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Vini Bianchi da Pesce 2007, report dal Conero

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Dal 13 al 18 maggio un convegno alla scoperta delle Marche e dei vini da pesce, oltre 500 da assaggiare per determinare il migliore. La cornice è quella del Monte Conero, delle sue altezze, delle sue nebbioline, delle sue abbazie ristrutturate e trasformate in alberghi di Charme e Relax, come quella di San Pietro. Si va anche alla scoperta dei vini di questa regione, dei suoi produttori, dei luoghi turistici meno conosciuti come Sirolo e il borgo di Portonovo o quelli più noti come Matelica e Jesi per una visita approfondita alla pinacoteca con le opere di Lotto. L'obiettivo finale è selezionare con il lavoro delle cinque commissioni di assaggio i vini da pesce i questa sua nona edizione. Enologi e giornalisti a comporre le commissioni di assaggio presiedute dal vicepresidente nazionale Alberto Mazzoni.


Martedì 13 Maggio 2008
L'impatto con l'Hotel Monteconero di Sirolo

Oggi si viaggia bene. I ponti lunghi sono finiti. Molti sono i camion che viaggiano ma le autostrade sono ben dimensionate per il traffico lavorativo mentre mostrano la corda per quello vacanziero, anche dei fine settimana. Parto da Genova dopo le due e alle sei e mezzo sono già a Rimini. Esco per una visita di lavoro a San Marino. Riprendo l'autostrada verso le otto e alle nove esco ad Ancona sud - Osimo. Di qui altri quindici chilometri su una strada tutta dritta per i primi tre quarti e poi si comincia a salire verso Sirolo e poi sulla vetta del Conero. L'Hotel è sulla cima del promontorio. Ci arrivo poco dopo le nove di sera di una giornata coperta, quasi nebbiosa. Goccioline rade punteggiano il parabrezza della A180 che procede lenta ma inesorabile per le ultime rampe della salita. Il Tom Tom aveva segnalato l'arrivo praticamente all'inizio di Via Monteconero di Stirolo, quando mancano ancora almeno un paio di chilometri ripidissimi.

Alle 21.30 riesco ancora a cenare nel ristorante Merlin Cocai (Teofilo Folengo visse con il fratello nell'eremo di San Pietro, prima di trasferirsi a Napoli). Il cameriere mi propone una grigliata di pesce che arriva un po' troppa bruciacchiata. Odora di carbone. Chiedo allora un piatto pulito per allontanare dalle narici l'odore della grigliata e comincio a pulirlo. Per fortuna lo spiedino si salva. La sogliola è nera e anche i gamberoni non scherzano. In compenso è discreto il pomodoro gratinato. A parte un'insalata mista che si presenta ben confezionata, a prima vista, peccato che i pomodori siano verdi e purtroppo non hanno nessun sapore … le rape sono più gustose. Chissà da dove vengono e quanta anidride carbonica ci costano! Quelli nostrani che ho comperato stamattina al mercato sono già perfettamente maturi e profumati e saporiti e li ho pagati un euro e trenta al chilo.

Un velo pietoso va steso invece sull'olio messo in tavola per condire l'insalata. Arriva la coppia di ampolline, però marcate, non anonime, quella dell'olio e quella dell'aceto, con la salierina al centro; quasi non credo ai miei occhi. Mi sento Totò nello sketch di Antonio, quello che prende gli schiaffoni e ride e ride e non reagisce … per vedere come va a finire. Su entrambe c'è anche l'etichetta, con il nome del produttore in rilievo sul vetro. L'olio è completamente spento al naso e anche al palato, ha le stesse caratteristiche di quello raffinato … mah!. L'etichetta gialla sull'ampollina recita olio di oliva extravergine ottenuto da spremitura a freddo, ma non vi sono i dati temporali, né di produzione, né di scadenza. Per fortuna il vino che mi hanno proposto è del tutto all'altezza: un Bianchello del Metauro del 2006 giustamente profumato, equilibrato e armonico, di corpo pieno e di buona sapidità in bocca, con i suoi 12,5 gradi. Dalla carta per scegliere il dolce (prendo una bavarese al cioccolato con salsa bianca) vedo che un pasto completo non arriverebbe ai 40 Euro, che sarebbe un costo di tutto rispetto, considerando la bellezza del luogo e la raffinatezza della sala ristorante, per non parlare del panorama che si gode di giorno.

