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Viaggi enogastronomici

Firenze GWC nel Chianti: Castello di Gabbiano e i vini internazionali. (Quarta Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Castello di Gabbiano

Ci si impiegano quasi due ore a risalire la Toscana dalla provincia di Siena, zona Montalcino, fino alla campagna di Mercatale Val di Pesa, a sud di Firenze. Arriviamo al Castello, nostra prossima meta, verso le quattro e mezza del pomeriggio. Le luci del giorno si stanno affievolendo e in cantina la catena di imbottigliamento è in piena attività. Sullo spazio davanti al castello ci accoglie Silvia, una signora ancora giovane e vestita in modo sobrio ma elegante, che tradisce, come ci racconta lei stessa, le sue origini milanesi nel campo della moda, che ha lasciato quando ha avuto l’opportunità di scegliere un ambiente diverso e ha optato per questa campagna toscana, dove si occupa di vino e di accoglienza alberghiera.

Silvia ci racconta l’essenziale della storia di questo imponente maniero con una torre quadrata al centro, la più antica, costruita dai Bardi nel 1200, e quattro torri cilindriche ai lati, che tradiscono l’influenza architettonica francese. Nel 1400 la proprietà passò ai Soderini, che la ampliarono e lasciarono molte testimonianze storiche già sulla produzione del vino. Il nome Gabbiano deriva dalla primissima proprietà, dei Gavius, da cui Gavio, Gaviano, Gabbiano. L’ultimo proprietario italiano è stato Arcaini, un industriale lombardo che rilanciò la produzione vinicola alla fine del secolo scorso e incrementò l’esportazione di Chianti negli Stati Uniti. Nel 2000 infine decise di vendere l’Azienda e anche il castello agli americani attuali proprietari. Il gruppo multinazionale possiede circa trenta aziende di questo livello, distribuite su tre continenti: Europa, Americhe con Cile e California, Australia con Nuova Zelanda.

Vedi anche Firenze GWC nel Chianti: Convegno a Medici Riccardi (Prima Parte) 
Vedi anche Firenze GWC nel Chianti: Vinci, Bagno a Ripoli e Greve. (Seconda Parte) 
Vedi anche Firenze GWC nel Chianti: Castiglion del Bosco. (Terza Parte) 
Vedi anche Firenze GWC nel Chianti: la RUFINA. (Quinta Parte)
Vedi anche Firenze GWC nel Chianti: il Mercato e Palazzo Pitti. (Sesta Parte)


L’accoglienza alberghiera attuale consta di undici camere ben arredate, ma senza televisore e senza telefono, per decisione strategica. C’è la piscina e un piccolo ristorante aperto anche al pubblico esterno. Si organizzano corsi di cucina e di degustazione. Complessivamente l’azienda impiega 45 persone a tempo pieno o parziale, comunque fisse.

Ormai le luci esterne stanno scemando e il freddo si fa più pungente, così entriamo nel castello, nella sala del camino, dove da un’ampia vetrata si vede il prato interno. Oltre la vetrata un bel gattone bianco attira l’attenzione di Silvia, mentre ci racconta che oggi cura le vigne l’agronomo Francesco Caselli e l’enologo è il giovane Federico Cerelli, che ha prima affiancato e poi sostituito Giancarlo Roman, che lo aveva preceduto.

Nella vinificazione si cerca di seguire la tradizione, ma è stato avviato anche un significativo rinnovamento, sotto la spinta della componente internazionale americana e australiana.

Il vitigno di punta è Sangiovese, che copre circa l’85% della superfice vitata. Altri vitigni Merlot, Syrah, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Petit Verdot. Con i marchi Gabbiano e Campanile si fa anche del Pinot grigio acquisito da produttori veneti.

Sul mercato americano il Gabbiano è il secondo distributore di Chianti Classico base, con uve proprie e anche acquistate. Con Arcaini l’area vitata era di 52 ettari. Nel 2007 tra rinnovi e nuovi impianti e affitti si è arrivati a 140 ettari vitati, di cui 105 di proprietà. La produzione arriva a 800.000 bottiglie, con un potenziale di cinque milioni.

Silvia ci porta infine a visitare le cantine antiche, con circa 1600 barriques e anche tante botti grosse, da 16, 35 e 49 ettolitri.

Torniamo poi a piano terra per la degustazione dei loro vini, in sette esemplari, cui assegno la mia votazione in centesimi, ovviamente riferita alla bottiglia assaggiata e al momento dell’assaggio.

