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Grande sorpresa per i bianchi della Costa Toscana

di Redazione di TigullioVino.it

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A Pisa Unica Terra di Vino, la degustazione curata dai Grandi Cru della Costa Toscana, ha avuto come tema centrale il futuro dei bianchi in Toscana. Molte le sorprese e soprattutto quelle di carattere, grazie ai vini di alcuni produttori di zone come Candia, Lucca e Montecarlo o la costa maremmana che hanno ripensato ai bianchi non solo come a vini da gustare appena imbottigliati ma anche dopo un prolungato soggiorno in bottiglia, scoprendo nuove emozioni aromatiche e sfaccettature gustative inaspettate.  22 i bianchi presentati in due serie anonime, la prima dedicata ai vini “giovani” delle annate 2007 e 2006, la seconda ai bianchi “maturi” con annate che spaziavano dal 1997 al 2004.  Diverse le impostazioni presentate: vini bianchi fermentati in acciaio e considerati di pronta beva, vini fermentati ed affinati in barrique e vini della categoria “macerativi” per lo più a base di trebbiano. La serie di assaggi si è rivelata per niente banale ma anzi ricca di sfaccettature e sensazioni di buona complessità.

Ad aprire il gruppo, il Colline Lucchesi Bianco di Fabbrica di San Martino, molto giovane, con rovere ancora da assorbire, con un frutto pieno e deciso che lascia intravedere buone prospettive. Fontemorsi di Montescudaio con il Tresassi, affronta per la prima volta il mondo del bianco ed il risultato è un vino fresco e fruttato di ottima bevibilità.  Altro esordio quello di Sada, con vigne in Casale Marittimo (bianchi) e Bibbona (rossi).  Il suo Vermentino 2007 è pieno di sentori di frutta e nocciole fresche, sapido e slanciato in bocca. Dalla Maremma meridionale arriva invece il Pagliatura, Vermentino della Fattoria di Magliano, si presenta con sentori che richiamano quella terra: il profumo delle erbe di campo cotte dal calore del sole attenuato da brezze marine. Altrettanto sapido, quasi salino il Bianco delle Ripalte, vermentino elbano del mitico Piermario Meletti Cavallari.
Dai vigneti di Caniparola arriva il Terenzuola Colli di Luni Vermentino Fosso di Corsano, vino di grande carattere con note fresche di erbe e ricordi fumè, quasi da sauvignon della Loira.

Poi è stata la volta del Vermentino Narà di Salustri di Montecucco, terra di grandi rossi ma dove suoli calcarei affiorano per dare bianchi saporiti e decisi con forti ricordi di mandorla e nocciola fresca.  A Bolgheri, Batzella con il Mezzodì, sperimenta un uvaggio di Viognier e Sauvignon Blanc in parte fermentato in barrique, un vino di grande vigore ed accompagnato da profumi intensi e freschezza acida.  La Tenuta di Valgiano delle Colline Lucchesi opera in biodinamica e di recente ha introdotto il Palistorti bianco, un uvaggio per metà Vermentino ed il resto suddiviso tra Malvasia,  Trebbiano, Sauvignon e Chardonnay. La critica lo ha considerato uno dei migliori assaggi della sessione: pieno, succoso, con profumi di erbe aromatiche, salvia rosmarino, di grande persistenza.

Poi è stata la volta di un altro Montecucco, il Vermentino Irisse di Collemassari, un 2006 affinato in tonneaux di rovere, con struttura solida ma dinamica, sensazioni vanigliate e di nocciola. Sulla stessa linea con intonazione più internazionale, il Caiarossa, dell’omonima fattoria, la cui proprietà detiene anche Château Giscours e Château du Tertre a Bordeaux. Metà Viognier e metà Chardonnay, affinato in tonneaux di rovere, ha sentori di frutta e agrumi canditi, fiori di acacia e ricordi di tostatura. In bocca è pieno e saporito, morbido. Poi è stata la volta del settore più impegnativo. Inizia Pieve de’ Pitti di Terricciola con un Trebbiano vendemmiato tardivamente ed affinato per 4 mesi in barrique, in bocca è possente e morbido ma ben sostenuto dall’acidità. Si prosegue con il Trebbiano di Cosimo Maria Masini di San Miniato azienda biodinamica che utilizza fermentazione e macerazione sulle bucce, procedimento che viene esaltato nel Mati, ancora Trebbiano con un pizzico di Colombana, Greco e Vermentino di Terre del Sillabo di Lucca: lunga macerazione sulle bucce, permanenza in botte e grande attenzione ad evitarne l’ossidazione. Il vino si presenta con un colore carico ma i profumi ricordano la polpa d’uva, la frutta candita e la paglia al sole. In bocca è robusto, di grande sapidità e piacevolmente tannico, un vino di grande carattere.

Termina la serie il Numero Sei di Sassotondo, dalle colline di Sovana, metà Greco e metà Sauvignon blanc. Colore quasi ambrato e sensazioni macerative di frutto cotto ed erbe essiccate, con ritorni di frutta candita.  La seconda serie si apre con l’annata 2004 dello Chardonnay di San Gervasio (Pisa) ancora molto vivo e dai profumi intriganti di frutta tropicale e croccante alle mandorle, e del Giovin Re, Viognier affinato in barrique del bolgherese Michele Satta, pieno, profumato di frutto dolce e complesso nel finale. Seguono i 2003 della Fattoria del Buonamico, Montecarlo, con il Vasario Pinot Bianco, fine elegante e di grande dinamica e de La Regola di Riparbella, con il Lauro, Chardonnay e Sauvignon in barrique, dalle note di legno tostato e freschezza acida che lo avvicinano ad uno stile borgognone. Sempre in gran forma il Bolgheri Bianco Grattamacco, dell’omonima azienda che fa capo a Collemassari: intenso e complesso al naso, ha una struttura vigorosa e dinamica che lo rende adatto ad occasioni importanti.
Fattoria di Sorbaiano ha presentato il Montescudaio Bianco Lucestraia 1999, anch’esso in piena forma.

Nel finale lo Chardonnay 1997 di Terre del Sillabo di Lucca: un vino sorprendente, dal colore ancora paglierino, con riflessi di grande luminosità. I profumi sono di bella freschezza ed intensità, con frutta tropicale matura ma per niente stanca. In bocca è slanciato ed elegante, senza cedimenti e continuo su un finale decisamente lungo e soddisfacente. Se consideriamo che questi vini, in passato, non sono mai stati pensati come vini da invecchiamento, la loro evoluzione positiva ci ha fatto conoscere, anche attraverso la degustazione di Pisa Unica Terra di Vino, sensazioni nuove ed inaspettate. Anche la Costa Toscana dunque può cimentarsi in un nuovo percorso e le occasioni di successo ci sono tutte.


Fonte news: Ufficio Stampa CeG Maxicom

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