Tanto era squallida e impresentabile la grigliata, tanto è sontuosa la bavarese: 10 e lode a chi ha preparato la presentazione con le sfumature del cioccolato, del cacao spolverato, delle creme e della salsa bianca al centro, con i pezzetti di canditi colorati su una delle tre montagnette. Anche in bocca è molto buona, anche se ha la consistenza di una mousse piuttosto che di una vera e propria bavarese, ma non importa.
In abbinamento con il dolce un passito di Verdicchio 2002 di 15 gradi, a bicchiere, dal bel colore ambrato pieno e sapore di miele e fungo, semplicemente delizioso. Una partita a tennis tra i vini e i piatti di questa cena si sarebbe conclusa con il punteggio di sei uno per i vini, un quasi cappotto. Il punto della bandiera per i piatti spetta alla presentazione del dolce.


Mercoledì 14 Maggio 2008
Cosa vedevano i monaci dell'abbazia all'alba

Quando ci si sveglia viene istintivo aprire la finestra per vedere il tempo. La persiana che scorre lascia filtrare un primo spiraglio di luce che già profuma di glicine, poi la vista resta incantata davanti alla costa che si estende davanti a voi, sulla sinistra, con Numana bassa in primo piano e giù giù fino alla costa del Piceno. In primo piano, nel parco del Monteconero Hotel, macchie gialle di sulla e di ginestra si confondono con macchie verdi e boschetti e larici e faggi e altre piante che arricchiscono la vegetazione. Sullo sfondo nelle vallate macchie di foschia e di nebbia stanno per svanire nella giornata che si prevede abbastanza serena. Peccato per quell'antenna a poche decine di metri proprio davanti alla finestra. Che bello se si potesse vedere l'intensità del campo elettromagnetico, ma purtroppo non si vede e siccome "occhio non vede, cuore non duole" sembra tutto così bello!

Scendo per la colazione al primo piano sotterraneo, nelle salette con i tavolini quadrati e le tovaglie sul rosso amaranto. Un buon assortimento di cereali, di paste e brioches, di pane e salumi e formaggi e poi caffè, tè o latte, frutta sciroppata, biscotti, ciambelline rotonde "col buco". Dopo la colazione abbondante siamo tutti pronti nell'atrio e così si parte verso Matelica con una ventina di minuti di anticipo. Visto che oltre i due terzi dei giornalisti venono dall'estero, ci accompagna Alessandra, una bella ragazza bionda dai capelli lunghi raccolti dietro la nuca e dalle forme da modella, che farà da interprete per tutto il viaggio di oggi e per le giornate di lavoro che seguiranno.


A Matelica al Centro sensoriale

Ci dividiamo nei due pulmini per il viaggio verso Matelica. Alla guida del nostro c'è Lori, un simpatico anconetano dalla stazza di Bud Spencer e dalla verve sempre pronta alla battuta. La guida è veloce e abbastanza nervosa. Alle 11.30 siamo nella piazza principale di Matelica e ci viene incontro Lucia Bailetti, Direttore del Centro italiano di analisi sensoriale.

Ci spostiamo di cinquanta metri verso la sede del centro, già predisposta per una lezione di analisi sensoriale con veri e propri test di tipo attitudinale. Sulla copertina del fascicolo che riproduce il testo della lezione una immagine di un Bacco del Caravaggio, che negli occhi riproduce esattamente quelli del direttore Lucia Bailetti, una argentina di origini italiane, per metà pesaresi e per metà siciliane, che parla perfettamente italiano e inglese, oltre allo spagnolo che è la sua lingua madre. Si comincia con rudimenti di introduzione all'analisi sensoriale, poi il marketing e il concetto di qualità per chi produce e per chi compera per consumare. Si prosegue con le informazioni che un test sull'analisi sensoriale verso il consumatore può fornire per migliorare le vendite. Si passa poi al lato tecnico vero e proprio con l'analisi dei tipi di valutazione sensoriale, da quella singola del produttore che vinifica a quella che sta dietro una guida enogastronomica, dal test analitico del panel allenato al test affettivo del consumatore comune, fino all'analisi del punteggio con l'esame dei possibili metodi.

