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Viaggi enogastronomici

Appennino Toscano e Pinot Nero - il 2010

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

 Lunedì 22 Aprile 2013

Prosegue con la seconda edizione l’appuntamento primaverile con i pinot nero dell’Appennino toscano. Vini che stanno crescendo in qualità e conoscenza, nel gradimento del pubblico e della critica enologica nazionale. L’anno scorso era la prima edizione e abbiamo conosciuto il 2009 (Vedi “Nove Pinot nero del duemila Nove: quelli dell’Appennino Toscano al Mugello”) per un confronto con l’edizione attuale). Quest’anno tocca al 2010 e tutti i produttori si sono confermati all’altezza della buona qualità.

La sede non è più Villa Pecori Giraldi di Borgo San Lorenzo, ma ci siamo spostati a Scarperia, terra di coltellai e fonderie, nel palazzo Vicari, imponente rocca trecentesca nel cuore del Mugello. La facciata su Via Roma ricorda Palazzo vecchio di Firenze, in più riporta in quantità stemmi di Vicari (inteso non come cognome ma come plurale di Vicario, facente funzioni). Il palazzo era la residenza dell’incaricato dei Signori fiorentini per la reggenza del castello e del territorio circostante. La carica durava sei mesi, come i Capitani reggenti della Repubblica di San Marino, carica istituita già dal periodo dei Comuni, nel 1243, e tuttora in vigore.

Arrivo a Scarperia la mattina tra le 9 e le 10, in compagnia di Andrea e Sabina, di Castel del Piano, in piena Lunigiana, al termine di un viaggio con pioggia battente fino al lago di Massaciuccoli e Lucca. Poi il cielo si rischiara a poco a poco e qui è quasi sereno. L’aria è fresca, siamo attorno ai dieci gradi, quasi invernali. Scarichiamo casse di vini e di cibarie nei locali interni del palazzo e poi vado a curiosare nel castello tra quadri, arazzi e mobili antichi, in attesa che si inizino gli assaggi.

La sala al primo piano, all’interno del Museo dei ferri taglienti, ospita una cinquantina di giornalisti e addetti ai lavori, nazionali e internazionali.

Lunigiana, Garfagnana, Mugello e Casentino son i territori rappresentati.

Quattro i produttori del Mugello fiorentino: Podere Fortuna da San Piero a Sieve, Il Rio e Terre di Giotto da Vicchio del Mugello, Fattoria Il Lago da Dicomano. Dalla Garfagnana lucchese due produttori, Macea da Borgo a Mozzano e Podere Còncori da Gallicano. Infine dalla Lunigiana di Licciana Nardi, Castel del Piano, e dal Casentino aretino di Pratovecchio, Podere della Civettaja.

Il Convegno

Gli assaggi sono preceduti da una presentazione  del Presidente dell’Associazione dei Viticoltori di Pinot Nero dell’Appennino Toscano, Vincenzo Tommasi, che ha a fianco il giornalista che sostituisce nella guida agli assaggi il Burton Anderson dell’anno scorso. È Giampaolo Gravina, filosofo e affabulatore sul vino, esperto di Pinot nero e “ça va sans dire”, amante della Borgogna, sulla quale ha appena dato alle stampe, insieme a Camillo Favaro, il suo ultimo volume “Vini e terre di Borgogna” – un viaggio attraverso la Côte d’Or, o “la Borgogna del vino nel racconto di 100 cantine e 400 vini. Un viaggio attraverso i vigneti che hanno visto nascere l’idea di terroir tra piccoli vignerons emergenti e domaines di culto già leggendari. Un approfondimento, che non perde il gusto per la scoperta, del complesso sistema delle appellations e dei climats modellato da secoli di storia”.

Giampaolo è legato a Burton Anderson e a Fabio Pracchia, altro famoso mentore del Pinot nero, da un filo comune di interessi e conoscenze su questo vitigno e sul vino che ne deriva.

Un ultimo pensiero di Vincenzo va a questo giorno, 22 aprile, dedicato in tutto il mondo alla salute della Terra e nessuno come chi sulla terra lavora e fatica ogni giorno dell’anno è in grado di apprezzarne il significato e sottolinearne l’importanza vitale per tutta l’Umanità.

Mentre Vincenzo parla, al suo fianco, un mega schermo mostra le immagini dei vari produttori, dei loro vini, delle etichette, delle vigne e del territorio.

A seguire, dopo il discorso breve di Vincenzo, anche Giampaolo sottolinea l’appartenenza comune di queste aziende a criteri di passione e di convivialità, che si rivelano nei vini che producono e nel modo in cui cercano di migliorarsi e di competere con un mercato sempre più esigente e competente.

