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DiVini Profumi 2008, il report

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Sono con questo nove anni che la gente di Carmignano si dà da fare per presentare le sue eccellenze, il vino, i dolci, l'arte, con l'aiuto di Marzia Morganti Tempestini e delle sue ragazze. Antichi nomi continuano a mietere allori come Capezzana, piccoli produttori proseguono in tutta umiltà a lavorare in eccellenza come Le Poggiarelle, come Ambra, nuove realtà sono nate da poco, come Castelvecchio, come la Borriana e già hanno giuste ambizioni per i prodotti che fanno. Insieme a loro pasticceri campioni del mondo, musei unici come quello della natura morta di Poggio a Caiano fanno da cornice alla presentazione dell'anteprima del Carmignano 2006 e alla presentazione del nuovo nato Pinot Nero Villa di Bagnolo 2005 nelle antiche sale di Villa Medicea La Ferdinanda, posizionata su un colle da cui alla sera si ammira tutta la piana di Prato fino a Firenze in una fantasmagoria di luci.


Domenica 8 Giugno 2008

Stamattina non partiamo da Genova, ma da Verucchio, alle nove, sotto una pioggerellina che verso Santarcangelo diventa diluvio e poi a Cesena lascia ampi squarci nel cielo di azzurri e grigi e rosa.
Proseguiamo con un continuo alternarsi di acqua e quasi sereno fino a Bologna e anche oltre, verso la discesa su Firenze, con un autovelox ogni due o tre chilometri per costringerti ad andare sotto i cento all'ora, anche se tu lo faresti comunque. I viaggiatori abitudinari arrivano a 120 e poi frenano bruscamente mentre ti si mettono davanti e rallentano a 80 e tu devi stare attento a non andargli addosso. Se avessero elementari nozioni di fisica saprebbero che questo comportamento raddoppia i costi di gestione della loro vettura e di questi tempi risparmiare qualche centinaio di euro al mese non sarebbe male neanche per molti di loro. Magari sono quelli che non arrivano a fine mese con lo stipendio … chissà!
A mezzogiorno siamo alla Piaggeria Medicea di Artimino dove lasciamo i bagagli e proseguiamo per Seano, dove c'è l'anteprima dell'apertura della Cantina Immobiliare Castelvecchio di Pinori.


Castelvecchio

Si arriva in azienda per una lunga e ripida discesa dall'abitato di Seano per Via delle Mannelle. La cantina è un edificio nuovo, con attrezzature moderne per la vinificazione e l'imbottigliamento. L'azienda si estende su una quarantina di ettari, di cui un quarto vitati e un quarto a uliveto.
Una breve visita alle cantine alla produzione in compagnia della proprietaria e poi un ricco buffet in cantina, a fianco dei cilindri in acciaio brillanti e puliti.
Durante il buffet a base di prodotti toscani un assaggio dei loro vini, dal vino bianco Chardonnay al vin Ruspo (rosato con note di speziatura) 2007, dal Barco Reale al Carmignano DOCG e Riserva del 2005, dal Vin Santo alla Grappa di vinacce di Carmignano.
Anche il sindaco di Carmignano, Cirri Doriano, elogia questa cantina nuova per questo vino che ha avuto un grande passato e avrà un altrettanto grande futuro. Artimino e le sue colline erano famose quando ancora Firenze era un borgo di pastori e contadini.

Mentre pranziamo l'enologo Claudio Faucci ci racconta dei vini, del Ruspo che si fa con Sangiovese, Merlot e Canaiolo con vinificazione a temperatura controllata (come del resto per tutti i vini) a 16 - 17 gradi, del rosso che è da consumo familiare, del Barco Reale e del Carmignano che passano alcuni mesi in legno, sia botti da 20 ettolitri, sia barrique e tonneaux, infine del Vin Santo, che si pigia a metà dicembre, dopo che le uve sono state fatte appassire sui graticci, e poi sta tre anni nei caratelli per invecchiare e affinarsi.
Dopo di lui anche Luca Socci, l'agronomo, sottolinea l'importanza che ha lo studio del terreno. Si analizzano i terreni migliori e poi i vitigni ideali per il carmignano e le altre tipologie. È il lavorare in sinergia tra enologo e agronomo che porta a fare vini sempre più buoni. Così pure la scelta del tipo di impianto, a cordone speronato o cortina semplice è fondamentale per bilanciare l'apporto termico del terreno e l'irraggiamento solare dalla chioma in modo che la qualità del prodotto finale sia la migliore possibile.
Altri scrosci di pioggia cadono dal cielo mentre si pranza e mentre i due tecnici illustrano le loro scelte e il loro modo di lavorare.

Poi finalmente il cielo ci concede una tregua e allora c'è ancora il tempo per scendere lungo il pendio fino alla base della collina a vedere da vicino le vigne di Merlot e Sangiovese. Luca ci spiega le differenze fogliari dei due vitigni e le motivazioni che stanno dietro allo sfoltimento dei tralci e delle foglie da fare entro giugno affinché la pianta concentri nel grappolo gli zuccheri che assorbe dal terreno, senza disperderli nelle parti non nobili della pianta stessa.


