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Vocacibario

18a Edizione di Grappa Barile Day

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato

Tra i grandi distillati del mondo, c’è un posto anche per la Grappa. E parlando di Grappa, oltre ad essere un prodotto tipicamente italiano, è l’unico distillato che si può già bere appena uscita dalla serpentina. Cercando nel suo passato, l’etimo del suo nome risale al lombardo “grapa”, cioè graspo, a sua volta derivato dal tedesco “napf”, ossia nappo: ciotola o bicchiere. I friulani la chiamano “sgape”, in Piemonte è chiamata “branda” (termine ereditato dai francesi). Certamente antica ma non di nota data, la Grappa è stata inventata dalla gente del popolo. Quindi di umili origini ma di gagliarda vitalità. Per secoli trovò proprio nella gente del popolo i suoi estimatori. Un tempo lontano gli intellettuali la snobbavano. Dante e Petrarca la trovarono abominevole (sic!), e così i nobili che amavano vini pregiati. Ma i medici gli riconoscevano potenti virtù. 



 

Nel 500 Pietro Andrea Mattioli scriveva al riguardo: “Meritatamente si può chiamare acqua di vita; aumenta et conserva tutte le cose che si pongono dentro da lei preserva et non si corrompono, così parimenti conserva la vita di coloro che l’usano di bere, togliendo dai corpi loro ogni putredine et custodisce e ripara, notrisce, difende et prolunga la vita. In più il suo vigore e calore naturale, rigenera, vivifica gli spiriti vitali, scaldando lo stomaco, conforta il cervello, acuisce l’intelletto, chiarifica la vista et ripara la memoria”. Da queste positive affermazioni, gli acquavitai ambulanti di Roma, Torino o del Friuli, facevano facili vendite ai popolani. Già nel 600 sorgevano botteghe stabili per la vendita della Grappa. 

Nel 1779, Bartoldo Nardini aprì la famosa distilleria-mescita a Bassano. I migliori suoi clienti, i battellieri del Brenta, diffusero la Grappa anche a Venezia, dove fu poi apprezzata anche dai nobili.

 

Con la Grande Guerra, la Grappa scaldò membra e cuori dei soldati al fronte, infondendogli conforto e coraggio. Da un ventennio, prodotta con tecniche più razionali e vinacce fresche di monovitigno, distillata in alambicchi discontinui a vapore, è salita ai salotti buoni della città. E oggi come ieri, Veneto, Toscana e Piemonte, sono alla leardeschip della produzione di Grappa di qualità. In quest’ultima regione, a Silvano d’Orba, piccolo centro attivo dell’Alessandrino, c’è l’antica distilleria “BorBar” di Luigi Barile, genovese e autore di grappe esclusive, ottenute da fresche e fragranti vinacce di Dolcetto d’Ovada. Bottiglie della sua Grappa di 30 anni sono state acquistate dalla Camera di Commercio di Genova, per farne dono ai grandi della terra riuniti a Genova per il G8. Il grande Luigi Veronelli, assaggiandola la posta ai vertici. E siccome la classe non è acqua, la Grappa Barile oltre a conquistare “L’Alambicco d’Oro” (massimo riconoscimento nazionale), ha vinto anche la medaglia d’argento con la grappa bianca, nei concorsi mondiali di Bruxelles e Londra.

 

Riconoscimenti ampiamente meritati, che Luigi Barile ha sempre festeggiato coinvolgendo centinaia di persone provenienti da mezza Italia. Un grappa Day che da anni, oltre alla Grappa, valorizza Silvano d’Orba e tutto il comprensorio di produzione del Dolcetto d’Ovada. Un festoso evento dove centinaia d’appassionati ed esperti del distillato nazionale, sono stati deliziati da una grande ed artistica torta di Bottaro & Campora ma, soprattutto, da assaggi di Grappa di cinque diversi millesimi, tra cui quella di trentasette anni, la prima ad essere stata prodotta. 

Non solo. Nell’ambito della festa, Barile premia ogni anno personaggi che col loro impegno hanno contribuito socialmente a migliorare piccole e grandi realtà non solo nostrane. Quest’ultima edizione è stata siglata da Moni Ovadia, artista di fama internazionale. 

 

Nel suo intervento il grande Ovadia ha raccontato alcuni straordinari momenti della vita dell’indimenticato don Gallo, definendolo “uno dei 36 giusti che reggono il mondo” .  Presente nelle precedenti sette edizioni, don Gallo, amico fraterno di Luigi Barile, ha dedicato la sua vita agli altri, o meglio agli ultimi.  Gli atri tre premiati: Cinzia Monteverdi, imprenditrice editoriale che annovera tra le sue iniziative di successo l’aver co-fondato e il Fatto Quotidiano con Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Peter Gomez, Ferruccio Sansa ed altri giornalisti, nonchè presidente della società che produce il programma televisivo di Michele Santoro “Servizio Pubblico”.

