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Vini dal centro sud

La Falanghina, le zone, il terroir, i vini

di Alessandro Castaldo

MappaArticolo georeferenziato

Si narra che la vite sia entrata in Italia dal porto di Cuma, antica colonia fondata nel 700 a.c. ai piedi dei Campi Flegrei. I greci avevano l’abitudine di coltivare la vite lasciandola strisciare per terra, ma in Italia questo tipo di allevamento faceva ammuffire l’uva, quindi i coloni furono costretti a cercare un’alternativa. Fu così che i primi viticoltori capirono che sollevando la vite da terra e ancorandola a pali di legno, in latino phalangae, si evitava l’insorgere di problemi di botrite. Da questi sostegni nacque il Vinum Album Phalanginum, progenitore della nostra Falanghina.

"Fiorisce ai principi di giugno, presto sfiora e manda via la corolla. Grappolo di mezzana grandezza, allungato, poco ramoso, raro. Bacca quasi rotonda, picciola, di un bel gialletto, ed a perfetta maturità più si colora; sugosa, molto dolce. Molto e costantemente fruttifero. Fa buon vino".

Così Vincenzo Semmola, storico di ampelografia descriveva verso la metà dell'800, affascinato, le varietà di falanghina. Vitigno di antica tradizione, diffuso principalmente in Campania, dal Garigliano a Sapri, dove, nel tempo si è perfettamente adattato al suolo e al clima. Non ha particolari esigenze colturali, con rese che in alcuni casi arrivano addirittura attorno ai 120 q.li/ettaro. Dominatore incontrastato nelle carte dei vini dei ristoratori campani, è' nell'immaginario collettivo considerato vino "easy" e da consumare subito.

Negli ultimi anni però molti produttori stanno avviando un processo di riscoperta qualitativa di questo vitigno, sia attraverso una forte riduzione delle rese, sia con coraggiose sperimentazioni, e alterni risultati, in versione passita, spumantizzata e affinata in legno. Il risultato che emerge è quello di un vitigno versatile che abbina alla facilità di beva una freschezza gustativa che ne fanno il compagno perfetto dei piatti tipici della cucina napoletana; ma anche un vitigno le cui capacita' di invecchiamento sono, viste le attuali sperimentazioni, sorprendenti e tutte da scoprire. Si vanno quindi abbandonando i vecchi stereotipi di vino blando, verde e acerbo, per andare verso una riscoperta di un quadro aromatico di tutto rispetto, che spazia da un fruttato (ananas, mela verde, banana, pesca), a un lieve floreale (ginestra e fiori di campo, in alcuni casi anche macchia mediterranea) per finire su note balsamiche nelle migliori interpretazioni.

I principali areali di riferimento nella regione ruotano sostanziamente intorno a tre macro-aree di produzione:

a) quella "beneventana", che ha le espressioni migliori nella parte occidentale del Sannio beneventano, tra il massiccio del Matese e del Taburno, la zona più densamente vitata della provincia con 5.000 ettari di vigneti sparsi perlopiù nei territori dei comuni di Solopaca, Castelvenere, Paupisi, Foglianise e Guardia Sanframondi, anche se possiamo spingerci ad affermare che il cru come esposizione e microclima sia nella zona di Torrecuso, alle pendici del monte Taburno. Qui i suoli sono in genere di matrice povera con scheletro argilloso e con prevalenza di marne mista a polvere vulcanica proprio nella zona del Taburno;

b) la falanghina "flegrea" (si parla addirittura di un diverso clone) diffusa soprattutto nell'area a nord-ovest di Napoli nei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto flegreo e Marano di Napoli su suoli sciolti e vulcanici, che risentono molto della vicinanza del mare, i quali hanno consentito la preservazione di un patrimonio viticolo unico immune alla fillossera e ancora oggi coltivato su piede franco. Vigne estremamente parcellizzate che portano a vini fatti con uve provenienti da vigne diverse rappresentano forse un limite per lo sviluppo vitivinicolo della zona e la "formazione" di una impronta comune dei vini;

