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Viaggi enogastronomici

Vino in Villa: bollicine crescono (Prima Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Con quella di quest’anno le edizioni di Vino in Villa sono già diciassette. Se fosse un ragazzo sarebbe vicino all’esame di maturità e quasi maggiorenne. Non penso di ricevere smentite se dico che la maturità l’ha già ampiamente raggiunta, bruciando le tappe della qualità e della perfezione, almeno in parte dei suoi componenti. Grazie al Consorzio con le sue strategie e grazie alle ragazze di Gheusis con la loro professionalità e sinergia il Prosecco Superiore con Vino in Villa è diventato un punto di riferimento per la clientela nazionale ma soprattutto per quella internazionale. Sono ormai decine i giornalisti e gli operatori del settore che da tutto il mondo arrivano nel mese di Maggio in questo affascinante nostro territorio, così prodigo di profumi ed emozioni gustative nei suoi vini, così ricco di una ristorazione di primissima qualità e di rara tipicità e capacità interpretativa nei piatti e nelle ricette, così intriso di storia e amor patrio nelle montagne e nel fiume che lo attraversa in tutta la sua lunghezza, il Piave.

Castelli, villaggi, paesini di collina e di pianura, boschetti, vigneti, campi e orti coltivati, chiesine e cattedrali, mostre e manifestazioni di paese fanno da ampia e ricca cornice allo stuolo dei produttori che attraverso il Consorzio del Prosecco arricchiscono di anno in anno il catalogo dei loro prodotti e la qualità di eccellenza che li contraddistingue.

Vedi anche Vino in Villa: gli Chef e Andreola (Seconda Parte)

Vedi anche Vino in Villa: Fratelli Bortolin, Ca’ di Rajo, La Tordera e il Salis (Terza Parte)


Ancora una volta ho avuto la possibilità di essere presente a questa bella kermesse che si è sviluppata dal 17 al 20 maggio tra Conegliano e Valdobbiadene. Il soggiorno all’Hotel Astoria di Susegana è stato il punto di riferimento di ogni spostamento. Mete culinarie piacevoli e a volte stupefacenti sono state il ristorante Da Tizio di Cuzziol, a Susegana, il pranzo al ristorante Belvedere “Da Tullio”, da Nadia e Roberto, sulla Terrazza Serena, in frazione Arfante del comune di Tarzo, i piatti di Riccardo Da Pra, del ristorante Dolada di Conegliano assaggiati nei locali dell’Enoteca Veneta di Conegliano, quelli di Gigetto, a Miane, nell’atmosfera particolare del Brolo, la dependance del ristorante principale, le raffinatezze del ristorante La Candola, a Soligo, sulla collina di San Gallo, con un panorama incantevole su tutta la valle del Piave, non meno suggestivo quello che si vede dal Ristorante Salis di Valdobbiadene, da Chiara e Marco.

Tra un vino e l’altro, tra un produttore e l’altro si sono inserite la conversazione del Direttore del Consorzio con tutti i giornalisti, nazionali e internazionali, per descrivere e presentare il territorio del Prosecco, quello Superiore in particolare, la visita alle Rive e alla zone del Cartizze, la visita alla Mostra storica sul Cinquecento a Conegliano, gli assaggi di tutti i vini al Castello di San Salvatore di Susegana.

Infine la parte più interessante e gratificante per capire come nasce il Prosecco direttamente dal Produttore e conoscere da vicino questi grandi “artigiani del vino” e la loro produzione, scoprendo anche altre chicche che sono il termometro del modo di lavorare spesso da veri pionieri di questi italiani che ci fanno sempre fare una gran bella figura nei mercati internazionali, dove arrivano con i loro collaboratori e con i loro prodotti. I produttori visitati quest’anno sono stati: Andreola a Col San Martino, uno dei top del Prosecco, Fratelli Bortolin a Santo Stefano di Valdobbiadene, Ca’ di Rajo a San Polo di Piave dove ho scoperto la simpatia di Simone Cecchetto, di suo nonno Marinò e la stupefacente pienezza del suo Raboso, il Sangue del Diavolo e il Notti di Luna Piena, poi ancora La Tordera, con la professionalità e la competenza di Elisa, Astoria a Susegana e infine Bellenda a Vittorio Veneto.

Nelle pagine successive, chi vuole, può trovare i dettagli e le particolarità di questo piccolo “Viaggio nell’Italia del Prosecco Superiore e Cartizze”.

