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Viaggi enogastronomici

Vino in Villa e il Prosecco Superiore: Adami e Marsuret (Quinta Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

 Adami

Sulla collina sopra Colbertaldo di Vidor ci accoglie con un sorriso Giulia, una bella ragazza alta con dei lunghi riccioli biondi. Non ci siamo ancora tutti, quelli che si erano prenotati per la visita e in attesa degli altri giornalisti facciamo un salto a visitare il Santuario della Madonna delle Grazie, a un chilometro dall’azienda. Davanti a un bel prato verde e in parte ghiaioso, una chiesina del 1600 ben intonacata, al centro di un’oasi di pace e tranquillità. Ne vediamo solo l’esterno perché è chiusa e da fuori non si vede nulla che possa invogliare ad una visita più approfondita.

Torniamo in azienda e c’è Franco ad aspettarci. L’azienda Adami nasce nel 1920 con Abele, il nonno. Il logo porta il nome di papà Adriano. Oggi l’azienda è condotta dai figli, Armando e appunto Franco, enologo, che si può considerare scherzosamente la pecora nera della famiglia, avendo rotto la tradizione del nome che inizia per A, come il cognome, a meno che non sia un privilegio del solo primogenito …

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L’azienda opera su 50 ettari vitati, di cui 12 di proprietà, a un’altitudine tra i 200 e i 350 metri s.l.m.

Il loro cru è Vigneto Giardino (Riva Zardin, acquistata da nonno Abele nel 1920, oggi Rive di Colbertaldo), che esiste come vino dal 1933, quando nonno Abele lo presentò a Siena alla prima mostra dei vini tipici d’Italia, assieme al Cartizze.

Mentre Franco è occupato in questioni urgenti per l’azienda, con Enrico visitiamo qui vicino il loro vigneto Le Torri a Col Credas (colle cretoso), che ricorda le torri di Credazzo, in zona. Un vigneto scosceso, che in certi punti ricorda quelli delle Cinque Terre spezzine, di 1,2 ettari con esposizione sud e sud est. Queste vigne richiedono almeno 700 ore di lavoro a ettaro, contro le 150 in pianura.

La loro produzione complessiva è attorno ai 0,7 milioni di bottiglie, di cui il 50% va all’esportazione. I mercati esteri più importanti sono gli Stati Uniti e poi, in Europa, Germania, Svizzera e Gran Bretagna.

Infine con Franco visitiamo prima la cantina e poi, prima di metterci a tavola, loro ospiti, il vigneto giardino, che sta all’inizio delle cordonate da Valdobbiadene a Conegliano.

In casa Franco e Signora hanno preparato un gradevole buffet con affettati, formaggi, asparagini selvatici e pomodori secchi sott’olio, radicchio di Treviso, dolcetti.

Gli spumanti di Adami sono prodotti tutti con lo stesso metodo, che consiste in una doppia fermentazione.

Nella prima fermentazione, dopo una pressatura relativamente soffice delle uve, il mosto viene decantato e poi fermentato a temperatura controllata (18-20 C°) mediante lieviti selezionati. La maturazione del vino non ancora filtrato si fa in tini di acciaio e dura circa tre mesi.

Nella seconda fermentazione avviene la Presa di Spuma, in autoclavi (recipienti di acciaio a tenuta di pressione) con aggiunta di lieviti e zucchero purissimo di canna. Si sviluppa così, in modo naturale, l’anidride carbonica che raggiunge i 5 bar di pressione (le bollicine sono fini e persistenti). La presa di spuma viene fatta di continuo durante l’anno, per mantenere freschezza e integrità di profumi e sapore. Il ciclo di produzione dura circa 30-45 giorni. Il Prosecco, divenuto Spumante, viene filtrato, imbottigliato e spedito ai clienti.

Durante il buffet assaggiamo quattro vini della sua produzione, con una valutazione tra i 90 e gli 85 punti.