Il Museo di Poggio a Caiano

Verso le tre col pulmino blu della CAP andiamo a Poggio a Ciano. Al secondo piano e nelle scuderie della Villa Medicea, capolavoro dell'architettura rinascimentale, il Comune promuove il Museo della Natura Morta, unico in Italia, dal titolo "Stravaganti e bizzarri, ortaggi e frutti dipinti da Bartolomeo Bimbi per i Medici". Ci riceve l'assessore alla cultura del Comune. Sono circa duecento le opere esposte, tutte di provenienza medicea. Sono state raccolte nel corso di tre secoli. È fondamentale questa mostra per leggere in chiave di biodiversità dei prodotti agricoli, della flora e della fauna dal Barocco in avanti.

La nostra guida si chiama Giulia, è una bella ragazza mora molto attenta e preparata. Saliamo con lei al secondo piano della villa. Gli scalini da salire sono 77, 34 per il primo piano e 43 per il secondo. Il museo è stato inaugurato il 18 giugno dello scorso anno. Le prime due sale sono originali nei soffitti lorenesi. Altre 14 sale raccolgono tutte le opere, tele e pergamene in gran parte. Il pittore più rappresentato è Bartolomeo Bimbi. Nature morte e ritratti dei fratelli Medici che hanno iniziato e proseguito la collezione sono i motivi delle prime sale. Poi si passa ai temi, la caccia, fiori in vaso, frutti e oggetti, in genere su fondo scuro, alla maniera romana o di Caravaggio. Nella seconda sala, oltre al Bimbi, si ha un trionfo del Barocco anche nelle tele di Bartolomeo Ligozzi e Andrea Scacciati.

Nella terza sala un quadro di scuola fiamminga "Donne in cucina con cena in Emmaus" presenta i temi rovesciati rispetto all'iconografia classica del tempo: la scena popolare sta in primo piano e quella religiosa è relegata in una saletta seminascosta nella parte sinistra del quadro. Più di maniera i pesci di Antonio Tanari e quasi veri Uccelli e Conigli di Van Der Bosch e poi Frutti e Fiori di Zucchi e di Brughel.

Dalla quarta sala iniziano le dediche ai membri della famiglia De' Medici del 1600 e successivi, il tempo di Cosimo secondo, la sale del fratello Don Lorenzo e la Villa della Petraia, la sala dei Fratelli Cardinali Leopoldo e Giovan Carlo, poi Vittoria della Rovere e la Villa del Poggio Imperiale, con tele di Margherita Caffi e pergamene miniate di Giovanna Garzoni, dai colori tenui e delicatissimi.
Nelle sale successive comincia e prosegue la teoria dei quadri del Bimbi: cacciagione e cucine, Fiori medicei, dopo il corridoio con vista sul giardino e sulla limonaia della villa, insieme a pergamene meravigliose di Lorenzo Todini.

Altri Bimbi nella sala Cosimo terzo, dedicata al Teatro della Natura, con rappresentazioni di animali nati deformi, come il vitellino a due teste, o esotici e quindi rari per i signori italiani del tempo, e di frutti particolarmente grandi, come il riccio con sette castagne all'interno. Ancora Bimbi che rappresenta Animali nella Villa dell'Ambrogiana, la Citromania Medicea dedicata agli agrumi. Qui compare anche la collezione di foglie di vite e altri frutti raccolti nell'erbario di Pier Antonio Micheli, precursore di Linneo e "padre della Micologia" per i suoi studi sui funghi. Le foglie di vite ancora appaiono in altre tele di Bimbi e molto rappresentati anche gli agrumi, come nel "Arance, lime, limoni e lumie" del 1715.

Nel salone più grande altri quadri del Bimbi e il Casino della Topaia. I quadri sono veri e propri cataloghi dei frutti del tempo, con numeri e didascalie di riferimento, comprese le uve che evidentemente erano coltivate nei terreni medicei, di molte delle quali si sono addirittura perse le tracce. Si ridiscende a piano terra e mentre torniamo all'autobus mi soffermo ad ammirare la parte bassa del cornicione del frontone alto in cima alla scala esterna della Villa Medicea. Vi sono rappresentati bassorilievi a sfondo azzurro che sembrano di scuola greca, davvero belli.


Villa Capezzana


Si torna verso Carmignano per la visita a Villa Capezzana. Nel frattempo ha ripreso a piovigginare. Nel salone principale della Villa ancora un piccolo buffet con assaggi di vino bianco spumante e il Conte Ugo Contini Bonacossi ci riceve signorilmente accompagnandoci in giro per le stanze a piano terra e al piano nobile superiore per ammirare la casa museo con pezzi unici di grande bellezza e importanza. Poi ci affida alla nipote Serena, che, in veste di padrona di casa prima e di Presidente de Consorzio Carmignano, ci accompagna a visitare le cantine e altre particolarità a piano terra, come la pergamena del Granduca Cosimo III de' Medici con la prima denominazione di origine della storia con l'editto del 1716 che definisce le zona del Chianti, del Pomino, del Carmignano e del Val d'Arno di sopra, che ormai non esiste più, ma soprattutto l'altra pergamena, quella dell'804. si tratta di un contratto scritto in latino per l'affitto di terreno a vite e uliveto tra la Chiesa di Seano e tale Martino in località Capediana, dunque prima testimonianza di coltivazione della vite nell'alto medioevo a Capezzana. Nel 2004 era stata fatta una grande festa nella villa per commemorare i 1200 anni della coltivazione a vite dei terreni della Villa.

