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Albana di Romagna

di Pier Luigi Nanni

MappaArticolo georeferenziato

Fino al 1987 era assolutamente impensabile che un vino “bianco” potesse essere nel gotha dell’enologia italiana, ebbene, poiché tutto è in evoluzione e cambiamenti, è avvenuto quello che allora suscitò perplessità ed incredulità: fu assegnata la “G” di Garantita alla delicata doc Albana di Romagna, primo bianco a fregiarsi di tale denominazione, elevandolo così nell’Olimpo dei grandi vini insieme a rossi corposi, maturi e conosciuti in tutto il mondo del buon gusto.Ci portiamo nel cuore della “solatia Romagna” a conoscere l’ALBANA DI ROMAGNA. Ancora prima, ma molto prima di essere glorificata istituzionalmente, l’albana vanta riconoscimenti da Plinio il Vecchio - I° sec. d.C. - per l’alta qualità e l’elevata produzione di questo vino dorato nelle campagne di Caesena, l’odierna Cesena, ed addirittura da Catone - II° sec. d.C. - che lo considerava tra quelli più generosi ed ottimi. Pure Plinio il Giovane, nell’approfondire le già argute ricerche del più famoso predecessore familiare, ne rimarcava le rare e goderecce peculiarità!

Tuttavia, è verosimile che il vitigno di albana fosse già coltivato dagli antichi romani tra il periodo dell’alto impero [I° e II° sec. d.C.]. Ormai prossima la caduta dell’impero romano d’occidente, nel 435, Galla Placida, figlia dell’imperatore Teodosio, era talmente affascinata da questo vino dolce e dorato, che ne faceva un consumo giornaliero. Risalendo i secoli, anche Pier de’ Crescenzi - 1335 - nel personale trattato di agronomia riporta dovizie di riferimenti veramente lusinghieri, soprattutto quando il vino si otteneva in purezza esaltandone le peculiarità uniche ed eccezionali. Secoli dopo, Cristoforo da Messisbugo, scalco degli Este, preparava sempre vari piatti per far si che accompagnassero degnamente questo vino di cui ne era un grande estimatore. Qualche tempo dopo, nel 1674, l’agronomo bolognese Vincenzo Tanara, segnalava l’uva di albana perché “…pare che tenga il primo luogo in far vino delicato et optimum”.

Tra le varie tipologie di produzione, il passito è riconducibile al 1782 da parte dell’abate Battarra che, da esperto vignaiolo, forniva chiari e semplici consigli per ottenerlo e farne un vino da grande prestigio e longevità. Tra i moderni ricercatori, è da ricordare Molon nel 1906. Con un passato così ricco di storia, l’Albana di Romagna è stato tra i primi vini ad ottenere, nel 1967, la denominazione DOC. L’uva di albana nasce, dunque, da un vitigno autoctono della Romagna che, pur avendo un ciclo vegetativo molto breve, riesce a produrne in quantità superiori alla media. Tra incertezze, tesi contraddittorie e forse… qualche abbaglio, l’origine del vitigno è avvolta nel mistero e proprio per questo si da adito a leggende. L’unica certezza è che lo si coltiva da oltre venti secoli in queste splendide colline, dove probabilmente furono i romani, nella loro espansione imperialistica, ad introdurlo. Ad avvalorare tale ipotesi, si ritiene che il suo nome tragga origine dai Colli Albani, per evidenziarne l’eccellente uva bianca, latinamente era “albana”.

Questo pregiato vitigno gode di numerose omonimie e similitudini prettamente locali quali, Albana della Bagarona, Albana della Compadrona, Albana della Gaiana, Albana della Serra o della Forcella o la pregiata e rara Albana Gentile di Bertinoro.
La coltivazione è tipica delle province di Forlì, Bologna, Ravenna, Pesaro e Urbino, inoltre è raccomandato, oltre che nelle sopraccitate località, anche nelle aree di Modena, Ravenna, Rimini e La Spezia. Si coltivano cinque cloni, cioè mutazioni naturali del ceppo originale, in considerazione della composizione del terreno, altitudine, versante espositivo e tipo di potatura che si esegue. La scheda ampelografia fornita dall’Ente Tutela Vini di Romagna di Faenza, definisce la foglia grande e pentagonale, sia tri che penta lobata, seno peziolare stretto con bordi sopposti, lembo ondulato leggermente a coppa con orli tipicamente rivolti in basso, nervature appariscenti; pagina superiore verde scuro, opaca, rugosa e glabra, mentre l’inferiore è grigio-verde, però ambedue presentano delicate sfumature rosa alla base. Il grappolo è medio-grande, conico e cilindrico leggermente alato, con acino sferoidale e medio, avente la buccia gialla-dorata quasi ambrata, spessa e consistente. Il sapore è tendenzialmente neutro o con lieve aromaticità.

