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Viaggi enogastronomici

Allegrini e la Galzèga: Grola e Poja a Fumane di Valpolicella (Seconda Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Sabato 17 Novembre 2012

Grola e Poja

La finestra della camera dà sul cortile interno. La stanza è silenziosa. Apro le tende e mi sembra una giornata dal cielo sereno, per quel poco che posso vedere in alto. Scendo per la colazione in sala ristorante e mi trovo un buffet degno del paese di Bengodi. Le mie colazioni sono abbondanti, soprattutto per tipologia di cibo, non per quantità. Mi basta un morso o poco più. Prendo caffè d’orzo, servito al tavolo nel filtro su cui versare l’acqua bollente, e latte caldo a parte. Intanto i cuochi e il barman sono già all’opera nella cucina e al bar. Poi in un piattino mi servo una fettina di prosciutto crudo, un cubetto di frittata di verdure, pane integrale, muffin al cioccolato, pancake, marmellata di arance amare, miele per dolcificare il caffè d’orzo. Mentre assaggio le varie cose, il cameriere mi offre, dalle cucine, una mini porzione di tiramisù in bicchierino di vetro, offerto dalla cucina, con una spruzzata di cannella sulla panna (sembra aiuti a mitigare l’effetto dei grassi), poi faccio un altro giro per un bicchiere di spremuta d’arance rosse e pompelmo, prendo anche un po’ di frutta fresca dai vassoi, ananas a cubetti, melone, prugna rossa, kiwi, chicchi d’uva e un mandarino.

Vedi anche Allegrini e la Galzèga: Verona e Valpolicella (Prima Parte)
Vedi anche Allegrini e la Galzèga: Hemingway, Lessinia e Baldo a Villa della Torre (Terza Parte)

Si sono fatte le dieci e arriva Alberto da casa Allegrini per arrivare a Fumane entro le undici, dopo una deviazione in stazione per recuperare altre tre colleghe appena arrivate da Milano.

Sulla tangenziale ci sono dei lavori in corso e ci toccano dieci minuti di coda per rallentamenti. Alle undici arriviamo in prossimità di Fumane e con una deviazione sulla sinistra saliamo la collina fino alla Villa, sulla quale svetta una lunga torre di mattoni rossi. Eccoci a Villa Della Torre, che deve il nome alla torre ma anche ai Della Torre che l’hanno abitata.

Sul piazzale interno ci aspettano già altri ospiti. Siamo una ventina e alle undici e trenta circa ripartiamo con quattro macchine per visitare i vigneti. Andiamo prima a vedere la Grola e la Poja, dove Franco racconta con entusiasmo e partecipazione la storia della famiglia e di queste vigne. È un piacere starlo ad ascoltare. La vigna esiste dal 1978 ma il primo raccolto è del 1983. Il prossimo anno saranno giusto trenta le vendemmie. Giovanni aveva voluto piantare solo uva Corvina, nella parte più alta e ventilata del vigneto, i quattro ettari della Poja, uva che, con i disciplinari di allora, non consentiva di fare vino DOC né IGT, ma solo vino da tavola. Il terreno è calcareo, senza irrigazione. La sua vera innovazione però fu quella di sostituire gli impianti a pergola con il Guyot, con una densità di barbatelle di 5000 – 6000 piante per ettaro, contro le 2000 circa del sistema tradizionale. Oggi nei 22 ettari della Grola sono produttivi, oltre alla corvina, anche il corvinone, la rondinella e la molinara, oltre a mezzo ettaro di Syrah, che è diventato il prediletto di Franco.

Oggi il suo Valpolicella trasmette sentori fruttati e speziati di estrema finezza ed eleganza. Almeno questo è ciò che Franco cerca di ottenere dai suoi vini e non ama scimmiottare le mode del momento, tipo la ricerca del legno o simili.

L’amarone come quintali di uva prodotta nel territorio è salito, in trent’anni, da 50.000 a 350.000, sette volte tanto . in casa Allegrini è solo raddoppiato perché Franco tiene moltissimo alla qualità e all’eleganza del prodotto finale.

Risaliamo sulle auto fino alla collina di San Giorgio, a 400 metri, dove dal piazzale panoramico del paese si vedono bene la Grola  e la Poja e sullo sfondo lontano, oggi velato da una leggera foschia, il lago di Garda, all’estremità di una pennellata giallo oro del paesaggio sotto di noi fino a Sant’Ambrogio e oltre.

Saliamo ancora più in alto fino alla collina di Cavarena, a 500 metri di quota, dove crescono le ultime barbatelle piantate da Franco, 15 ettari di Corvina e Corvinone, i due pilastri dell’Amarone. Non si usano diserbanti ma si cerca di fare un’agricoltura sostenibile, anche senza l’uso del rame, ma con irrigazione per aiutare le vigne nei momenti più caldi. Da lassù si gode una vista indescrivibile su tutta la Valpolicella classica verso est, fino a Fumane, Negrar e Marano.