Ora viene la parte più interessante che fa capire le differenze tra l'approccio sensoriale e l'analisi sensoriale, definita come "metodo scientifico usato per risvegliare, misurare, analizzare e interpretare le risposte ai prodotti che sono esito della percezione tramite i cinque sensi: vista, olfatto, tatto, gusto e udito".
A questo punto cominciano i test per approfondire gli aspetti dell'analisi sensoriale applicata al vino. a dare una mano a Lucia c'è Stefania, una giovane molto professionale nella sua cappa bianca, attenta e precisa in ogni suo gesto.

Il primo test ci mette a confronto con i sapori di sette campioni tra i quali individuare l'acido, l'amaro, il salato, il dolce, l'astringente, da soli o anche mischiati tra loro. Il test può sembrare banale, ma le intensità dei sapori da individuare non sono talvolta così nette e gli errori sono più alti di quanto non ci si aspettasse.
Il secondo test è più psicologico che effettivo. Si tratta di determinare il livello di intensità dell'aroma di legno tra quattro campioni. Psicologico perché si ha pochissimo tempo (solo un minuto) e si è disturbati da Lucia che continua volutamente a parlare per confonderci le idee. Alla fine si scopre che i quattro campioni sono identici; in realtà nessuno di noi ha identificato questa caratteristica, ma si è comunque voluto attribuire una differenza. Lo scopo del test è far capire che un'analisi sensoriale è significativa se fatta in tranquillità e senza interferenze e esterne.

Ricomincia prendendo in considerazione i cinque elementi dell'analisi sensoriale: la stanza di assaggio, il capo panel e le sue funzioni, il panel degli assaggiatori, i metodi e la statistica.
Un occhio ai test di valutazione sensoriale, che vanno dalla discriminazione all'analisi descrittiva fino alla piacevolezza. Occorre avere un linguaggio che orienti il consumatore in maniera concreta. Il consumatore si aspetta dei consigli significativi almeno nel 30% dei casi, che gli diano concretezza, poi nel 70% dei casi accetta anche emozioni. Ed è proprio l'analisi sensoriale quella che dà concretezza, mentre l'emozione la può fornire il modo con cui un giudizio viene esposto.

Si parla poi della ruota degli aromi con i suoi tre livelli, che comprendono dodici categorie al primo livello, trenta sottocategorie al secondo livello e infine quasi cento descrittori al terzo livello. Si fa infine l'esempio del fruttato al primo livello, che diventa di agrumi, bacche, albero da frutto, frutta esotica, frutta secca al secondo livello e poi al terzo pompelmo o limone per gli agrumi, oppure ananas, melone o banana per la frutta esotica, e così via per le altre tipologie

Sulla base dei contenuti descrittivi di questo strumento viene eseguito l'ultimo test, che consiste nell'analisi dei descrittori sensoriali di un vino bianco e di un vino rosso e nel livello di intensità di ciascuno di essi. Il campione di bianco è un Verdicchio di Matelica 2006 e quello rosso un Lacrima di Morro d'Alba anch'esso 2006. Alla fine nel bianco si avverte netto il sentore di banana e meno intensi la mandorla e il limone. Nel rosso è nettamente avvertita la viola e più sfumati il pepe e la vaniglia.

Alla fine della lezione un attestato di partecipazione ad ogni giornalista e poi un aperitivo nel cortile esterno, con assaggi di vini aromatizzati con frutta fresca per il bianco e frutti di bosco per i rossi. In accompagnamento formaggio fresco e stagionato, olive nere, pomodori essiccati sott'olio, carciofini, oli monocultivar in assaggio da versare su fettine di pane fresco già pronte.
Il programma del pomeriggio è ancora intenso perciò, all'arrivo di Roberto Potentini, direttore ed enologo delle Cantine Belisario, si risale sui due mezzi per andare a pranzo sulle colline alle spalle di Matelica.