c) la zona dell' "alto casertano", quasi ai confini con il Lazio, nel territorio compreso tra i comuni di Rocca d'Evandro, Galluccio e Sessa Aurunca, che circonda il massiccio calcareo del Monte Massico alle pendici del vulcano spento di Roccamonfina e si spinge sino alla costa. Luoghi storicamente vocati alla viticoltura, già ai romani erano note queste zone come "ager falernum"....qui i suoli risentono dell'influenza di matrice vulcanica per la vicinanza del vulcano spento di Roccamonfina; più profondi e silicio-sciolti verso il versante sud-ovest (Sessa Aurunca e Cellole), più vulcanici e ricchi di materiale piroplastico nel versante opposto nord-ovest (Galluccio, Rocca d'Evandro, Sessa Aurunca), e infine molto eterogenei nel versante est e sud-est (Roccamonfina, Teano, Pietramelara, Falciano, Carinola), dove si passa da terreni di origine alluvionale e matrice argillosa ad altri ricchi di materiale piroplastico.


I vini

Da questa prima tornata di vini degustati, recensiti e "punteggiati", emerge che il trait d'union tra le varie zone di elezione di questo vitigno sembrerebbe essere la mineralita' che questi terreni di comune matrice vulcanica regalano al vino, il quale si completa e arricchisce, sia esaltando la freschezza e vivacizzando la struttura, sia completando il corredo aromatico. Anche se rimane ancora un pò di omologazione nel gusto, segno forse che i vari produttori cercano in vini diretti e di facile beva la chiave per arrivare direttamente al consumatore, ci sono molti tentativi di interpretazioni originali che, in alcuni casi esaltano le potenzialità del vitigno. In altri casi, l'ultima annata in degustazione (2011) è risultata ancora un pò scomposta e nervosa, con la conseguenza che forse sarebbe meglio lasciarla ancora un pò tranquilla in bottiglia.

Passando alle differenze tra le varie sottozone, nella versione "beneventana" troviamo in media una più importante struttura e una maggiore pulizia e netta distinzione nei profumi, che spaziano in tutta l'ampiezza del varietale tipico; in quella "flegrea", sicuramente più verticale e sottile, emerge invece una maggiore mineralità, tipicamente sulfurea e salina, che in alcuni casi chiude il naso ad altri profumi. Per quanto riguarda infine l'ultima sottozona ("alto casertano"), a mio giudizio credo che seppur si tratti di un territorio dalle straordinarie potenzialità, ci sia bisogno ancora di tempo e impegno da parte dei produttori nel ricercare una propria identita'; per cui per adesso, nonostante un buon livello medio qualitativo raggiunto, non ritroviamo forti caratteristiche distintive.

Falanghina del Sannio 2011 - Aia dei Colombi (88+) Guardia Sanframondi (BN)
Lungo i dolci crinali delle colline di questa parte del Sannio Beneventano, dove la valle Telesina scorre stretta tra il massiccio del Matese e il monte Taburno, la famiglia Pascale ha avviato nel 2002 questo progetto, nel segno di una consolidata tradizione contadina. Tutti i suoi vini sono improntati ad esaltare la vocazione di questo territorio: un esempio è questo vino suadente e accattivante, giusto connubio tra freschezza e mineralità, con un naso molto didattico che rappresenta tutto il varietale tipico della falanghina. Stupisce per potenziale di invecchiamento e tenuta (ho assaggiato da poco un 2008 con ottimi risultati). Grande personalità.

Falanghina del Sannio 2011 "Vandari" - Venditti (83) Castelvenere (BN)
Nicola Venditti è personaggio straordinario per capacità di raccontare i valori del territorio sannita. La sua falanghina, prodotta con metodi biologici è delicata, anche se rivela la sua struttura e sapidità più al palato che al naso.

Falanghina del Sannio 2011 - Fontanavecchia (86) Torrecuso (BN)
Rispecchia in pieno le caratteristiche di freschezza e immediatezza che ci si aspetta da una falanghina. Fragranza nei profumi di ananas, pesca e fiori di campo regalano un naso vivace. Azienda in crescita qualitativa in tutti i suoi vini.