La verticale in Villa

Rientriamo alla villa per l’una e ci sediamo attorno al grande tavolo rettangolare sotto all’antica volta della cantina settecentesca per valutare le due verticali di Grola, Veronese IGT e di Poja, monovitigno Corvina, pure lui Veronese IGT. Sono tutte buone annate, tre più tre, impostate, come vuole Franco, su finezza ed eleganza di ogni vino, che sono un po’ l’elemento di riferimento costante.

Mentre i sommelier servono il vino direttamente dalle bottiglie, in modo che si apra direttamente nel bicchiere, il profumo fruttato e vinoso è talmente intenso e persistente che arriva piacevolmente al naso, senza dover avvicinare il bicchiere.

Si comincia con la Grola e poi segue la Poja. Un settimo vino a sorpresa chiuderà la degustazion

La Grola matura in botti da 80 ettolitri e in barriques di secondo passaggio.

Primo vino: La Grola 2001
Colore rosso rubino scuro.
Al naso emerge il vegetale, seguito da note speziate e poi fruttate.
In bocca lo senti giovane ma anche lungo e persistente, con note tanniche vive e un lieve allappante in chiusura. In piena crescita e in continuo affinamento. Mi piacerebbe risentirlo fra dieci anni perché è ancora bambino.
Voto: 86 / 100

Secondo vino: La Grola 1998
Colore rosso rubino pieno e vivo.
Al naso lo senti complesso, armonico, elegante, tuttavia non sfugge una lieve stonatura di ridotto, che lo penalizza
In bocca conferma l’armonia e l’eleganza, con tannini morbidi e ormai completamente assorbiti dalla massa vinosa. In retrogusto senti la prugna matura e lievi note di cacao e caffè.
Voto: 84 / 100

Terzo vino: La Grola 1997
Colore rosso rubino pieno e brillante.
Al naso l’armonia raggiunge l’apice, con un bel mix tra fruttato, speziato e vegetale.
In bocca ne apprezzi anzitutto la freschezza, nonostante i 15 anni, per la bella acidità. Ne senti poi la pienezza e la persistenza, con una lieve nota allappante e un retrogusto di mirtillo, prugna e lieve cacao.
Voto: 88 / 100

In sintesi, per la Grola aggiungerei alla finezza e all’eleganza che ritrovi in ogni vino, anche la freschezza, che emerge anche nella bottiglia dei 15 anni, e la piacevolezza nella beva. Sarebbe interessante (e di sicuro emozionante) riassaggiare le stesse annate, soprattutto il 1997, vicino ai trent’anni di età.

Quarto vino: La Poja 2001
Colore rosso rubino intenso.
Al naso presenta una piacevole nota fruttata, con sentori vegetali e speziati, cui seguono note di cacao e mandorla.
In bocca presenta una bella acidità che lo caratterizza in freschezza, abbinata a una tannicità ancora ben evidente. Al retrogusto ti restano note di prugna e leggero cacao amaro.
Voto: 88 / 100

Quinto vino: La Poja 2000
Colore rosso rubino caldo con note di porpora sull’unghia.
Al naso presenta note fruttate e speziate, cui si associano sentori di idrocarburi piuttosto slegati e disarmonici.
In bocca recupera la sua freschezza e la tradizionale eleganza. Anche questo appare giovanissimo per i tannini e per l’acidità. Lungo e persistente con note di ciliegia e mirtillo.
Voto: 85 / 100

Sesto vino: La Poja 1997
Colore rosso rubino intenso.
Al naso presenta una piacevole armonia di fruttato, speziato e vegetale, pulito e persistente.
In bocca lo senti caldo, discretamente pieno, persistente, con note di cacao amaro in retrogusto.
Voto: 87 / 100

In sintesi, nella Poja l’annata più piacevole si è rivelata quella del 2001, più elegante e complessa.

Mentre assaggiamo, dalla parete di sinistra decine di bottiglie eleganti, nei loro vestiti di gala, alcune sdraiate, altre verticali, ci osservano e forse ascoltano i commenti che a gruppetti salgono verso la volta bianca in pietra … e forse ci giudicano, chissà!, dai loro alveari di legno.

Settimo vino: Recioto 2000.
Colore nero ebano con riflessi rubino sull’unghia, vivo e brillante.
Al naso lo senti complesso, con uno spettro a 360 gradi su un’ampia gamma di frutta matura, dalla ciliegia all’albicocca, dalla noce al fico essiccato e al miele di castagno, semplicemente strepitoso.
In bocca stenti ad accettare quello che i sensi olfattivi ti stanno trasmettendo perché apprezzi subito la sua freschezza e lo sai che ha già dodici anni, ne apprezzi anche l’armonia tra acidità, corpo e residuo zuccherino, che ti sembra appena accennato, nonostante i circa 130 grammi. Lo senti poi lungo, di grande persistenza e avverti un retrogusto di cacao molto maturo e piacevolissimo.
Voto: 93 / 100

Un GRAZIE particolare a Franco per questo Recioto, sia per averlo prodotto ma soprattutto per averci dato la possibilità di apprezzarlo, nonostante fossero tra le ultimissime bottiglie ancora in cantina.

Foto Credit: Gabriella Repetto.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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