Poi scendiamo a visitare le cantine storiche sotto al cortile della Villa, dove sono conservate bottiglie del secolo scorso dal 1925 in avanti e dove stanno a maturare in grandi ovaline da20 ai 50 ettolitri, le annate del Barco Reale. Proseguiamo la visita nella barricaia, dove si vedono ancora, su certe colonne, i segni della presenza delle grosse botti che costringevano a rastremare almeno uno o anche due lati delle colonne in cotto per l'alloggiamento. Qui oggi maturano i grandi vini come il Ghiaie della Furba, in cui sta crescendo la quota di Syrah, o il Carmignano DOCG, o il Trefiano, per un periodo di tempo che va dai 14 mesi del primo ai 16 del secondo, ai 18 del terzo. Si torna su per l'aperitivo sotto il portico della struttura dedicata all'essiccamento delle uve.


La cena dai Contini Bonacossi

Dopo l'aperitivo con le mortadelle di Prato e i deliziosi fritti caldi che arrivano dalla cucina, bagnati dal bianco e dal Ruspo di casa, si va tutti nella sala grande attorno ai tavoli rotondi per la cena coni produttori di carmignano che si sono riuniti per l'occasione. Al nostro tavolo il Presidente della Strada del Vino, Alessandro Cocci, che è anche proprietario dell'Immobiliare La Vigna srl, che gestisce l'azienda La Borriana, di 30 ettari, di cui 10 vitati e 10 a uliveto. Oggi l'azienda produce circa ventimila bottiglie ma il piano di sviluppo prevede di arrivare a novantamila in cinque anni. Alessandro viene dal tessile. Dal 2003 ha iniziato ad occuparsi di vino e lo fa molto seriamente, con prodotti di ottima levatura. Vicino a lui sta Francesca Grillo, responsabile dell'alimentazione per la Confartigianato, che cura i rapporti con i pasticceri, i panificatori e comunque tutte le categorie che hanno a che fare con il cibo.

Dopo l'assegnazione dei posti ai tavoli da parte di Marzia e delle sue collaboratrici il conte Ugo, padrone di casa, dà a tutti il benvenuto, si scusa del tempo che non è stato proprio accogliente stasera e ricorda i viaggi fatti a Roma negli anni '70 insieme al sindaco Lenzi, oggi scomparso, per riottenere la DOCG per il Carmignano, che era scomparsa negli anni '30. La storia del vino in Toscana si rifà all'età etrusca e romana, ha dunque una lunga tradizione ma anche una tradizione di qualità ed eccellenza con l'editto di Cosimo III. Qualità ed eccellenza che devono continuare e devono essere mantenute e perseguite da tutti i produttori, grossi e piccoli, di questo territorio. Il vino per l'economia pratese è troppo importante per essere trascurato anche nei minimi particolari.

Massimo Logli, Presidente della Provincia di Prato, coglie al volo la palla alzata dal Conte per parlare dell'aspetto economico della questione: chi lavora nel vino impegna capitali che devono essere remunerati, devono dare reddito. Sia la Provincia, sia il Comune vogliono sostenere questo settore di mercato, e ringraziano in particolare quelli che si impegnano seriamente a sviluppare prodotti di qualità. Dopo il ricordo di Marzia di tutti gli sponsor e promotori di questa nona edizione inizia la cena preparata da Patrizio, il cuoco di casa Contini Bonacossi.

Si parte con le farfalle alla cipolla rossa di Tropea cotta nel Barco Reale.
Al nostro tavolo le accompagniamo con un Carmignano DOCG La Borriana 2005, di 13,5 gradi dal Lotto L207 e fascetta AAA03423957 della tenuta La Borriana di Carmignano. Il colore è rubino intenso, caldo e brillante, con riflessi vivaci. Al naso è pulito, persistente, con un fruttato maturo di frutti rossi e lievi sentori speziati con note di tabacco e cacao appena accennate.
In bocca è equilibrato e armonico, con una buona acidità che gli dona freschezza, dal corpo discreto che porta finezza ed eleganza. Un vino ancora in fase di crescita, con una buona struttura e un piacevole retrogusto di ciliegia matura per un giudizio finale di eccellenza.
Per secondo un arista di maiale al forno con una salsa agreste fatta con uva acerba, come racconterà Patrizio alla fine della cena. Per contorno zucchine e patate al forno per un piatto saporito, nutriente e per nulla pesante da digerire.

Come secondo vino provo Carmignano DOCG Le Poggiarelle 2002, servito al tavolo dei vini da una splendida ragazza dai capelli neri dell'AIS. Anche il 2002 della Signora Giovanna e di suo figlio Giovanni è un vino eccellente, alla pari del precedente. Le Poggiarelle è una piccolissima azienda ma i suoi vini sono sempre tra i primissimi della produzione di Carmignano.
Durante la serata ho assaggiato anche l'Ambra del 1995, equilibrato ed elegante e infine il La Villa di Capezzana del 1983, un vino di oltre vent'anni con ancora una struttura elegante, composito al naso ed estremamente delicato.