Falanghina Taburno "Facetus" 2009 - Fontanavecchia (85) Torrecuso (BN)
E' la dimostrazione delle potenzialità e della versatilità di questo vitigno. Nove mesi di barrique incidono sulla struttura del vino e ne stemperano la sferzante acidità. Sembra avere l'impronta di un bianco borgognone, anche se la nota amarognola nel finale, segno di una gestione del legno non abbastanza sapiente, guasta un pò.

Falanghina del Sannio 2011 "Siriana" - Torre a Oriente (86) Torrecuso (BN)
Patrizia Iannella giovane e coraggiosa woman-in-wine ci regala questo vino dalla buona struttura e intensità negli aromi fruttati grazie alla criomacerazione adottata per l'estrazione dei profumi. Interessante soprattutto in prospettiva e con voglia di durare. Mai un accenno di amaro; solo sapida freschezza.

Falanghina Cesco dell'Eremo 2011 - Cantina del Taburno (86+) Foglianise (BN)
Riassaggiando annate diverse a distanza di tempo ritrovo un altro esemplare di falanghina degno di sfidare gli anni e addirittura migliorata nella pienezza e rotondità della beva. La fermentazione in legno per 30 gg e la successiva sosta in barrique per ulteriori 4 mesi garantiscono al naso una buona maturità del frutto e in bocca una elegante morbidezza ben equilibrata da una spiccata acidità.

Falanghina del Sannio 2011 - Corte Normanna (84) Guardia Sanframondi (BN)
Delicate note floreali prevalgono su quelle fruttate. Mantiene comunque un certo equilibrio tra struttura, freschezza e sapidità, nonostante il possente corredo alcolico (circa 14 gradi). L'ho trovata ancora un pò nervosa, da riassaggiare magari fra un pò appena si stabilizza.

Falanghina Taburno 2011 - Fattoria La Rivolta (85) Torrecuso (BN)
La famiglia Cotroneo avvia la propria azienda agricola nei primi del '900, nella contrada che fu feudo longobardo e teatro di una memorabile rivolta contadina, per farne in breve tempo una delle più importanti della provincia di Benevento. Qui abbiamo una interpretazione "classica" della falanghina di queste zone. Immediata nei profumi, si individuano subito in modo netto e distinto i descrittori tipici di questo vino (ananas, pesca, mela verde, fiori di campo e ginestra). In bocca è fresca e sincera retta da una spina acida ben centrata e adeguata mineralità, che ne garantiscono una inaspettata longevità a dispetto della gradevole "spontaneità".

Falanghina del Sannio 2011 - Nifo Sarrapochiello (86) Ponte (BN)
Lorenzo Nifo è stato collaboratore de "o'professore" Luigi Moio alla Cantina del Taburno. Messosi in proprio, coltiva i principali vitigni autoctoni campani in regime rigorosamente biologico certificato. Su questa falanghina direi che la si può sintetizzare in due parole: eleganza e mineralità. Nei profumi soprattutto la prima, di frutta tropicale e fiori gialli, e al gusto la seconda, esplosiva e salata.

Falanghina del Sannio "Alenta" 2011 - Nifo Sarrapochiello (87+) Ponte (BN)
Un piccolo gioiello ancora firmato da Lorenzo Nifo, questa falanghina da uve surmature e malolattica fatta in barrique, che donano al vino un frutto più maturo, note di frutta secca e una leggera trama speziata. Ottima struttura, morbido, grasso, avvolgente, importante il corredo alcolico, ma che comunque non copre una vibrante mineralità.

Falanghina S. Agata de Goti 2011 - Mustilli (84) Sant'Agata de Goti (BN)
Dopo il forte declino che il vitigno ha avuto negli anni '60, si deve dare merito all'ing. Leonardo Mustilli di essere stato tra i primi ad avere riscoperto e imbottigliato in purezza negli anni '70 la falanghina in quel di S.Agata de' Goti. Meritano una visita le straordinarie cantine scavate nel tufo sotto il palazzo di famiglia nel centro storico di S.Agata. Altro esempio di falanghina costruita per piacere subito, pone l'accento su gradevoli profumi agrumati, di pesca e mela, completati da note ammandorlate, una scattante freschezza gustativa e spiccata mineralità.