Intanto si cominciano a versare i Pinot del 2010 nei calici davanti a ciascuno di noi. Oggi non ci sono addetti AIS dedicati a questa attività ma è ogni produttore che passa a versare il proprio vino, con attenzione e professionalità.

Lentamente ma inesorabilmente i profumi fruttati di mora, di mirtillo, quelli speziati e qualche nota di cuoio, di tabacco e anche di cioccolata iniziano a salire dai bicchieri e a diffondersi nell’aria, portati e mescolati tra loro dalle parole del relatore e dai commenti che salgono qua e là, in una piacevolezza olfattiva e sensoriale quasi inebriante.

Per capire che cosa muove questi personaggi eroici, mossi dalla passione per le loro vigne e per le loro montagne, che producono, tutti insieme, 25.000 bottiglie per ogni annata, basta leggersi con attenzione il loro manifesto, che è un regolamento “comportamentale e filosofico”, il cui primo obiettivo è migliorare la qualità dei rapporti umani, tra persone che condividono la stessa passione, sotto il segno dell’amicizia, dell’impegno, dell’onestà e della convivialità.

Ancora Vincenzo riprende la parola per raccontare le caratteristiche dell’annata che abbiamo davanti, un 2010 fresco, difficile, ma di grande qualità e soddisfazione. L’escursione termica giornaliera elevata è la spinta che consente di ottenere un vino di carattere e di spessore.

Ciascun produttore presenta il proprio vino. Andrea Ghigliazza racconta Melampo, che non ricorda il cane di Pinocchio, ma il Piede nero del Pinot. Il territorio ha un microclima favorevole e il territorio è ricco di vitigni autoctoni come il Vermentino nero o la Duretta e altri. Insieme a Sabina gestisce l’azienda con agriturismo e ristorante e produce un eccellente olio di oliva extravergine con fruttato intenso da una settantina di ulivi di cultivar frantoio, leccino e moraiolo.

Dopo Andrea tocca a Cipriano Barsanti parlare di Macea e di suo fratello Antonio, che oggi non è presente, e di come passano il tempo a curare i vigneti della terra in cui sono nati seguendo le orme della biodinamica. Sentendolo raccontare capisci cosa sono la passione e l’amore per la terra quando questa ti dà da mangiare.

Il Podere Còncori lo racconta Gabriele Da Prato, oste e vignaiolo in Garfagnana. Racconta di manoscritti del pascoli e di vino di qualità, che sono la sua passione. Gli impianti dei suoi vigneti sono stati pensati insieme a quel genio pazzo di Gino Veronelli e i risultati sono eccellenti.

Siamo arrivati nel Mugello, con Podere Fortuna di Alessandro Brogi, che fa da solo 11.000 bottiglie, quasi la metà di tutto il Pinot dell’Appennino toscano. Alessandro nasce architetto e il suo vino è concepito proprio come un progetto. Ha imparato il mestiere in Borgogna e con la Borgogna continuamente si confronta.

Paolo Cerrini presenta Il Rio. La sua peculiarità è dare al vino il nome di un’attrice, così dopo l’esuberanza di Marilyn Monroe e la sensualità di Silvana Mangano è arrivata l’eleganza di Audrey Hepburn, cui ha voluto dedicare il 2010.

Michele Lorenzetti parla di Vicchio e di Terre di Giotto e racconta di passione e dedizione, utilizzando al minimo il rame e sottolineando i principi naturali, quasi biodinamici, che guidano le sue attività.

Filippo Gnoli, produttore emergente della Rufina, presenta la sua Fattoria Il Lago. L’azienda esiste da oltre 50 anni ed è già alla terza generazione. Il Pinot Nero ha rappresentato per lui una distrazione al Sangiovese del Chianti Rufina, quasi un suo capriccio nel cimentarsi in qualcosa di diverso che però gli potesse dare, come è successo, ampie soddisfazioni.

Ecco infine dal Casentino di Pratovecchio, il Presidente Vincenzo Tommasi, la cui famiglia ha la più antica tradizione di vignaioli, esistendo il podere della Civettaja dal 1500, come testimoniato da carte storiche e papiri.

Il duemiladieci

Nel seguito il dettaglio personale dei singoli assaggi degli 8 campioni 2010, nell’ordine di assaggio, reso anonimo.

Campione Numero 1

Colore: rosso rubino con note di amaranto sull’unghia

Naso: pulito, intenso, pieno con note fruttate evidenti e gradevolmente speziate.

Bocca: armonico ed elegante, lungo, complesso e persistente con note di prugna e mandorla in retrogusto

Valutazione personale 90 / 100

Campione Numero 2

Colore: rosso rubino

Naso: pulito, discretamente intenso, accattivante nelle note aromatiche fruttate e floreali

Bocca: buona sapidità, caldo, piacevole

Valutazione personale 84 / 100

Campione Numero 3

Colore: rosso rubino carico

Naso: ampio e complesso, piacevolmente fruttato con lieve speziatura a completare la nota balsamica

Bocca: ti colpiscono la freschezza e il frutto rosso maturo, ne avverti la sapidità e l’armonia complessiva, la pienezza e la persistenza, con un retrogusto di mora, ribes e mirtillo nero.