Al top ho personalmente classificato il Vigneto Giardino dry di 11 gradi dal lotto L 14 3, che eccelle in mineralità e nelle note balsamiche al naso e in bocca lo senti pieno, armonico, morbido e asciutto

Un gradino sotto il Dei Casel Extra dry, con una bella mineralità e note di frutta secca, appassita, lungo ed elegante nella beva.

Ancora un gradino sotto il Bosco di Griga Brut di 11 gradi dal lotto L 25 3, con sentori di albicocca e pesca gialla, morbido, pieno e persistente alla beva.

Infine il Col Credas Brut Rive di Farra di Soligo, presa di spuma 2012, di 11 gradi dal lotto L 65 2. Al naso note di mela, frutta bianca. In bocca piacevole, pieno, pulito, con un retrogusto di pesca bianca.

Lasciamo Franco e la sua cordiale simpatia per essere prima delle tre da Marsuret, la nostra prossima visita.

Marsuret

Ci accoglie per la visita il responsabile del commercio estero, Massimo Ballabio.

L‘azienda nasce nel 1936 con nonno Agostino, come azienda agricola, inizialmente orientata alla produzione di uva e solo successivamente passata direttamente alla lavorazione in proprio, con la loro etichetta, dal 1989. L’enologo è Mariano Pancot.

Oggi gli ettari vitati sono 45, per una produzione complessiva tra 0,5 e 0,6 milioni di bottiglie, tra DOCG (circa 70%) e Prosecco DOC. il mercato principale è quello italiano, che assorbe i due terzi della produzione. I principali mercati esteri sono Germania, Svizzera, Austria e Stati Uniti.

È arrivato il momento dell’assaggio, che limitiamo a quattro vini.

Iniziamo con un San Boldo di 11,5 gradi dal Lotto L 12363, in cui eccellono le note balsamiche e minerali, con una bocca piena, armonica, lunga e persistente. Ci sentiamo di dargli 87 punti.

Il secondo assaggio è Il Soller Extra dry di 11,5 gradi dal Lotto L 13100, con 16 grammi di zucchero. Colore e perlage sono perfetti. Al naso si sente la freschezza della mela e la piacevolezza della frutta bianca. In bocca lo senti cremoso e spumoso, fresco per una bella acidità, pieno e persistente, con un bel retrogusto di pesca bianca e mandorla. Anche a questo vino ci sentiamo di dare 87 punti.

Il terzo vino è Agostino, Prosecco Treviso DOC 2012 dry, di 11,5 gradi dal Lotto L 12335, con 23 grammi di zucchero. Si tratta di un uvaggio in cui prevale la Glera, con l’85%, seguita da un 15% che comprende Bianchetta veneta, Verdiso e Perera. Colore e perlage come sempre eccellenti. Al naso emergono la nota fruttata e la mineralità decisa. In bocca lo senti pieno, fresco, di buona armonia, asciutto. Lo valutiamo 84 punti.

Il quarto vino è il Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze 2012 dry, di 11,5 gradi dal Lotto L 12360, con 25 grammi di zucchero. Si tratta di una Glera in purezza. Colore e perlage senza pecche, come sempre. Al naso ne apprezzi la finezza della nota fruttata, accompagnata dall’eleganza della nota minerale. In bocca lo apprezzi per la freschezza, la pienezza, l’armonia, l’eleganza, la complessità degli aromi fruttati e il retrogusto di frutta bianca e mandorla verde che persistono a lungo. Ci sembra il migliore dei campioni assaggiati e lo valutiamo 89 punti.

Alla fine degli assaggi facciamo un giro in azienda con Massimo fino alla futura sala di degustazione, al piano superiore della costruzione e alla terrazza soprastante, da dove si ammira una bella vista panoramica sulle Rive.

Attorno è un pullulare di attività tra i campi, dovuta alla giornate particolarmente umida, che richiede una irrorazione frequente con trattori o via gomma o con elicottero, dove praticabile, gestito dall’eliconsorzio.

È giunto il momento di trasferirsi alla prossima azienda in programma per oggi, a poche centinaia di metri da Marsuret.

Foto Credit: Gabriella Repetto.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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