A pranzo all'agriturismo Il Colle del Sole

Si sale con il pulmino sempre alla guida di Lori verso le colline alle spalle di Matelica, verso Cerreto d'Esi, nella frazione Colle Tenuto. L'agriturismo è una struttura di campagna con edifici nuovi e un'ampia sala da pranzo e bar. Ci troviamo proprio sotto il Monte San Vicino, a sei chilometri da Matelica.
Si comincia con un primo di tagliatelle fatte a mano con un sugo di asparagi, ottime, accompagnate da un bianco Belisario, Verdicchio di Matelica DOC 2007. Ancora un bianco più sostanzioso di Belisario, il Cambrugiano DOC Riserva 2005 ad accompagnare gli gnocchi al sugo d'anatra, purtroppo leggermente bruciacchiato nel tegame di cottura.

Nel frattempo Roberto illustra le caratteristiche della DOC Verdicchio di Matelica. La zona è circa un decimo rispetto al Verdicchio dei castelli di Jesi. La caratterizzazione di questa DOC deriva dalla disposizione della valle dell'Esino che non è perpendicolare al mare come le altre valli marchigiane, ma corre da Nord a Sud ed è separata dal mare da una catena montuosa che crea qui un microclima continentale, con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte e tra l'inverno e l'estate. Inoltrei vigneti sono spesso a quote più elevate rispetto ai cugini dei castelli. Mentre ci portiamo avanti con il pranzo va continuamente tra la sala e la cucina Francesco, il giovane Lorenzotti, la famiglia proprietaria dell'agriturismo che in ogni camera ha installato sia la televisione sia i sanitari più moderni. Francesco fa tutto da solo, con il suo sorriso pieno, radioso e franco (nomina sunt substantia rerum).

Da quasi vent'anni anche gli abitanti del luogo vengono a comperare la carne nella macelleria aziendale.
Si prosegue con un assortimento di carne alla brace con patate al forno deliziose e insalata mista. Il vino è ancora un Belisario ma rosso, il San Leopardo Colli Maceratesi DOC rosso riserva 2005, da un uvaggio di Sangiovese, Ciliegiolo, Cabernet e Merlot, maturato in botti grandi, di 13 gradi. La vera sorpresa del pranzo arriva con il vino che accompagna i dolci secchi con pezzetti di cioccolato, tipo cantucci, e fette di torta alle mandorle. Si tratta di una bevanda fatta con l'80% di mosto e il 20% di miele di melata. Si ottiene secondo una ricetta di Plinio il Vecchio facendo fermentare il miele insieme ai lieviti del mosto. È prodotto e venduto da Belisario con l'etichetta Melitites Naturalis Historia mescolando un verdicchio di Matelica di Belisario con il miele degli Apicoltori Montani del maceratese. Alla fine del pranzo si risale lungo il costone della montagna che porta alla vetta del Monte San Vicino per fermarci in un punto panoramico da cui si vede proprio l'alta valle Esina e si ha anche una panoramica su tutte le Marche, dall'ascolano al maceratese, dall'anconetano al pescarese.
La vallata è dolce e ricca di storia.

Purtroppo si è fatto tardi e non c'è tempo per visitare a Matelica il Palazzo Ottoni dove è incorso e durerà fino a tutto Ottobre 2008, la mostra Potere e Splendore: gli antichi Piceni a Matelica, dove è possibile vedere, tra l'altro, anche vinaccioli di vite di quasi tremila anni addietro, trovati nelle tombe di epoca villanoviana nel circondario di Matelica. Non resta che riprendere la strada per una vista veloce dell'esterno delle cantine Belisario e poi via verso Loreto dove ci aspettano i Garofoli.