Primo vino: Chianti Classico DOCG 2010 di 13,5 gradi

Colore rosso rubino chiaro, con riflessi porpora sull’unghia. Al naso senti un intenso vinoso, pulito e fruttato di mirtillo e ciliegia. In bocca lo senti fresco, giovane, giustamente acido e di buona persistenza con un retrogusto di prugna rossa.

Voto: 84 punti.

Secondo vino: Chianti Classico DOCG 2009.

Colore rosso rubino. Al naso avverti una nota fruttata leggera e una piacevole sensazione speziata. In bocca ha una bella acidità e senti decisa la liquerizia, insieme al frutto lungo e persistente.

Voto: 82 punti.

L’azienda produce circa 5000 – 6000 ettolitri di Chianti Classico.

Terzo vino: Chianti Classico DOCG Riserva 2009, dal 95% di Sangiovese e 5% di Merlot.

Colore rosso rubino vivo. Al naso la nota fruttata di ciliegia si amalgama con quella di vaniglia in una sensazione intensa e persistente. In bocca avverti una sensazione di pienezza e di complessità, assai piacevole, con tannini ancora ben presenti e un bel retrogusto di prugna matura.

Voto: 86 punti.

Quarto vino: Chianti Classico DOCG Riserva 2008.

Colore rosso rubino luminoso e brillante. Al naso lo senti complesso, con una nota fruttata ampia e avvolgente, insieme a quella speziata che la accompagna. In bocca ha ancora una bella acidità che promette ancora lunga vita, pur essendo già perfettamente pronto e di grande armonia e piacevolezza con un retrogusto in cui prevalgono la prugna e la ciliegia.

Voto: 87 punti.

L’azienda produce 2000 ettolitri di Chianti Classico Riserva.

Quinto vino: Bellezza Chianti Classico DOCG Riserva 2009, di 14 gradi, da un cru di Sangiovese.

Colore rosso rubino e porpora. Al naso si nota un certo squilibrio tra la nota vegetale eccessiva e la nota di vaniglia. In bocca lo senti pieno, persistente, con la frutta in bella evidenza, ma lo senti ancora molto giovane, con ampi margini di crescita.

Ne producono 30.000 bottiglie.

Voto: 82 punti.

Sesto vino: Solatio Toscana IGT 2010, di 14 gradi, da Syrah 50%, Cabernet 45% e Sangiovese 5%.

Colore rosso rubino. Al naso avverti la nota vegetale che prevarica quella fruttata. In bocca lo senti ancora fresco al primo impatto, ma i tannini sono ancora grossolani e addirittura amari, lasciando una sensazione nettamente disarmonica. Troppo precoce, deve ancora affinare a lungo in bottiglia.

Voto: 78 punti.

Settimo vino: Alleanza Toscana IGT 2010, di 14,5 gradi, da Merlot 60% e Cabernet 40%.

Colore rosso rubino. Al naso la nota vegetale si accompagna a quella di vaniglia. In bocca è fresco e abbastanza lungo e persistente, ma la vigoria della giovinezza lo rende ancora allappante in maniera eccessiva e quindi disarmonico. Anche lui, come il Solatio è troppo precoce ed è opportuno che affini ancora qualche mese in bottiglia.

Voto: 80 punti.

Lasciamo il Gabbiano che sono quasi le sei e mezza del pomeriggio.

Ci aspettano a Firenze per le degustazioni dei vini nazionali e internazionali

I vini internazionali

Arriviamo in Via dei Lamberti, in pieno centro, dalla riva destra dell’Arno percorrendo a piedi gli ultimi trecento metri fino all’Hotel Bernini.

A piano terra un fermento di voci e di vini per le degustazioni dei produttori del Chianti, su tavoli sparsi nel salone. In fondo un banco di appoggio per la ribollita ancora calda che accompagna, per chi lo desidera, la degustazione del vino. Mi avvicino ad assaggiare il Nipozzano 2009 di Frescobaldi, ancora giovanissimo e con ampie possibilità di crescita e affinamento. Non posso fare a meno di assaggiare anche il Chianti Classico Riserva 2008 Castello di Ama, una conferma nella sua pienezza, persistenza ed eleganza. Siccome non c’è due senza tre chiudo con il Rufina Riserva 2007 di Travignoli, sempre eccellente, pieno, armonico, piacevolmente fruttato.