Prima di passare ai dolci, preparati da dieci pasticceri della provincia di Prato, pluripremiati e alcuni anche con successo internazionale, Maurizio Fantini, membro di giunta della CCIAA di Prato, ricorda come queste serate dedicate ai prodotti agroalimentari del territorio hanno sempre un grande successo ed evidenzia la città di Carmignano, che è un gioiello nell'ambito della provincia di Prato, da promuovere e sostenere per queste iniziative.

Tocca poi ad Alessandro Cocci, che si commuove visibilmente nel suo intervento e con voce rotta parla del lavoro nel vigneto e in cantina e di come si cerchi un continuo miglioramento per dare impulso al territorio e ai suoi prodotti. È necessario però ancora uno sforzo di miglioramento, con l'aiuto e il sostegno di tutte le parti, per portare il Carmignano nella fascia alta del mercato dei vini nazionali e internazionali.

I dolci sono stati allestiti sui due tavoli sotto il portico, dove si era preso l'aperitivo. Sono chicche deliziose, accompagnate dal Vin Santo di Capezzana e della Borriana, entrambi eccellenti. Chiude gli interventi il Presidente dei Pasticceri di Prato, Massimo Peruzzi, che ricorda di essere cresciuto proprio sopra la pasticceria dei suoi che la gestiscono da sempre e quindi ha respirato fin da piccolo quei bei profumi e quei sentori di vaniglia, di crema, di cioccolato, di zabaione e di tanti buoni frutti maturi.

Come non ricordare tutti coloro che hanno voluto e sponsorizzato questa manifestazione? Marzia conclude ricordando che Di Vini Profumi 2008 è stata promossa dalla Provincia, dalla Camera di Commercio e dalla Strada del vino di Carmignano, con la regia dell'assessore provinciale al Turismo Roberto Rosati e la collaborazione di Consorzio dei vini di Carmignano, Apt di Prato, Pro Loco di Carmignano, AIS Toscana, Consorzio pasticceri di Confartigianato imprese, Associazione Ristoratori, Unione commercianti e Confesercenti.

Dopo i saluti finali si ritorna ad Artimino in compagnia di Claudio, enologo di Castelvecchio che ci accompagna per le stradine umide e ci consente di ammirare, nella salita finale ad Artimino, la vallata piena di luci sotto di noi.


Lunedì 9 Giugno 2008

Mi sveglio che è ancora presto. Dai vetri della finestra si vede la foschia che annebbia la vista del prato verde di fronte all'ingresso della Piaggeria. Deciso di uscire nella bruma di questa fresca mattina di Giugno e passeggio lentamente sotto il portico a ponente della lunga struttura. Il sole si sta facendo un varco nella nebbiolina e le ombre dei platani sono ancora lunghe e confuse. Si sentono cinguettii in lontananza, a destra e a sinistra, casuali e diversi. Fiori rossi e bianchi sulla siepe di fronte alla reception e sullo sfondo i cespugli fitti e pungenti del rosmarino mandano profumi delicati.

Dopo la colazione nella sala del bar, dove si possono anche acquistare i prodotti dell'azienda, in primis vino e olio, ma anche quelli di altri artigiani locali del gusto, si rifanno i bagagli e si infilano nel bagagliaio dell'auto.
È giunto il momento del Carmignano 2007. Dal cancelletto aperto nel prato della Piaggeria si sale direttamente al parco della Villa La Ferdinanda. Salendo lo scalone esterno non si può fare a meno di dare un'occhiata alle proprie spalle verso Artimino e, giunti in cima, ci si gira per ammirare il paesaggio da cartolina davanti ai propri occhi, con la torre dell'orologio al centro, la sagoma del castello e delle case più alte e la struttura di Delfina verso sinistra. Dietro il paese, i monti più lontani, i boschetti e i prati ai lati fanno da magnifica cornice naturale al quadro.

In attesa dell'inizio dei lavori si fa una chiacchierata con il Marchese Vittorio Pancrazi, visto che nel pomeriggio andremo a visitare la cantina e le vigne di Pinot nero della Villa Strozzi, o Villa di Bagnolo, a Montemurlo.
Poi dentro la sala, in attesa che si riempia di giornalisti e produttori, ancora una rilassante chiacchierata con la Signora Giovanna che produce Le Poggiarelle. La Signora è di una saggezza e di una signorilità antica. Le piace ricordare gli episodi più gratificanti di quando era insegnante, dei suoi alunni "che si sono divertiti tanto con lei" come le dicono oggi quando la incontrano e la salutano, del suo modo di trattarli che è diventato più comprensivo quando lei stessa è diventata mamma. L'eleganza della Signora è sempre evidente, già dal suo portamento, austero, signorile e riservato, nonostante le sventure che l'hanno colpita, ma non ne hanno scalfito la dignità. Quei pochi minuti di conversazione sono stati per me la parte più bella e significativa di tutta la giornata.