Falanghina del Sannio 2011 - Torre Venere (85 ?) Castelvenere (BN)
Attacco su note dolci per poi lasciare esplodere la mineralità e la freschezza nella beva. Un pò chiusa nell'espressione del suo varietale, questa annata ha bisogno ancora di un pò di assestamento in bottiglia. Rimandata "a settembre".

Falanghina igt beneventano "Flora" 2011 - I Pentri (86+) Castelvenere (BN)
I Pentri sono un interessante progetto di viticoltura di qualità che mira alla riscoperta di vitigni autoctoni e al rispetto della natura e delle tradizioni. Cura della vigna, rese molto basse, utilizzo di concimi naturali fanno il resto...una raccolta delle uve mai anticipata e che avviene solo a perfetta maturazione fenolica regala un frutto maturo (pesca gialla, albicocca e melone), lievi sensazioni mielose e un importante dote alcolica, in alcune annate difficile da gestire. Muscolare, corposa, gioca su un registro che va tra il minerale/zolfoso e una morbidezza che definirei "grassosa".

Falanghina Campi Flegrei 2010 "Agnanum" - Raffaele Moccia (84) Napoli
Vino di impronta artigianale e non omologabile quello del buon Raffaele, contadino-viticoltore napoletano che coltiva i suoi pochissimi ettari di vigna, alle pendici del cratere degli Astroni, bosco secolare ed oggi riserva del WWF. Un oasi ancora immacolata poco lontano dal caos e dal cemento cittadino napoletano...il giallo dorato connota una maturità del frutto e revoli floreali, in primis ginestra, completano il quadro olfattivo. In bocca ha un ingresso dolce, per poi lasciare il posto a mineralità e freschezza gustativa, anche se a dire il vero l'ho trovato stavolta un pò "moscia" rispetto ad altre annate.

Falanghina Campi Flegrei 2010 - Contrada Salandra (86) Pozzuoli (NA)
Nato, come tutti i bianchi flegrei, tra il terreno vulcanico e il mare sulle dolci colline tra Cuma e Licola, da vigne a piede franco con un'età compresa tra i 10 e i 30 anni, alterna una mineralità "salina" con note zolfose, di polvere da sparo e marino/salmastre, che si scontra all'ingresso in bocca con una dolcezza fatta soprattutto di percoca gialla, ananas e fiori di zagara. Preciso il finale. Un anno e mezzo prima che venga commercializzato, così come vuole da sempre Peppino Fortunato...

Falanghina Campi Flegrei 2011 - La Sibilla (85) Bacoli (NA)
Più "verticale" rispetto alle altre, rispecchia i valori tipici della falanghina flegrea, con una mineralità che rende il vino quasi "salato", alcol e verticalità nei profumi, non nettamente distinti come nelle "versioni" beneventane. Finale ammandorlato.
Falanghina Campi Flegrei 2011 - Grotta del Sole (82) Quarto (NA)
La famiglia Martusciello è stata tra le prime a impegnarsi nella valorizzazione dei vitigni autoctoni dell'area flegrea e a nord di Napoli, in primis falanghina, piedirosso e asprinio. Però questa falanghina rimane un pò troppo concentrata sull'estrazione dei profumi, sugli aspetti di bevibilità e immediatezza, a discapito di una esaltazione delle tipicità. Da rivedere.

Falanghina Campi Flegrei 2011 "Falangos" - Cantine Astroni (84) Napoli
Piccola realtà campana nel cuore dei Campi Flegrei, sulle pendici esterne del cratere degli Astroni. Nata dalla volontà della famiglia Varchetta, si dedica alla coltivazione di vitigni autoctoni campani per ottenere vini che siano sempre espressione di territorio. Fra questi segnaliamo questa classica interpretazione di falanghina, dove la netta connotazione minerale, salmastra e zolfosa, tende forse a coprire un po' troppo un fruttato fatto di albicocca e pesca gialla e delicate nuances floreali (camomilla). Sorso sottile e rinfrescante, non lunghissimo, ma con un'acidità ben centrata nel palato.