Venerdì 16 maggio 2014

Susegana di sera

Ormai mi piace viaggiare tranquillo perciò mi concedo qualche ora in più per percorrere gli oltre 400 chilometri che separano Chiavari dal Conegliano Valdobbiadene. C’è sempre molto traffico in Val Padana, specie sull’ultimo tratto da Brescia fino alle porte di Venezia. Questa parte d’Italia ha vissuto anch’essa la crisi di questo inizio secolo, ma qui le persone, e le aziende, si adattano e vanno avanti,. Anche tra le difficoltà.

Arrivo a Susegana verso le otto di sera. Sono all’Hotel Astoria, una struttura nuova sulle prime colline della cittadina. Passaggio veloce in camera e via a piedi al ristorante sopra l’albergo, il Da Tizio, di Cuzziol, per la cena assieme agli altri ospiti.

Una sala con tre tavoli lunghi è destinata a giornalisti, in gran parte stranieri, e staff

Cucina di pesce e tanti Prosecco dai produttori che hanno aderito a questa edizione ddi Vino in Villa.

Si comincia con un magnifico Plateau di pesce crudo, ricco di gamberetti, capesante, ostriche, tartare di tonno, carpaccio di pesce spada. In abbinamento con questa tornata un eccellente Follada Superiore Millesimato, che sposa bene la freschezza del pesce con la sua bevibilità ampia e avvolgente.

Altrettanto piacevoli e indovinati il Mas de Fur di Andreola e il Carpenè Malvolti..

A seguire l’asparago di Cima d’Olmo abbinato a gamberi e granseola, sui quali ampliamo il ventaglio di assaggi dei vini, con il sublime Col Credas di Adami, il valido Prosecco Superiore di Angelo Bortolin e il suo Free Wine, senza solforosa aggiunta, infine il Malibran col fondo, un vino frizzante non filtrato, molto particolare, da approfondire per l’abbinamento ottimale.

È il momento dell’Ombrina al forno con patate, piatto straordinario, gustato con un Vigne Matte, il Vigneti del Pol di Bisol, il Cartizze Superiore di Col Vetoraz..

Ancora un grande piatto di fritto misto di acciughe, totani e moscardini e gamberi e verdure miste di stagione, con il Cartizze di Carpenè Malvolti. Infine si chiude con il Carpaccio di ananas con salsa hawaiana e gelato.

Per fortuna l’albergo è cento metri sotto e ci si va a coricare che è quasi mezzanotte.

Sabato 17 maggio 2014

Il territorio e il Prosecco

Notte dolce e tranquilla, grazie a cini freschi e ben cucinati e a vini ben fatti e gradevoli.

La colazione all’Astoria prevede per me un assaggio di speck, prosciutto, yoghurt, delizioise torte al cioccolato, spremuta, torta di mele con mandorle, frutta e macedonia, caffè d’orzo con latte e miele.

Alle nove e un quarto il piccolo bus da 31 posti è sulla strada davanti all’Hotel per trasportarci all’enoteca di Conegliano.

Stamattina ci accompagna Linda, una delle ragazze di Gheusis, che mi ricordano tanto le Charlie’s Angels anni ’70.

Dalla collina si gode un bel panorama sulla pianura del Piave verso sud. Il cielo è leggermente velato e l’aria pare più fresca e piacevole. L’autista dice che nel pomeriggio potrebbero esserci temporali in zona. Staremo a vedere.

Mentre Conegliano si avvicina, si vede ancora la neve sui primi monti a nord est, oltre i colli in primo piano.

Il Direttore del Consorzio, Giancarlo Vettorello, tiene la sua conferenza nell’aula degustazione dell’Università e della Scuola Enologica. Obiettivo della sua conversazione è chiarire il contesto tramite un volo sul territorio per apprezzarne le differenze e valutarne le caratteristiche.

Si parla di Prosecco nei documenti ufficiali già da inizio 1800, a parte le poche notizie pervenute dalla cultura romana. Vicino a Trieste sta il Comune di Prosecco, dove da sempre si produce vino bianco.

Il disciplinare nasce solo nel 1969 e consente di produrlo in cinque provincie del Veneto più il Friuli Venezia Giulia, per un totale di 556 comuni.