 

Grande amica di don Gallo, quando era in vita, l’ha valorizzato aiutandolo a pubblicare alcuni libri e, soprattutto, organizzandogli una tournèe teatrale affinchè raccontasse al più vasto pubblico, la storia della Sua comunità.  Di seguito il prof. Ferdinando Fasce, docente alla facoltà di storia contemporanea dell’Università di Genova nonché scrittore, ricercatore e giornalista (essendo anch’esso di  Ge-Certosa, ha avuto il privilegio di conoscere don Gallo) e chi ha scritto, per raccontare anno per anno le grappe d’autore di Luigi Barile.   

Per dare una mano alla Comunità San Benedetto, rimasta orfana del suo fondatore, c’è stata l’esposizione di tutti i libri scritti da don Gallo insieme a Vauro, Moni Ovadia, don Ciotti e altri, il cui ricavato è stato donato alla Comunità.

 

Appunti di degustazione

Grappa Barile Millesimo1976 
- All’aspetto è brillante, di colore giallo ambrato vivo con netti riflessi dorato-ramati. All’olfatto si presenta di straordinaria intensità, persistenza e finezza. Profumi ampi, compositi, che spaziano dal floreale al fruttato con note speziate. Emergono i piccoli frutti rossi boschivi maturi e macerati nell’alcol, fiori gialli di campo essiccati, mandorla secca, vaniglia e zabaglione. E ancora, goudron, boisé e fieno di montagna. Al sapore è secca ma morbida, calda, con delicata e piacevole vena astringente, di decisa ma equilibrata struttura, con un finale di grande persistenza aromatica. Spiccano al retrogusto, le note fruttate, di liquirizia e di fieno di montagna.



Grappa 2000 - Invecchiata 12 anni  -  Alla vista è cristallina e di color giallo dorato vivo.  Al naso si presenta intensa, persistente e fine, con netti sentori di fiori di campo secchi, pesca bianca matura ed un po’ essiccata, e lievi d’erbe aromatiche e pepe bianco.  In bocca è secca ma morbida, calda, di buona struttura e persistenza, con retrogusto di liquirizia. 

Grappa 1997-2012 - Invecchiata 15 anni  -  Alla vista è limpida e di color giallo ambrato.  Al naso si presenta molto intensa, persistente, fine e composita, con netti sentori floreali di iris appassito, confettura di mela cotogna ed albicocca, corbezzolo essiccato e lievi di noce moscata e vaniglia.  In bocca è secca ma morbida, calda, con lievissima e gradevole tannicità, di buona struttura e persistenza, con retrogusto di liquirizia e vaniglia. 

Grappa 1994 - Invecchiata 18 anni  - Alla vista è limpida e di color ambrato-ramata.  Al naso si presenta molto intensa, persistente, fine e complessa, con netti sentori di fieno di montagna, ciliegia sotto spirito, erbe aromatiche secche in particolare la menta e, lieve di radice di liquirizia e boisé.  In bocca è secca ma morbida, generosa, di grande struttura e persistenza, con retrogusto di vaniglia e liquirizia.

Grappa 1991 - Invecchiata 21 anni  -  Alla vista è limpida e di color ambrato carico con orlo tendente all’aranciato.  Al naso si presenta con un ricco e ampio bouquet, fine e complessa, con netti sentori di pesca e uva sotto spirito, erbe aromatiche e fiori secchi di montagna, cuoio e piacevolmente boisé.  In bocca è secca, discretamente morbida, di rara generosità, con piacevole vena tannica, di gran corpo e persistenza, con retrogusto di liquirizia e boisé.

Grappa 1977 - Invecchiata 35 anni -  Alla vista è limpida e di color ambrato con riflessi ramati.  Al naso si presenta intensa, persistente, di grande finezza, complessa, con netti sentori di fiori di tiglio e acacia essiccati, piccoli frutti rossi selvatici maturi e sotto spirito, erbe aromatiche e lieve di zafferano, torba e boisé.  In bocca è secca, discretamente morbida, calda, di equilibrata struttura e persistenza, con leggero retrogusto di liquirizia e note fruttate. Pronta ma di molta armonia.

                        

 

Nella foto di Pino Bertelli: Luigi Barile e Moni Ovadia con la figura del compianto don Gallo

 

 

 

 

                       

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Virgilio Pronzati, giornalista specializzato in enogastronomia e già docente della stessa materia in diversi Istituti Professionali di Stato...

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