Il Carmignano 2007

Alle dieci e venti Marzia prende il microfono e dà inizio ai lavori. In un attimo tutti si sistemano. Siamo nella Sala dell'Orso della Villa La Ferdinanda, la primo piano. Al tavolo davanti i relatori, a destra e a sinistra le sedie dei produttori, al centro in sala giornalisti e ospiti. Due parole di saluto da parte del Presidente della Provincia, del membro di giunta della Camera di Commercio, del Sindaco di Carmignano e poi l'inizio dei lavori vero e proprio con la giovane Serena Contini Bonacossi, Presidente del Consorzio del Vino di Carmignano, la più giovane Presidente di Consorzio d'Italia. Molto determinata e precisa nelle sue parole, Serena ricorda i 14 produttori iscritti al Consorzio, che non arriva a 200 ettari vitati a DOCG. Nella sua persona Serena sintetizza il territorio, il vino e la storia millenaria di queste colline perché rappresenta ciascuno di questi aspetti. Il progetto iniziale del Carmignano itinerante che lei aveva in mente sta subendo un'evoluzione verso un riavvicinamento al mercato dei giovani.

Lei stessa chiama in causa poi l'amico enologo Alberto Antonimi che tra un viaggio in Sud America e uno in Australia ha trovato il tempo per venire a parlarci dell'annata 2007 del Carmignano. Il 2007 è la sintesi di un inverno freddo, una primavera rigogliosa e poi giugno e luglio siccitosi, agosto piovoso e infine settembre e ottobre freschi. Queste apparenti bizzarre variazioni climatiche in realtà hanno consentito di ottenere un vino da uve mature, sane e ricche di fenoli che potrà affinarsi in un risultato di eleganza e armonia, complessità olfattiva e persistenza, senza la pesantezza della potenza.


Uve dei Medici e germoplasma toscano

Introduce l'argomento Uve dei Medici Stefano Casciu, Presidente del museo della Natura morta di Poggio a Caiano che ieri abbiamo visitato. Nelle tele del Bimbi dedicate all'uva sono rappresentati 77 grappoli di vitigni diversi (guarda caso per vedere il quadro il visitatore deve salire per 77 scalini fino al secondo piano della Villa medicea - magia dei numeri!). Quindici anni prima che il Bimbi completasse la sua tela, nel 1685, Francesco Redi aveva pubblicato il suo famoso Bacco in Toscana, nel quale sono state riscontrate diverse analogie con le uve dipinte dal Bimbi stesso. Evidentemente i due si sono perlomeno riferiti l'uno all'altro.
Dalle uve del Bimbi si passa alla presentazione di una ricerca su "Vite e vino: tra storia e presente", di Roberto Bandinelli, Paolo Nanni e Piero Luigi Pisani dell'Università degli studi di Firenze, Facoltà di Agraria, Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura.

Dagli archivi dei Medici sono stati rilevati dati quantitativi sui litri di vino presenti nei castelli principali della famiglia nell'anno 1492. ebbene si contavano circa 1.600 ettolitri, pari a oltre duecentomila bottiglie dei tempi nostri. Dopo l'introduzione storica di Paolo, prosegue Roberto a parlare del germoplasma viticolo legato ai Medici. Nel 1800 gli studi di Micheli parlano di circa 220 varietà di vite. Dopo le disavventure della fillossera di fine ottocento, l'abbandono delle campagne e lo svilimento del lavoro della terra molte di queste varietà si erano perse, tuttavia alla fine del secolo scorso c'è stato un grande lavoro di recupero della tradizione e si è arrivati a ricatalogare 229 varietà, 159 a bacca nera o rossa e 70 a bacca bianca. Tra queste ne sono state selezionate 31 di maggiore interesse, 17 tra le uve da colore, 13 tra i biotipi di Sangiovese e 1 di altro tipo, la varietà Pugnitello, della famiglia dei Montepulciano d'Abruzzo.

Dei 31 precedenti ne sono stati selezionati alcuni per le loro particolarità: Abrusco, classificato nel '600 tra le viti di origine selvatica, i vitigni da colore o da concia, il Canaiolo bianco, talvolta confuso con la Vernaccia, sinonimo di Primaticcio o Lupeccio in altre regioni, il Canaiolo pratese nero, la Colombana bianca o San Colombano, la Galletta rossa o Corniola, l'Occhio di Pernice (uva nera), il Vaiano o Mazzese, lo Zappolino o Zeppolino (questo è l'unico non raffigurato nella tela del Bimbi).

In particolare tra questi sono stati studiati a fondo l'Abrusco o Abrostine e il Vaiano.
Si è arrivati anche ad inserire dei microchips di tipo RFId (Radio Frequency Identification) sulle barbatelle della pianta per studiarne l'evoluzione nel tempo.


Il premio Amico del Carmignano

Alla fine della relazione sul germoplasma si passa al premio 2008 amico del Carmignano. Marzia introduce e Serena premia il giornalista Franco Poggianti, direttore, conduttore e ideatore, insieme a Paola Violani, della trasmissione Agri 3, il settimanale del Tg3 sull'agricoltura e l'agroalimentare che va in onda ogni mercoledì alle 12,25 circa, su Rai3. Encomiabili le parole di Franco che dice "Bello sforzo essere amici del Carmignano. Semmai ci vorrebbe una punizione per chi non è amico del Carmignano". Il premio è un bel bicchierone di cristallo di quelli da degustazione in formato maxi.


