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Viaggi enogastronomici

Cembra - Palazzo Maffei, il Passatore e un salto da Pojer (Quarta Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Palazzo Maffei per i medagliati

Alle dodici siamo al primo piano di Palazzo Maffei, nel centro storico di Cembra. Oggi il palazzo è di proprietà del Comune ed è stato ristrutturato con il contributo della Provincia per realizzare una biblioteca e un archivio dei libri ai piani superiori e sale di esposizione al primo piano. Oggi sono attrezzate con tavoli per degustare i vini della selezione, con l’assistenza di giovani sommelier.

I vini sono stati selezionati da una commissione ampia di 18 elementi comprendente enologi, sommeliers, giornalisti e altro personale qualificato.

A noi tocca assaggiare dieci vini, tutti del 2011, e tutti arrivati a medaglia. L’assaggio avviene alla cieca, con attribuzione di un punteggio personale che riflette ovviamente le sensazioni del momento, il criterio proprio di valutazione, l’aderenza o meno a un concetto di tipicità individuale e le condizioni del campione versato.

 

Vedi anche Cembra – la Valle, il Müller Thùrgau e i vini eroici (Prima Parte)

Vedi anche Cembra – il Convegno, Maso Val Fraja e la cena da Pelz (Seconda Parte)

Vedi anche Cembra – Cantina di Montagna e le grappe di Pilzer (Terza Parte)



Questi i vini assaggiati, con i punteggi da me attribuiti:

 

Num.Serv

Num.Catalogo

Azienda

Regione

Punteggio

1

8

Pelz – Cembra

Trentino

88

2

10

Bellaveder – Faedo

Trentino

83

3

46

Institut Agricole Regional – Aosta

Val d’Aosta

84

4

40

Kettmeir – Caldaro

Alto Adige

88

5

14

Monfort – Lavis

Trentino

86

6

66

Weingut Rainer Sauer – Franconia

Germania

87

7

41

Cantina Produttori Cortaccia

Alto Adige

85

8

20

Fondazione Mach – San Michele A/A

Trentino

87

9

18

Gaierhof – Roverè della Luna

Trentino

84

10

60

Winzerverein Hagnau – Hagnau

Germania

86

 

Al di là delle singole valutazioni si può certamente dire che a livello qualitativo i campioni sono tutti decisamente validi, tra il molto buono e l’eccellente. Le differenze di punteggio sono dovute a sfumature quali la eccessiva tendenza al sauvignon o alla nota agrumata per alcuni, la leggera carenza olfattiva o gustativa per altri, l’eccessiva nota abboccata per altri ancora, qualche piccola punta di solforosa, ecc.

Al di là di queste singolarità il livello medio è decisamente elevato con prodotti di tutta piacevolezza, puliti al naso e pieni e lunghi in bocca, tali da suscitare il gradimento di chi li prova, magari abbinandoli ai piatti della cucina trentina e non solo, come è stato proposto al nostro gruppo.

La Locanda del Passatore

Il pranzo è previsto nel vicino comune di Faver, nella Locanda del Passatore. La mia origine romagnola mi ha particolarmente incuriosito perché pensavo di scoprire un nuovo personaggio vissuto da queste parti che era stato così battezzato ed ero curioso di sapere chi fosse.

Invece si tratta proprio di Stefano Pelloni, quello romagnolo. Il nome si spiega con il fatto che il cuoco si chiama Gianni Bacci ed è originario del ferrarese. Sua moglie Maria Nardin invece è di Faver. Si sono conosciuti a Cervia in Romagna. Hanno lavorato insieme poi si sono sposati e da circa sette anni son arrivati qui nel paese di lei e hanno iniziato una ristorazione che per un trenta per cento si ispira alla cucina classica romagnola, quella di Pellegrino Artusi (Gianni fa ancora oggi le trippe con la ricetta di Pellegrino) e per due terzi propone la cucina trentina.

La moglie Maria cura il servizio in sala e l’ambiente è elegante e confortevole, con le opere di Clara Lunardelli esposte ai lati della sala, opere di grande impatto emotivo per un’artista che si è fatta tutta da sé.

Abbiamo iniziato con un aperitivo di Trento DOC di Opera con un perlage finissimo e bei sentori puliti di crosta di pane.

A seguire le bruschettine con lardo e pomodori ciliegini su foglia di basilico, caldi e deliziosi, con il lardo che si scioglie letteralmente al morso.