Dal 2009 la DOC si distingue dalla DOCG, che si restringe a 17 comuni della zona di Asolo e 15 comuni del territorio di Conegliano e Valdobbiadene. La produzione è quasi esclusivamente ristretta alla tipologia Conegliano Valdobbiadene, con 70 milioni di bottiglie / anno, contro un solo milione di bottiglie della DOCG di Asolo.

La tipologia prevalente sul territorio è quella de Le Rive, che indicano che la vendemmia è fatta rigorosamente a mano, sia per l’asprezza del territorio collinare, sia per garantire la migliore qualità e selezione delle uve; oltre a ciò la raccolta delle uve deve avvenire nel solo comune di appartenenza della Riva che dà il suo nome al vino.

Infine la sottozona di Cartizze conta 106 ettari di estensione, tutti nel comune di Valdobbiadene, caratterizzata da una maggiore concentrazione di zuccheri nelle uve.

La produzione del 2013 ha coinvolto 6500 ettari nel Conegliano Valdobbiadene e 20.000 ettari per tutto il Prosecco, per complessive 240 milioni di bottiglie.

È opportuno segnalare che Santa Margherita e Canella possono imbottigliare Prosecco, pur essendo in Comune di Venezia, per motivi storici anteriori al 1969.

Il territorio di Conegliano Valdobbiadene è oggi circondato dal Piave che scende dalle Dolomiti e sfocia nella Laguna Veneta in Adriatico. Anticamente invece il Piave era costretto in un ghiacciaio che attraversava le colline proprio a metà strada tra Conegliano e Valdobbiadene.

Per apprezzare la conformazione di questo territorio negli anni ’50 occorre leggere lo scrittore Giovanni Comisso, che amava girare per osterie raccontandone trame e caratteristiche.

A Conegliano il terreno è di arenaria e marne, mescolate dal movimento del ghiacciaio.

La schermatura dei venti freddi dal nord crea un microclima temperato e con forti escirsioni termiche tra il giorno e la notte.

Il clima è ideale per la Glera o Prosecco, che vuole un clima né caldo né troppo umido e qui ha trovato l’ambiente ideale.

Oltre la Glera possono entrare nel vino altri vitigni minori, come la Pereira, per un 15%, o il Verdiso (solo nel territorio di Conegliano), o la Bianchetta veneta, che dà più zuccheri e aromi eleganti. Il Verdiso conferisce più mineralità e più acidità.

La produzione del 2013 è stata esportata per il 43% mentre il 57% è rimasto in Italia, a significare che ormai il Prosecco ha una sua base di apprezzamento significativa in tutto il territorio nazionale.

La quota estera si distribuisce per il 70% in Europa, prevalentemente in Germania, Svizzera e Regno Unito.

Il metodo di produzione del Prosecco è a doppia fermentazione, detto anche Charmat, o metodo italiano, o metodo del Professor De Rosa.

Riguardo la denominazione il 93% della produzione è Spumante, il 6% è frizzante e solo l’1% è fermo.

Lo spumante a sua volta è prodotto per il 40% nella tipologia Brut (con 13 grammi litro di zuccheri), per il 50% nella tipologia Extra Dry (13-25 gr/l) e 10% nella tipologia Dry (25-30 gr/l)

Le Rive sono oggi 43 ed è prevista a breve una revisione da parte del Consorzio.

La relazione del Presidente si conclude con l’assaggio di cinque vini rappresentativi del territorio.

Primo Vino: Zona di Vittorio Veneto, Brut.

È un Rive di Carpesica, con sentori di frutta bianca e mela.

Secondo Vino: Zona dei Feletti, già ghiacciaio e terreno argilloso ferroso rosso, Brut.

È un Riva di Refrontolo con sentori di frutta esotica e pera matura.

Terzo Vino: Zona di Vidol con terreni giallo grigiastri, Extra Dry.

È un Rive di Colbertaldo, con sentori di fiori bianchi e spiccata mineralità.

Quarto Vino: Zona di Cartizze, Brut.

È un Cartizze in cui senti la ricchezza espressiva nella frutta matura, nella rosa, nell’acacia e nel glicine, in cui avverti i Sali minerali, la lunghezza di beva e la nota lievemente amarognola in retrogusto.

Quinto Vino: Zona di Cartizze classico, Dry.

È un Cartizze tipico in cui prevale la nota floreale, avverti una lieve mineralità e lo senti pieno, cremoso, elegante e ben armonico.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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