Le cantine Garofoli

Ci accoglie all'arrivo il sorriso di Caterina, la più giovane dei Garofoli, che si occupa di relazioni pubbliche. Riprendiamo però subito la strada per una visita alla vigna sulle pendici sud del Monteconero in compagnia dello zio Carlo. Già da lontano si intravede la sagoma bianca del terreno calcareo in cui è stata insediata questa vigna di Montepulciano, con qualche filare di Sangiovese, che si vede subito per i germogli molto più alti, dovuti proprio al vigore che questo vitigno possiede. Una parte del vigneto è utilizzato come vivaio per i cloni delle viti da trapiantare nei nuovi insediamenti.

Si cammina tra i filari salendo la collina in mezzo a una campagna che sta cominciando a rifiorire. Sia le viti sia gli ulivi hanno una fioritura di gran vigore, con tantissimi frutti "in nuce" già visibili sui rami in mezzo alle foglie. Al centro della vigna un paio di uccelli grigi, forse delle cornacchie grigie, stanno appollaiati sui pali di sostegno. Un battito di mani da lontano è sufficiente a farle volare via. Un bellissimo pino mediterraneo svetta con la sua chioma a metà della collina. Mentre si passeggia respirando l'aria buona di questo pomeriggio primaverile, Carlo racconta della loro produzione di rossi e di bianchi, degli spumanti più comuni e quelli fatti col metodo classico, dei passiti e delle grappe, da uva bianca e da uva rossa.

La produzione complessiva è attorno ai due milioni di litri e le aziende che fanno capo al marchio sono più di una, alcune condotte ancora da vecchie famiglie marchigiane, come quella di Serra dei Conti, altre invece gestite con manovalanza non italiana. Attualmente si utilizzano pakistani che sono molto bravi a lavorare nei campi. Si torna poi all'azienda per una visita alle attrezzature di cantina, ai recipienti cilindrici per la fermentazione e lo stoccaggio a temperatura controllata, ai locali di invecchiamento e affinamento nelle botti grosse e nelle barriques, oltre un migliaio, poi ai locali di imbottigliamento, con un'attrezzatura di recente installazione, molto efficiente. Infine si chiude la visita nella sala delle vendite al pubblico, con le bacheche storiche della famiglia dove sono in bella mostra le ultime etichette dei prodotti offerti al pubblico e anche le prime bottiglie etichettate che già negli anni '50 giravano tutta l'Italia a proporre il vino marchigiano dei Garofoli nei principali negozi di vini, da Milano a Bologna, da Firenze a Roma e oltre.

Si avvicina l'ora di cena e il cuoco Loris in cucina sta già dandosi da fare per preparare un fritto alla marchigiana da assaggiare come aperitivo sotto il portico ampio e fresco dell'azienda.
Prima del fritto una torta al formaggio pecorino semistagionato, una pizzata, e un paio di magnum di spumante Garofoli metodo classico 2000, veramente grande. Ed ecco finalmente il fritto caldo con le zucchine, le carote a fettine, le piccole melanzane, le olive ascolane, le nocette di patata, la crema fritta, deliziosa, anzi sublime.
Una composizione di Michael Bublè accarezza le orecchie mentre l'occhio spazia dalla tavola apparecchiata alla compagnia in conversazione, al primo quarto di luna che dal cielo strizza l'occhio proprio sopra le nostre teste. Alle nove di sera puntualmente inizia la cena nella sala del camino a fianco del portico, con la pergamena affrescata che racconta le origini catalane della famiglia Garofoli.


La cena conviviale con Carlo e Caterina

Caterina ci tiene a mettere in evidenza che i cibi che saranno portati in tavola sono espressione della più schietta origine marchigiana, come i vini che li accompagneranno. Anzi la cena sarà l'occasione per una degustazione dei bianchi e dei rossi di Garofoli. Mentre arrivano le tagliatelle all'uovo fatte a mano col matterello e condite con un ragù di carne d'anatra e un ciuffetto di rosmarino fresco posto al centro a scopo decorativo, come una bandiera alla conquista di una collina, si aprono due bianchi.