La maturazione varia da tanti fattori: zona, clone, stagionalità, giacitura del terreno, sistema di allevamento e dalla carica produttiva, che però è circoscritta alla seconda decade di settembre. Possiede attitudini colturali di buona vigoria e robustezza, con produttività media e predilige terreni collinari, per cui la zona di produzione è esclusivamente a sud della consolare Emilia. Per quanto riguarda le principali malattie crittigamiche, risulta abbastanza sensibile ad oidio, botrite e marciume acido. Presenta una buona tolleranza alle gelate primaverili ed alla siccità.
Produzione massima di 100 q/ha con resa in vino del 65%, fornendo così tipologie con ottimi titoli alcolometrici, freschezza e profumo fruttato, che ora analizzeremo singolarmente.

ALBANA SECCA - Vinificato in purezza, è giallo paglierino non troppo intenso, talvolta con riflessi tendenti al dorato dovuti ad un breve affinamento. Profumo delicatamente fruttato di pesca con lievi sentori di rosa canina, salvia e rilevanti aromi di mandorla. Al palato si presenta secca e sapida, buona struttura con accenno di tannicità ammorbidita da un sottile residuo zuccherino e gradevole retrogusto ammandorlato, elegante e fine. Antipasti di pesce anche salsati e verdure, crostini e torte salate, frittate; primi piatti sia in brodo che di pastasciutta con sughi di carni bianche, funghi e verdure: perfetto con saporite zuppe e risotti. Eccezionale con piatti di pesce sia di lago che di mare, al cartoccio o grigliato, lumache e rane, inoltre, non disdice pollame e carni bianche in genere.
Servire a 10/11 °C in brillanti calici stappando al momento.

ALBANA DOLCE - Dalla tonalità più marcata, dorata o lievemente ambrata con l’affinamento, suadente profumo di miele d’acacia e pesca, mentre il sapore è giustamente dolce, fruttato di confettura, morbido ed equilibrato, delicato ma intenso e persistente. A 8°C e stappata al momento è ideale per pasticceria secca e da forno, crostate e torte di frutta, nonché dolci al cucchiaio non troppo saporiti.

ALBANA PASSITO - Giallo paglierino carico dalla netta tonalità ambrata con incantevoli profumi di pesca ed albicocca, spezie ed agrumi canditi: tipicità che sono perfettamente riconoscibili anche al palato, la dolcezza avvolgente, vellutata e soave di frutta matura e spezie dolci senza essere eccessive, ma che permangono lungamente. Intonata a dolci al cucchiaio gustosi anche a base di cioccolato e frutta fresca, ma è con piatti saporiti e grassi che da il meglio: patée, formaggi cremosi e piccanti, erborinati o di fossa accompagnati da un velo di miele e, per concludere, un parmigiano di trentasei mesi! Se abbinato a dolci, perfetto se fresco di frigo e stappato al momento servito in piccoli tulipani, mentre con i formaggi è preferibile a 13-14 °C.

ALBANA SPUMANTE - Considerato ancora DOC, lo si può ottenere esclusivamente da una base di vino passito e con metodo charmat; giallo paglierino intenso quasi dorato, brillante dal perlage fine e persistente; aroma nettamente fruttato e lievi ma rilevanti sentori di pesca sciroppata ed albicocca molto matura, cera d’api, di classe e fragrante; al palato è dolce con piacevole freschezza, morbido ed equilibrato, gradevolmente sapido ed ottima aromaticità. Crostate di frutta e dolci fritti o da forno anche saporiti con creme e glasse: stappare al momento ed assaggiarlo a 8°C in ampie coppe per gustarne la netta tipicità.

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