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Buy Wine apre le Anteprime Toscane - Alla ribalta Chianti e le altre Doc e Docg regionali

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato

Se il Vinitaly di Verona è la più grande manifestazione internazionale di settore, la Toscana dei vini si pone al vertice delle manifestazioni enologiche internazionali. Un primato che deriva da numerose iniziative di qualità che annualmente si svolgono in tutta la regione. Non solo. Anche nell’enoturismo la Toscana ha battuto la blasonata Bordeaux. Gli utenti di Wayn.com, colosso social di viaggi e lifestyle, hanno incoronato la Toscana come regione più amata al mondo.  Nel confronto delle sette enomeraviglie del mondo finaliste, la Toscana si aggiudica l’edizione 2013 del Wayn Award superando di circa 800 punti Bordeaux (5801 a 5005). Terza e staccata la spagnola Rioja con 3526 punti.  

 

Quest’anno una gradita sorpresa. A precedere le classiche e attese Anteprime della Vernaccia di San Gimignano, Chianti, Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino, c’è stato un Buy Wine (workshop internazionale giunto alla quarta edizione) di sicuro interesse. L’Agenzia regionale Toscana Promozione ha fatto le cose in grande, presentando per la prima volta le anteprime delle altre denominazioni emergenti, come Carmignano, Bolgheri, Elba, Val di Cornia, Montecucco, Morellino di Scansano, Cortona, Chianti e sue sottozone (Chianti Colli senesi, Chianti Colli Fiorentini, Chianti Rufina), Valdarno di Sopra e Terratico di Bibbona. Negli ampi e funzionali spazi della Fortezza da Basso, stands con banchi d’assaggio gestiti dai rispettivi Consorzi dove, professionali sommelier Ais e tecnici, hanno servito migliaia di calici di vino corredati da dati e notizie sui vini e le rispettive zone di produzione.

Un’operazione di valorizzazione dell’intero patrimonio vitivinicolo toscano, che farà crescere ancor più l’immagine e l’esportazione dei vini anche in nuovi mercati.  Ben 296 buyer (40% in più del 2013) provenienti da trentatre Paesi si sono incontrati con 258 produttori toscani per conoscere, degustare ed acquistarne i vini.  Già nell’edizione di Buy Wine 2013, questi incontri hanno creato un giro d’affari stimato in 860 mila euro.  Le aziende dei 258 produttori erano così ripartite: 81 di Firenze, 80 di Siena, 36 di Grosseto, 21 di Livorno, 17 di Arezzo, 8 di Pisa, 7 di Lucca. 5 di Prato e 3 di Pistoia. 

Si entra nel vivo con il convegno di Villa Montalto. Nell’incontro dedicato alla stampa (in particolare quella estera) e agli addetti al settore, L’assessore regionale Gianni  Salvatori ha illustrato il piano regionale della vitivinicoltura, completandolo con superficie, produzione e reddito.  Di seguito, degustazioni di vini dei vari consorzi. Iniziativa quanto mai utile per far conoscere i vini di denominazioni meno note e consolidare l’immagine e la diffusione di quelle già conosciute.  Il giorno dopo nel padiglione Spadolini della Fortezza da Basso, l’Anteprima ufficiale del Chianti e territori emergenti, ossia quelli già citati.   Giustamente la parte del leone l’ha fatta il Chianti. Un vasto territorio ricco di storia, tradizioni e cultura, sinonimo di vino italiano nel mondo. 

Storicamente, già dopo il 1000, il nome Chianti era dato a un’ampia area geografica che, pressappoco ricalca quella di oggi. Per passare al vino, bisogna aspettare il 1384. Tra i personaggi famosi che contribuirono alla valorizzazione e diffusione del Chianti, 
il nobile Bettino Ricasoli detto, il Barone di ferro. Uomo di cultura, imprenditore agricolo e dal forte senso per la Patria che, dopo l’unità d’Italia, ricoprì l’incarico di primo ministro. Storica la sua “ricetta del Chianti” dove, per produrlo, indica le percentuali di uve sangiovese, canaiolo, colorino, trebbiano toscano e malvasia del Chianti. Dalla prima delimitazione della zona di produzione col decreto ministeriale del 1932, il Chianti passa con la Doc del 1967 tra i vini italiani di maggior pregio. Altro salto di qualità nel 1984 con l’ottenimento della Docg. 
Attualmente il Chianti rappresenta il 48% del vino Doc e Docg della Toscana.

Il Consorzio del Chianti (una volta col Putto), è il più vecchio essendo stato istituito nel lontano 1927, e anche il più grande del Classico, Rùfina, Colli Fiorentini ecc., contando oltre 2.500 produttori che operano su 14.645 ettari di vigneto. Di rilievo anche la produzione che si attesta sui 769.000 ettolitri (dati del 2011).

La zona di produzione del Chianti comprende i territori vocati delle province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena. Per questo la stessa denominazione può essere integrata con le menzioni aggiuntive Colli Aretini, colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Rùfina e Montespertoli, ovviamente con diverse regole produttive: 90 quintali per il Chianti, 80 quintali per le sottozone e 75 quintali per il Chianti Superiore. Essendo il vitigno fondamentale, il sangiovese non può essere meno del 70%, i vitigni complementari fino al 30%, di cui massimo il 10% per le uve bianche e del 15% i cabernet. 



Una delle tante frecce dell’arco del Chianti, è il piacere di berlo giovane, per coglierne la fragranza dei profumi, e godere della sua fresca e sapida beva. Un vino che può e deve ritornare prima sulle tavole degli italiani, e dopo su quelle dei gourmet d’altri Paesi. Per queste sue invitanti caratteristiche, il Consorzio del Chianti ha proposto un’importante e seria modifica del disciplinare senza sminuirne la qualità. Ossia la possibilità di anticipare l’immissione sul mercato del vino Chianti Docg nelle sue varie articolazioni territoriali e tipologie. 

1° gennaio 2014 per Chianti, Chianti Colli Aretini, Chianti Colli Senesi, Chianti Colline Pisane e Chianti Montalbano. 

1° aprile 2014 per Chianti Montespertoli

1° luglio 2014 per Chianti Colli Fiorentini, Chianti Rufina e Chianti Superiore

Passando agli assaggi, l’annata 2013 sebbene condizionata in parte da piogge ha espresso in generale buoni profumi, freschezza e sapidità, e una già discreta armonia.  Le sottozone Rùfina e Colli Fiorentini hanno presentato l’annata 2012 e la Riserva 2011.  Dalla prima, vini di buona freschezza e struttura. Di equilibrata complessità le Riserve.  Dalla seconda, colore ottimale e di buona pienezza e persistenza, in particolare le Riserve.  Globalmente un quadro positivo, premiato dai consensi dei consumatori esteri.  Nel 2013 l’exploit: secondo le proiezioni di Toscana Promozione, il fatturato export è stato di 743 milioni di euro (+6%), di cui 503 derivati da vini rossi.  Negli ultimi cinque anni l’export ha visto una crescita del 46%.  Significative le quote raggiunte in Asia: Cina + 37,5%,  Hong Kong + 27,5% e Giappone +9,9%.  Buone anche negli Stati Uniti, Germania e Canada.

Seguiranno tutte le altre Anteprime.   

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Virgilio Pronzati, giornalista specializzato in enogastronomia e già docente della stessa materia in diversi Istituti Professionali di Stato...

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