Il primo vino è il Macrina, Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore 2007, di 13 gradi dal lotto L8107A, fermentato in acciaio e con almeno due mesi di affinamento in bottiglia. Il secondo vino è il Komaros 2007, Marche Rosato IGT, di 13 gradi dal lotto L8045A, vinificato in acciaio da uve Montepulciano, con vinificazione parte in bianco, parte sulle bucce per l'estrazione del colore. Il nome è la versione greca del corbezzolo. Entrambi i vini si sposano bene con le tagliatelle all'uovo. Dopo le tagliatelle un fantastico coniglio in porchetta accompagnato da patate al forno e pomodori e melanzane e zucchine gratinati. A parte una ciotola di insalata mista già condita con l'olio extravergine di casa Garofoli. In abbinamento con il coniglio si provano altri tre vini.

Il terzo vino è un bianco di grande struttura come il Podium, Verdicchio dei Castelli di Jesi 2006 DOC Classico Superiore di 14 gradi dal lotto L8061TN, tenuto in acciaio per oltre dodici mesi e poi affinato in bottiglia per cinque mesi, con una produzione di 70 quintali per ettaro. Il colore è quello dell'oro. Al naso è delicato, con note balsamiche. In bocca è pieno, caldo e sapido con un retrogusto piacevolissimo di mandorla.
Il quarto vino è il Serra Fiorese, Verdicchio dei Castelli di Jesi 2004 DOC Classico Riserva di 13 gradi dal lotto L6202A2, che fa undici mesi in barrique dal primo al quarto livello e un successivo affinamento in bottiglia per altri dodici mesi, con un piacevolissimo sentore di crema pasticcera che regge benissimo la carne bianca del coniglio cucinata in porchetta.

Il quinto vino è un rosso Grosso Agontano (Antica moneta della marca anconetana), un Conero DOCG Riserva 2004 di 14 gradi dal lotto L7150A2. Il vitigno è 100% Montepulciano, affinato 18 mesi in barrique e altri dodici in bottiglia. A proposito della nuova DOCG, Carlo ricorda che nel 2007 ha compiuto 40 anni la DOC Rosso Conero e nel 2008 compie sempre 40 anni la DOC Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Ora arriva il dolce, fette di ciambellone e di crostata con marmellata di pesca fatta in casa. Il sesto vino è un Dorato - Vino dolce di vitigno moscato, di 12,5 gradi dal lotto L7346A5, con uve surmaturate in vigna e poi appassite nel fruttaio, di n bel colore giallo dorato e delicatissimo al naso e in bocca, per nulla stucchevole.
Infine ecco apparire dalle cucine Loris, vestito di nero, il giovane cuoco che gestisce il ristorante enoteca Gusto di Vino, a pochi metri dalla cantina dei Garofoli. Si conclude con caffé e grappa di rosso Conero, molto morbida e rotonda. Si risale per tornare in albergo, a una quindicina di chilometri, che manca poco a mezzanotte, dopo una serata magnifica, come in famiglia.


Giovedì 15 Maggio 2008
A Portonovo, fortino napoleonico e altro

Un'altra bella giornata fresca, una mattinata di tutto relax con colazione non troppo abbondante, dopo la cena di ieri sera. Il raduno è previsto, per pochi di noi, alle dieci e mezza per scendere fino a Portonovo, la parte del Conero oltre la punta, verso sud. Alla guida del pulmino oggi c'è Igino, un omone dal cuore grande così, amico di tutti e profondo conoscitore dei migliori posti dove andare per turismo o per pranzo o per acquisti di ogni genere. Scendiamo dalla cima del monte per la strada ripida in mezzo al bosco e alle ginestre fiorite di giallo e profumate con le manine bianche che ballano nell'aria attorno a noi.

Ci fermiamo lungo la strada proprio sopra la spiaggia, vicino a uno di quei camper ambulanti che vendono porchetta e stanno per installarsi perché manca poco a mezzogiorno e tra un po' qualcuno comincerà a fermarsi. Dall'alto della strada si vede la spiaggia sotto e davanti a noi e in lontananza una struttura che sembra una palafitta da cui una volta, ci racconta Igino, si buttavano le reti per pescare n un mare che era ricco e generoso. Ripartiamo per scendere a livello del mare fino al fortino napoleonico, pochi chilometri più vanti. La strada continua a scendere ripida fino al bosco che sta davanti al fortino. Alla reception chiediamo il permesso per una visita veloce ed entriamo fino alla terrazza sul mare da dove si vedono le famigliole che stanno preparandosi a fare il bagno. Il posto è davvero unico, per l'architettura e per l'aria di mare che si respira. In piedi sul bordo della terrazza le foto vengono meglio, l'aria è più fresca e ci si sente vent'anni di meno. Ancora una visita al ristorante al centro del fortino, due chiacchiere con il direttore e un'occhiata al giornale che racconta del cuoco e degli Spinosini che di recente hanno spopolato fino in Cina, con la corsa in bici di cento giorni da Como a Pechino per 10.500 chilometri.