Falanghina Campi Flegrei 2011 - Cantine Farro (85) Bacoli (NA)
Da uve provenienti dai comuni di Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida, nell'immediata provincia di Napoli, questa falanghina da un lato si apre su note erbaceo-floreali che si riflettono nel colore giallo paglierino piuttosto tenue, per poi partire con uno spiraglio minerale/zolfoso e a seguire un naso molto dolce, con delicate note di frutta (pesca, albicocca, melone verde). Esprime sobrietà e gentilezza e non potenza minerale/acida come nella maggior parte delle versioni flegree. Un po' piu' di decisione nel finale non avrebbe guastato....

Falanghina Roccamonfina igt 2011 Vendemmia Tardiva - Telaro (86+) Galluccio (CE)
Sulle pendici del vulcano spento di Roccamonfina, in località Galluccio, nell'alta Terra di Lavoro di pasoliniana memoria, l'azienda vinicola dei fratelli Telaro è ormai una solida realtà, che coniuga sapienza enologica e rispetto delle tradizioni a un terroir dalle enormi potenzialità ancora non pienamente sfruttate: tutte caratteristiche che ritroviamo in questo vino, di decisa personalità, fatto con stile e sapienza da uve vendemmiate surmature a fine ottobre/inizio novembre. Naso ricco di note calde e dolci di frutta tropicale intrise da una fine mineralità, che proseguono in bocca, con buona corrispondenza gusto-olfattiva. Fatto in blend con un 10-15 % di sauvignon, che sicuramente aiuta nel garantire questo risultato, sarei curioso di valutarlo come falanghina in purezza.

Falanghina Roccamonfina igt 2011 Ripa Bianca - Telaro (85+) Galluccio (CE)
A differenza della vendemmia tardiva, Ripa Bianca è falanghina in purezza, dalla buona struttura e dote alcolica: le forti escursioni climatiche, con inverni rigidi ed estati assolate, la buona ventilazione, e l'esposizione delle vigne garantiscono un adeguato sviluppo della componente aromatica, che si apre con una piacevole nota ammandorlata, per poi proseguire su toni caldi, ma fragranti, di frutta gialla (pesca bianca, melone). Con queste premesse la durata negli anni e' garantita....

Falanghina Concabianco 2010 igt - Poderi Foglia (84) Conca della Campania (CE)
Poderi Foglia nasce da un progetto di Alberto Barletta e sua moglie, i quali dopo aver fondato con altri soci l'azienda Vestini Campagnano, hanno deciso di dedicarsi alla coltivazione di uve che avessero un legame antico con il territorio, a ridosso del vulcano di Roccamonfina, nella zona della doc Galluccio. Acidità agrumosa, note ammandorlate e sulfuree, frutto vivace e leggero floreale caratterizzano questo vino, un pò compassato nella beva e nel finale.

Falanghina di Roccamonfina igt 2011 - Villa Matilde (83) Cellole (CE)
Questa azienda nasce negli anni '60 con Francesco Paolo Avallone che, spinto dalla passione di far rivivere il mito del vino falerno, ha condotto un lungo lavoro di studio sui cloni originari delle tipologie di uve qui allevate nell’antichità. Oggi a condurre l’azienda di famiglia sono i figli Maria Ida e Salvatore, che portano avanti con intatto amore il progetto paterno, vinificando il "Falerno del Massico" bianco e rosso, utilizzando l'antico uvaggio a base di uve falanghina, aglianico e piedirosso. Nell'ambito della gamma aziendale, abbiamo assaggiato la falanghina che, nonostante utilizzi uve provenienti da vigneti aziendali di Sessa Aurunca e Cellole, fa il verso ai bianchi altoatesini: "verde", dai netti profumi erbacei e floreali, e con una freschezza agrumata da far "ritrarre la lingua". Il tutto comunque supportato da una gradevole mineralità.


[photo credit: lavinium.com]

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