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Viaggi enogastronomici

Limone, la montagna al mare: Isola e Tenda (Seconda Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Sabato 20 Ottobre 2012

Isola a Palanfrè

Il risveglio è mattutino. Scendiamo a colazione nella sala bar dell’albergo dove Tommaso Dalmasso cura la preparazione di te e caffè e cappuccini, a piacere mentre dal banco si scelgono gli yoghurt, le brioches calde, vuote, alla marmellata o al cioccolato, i biscotti e le marmellata e altro ancora.

Alle otto è già arrivato il pullmino che ci porterà a visitare il territorio. Si comincia con il viaggio verso Vernante e si sale poi fino a Palanfrè, sulla stradina stretta e ripida che attraversa il bosco con i suoi colori autunnali gialli, rossi, verdi, che sembra di percorrere una tavolozza di Van Gogh o di Ligabue.

Arriviamo in cima, dove finisce la strada, sull’aia dell’azienda Isola. Ci viene incontro Danila Giordano e ci accompagna nel negozio dove si preparano i formaggi e si vendono direttamente. Dietro la vetrina vedi tutto il campionario di formaggi: Nostrale, Saret (il loro erborinato o blu), Robiola, Palanfrelle (le mozzarelle di Palanfrè – deliziose), la ricotta fresca, strepitosa, la ricotta chuca, stagionata con la birra, la ricotta stagionata alla lavanda, da un’idea di Danila, e infine il burro in confezioni da chilo e da mezzo chilo. La stagionatura può andare dai 15 ai 40 giorni, a seconda del tipo di formaggio che si vuole ottenere. I prezzi al banco (al chilo) vanno dai 10 Euro della ricotta ai 15 dei formaggi più stagionati, con una media attorno ai 13 Euro.

Vedi anche Limone, la montagna al mare: Luci e Ombre (Prima Parte)
Vedi anche Limone, la montagna al mare: Limone da godere (Terza Parte)

Alle spalle di Danila fa bella mostra di sé la fotografia di suo figlio Gabriele quando aveva tre anni, mentre tiene in mano una toma intera più grossa di lui e il suo sorriso racconta da solo la gioia di quel bambino e della piacevole vita in cascina. Un sorriso che vi riempie il cuore di simpatia.

Tutti i formaggi sono di latte di mucca crudo, dalle 140 mucche tutte piemontesi, tranne otto pezzate rosse che si sono aggiunte di recente. Fanno anche un semicotto, tipo fontina, che hanno chiamato Isola, delizioso.

Dopo gli assaggi ci spostiamo nella stanza di lavorazione dove Michelino ci fa vedere come si fanno i formaggi. Le mucche producono 30 quintali di latte al giorno, per circa mille quintali annui, da cui si ricavano cento quintali di formaggio, tutti venduti per vendita diretta ai clienti che arrivano fin qui e a qualche ristorante locale.

Prima di ripartire visitiamo la stalla con le mucche tutte allineate in una lunga fila mentre ruminano il fieno steso come una lunga tavolata davanti ai loro musi.

A Vernante

Si scende veloci lungo la collina attraverso la luce dorata che il bosco mattutino riflette nell’aria, per arrivare a Vernante per le dieci. Ci sono da vedere parte dei 160 murales che riproducono i disegni di Pinocchio eseguiti dal celebre Attilio Mussino, torinese che visse lunghi anni a Vernante nella sua maturità. Mussino è l’autore delle illustrazioni delle Avventure di Pinocchio di Carlo Collodi, nell'edizione del 1911della R. Bemporad e figlio.

I disegni sono distribuiti sulle case di Vernante in maniera apparentemente casuale e sono ben fatti. Quelli che vediamo sono stati fatti da Carlet e Meo nel 1990. Chi di noi non ha letto, da piccolo ma anche da grande, quel bellissimo libro? Penso che sia stata una magnifica idea quella di rimettere sotto il naso della gente che vive qui ma soprattutto di chi viene per una visita o una vacanza, gli episodi del libro di Collodi.

Ci sarebbe da visitare anche il Museo di Pinocchio, ma non c’è tempo, perché ci aspetta il treno gemello del treno delle meraviglie verso Limone e Tenda, per vedere di persona la galleria, nel tratto tra qui e Limone, con la ferrovia elicoidale che contiene. Si entra nel monte a una certa quota e all’uscita dalla montagna ti ritrovi una ventina di metri più in alto e vedi sotto di te la parte in basso dove il treno si è infilato nella pancia della terra.