Il primo piatto sono deliziosi tortelli di pasta fresca, sottilissima e tirata con il mattarello, ripieni di tre tipi di formaggio, stracchino, crescenza e parmigiano, colorati da un leggero tocco di zafferano e serviti su letto di vellutata di melanzane. Il vino in accompagnamento è il Müller Thùrgau  2011 di Zanotelli, di cui abbiamo già detto e che sposava perfettamente i tortelli e il piatto successivo, la trota dell’Avisio, di una morbidezza incomparabile, servita con verdurine di stagione ed erbe aromatiche e cotta in un bagno di Müller Thùrgau.

Il dessert è la mousse al limone con spiedino di fragole e cialda alle mandorle, accompagnata dal Moscato Giallo 2010 delle Cantine Monfort.

In chiusura meringhe e cantucci da accompagnare al caffè e alle tre proposte di grappa Pilzer, al moscato, al Müller Thùrgau  e al Traminer aromatico.

L’inaugurazione della cantina di montagna, Cembra

Passiamo il pomeriggio a riposare tra le vigne e i frutteti attorno al Maso e poi risaliamo in paese per un giro ozioso tra i banchi in mostra, a vedere le donne del tombolo e i loro straordinari lavori, a curiosare tra chioschi di vini e di formaggi e di altre cose buone, da fiera di paese, e non possiamo perdere i sapori della cucina delle Donne Rurali a palazzo Barbi.

Alla sera siamo ospiti alla inaugurazione della Cantina Cembra, con cori spontanei le cui voci riempiono l’aria e con la visione delle diapositive della valle. La folla dei soci e degli ospiti riempie il piazzale davanti alla cantina e le ampie sale interne.

L’aria è ancora fresca e il sole sta per tramontare all’ingresso del paese allungando le ombre delle case e degli alberi sulla strada e la campagna.

Il Sindaco di Cembra, Antonietta Nardin, ricorda le prime origini della cantina, che risale al 1952, nata per combattere lo strozzinaggio degli intermediari che commerciavano nella valle.

Dopo i discorsi delle autorità e la benedizione del Parroco il coro Abete Rosso, con le sue trenta voci chiude l’inaugurazione con la “Preghiera Trentina”, che tocca le corde di una forte emozione nella maggior parte dei presenti, seguita dalla più orecchiabile “La villanella”.

Un lungo e forte applauso dà inizio alla visita della cantina e all’aperitivo all’aperto, con spuntini e piatti tipici bagnati dai vini nuovi della cantina

Domenica 8 Luglio 2012

Mario Pojer

In chiusura di viaggio decido di passare a Molini di Faedo, tagliando la montagna verso San Michele all’Adige, dove prenderò l’autostrada,  per un saluto a Mario Pojer e per godere delle sue bottiglie così diverse e potenti per aromi, intensità ed equilibrio e armonia.

Da poco ha aperto un’acetaia e ristrutturato un maso proprio a Cembra, a un chilometro dal Maso Val Fraja in cui siamo stati ospitati.

Mario è come al solito una fucina di idee e iniziative, che ama esprimersi come il cuore gli comanda e non teme di avanzare critiche quando le cose non vanno e di discutere sulle possibili soluzioni o alternative quando ci sono dei problemi che possono apparire ostici e che spesso vengono abbandonati dalle persone normali per non “mettersi nelle grane”.

Non così Mario, che è un personaggio del tutto eccezionale, cui sono grato per la cultura che riesce a trasmettere in modo chiaro e semplice, per il suo genio enologico e soprattutto per le emozioni che i suoi prodotti riescono a suscitare in chi li assaggia con interesse e passione.

Stavolta ho assaggiato con lui Filii, il bianco a bassa gradazione realizzato con uve di buona struttura, proposto in bottiglie da mezzo litro e non i classici tre quarti, vino che sta riscuotendo un buon successo in Giappone.

Un vino di soli nove gradi e mezzo, dalla splendida delicatezza olfattiva e dall’eleganza che ti lascia in bocca dopo che lo hai “mandato giù” e lo senti durare nel palato e sulla lingua in una persistenza lunga e piacevole.

In tarda mattinata lascio Mario alla famiglia e scendo in valle fino al centro di San Michele per imboccare l’autostrada per il lungo viaggio verso Affi, Peschiera, Brescia, Piacenza, Tortona, Genova e infine Chiavari dove arriviamo, per fortuna senza problemi di traffico, a metà pomeriggio.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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