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Il ph, i suoli e gli elementi, di Riccardo Modesti

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Il ph, i suoli e gli elementi

di Riccardo Modesti

Se il pH è qualcosa che fa parte della nostra vita, lo sarà di sicuro anche per quanto riguarda il vino. Detto però che il vino è un mosto d’uva fermentato, occorre capire il percorso che fa sì che il vino possa “nascere”. Secondo me, se partiamo da un discorso relativo al suolo dove la pianta fruttifica, non sbagliamo di molto.
Se parlate con viticoltori e agronomi che lavorano in situazioni diverse, noterete subito che nel parlare di suoli spunteranno alcune paroline magiche come “suolo a reazione acida”, oppure “suolo alcalino” e altre ancora.

A ognuna di queste paroline magiche è legato anche qui un intervallo di valori di pH piuttosto preciso, valori che vanno a influenzare diversi processi fisici, chimici e biologici. La disponibilità di nutrienti per la pianta è, per esempio, influenzata dal pH. In generale le piante gradiscono pH compresi tra 6 e 7, ma già se prendiamo un’azalea scopriamo che essa è un’acidofila, ovvero una pianta che necessita di pH del suolo più bassi per potere prosperare. Un’ortensia, invece, a secondo del pH del suolo cambia colore, blu per pH bassi, rosso per pH più alti.
A pH bassi alcuni elementi chimici sono più disponibili di altri, come il ferro e il boro, mentre a pH più alti (superiori a 7), calcio, magnesio e potassio sono a loro volta più disponibili, mentre la disponibilità dell’azoto è più alta a pH neutro. Per disponibile intendiamo peraltro la possibilità di essere assorbito dalla pianta dall’apparato radicale.

E quindi? Beh, non tutti gli elementi chimici sono uguali nel metabolismo di una pianta, ognuno di loro ha infatti un proprio ruolo ben preciso, per quantità e qualità. In generale i suoli acidi inibiscono la capacità di una pianta di crescere, proprio perché azoto, calcio, magnesio e potassio sono poco disponibili.
Azoto significa, per esempio, proteine: senza proteine una pianta non può crescere bene.

Calcio significa, per esempio, pareti cellulari più forti, quindi fusti e frutti più forti e resistenti. Magnesio significa, per esempio, tante cose importantissime, una su tutte l’influenza alla formazione degli zuccheri, e zuccheri significa energia. Non per niente anche noi, quando siamo giù di tono, assumiamo spesso del magnesio sottoforma di bevande isotoniche (Gatorade e simili) oppure in bustine (MgKVis, per esempio, dove Mg sta appunto per magnesio e K per potassio). Proprio il potassio è pure lui un grande protagonista nel metabolismo vegetale: la sintesi dei profumi di un fiore lo vede indispensabile, per non parlare del suo essere implicato nei processi traspirativi delle foglie, per intenderci la regolazione della temperatura della pianta.

E il ferro? Beh, è fondamentale perché se non c’è niente clorofilla e niente fotosintesi quindi, e visto che la fotosintesi è il mezzo attraverso il quale una qualsiasi pianta auto produce zuccheri, sfruttando pensate un po’ la luce del sole, si capisce come il ferro sia davvero importante.

Ma questi sono solo alcuni degli elementi chimici che una pianta utilizza per vivere, e questi sono chiamati macroelementi, ferro a parte, perché la pianta li usa in abbondanza. Ma ci sono poi anche i microelementi, ovvero elementi utilizzati in quantità ridottissima ma altrettanto fondamentali. Una pianta qualsiasi, per esempio, necessita anche di zinco, manganese, perfino cobalto in alcuni casi. E se la disponibilità di tutti questi elementi è governata dal valore di pH presente nel suolo, come se ne esce?

Lo scopriremo solo vivendo…
pH Coca Cola: inferiore a 3,0. Può essere quindi usata per togliere le macchie di sangue dai vestiti, per sbrinare il parabrezza dell’auto o per allentare un bullone arrugginito. pH vino da uve Riesling renano: compreso generalmente tra 2,9 e 3,3, ma io non userei mai un fantastico Riesling della Mosella per allentare un bullone arrugginito.

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2 Commenti

Inserito da Emanuele DM

il 25 marzo 2014 alle 00:17
#1
Articolo molto interessante e istruttivo.
Ovviamente l'osservazione è d'obbligo.
Come facciamo a misurare il ph del suolo ?

Su ebay, ma in fondo ovunque, si trovano i pH-imetri per il suolo a meno di 10 euro.
Sono affidabili ?
Il mio ph-imetro per mosto e vino deve essere sempre tarato.
E' cosi' anche per quelli utilizzati per il suolo ?

Poi avrei un'altra domanda.
I suoli sono molto diversi fra loro (argillosi, calcarei...).
Quali sono i parametri che concorrono a fare assorbire i macro e micro elementi ?

Inserito da Riccardo Modesti

il 26 marzo 2014 alle 01:08
#2
Due domandine facili facili... Vediamo.
Il problema non è tanto lo strumento quanto il tipo di campionatura che viene fatto sul suolo. Quando guardiamo un vigneto vediamo solo la superficie, ma già dieci centimetri sotto potrebbe già esserci uno scenario diverso. I profili stratigrafici dei suoli, infatti, sono sovente molto complessi, e dipendono dai molteplici fenomeni che si sono succeduti nel corso delle ere geologiche. In più, se il vigneto è di dimensioni importanti, possono esserci anche essere profili stratigrafici completamente diversi anche a brevi distanze. Sono appena stato in Borgogna è lì è il trionfo di questo concetto, perchè percorrendo la Route des vins, con Digione alle spalle, a sinistra c'è il vino di serie B, e a destra quello di serie A. Loro, serissimi, ti spiegano che i terreni sono completamente diversi, e quindi si spiegano anche AOC diverse e prezzi diversi, pur essendo sempre Piont nero o Chardonnay.
Per la seconda domanda la rimando invece a un testo appropriato, perchè in quattro parole è praticamente impossibile spiegare un concetto così vasto. La bibliografia in materia non manca, e lì troverà tutte le risposte. Attenzione, però: per capire bene questi concetti si deve conoscere molto bene la chimica, altrimenti non serve a nulla. Se volesse comunque qualche riferimento mi riscriva sul blog, che troveremo il modo di metterci in contatto.
Grazie per l'attenzione, comunque.

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