In Francia, a Tenda

Ci si mette una mezz’ora ad arrivare alla stazione di Tenda. Ci aspetta il Sindaco Jean Pierre Vassallo per mostrarci il treno delle Meraviglie fermo sul binario 1 perché una assurda situazione, vogliamo dire politica, vogliamo dire tecnica, gli impedisce di superare il confine, per via di una tecnologia di controllo e di sicurezza lungo i binari che i francesi hanno già attivato da anni e che gli italiani non hanno ancora potuto, o voluto, installare.

Così questo treno che parte ogni giorno da Nizza e arriva fino a Tenda non può oltrepassare il confine e arrivare fino a Limone, ma perché no fino a Cuneo o addirittura a Torino per far vedere anche in Italia a mostrare le incisioni rupestri che risalgono al tremila avanti Cristo e magari per portare sulle nostre montagne ancora innevate i francesi della costa che volessero passare una giornata a sciare sul versante nord di questo territorio alpino comune.

Sono in corso da anni contatti politici tra i due paesi ma ancora oggi, nel 2012, non riescono a mettersi d’accordo per realizzare questa unione territoriale nei trasporti tra i due capoluoghi di regione. Il prossimo ci dicono sia previsto tra qualche settimana. Speriamo che la ragione abbia il sopravvento sugli interessi corporativi che finora hanno impedito questa realizzazione.

Pensate che si tratta di investire la ridicola (per la regione) somma di trecentomila Euro per equipaggiare due treni che viaggino tra Nizza e Torino, tra la Costa Azzurra e il Piemonte, con un transito anche nella Liguria di Ponente. Certo che fa rabbia, dopo i fatti di cronaca di questi tempi sugli sperperi di denaro pubblico in alcune regioni italiane, vedere come si buttano al vento opportunità economiche rilevanti che il solo turismo potrebbe mettere a disposizione di questa gente che qui vive e lavora.

Nello sguardo del sindaco, che parla un perfetto italiano e che crede moltissimo in questa sinergia tra popoli della stessa regione montana, si vede un leggero luccichio tra la rabbia e la commozione quando riflette a voce alta che la ferrovia su cui oggi viaggiano quei treni e che conta più di una galleria elicoidale, opera di elaborata ingegneria dei trasporti, è stata voluta già dalla lungimiranza politica di Cavour ed è stata realizzata, con i mezzi limitatissimi che a quei tempi la tecnologia offriva, nel 1890, oltre 120 anni fa.

Lasciamo la stazione e visitiamo il Museo delle Meraviglie di Tenda, detto anche il Museo Roya – Bèvèra, dalle due valli che scendono dalle Alpi al mare.

L’ingresso al Museo è gratuito. Dal 1996 è gestito dalla Provincia (in questo caso è Nizza) che mette a disposizione 14 dipendenti che accompagnano i visitatori e spiegano le varie yavole e figure e reperti che compongono il Museo, che curano gli aspetti illustrativi e che si occupano anche del piccolo negozio dove si vendono oggetti ricordo da portarsi a casa.

I reperti sono stati ritrovati sulle alture del monte Bego, ai duemila metri che diciottomila anni fa erano completamente coperto dai ghiacci.

Prima di lasciarci il Sindaco e la sua vice, Bernadette Forestier, ci accompagnano ancora a visitare il paese fino all’edificio della Mairie, l’Hotel de Ville, o Comune, dove hanno preparato un leggero spuntino che ci fa da aperitivo.

La Baita Morel 1586

Lasciamo Tenda e la sua ospitalità stavolta col pullmino che risale i pochi chilometri che mancano al traforo e riusciamo a infilarci nel tunnel col semaforo verde, senza fare un secondo di  sosta. L’alternativa sarebbe stata la stradina tortuosa (con ben 46 tornanti strettissimi) che ci avrebbe portato in cima al colle, che raggiungeremo invece nel pomeriggio salendo dalla parte italiana, più larga e meno ripida.