Le annate del Carmignano in degustazione

Dalla sala dell'Orso ci spostiamo nella Sala Leone per la degustazione in anteprima dei Carmignano DOCG 2006, 2005 e 2004, della Riserva 2005 e del Pinot nero Villa di Bagnolo 2006. Nella fila davanti, di fronte ai giornalisti e assaggiatori, tutti i produttori, anch'essi impegnati nella degustazione.
Guida la degustazione il sommelier Realmo Cavalieri, dopo un'introduzione di Osvaldo Baroncelli, Presidente dell'AIS Toscana. Premesso che siamo comunque sempre a livello di vini da ottimo a eccellente e che dal più alto al più basso corrono una decina di punti al massimo, dei 14 vini degustati vorrei proporre una sintesi dei punteggi e dei giudizi personali espressi.

Al livello più alto, quello dell'eccellenza, ho trovato ancora una volta Le Poggiarelle 2006 per il colore rubino vivo e brillante, il fruttato intenso e pulito, i sentori complessi e la beva piena e persistente con un finale di amarena e mirtillo in retrogusto, e il Pinot Nero Tenuta di Bagnolo 2006 per il colore rubino chiaro luminoso, il fruttato di grande intensità in cui emergono il lampone, la rosa e le note speziate e per il sorso equilibrato, elegante e armonico con un piacevolissimo retrogusto di prugna e mirtillo per un vino estremamente fine ed elegante.

Per la medaglia d'argento il Colline San Biagio 2004, il Tenuta di Capezzana 2006 da botte, la Riserva Tenuta la Borriana 2005, la Riserva Fattoria Ambra 2005, la Riserva Fattoria di Artimino 2005, la Riserva Tenuta Le Farnete 2005. La medaglia di bronzo è toccata a la Riserva Piaggia 2005, il Carmignano Allocco 2006, il Castelvecchio 2006, il Podere il Sassolo 2006, il Fattoria Le Ginestre 2005, il Fattoria di Bacchereto 2004.

Mentre la maggior parte degli ospiti si affollano al buffet al piano delle cantine, preferisco restare al piano di sopra per proseguire con la degustazione alla cieca di tutti i vini proposti dai produttori. Si comincia con i bianchi, poi i Ruspi o rosati, poi gli IGT, i Carmignano, i Carmignano Riserva e infine i Vin Santo.
Alla fine della degustazione alla cieca sono stati confrontati i risultati con la tabella in chiaro messa a disposizione dai sommeliers dell'AIS. Nella tabella che segue sono riepilogati i vini disponibili in commercio presentati dalle aziende e suddivisi per tipologia, azienda e annata:

Vini Bianchi IGT
Num. Tipo Denominazione Azienda Vino Anno

1 IGT Toscana Podere Allocco Trebbiano 2007
2 IGT Toscana Podere Allocco Bacano 2007
3 IGT Toscana Fattoria di Bacchereto Sassocarlo Terre a mano 2005
4 IGT Toscana Tenuta Capezzana 2004

Vini Rosati
Num. Tipo Denominazione Azienda Vino Anno

5 DOC Vin Ruspo Tenuta Capezzana Vin Ruspo 2007
6 DOC Vin Ruspo Fattoria Artimino Rosato di Carmignano 2007
7 DOC Vin Ruspo Tenuta La Borriana Rosato di Carmignano 2007

Barco Reale di Carmignano

8 DOC Barco Reale di Carmignano Fattoria Artimino Barco Reale 2006
9 DOC Barco Reale di Carmignano Fattoria Ambra Barco Reale 2007
10 DOC Barco Reale di Carmignano Tenuta Le Farnete Barco Reale 2007
11 DOC Barco Reale di Carmignano Castelvecchio Barco Reale 2006
12 DOC Barco Reale di Carmignano Tenuta Capezzana Barco Reale 2006
13 DOC Barco Reale di Carmignano Tenuta La Borriana Barco Reale 2006
14 DOC Barco Reale di Carmignano Podere Il Sassolo Barco Reale 2006
15 DOC Barco Reale di Carmignano Fattoria Le Ginestre Barco Reale 2006

Carmignano

16 DOC Carmignano Podere Allocco Carmignano 2006
17 DOC Carmignano Fattoria Artimino Carmignano Villa Artim. 2005
18 DOC Carmignano Podere Le Poggiarelle Carmignano 2006
19 DOC Carmignano Fattoria Ambra Carm. S. Cristina in Pilli 2006
20 DOC Carmignano Podere Il Sassolo Carmignano 2005
21 DOC Carmignano Pratesi Carmignano 2005
22 DOC Carmignano Tenuta Capezzana Carm. Villa Capezzana 2005
23 DOC Carmignano Tenuta Capezzana Carm. Villa Capezzana 2006
24 DOC Carmignano Piaggia Carmignano Il Sasso 2006
25 DOC Carmignano Castelvecchio Carmignano 2005
26 DOC Carmignano Castelvecchio Carmignano 2006
27 DOC Carmignano Tenuta La Borriana Carmignano 2005
28 DOC Carmignano Tenuta Le Farnete Carmignano 2005
29 DOC Carmignano Podere Il Sassolo Carmignano 2006
30 DOC Carmignano Fattoria di Bacchereto Carm. Terre a Mano 2004
31 DOC Carmignano Tenuta Capezzana Carmignano Trefiano 2004
32 DOC Carmignano Fattoria Le Ginestre Carmignano 2005
33 DOC Carmignano Colline San Biagio Sancti Blasii 2004