Valutazione personale 89 / 100

Campione Numero 4

Colore: rosso rubino con note di porpora sull’unghia

Naso: la nota speziata affianca e sovrasta quella fruttata su un fomdo di estrema pulizia e buona persistenza

Bocca: lo senti pieno e ben sapido, discretamente fresco e con tannini ancora in piena fase di sviluppo e maturazione per la nota ancora lievemente amara finale in retrogusto.

Valutazione personale 87/ 100

Campione Numero 5

Colore: rosso rubino lievemente spento, tendente al rosa antico carico

Naso: la nota speziata viene disturbata da un leggero goudron di fondo

Bocca: lo senti pieno, sapido, ricco di sostanza, ma le caratteristiche di fondo mappaiono ancora lievemente slegate, non ancora armonizzate tra loro.

Valutazione personale 82 / 100

Campione Numero 6

Colore: rosso rubino con nota amaranto sull’unghia

Naso: il fruttato e lo speziato sono puliti e quasi eleganti. Avverti nitidamente la piacevolezza dei frutti rossi e delle spezie

Bocca: la piacevolezza della beva è sottolineata da una certa complessità e dalla pienezza e armonia complessive. Le sfumature aromatiche e gustative vanno dalla liquerizia al tamarindo, dal mirtillo nero alla prugna, con una sfumatura di macchia mediterranea.

Valutazione personale 89 / 100

Campione Numero 7

Colore: rosso rubino lievemente scarico

Naso: lo senti pieno e complesso, con sentori fruttati, speziati e anche balsamici

Bocca: dietro la prima beva in cui avverti freschezza e sapidità emerge poi un bell’equilibrio che ti ricorda la sua armonia per chiudere in un finale di mirtillo e ciliegia in retrogusto, appena disturbati da una nota leggermente allappante..

Valutazione personale 88 / 100

Campione Numero 8

Colore: rosso rubino pieno con note granate sull’unghia

Naso: avverti la nota speziata e poi un sentore di frutta matura non proprio pulitissimo.

Bocca: ti colpisce la freschezza, ci senti una buona acidità e lo giudichi già armonico e persistente con sentori di frutti rossi in retrogusto.

Valutazione personale 87 / 100

 

Epilogo

In coda alla degustazione dei vini dell’Appennino una prova d’assaggio del Pinot Nero di Martin Aurich dalla Val Venosta.

Martin è presente e ci chiede di valutare alla cieca il suo Pinot nero 2006 Castel Juval in due versioni, campione da tappo a sughero e campione da tappo a vite. A lui interessa capire le differenze tra i due campioni dal punto di vista della gradevolezza da parte degli assaggiatori.

Il vino viene da un vigneto situato al confine tra la Val Venosta e la Val Senales, con una temperatura media di dieci gradi annui con clima fresco.

Da parte mia trovo il campione di sinistra più aperto e pieno al naso e in bocca lo sento elegante, armonico, gradevole, con tannini morbidi e setosi.

Il campione di destra lo sento più chiuso al naso e più grossolano e brusco in bocca.

Preferisco il campione di sinistra.

Nell’inchiesta successiva risulta prevalere, nel gusto dei presenti, il campione di sinistra rispetto a quello di destra.

Martin svela infine l’arcano: a sinistra avevamo il campione con tappo a vite, a destra quello da tappo di sughero. Martin continuerà a produrre Pinot nero con tappo a vite dal quale si ritiene assai soddisfatto.

 

Quest’anno oltre ai vini “in carta” altri Pinot Nero toscani di produttori al di fuori dell’associazione, un Pomino Frescobaldi 2009 e un Volumnia Dicomano 2010, dall’Alto Adige un Brunnenhof Mazzon Blauburgunder 2010 e ancora il Castel Juval 2010 di Fattoria Aurich di Castelbello, dall’Oltrepo Pavese un Podere Bignolino 2007 e infine uno dalla Borgogna un Vougeot Premier Cru Clos de la Perriere 2009 Domain Bertagna in magnum.

Vini che hanno accompagnato i prodotti del buffet nella tradizione culinaria della Lunigiana, con gli ottimi testaroli e panigacci arrivati da Terrae Luni di Pontremoli, conditi con l’olio di Castel del Piano di Andrea e Sabina, e poi torte salate di verdure, salumi e formaggi, crostate e cantucci deliziosi.

Si riparte per la Liguria verso le quattro del pomeriggio per una bella visita all’azienda Castel del Piano.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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