Arrivati in territorio italiano saliamo velocemente per un giro di ricognizione a Limonetto e poi continuiamo a salire fino alla cima dei nuovi impianti, ancora fermi per assoluta mancanza di neve, fino ai 1600 metri della Baita Morel, dove pranzeremo.

Ci accoglie Fabrizio, il giovane direttore dal bell’accento napoletano, per una visita veloce alle sette stanze dove gli ospiti che vogliono passare la notte possono fermarsi. Tutto è nuovo e pulito e profuma di legno nuovo (forse un po’ troppo legno), ancora grezzo e da carteggiare. Fabrizio ha in cura anche Baita 2000, lo chalet che sta dall’altra parte della montagna, di fronte al Morel, un poco più in alto.

Ci accomodiamo a pranzo all’interno e si inizia con un buon piatto di carne cruda, una battuta di fassone ben fatta,  in cestino di patata, ancora un po’ indietro nella cottura

Lo accompagna un bianco Tenute di Altavilla, Greco di Tufo DOCG 2011 di 14 gradi prodotto in Campania da Villa Matilde.

A seguire le Lasagnette, maltagliati mantecati al prosecco, con ragù di suino al curry (abbinamento un po’ troppo esotico, a mio avviso).

Il vino successivo è un Nobile di Montepulciano DOCG 2009 di 13,5 gradi prodotto da Miranda Fulchini a Montepulciano (SI).

Lo degustiamo con la paillard di manzo con riduzione al Barolo su polenta e funghi porcini, piatto delizioso che sarebbe stato ancora meglio se fuori ci fosse stato un metro di neve e se fossimo di ritorno da una bella sciata sulla neve.

Infine la Panna cotta aromatizzata al coriandolo accompagnata da un calice di Passito di Pantelleria servito direttamente in tavola nel bicchiere, senza poterne riportare le origini di produzione.

I forti al Passo

Mentre continuiamo a salire dai 1600 metri del Morel ai 2000 del Passo, Elio ci illustra i venti nuovi impianti di Limone, ormai tutti con seggiovia e anche con una telecabina, e gli ottanta chilometri di piste, di tutte le difficoltà, dalle facili per principianti a quelle olimpiche, non dimenticando i sentieri da fare con le ciaspole e i percorsi a piedi e il percorso IronBike per gli amanti della Mountain Bike.

Finalmente anche Jacques Bellone, che ci accompagna nella passeggiata attorno ai forti, può esternare la sua ampia competenza sulla flora di montagna, sulle oltre 1150 specie da lui catalogate e soprattutto fotografate su queste sue belle montagne, che misurano altre 72 chilometri quadrati.

La flora è la sua passione e il suo tempo preferito è la mattina presto, poco dopo l’alba, quando le prime luci, anche se fioche, gli consentono di fermare sulla pellicola immagini rare ed emozionanti. Ma anche la fauna gli dà molte emozioni. Basta che vi facciate raccontare di quella volta che è riuscito, per caso quasi, a fotografare un lupo vicinissimo, o i suoi tentativi di immortalare il gallo di montagna dopo appostamenti di ore e di giorni. Ma Jacques è anche un p0rofondo conoscitore della cultura e della lingua occitana, ed è anche un poeta.

Gustatevi questa breve lirica in occitano, dal titolo “Cò l'es qu'la lus?” (in italiano Cos'è che luccica?)

Cò l'es que la lus

da mincatant ailai,

'scó d' masuquetas

la nuech de Sant Jan

quora én juava

tuts ensem a "van chirir"

e én s'estremava

darrer di gramiòls

ental gran encara vèrd,

ent l'èrba encara da talhar.

Cò l'es que la lus ailai?

L'es masque un fil fin

d'una gròssa ranhaa.

E mai las ranhaas ilh son gròssas

mai lo temp al es vielh.

Cos'è che luccica

di tanto in tanto là,

come lucciole

la notte di San Giovanni

quando si giocava

tutti assieme a "guardie e ladri"

e ci si nascondeva

dietro i mucchi di fieno

nel grano ancora verde,

nell'erba ancora da tagliare.

Cos'è che luccica là?

È solo il filo sottile

di una grossa ragnatela.

E più le ragnatele sono grandi

più il tempo è vecchio

La potete trovare recitata in occitano dalla sua voce, insieme ad altre sue cose, sul portale di Occitania.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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