Carmignano Riserva

34 DOC Carmignano Riserva Fattoria Artimino Carm. Vigna Grumarello 2004
35 DOC Carmignano Riserva Tenuta Le Farnete Carmignano Riserva 2005
36 DOC Carmignano Riserva Fattoria Ambra C.R. Vigne Alte Montalbio 2005
37 DOC Carmignano Riserva Fattoria Ambra Carm. Riserva Elzana 2005
38 DOC Carmignano Riserva Piaggia Carmignano Riserva 2005
39 DOC Carmignano Riserva Fattoria Artimino Carm. Ris. Villa Medicea 2005

Vini Rossi IGT
Num. Tipo Denominazione Azienda Vino Anno

40 IGT Toscana Piaggia Poggio de' Colli 2005
41 IGT Toscana Tenuta Capezzana Ghiaie della Furba 2003
42 IGT Toscana Marchese Pancrazi Pinot Nero Villa di Bagnolo 2005
43 IGT Toscana Marchese Pancrazi Pinot Nero Villa di Bagnolo 2006
44 - - Tenuta La Borriana Rubrum 2005

Vin Santo
Num. Tipo Denominazione Azienda Vino Anno

45 DOC Vin Santo di Carmignano Castelvecchio Vin Santo 2004
46 DOC Vin Santo di Carmignano Tenuta Capezzana Vin Santo Riserva 2002
47 DOC Vin Santo di Carmignano Tenuta La Borriana Vin Santo 2003
48 DOC Vin Santo di Carmignano Fattoria Le Ginestre Vin Santo 2002
49 DOC Vin Santo di Carmignano Fattoria Artimino Vin Santo 2004

I risultati della degustazione alla cieca, confrontati con la tabella in chiaro, hanno evidenziato una produzione media più che soddisfacente. I punteggi ottenuti da ciascun vino riflettono le caratteristiche della tipologia di appartenenza. Una graduatoria di massima mette al livello inferiore i bianchi IGT e il Vin Ruspo, al gradino subito superiore il Barco Reale e i Rossi IGT, poi il Carmignano nelle sue due tipologie e infine il Vin Santo sopra tutti per gradevolezza, aromi e complessità.

Mi piace qui spendere una parola di apprezzamento per quelli che sono emersi nelle singole tipologie:

Tra i bianchi IGT emerge nettamente il Trebbiano di Capezzana. Tra i rosati si distingue il Rosato di Carmignano della Tenuta La Borriana I migliori Barco Reale sono stati quello della Fattoria Le Ginestre, di Tenuta La Borriana e di Tenuta Capezzana.

I Carmignano sono stati i più difficili da selezionare perché sono tutti a livello di eccellenza, come i corridori nell'arrivo in volata dove l'ha spuntata per un'incollatura il Podere Il Sassolo su una buona metà degli altri. A una ruota di distacco tutto il gruppo. Tra i Carmignano Riserva, leggermente più maturi e complessi dei fratelli più giovani, si sono distinti il Vigna Grumarello di Fattoria Artimino e il Riserva di Tenuta Le Farnete

I migliori rossi Toscana IGT sono stati il Pinot Nero Villa di Bagnolo del Marchese Pancrazi, annata 2006 e il Rubrum di Tenuta La Borriana, impreziosito dall'esperimento di aggiunta di miele che ne fa un vino quasi alternativo al Vin Santo. Infine i Vin Santo dove è emerso il Tenuta La Borriana, di nuovo per una incollatura sul Fattoria Artimino e sul Tenuta Capezzana.

Finalmente ho concluso la mia maratona e poco prima delle due scendo per assaggiare un bocconcino di mortadella di Prato e una ciotolina di pappa col pomodoro, che adesso è tiepida proprio come piace a me. Sono al tavolo con l'Amico del Carmignano, Franco Poggianti e la sua Signora, in piacevolissima conversazione con Beatrice Contini Bonacossi, una vera Madonna del Vino per dirla con il Lorenzo il Magnifico. Tra una parola e l'altra proseguo il mio pranzo con una fetta di arrosto con patate al forno, un paio di scaglie di formaggio stagionato, le fragole col gelato e infine i dolci, paste, torte e biscotti di Prato alle mandorle, al cioccolato, ai pistacchi, alle scorze d'agrumi, alle nocciole per chiudere. Si è fatta l'ora di partire per visitare la cantina del Marchese Pancrazi, a una quarantina di minuti dalla Favorita.


Visita alla Villa di Bagnolo

Stavolta Tom Tom non ci azzecca. Le sue informazioni, nonostante il numero civico, ci mandano all'altro capo della strada, che purtroppo dista dalla Villa almeno cinque chilometri. Con il vecchio sistema di chiedere ai passanti recuperiamo in pochi minuti la strada giusta. La villa è a Montemurlo, alle pendici del Monteferrato toscano, dove la pietra serpentina crea un colore tra il verde e il grigio che richiama i colori dei boschetti e dei vigneti.

