta la pesca con quattro imbarcazioni cui fanno capo una cinquantina di mitilicoltori.

Intanto arrivano in tavola i piatti di Beatrice e Lorenzo, le cozze alla marinara e poi gli spaghetti con le vongole.

Il cibo è accompagnato da un fresco Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore del 2010, di 14 gradi, prodotto da Benigni.

Sulla tavola gradevoli cestini di squisito pane col formaggio nell’impasto, di colore giallo, come quello che si fa in genere con il mais.

Dopo gli spaghetti ecco gli imperdibili sardoncini scottadito, con patate e aglio prezzemolato e crema di peperoni.

Si mangia ammirando oltre le vetrate ampie la spiaggia e il mare. È un angolo di Paradiso questo territorio al centro dell’Adriatico sotto il Monte Conero. Anche in giornate come questa, in cui il cielo è grigio chiaro, nascosto da un fitto velo biancastro, la luce che filtra dall’esterno quasi ti abbaglia e ti rrende ancora più gradevoli il pranzo e la compagnia.

Ancora qualche portata di sardoncini fritti, meravigliosi e infine i biscottini al vino rosso di uvetta.

Terminato il pranzo ancora due passi sulla spiaggia e ritorno all’Hotel via terra per una sosta di mezz’ora.

Foto Credit: Gabriella Repetto. 

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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