Al piano superiore i tavoli dei produttori internazionali, uno per regione ai lati del salone: l’Europa con Porto, Mainz per la Rheinhessen, Bordeaux, Bilbao per la Rioja, l’America con San Francisco per la Napa Valley, Mendoza per l’Argentina, l’Africa con Cape Town e infine l’Australia con Christchurch per il South Island. Al centro due tavolate di formaggi, salumi, fritti, verdure, castagnaccio e altre cose buone. Due o tre tavolini sul lato sinistro servono per l’appoggio dei bicchieri e dei piatti usati.

Vado subito in Napa Valley dove assaggio i due bianchi, il Sauvignon 2011 di St. Supéry e lo Chardonnay 2010 di Château Montelena, due gran bei bianchi per profumi e struttura. Passo poi ai rossi, con il Townsend Cabernet Sauvignon 2009 di Antica e il Cabernet Sauvignon 2009 di Inherit the sheep e le sue tre pecorelle bianche. Un po’ troppo vegetali, anche se canonici entrambi.

Rientro poi in Europa per fermarmi a Bordeaux e assaggiare nell’ordine il Margaux 2009 di Lurton – discreto, l’Haut Medoc 2007 di Château Saint Ahon – eccellente, il Saint Emilion Gran Cru Classé 2007 di Joseph Janoueix – strepitoso, e infine il Sauternes 2009 di Château Raymond Lafon, ancora molto giovane, praticamente un infanticidio, ma di cui avverti subito l’eleganza e la delicatezza dei mieli e dei frutti di gelsomino.

Infine mi sposto nella penisola iberica estrema, nel Douro, per godermi prima il Moscatel e poi il Rosé di Quinta das Lamelas, due bei vini gradevoli e profumati, specialmente il primo con il suo linalolo. Poi passo ai rossi di Quinta dos Avidagos, il cru Vinha do Alem Tanha e lo straordinario Grande Reserva, pieno e complesso, persistente, un grande vino. Infine, per non soccombere, mi limito a due Porto, il LBV 2007 di Nieport, già di buona struttura e piacevolezza e per ultimo il Vintage 2007 di Quinta do Pégo, davvero strepitoso, lungo, pieno, profumato, caldo, avvolgente, inebriante.

Niente male il Vintage con il castagnaccio toscano con cui azzardo l’abbinamento prima di uscire nell’aria fresca della sera e rientrare al Rapallo con una rilassante passeggiata di un quarto d’ora attraverso le stradine selciate del centro storico.

Mercoledì 7 Novembre 2012

Il programma prevede la partenza di tutti i gruppi dall’Hotel Pierre, in centro, a due passi dall’Arno, alle nove circa. Quindi sveglia per tempo, colazione al Rapallo con carboidrati, zuccheri, proteine a vitamine in quantità controllata e via a piedi nell’aria fresca della mattina lungo le strade verso la stazione di Santa Maria Novella e i vialetti e le strade del centro storico fino all’Hotel, tra i mercatini, gestiti ormai quasi tutti da extracomunitari, e la Firenze laboriosa che si sta svegliando.

È bella questa forma di dividere giornalisti, operatori nazionali e internazionali in quattro gruppi, uno per il Chianti Rufina, uno per il Chianti Classico, uno per il Chianti Colli Fiorentini, uno per il Chianti tout court e i loro produttori (alcuni) e le bellezze artistiche, storiche e culturali che vi si trovano.

Il mio gruppo è stato assegnato al giro del Chianti Rufina, la più piccola delle zone del Chianti, un migliaio di ettari vitati su dodicimila di territorio, a venti chilometri da Firenze, in direzione nord est, sulla strada che porta verso la Romagna e Forlì, nei comuni di Pontassieve, Rufina, Londa, Pelago e Dicomano e dove esiste ancora oggi una bellissima ferrovia mono binario, che pochissimi conoscono, che porta da Firenze fino al mare di Rimini. In termini di volumi Rufina significa 27.000 ettolitri di vino, o, se vi piace di più, tre milioni e mezzo di bottiglie (circa 1 per ogni abitante della Toscana) e 22 produttori, di cui 20 sono soci del Consorzio Chianti Rufina.

Nel nostro gruppo quattro giornalisti italiani, una giornalista italo australiana, un operatore sud africano, alcuni operatori tedeschi, altri francesi, alcuni argentini.

Nel giro di un’ora risaliamo le ultime colline a nord e arriviamo davanti all’azienda Colognole di Colognolo.

Foto Credit: Gabriella Repetto.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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