Scendiamo prima in cantina a visitare la barricaia sotto le volte della vecchia casa al secondo piano sotto terra, dove la temperatura rimane costantemente e naturalmente tra i dodici e i sedici gradi circa. Poi risaliamo e passiamo nella cantina vicino a un tino sul quale sta appoggiato un vecchio adagio che recita:

Han giudizio, e non son gonzi
ìQuei Toscani bevitori,
Che tracannan questi umori.

Infine siamo all'aperto e facciamo una passeggiata nel vigneto di pinot nero, prima quello sperimentale, dove crescono i quattordici cloni che il Marchese e il suo agronomo tengono sotto controllo, poi quelli nuovi, che si estendono verso le pendici del monte in leggerissima salita. Il viale che passa tra i vigneti è accompagnato dalle due parti da ulivi poco più che ventennali, cresciuti dai polloni che erano rinati dopo la gelata del 1985. ogni pianta è fatta di quattro o cinque "figli", ciascuno dei quali è diventato un vero ulivo. Solo due o tre piante sono più vecchie e lo si vede dal tronco che supera il metro di circonferenza.

I vigneti a Pinot nero coprono oggi circa cinque ettari della proprietà. Altri 15 ettari nella proprietà San Donato sono coltivati a Sangiovese, Gamay e altri vitigni. In questa azienda parte del vino viene venduto anche sfuso. La parte pregiata è però questa di Bagnolo. Nel prato che separa la villa dalla strada si ergono due altissimi tigli, che in questo periodo sono nel pieno della fioritura e diffondono nell'aria un profumo meraviglioso e delicatissimo di fiori freschi. Lo spazio è ben proporzionato e la villa non rimane schiacciata dalle chiome ampie degli alberi che sono posizionati a una trentina di metri di distanza.

L'interno della villa è ben tenuto e ben conservato, specialmente la cucina, con un camino lasciato come doveva essere tra ottocento e novecento, ampi spazi tra i mobili e vecchi ricordi distribuiti un po' dovunque.
Sul tavolo della cucina tre bottiglie ci aspettano per una degustazione. Si comincia con il Rosato di Pinot nero, Toscano IGT 2007, di 13 gradi dal lotto L1, dal colore del ciliegiolo, brillante e vivo, al naso emergono sentori di rosa e note lievemente speziate. In bocca è equilibrato pur nella sua freschezza giovanile e di buona armonia e chiude con un retrogusto di agrumi e pompelmo rosa. Il vino si ottiene dalle uve di Pinot nero con il mosto che rimane solo poche ore a contatto con le bucce

Il secondo vino è il Villa di Bagnolo Pinot nero Rosso Toscano IGT 2005, di 12,5 gradi dal lotto L1, che ha una produzione di 13000 bottiglie. Il colore è rubino chiaro. Al naso presenta un fruttato intenso di lampone, mirtillo rosso e spezie, con una grande pulizia. In bocca è fine ed elegante, persistente e armonico e lascia un retrogusto di ciliegia di tutta piacevolezza e freschezza.

Con il terzo vino siamo al top della produzione: il Marchese Pancrazi Vigna Baragazza, Pinot nero Villa di Bagnolo, Rosso Toscano IGT 2005, di 14 gradi dal lotto L1. La produzione dell'annata è di 2200 bottiglie e resta in barrique per dodici mesi. Il ricambio delle barrique è quadriennale. Il colore è rubino pieno, vivo e brillante. Al naso presenta un fruttato maturo intenso e persistente con note complesse di cacao, tabacco e vaniglia. In bocca mostra una buona freschezza data dall'acidità che si prolunga in un sorso armonico ed elegante, di buon corpo, molto persistente sul palato. Nel finale il retrogusto ricorda la prugna e la ciliegia matura. Davvero un grande vino che chiude in bellezza queste giornate dedicate al Carmignano e ai suoi Di Vini Profumi. L'ultima visita al vecchio studio in legno con i mobili e le suppellettili originali di inizio novecento, dove i mezzadri venivano accolti dal fattore durante le loro visite alla proprietà per consegnare le primizie della terra.

Si torna a casa, stavolta a Genova, con il tempo che è finalmente migliorato. Verso le sette stiamo passando per Chiavari e Gabriella suggerisce di fermarci a Recco per due quadretti di focaccia col formaggio. Così usciamo dall'autostrada e scendiamo in paese. Il posto che avevamo in mente è chiuso per turno. Al lunedì sono quasi tutti a riposarsi delle fatiche della domenica. Anche il secondo locale è chiuso. Allora ricordiamo il forno sotto il ponte della ferrovia. Quello è ancora aperto. Due signore stanno comprando l'ultima infornata, ma ne faranno ancora una, così aspettiamo una decina di minuti per la nuova focaccia bollente che ci scotta i polpastrelli mentre ce la sbocconcelliamo un pezzetto alla volta seduti sulla panchina del viale a guardare i piccioni che scendono in cerca dei nostri avanzi. Stasera con cinque euro abbiamo cenato.

Mi viene in mente Max con il suo lavoro sul cibo da strada, che in Italia offre davvero un panorama infinito di soluzioni e di proposte. Basta solo girare curiosando per i paesini anche più sperduti e si trovano sempre cose buone e sconosciute.

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Luigi Bellucci

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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