Riprendiamo la camminata lungo i vialetti ombrosi fino alla spiaggia bianca successiva, a vedere il ristorante di sushi e poi quello di pesce più avanti, i surfisti che si stanno preparando la vela e quelli che già stanno veleggiando al largo spinti dal vento anche oggi vigoroso. Tutto il Monte Conero, dalla cima ai versanti laterali dove crescono le vigne di Garofoli, ai sassi della spiaggia qui a Portonovo è di un candido colore bianco panna, il colore delle rocce calcaree che lo contraddistinguono. Mi viene in mente che l'entroterra riminese, poco più a nord, è costellato di questi massi erratici su cui sorgono San Marino, Verucchio, i tre colli di Torriana e la punta di San Giovanni in Galilea e più indietro Talamello e il Monte del Vescovo e tantissimi altri. Il Conero è come se fosse partito da lontano e abbia preso più velocità per la sua struttura più pesante e sia riuscito ad arrivare fin qui, poco più avanti.

Anche a piedi si viene investiti qua e là dai ciuffi di polline che si staccano dagli alberi e dai cespugli e formano le "manine", come tanti piccoli batuffoli di cotone, quasi che la natura voglia pulire i nostri visi prima di illuminarli coi raggi del sole di metà primavera. La chiesa di Santa Maria in Portonovo che vorremmo visitare è ancora chiusa e allora si ritorna indietro perché verso l'una c'è il pranzo su al Merlin Cocai e alle quattro inizia la sessione di lavoro, preceduta dalla presentazione del convegno.


I passatelli asciutti a pranzo

Il pranzo inizia con un piatto di passatelli asciutti conditi con formaggio e pancetta. Mentre ci diamo da fare con il contenuto del piatto davanti a noi, spieghiamo ai due giornalisti stranieri che sono al nostro tavolo, Raiman Vladimir di Bratislava e Dmitry Lysenkov di Mosca, che cosa sono e come si fanno. Il passatello è un piatto diffusissimo nella bassa Romagna e nelle Marche. Si fa molto semplicemente mischiando un uovo con un po' di pane e formaggio grattugiati, un pizzico di sale e una spruzzata di noce moscata per insaporirli con un lieve sapore speziato un po' esotico. Si fa un impasto morbido e soffice e si schiaccia con un ferro bucato sul quale si formano questi vermetti giallastri. Di solito si fanno cuocere per due, tre minuti in un buon brodo di carne e si mangiano nel brodo. Oppure, come oggi, si scolano e si passano due minuti in padella con formaggio fresco o semistagionato e qualche pezzetto di pancetta. Sono semplici, facili da fare, veloci e saporiti.Li accompagniamo con un vino bianco Pecorino Affida DOC 2007 di 13 gradi dal lotto L08085 di terre Picene SpA. Per secondo la faraona ripiena, il coniglio ripieno e una braciolina di agnello con bietole e pomodori gratinati. Infine semifreddo al cioccolato e caramello. Manca ancora un'oretta all'inizio dei lavoro e niente di meglio di una passeggiata tra i cespugli e gli alberi profumati attorno alla struttura antica dell'abbazia di San Pietro.


Inizia il convegno

Mi siedo in seconda fila nella piccola saletta dove si presenta il convegno, forse anticamente era parte della cripta perché si trova proprio sotto alla chiesa e vi si entra da una nuova porta laterale. A fianco a me un giovanissimo enologo di Ravenna, Luca Meldolesi, cui mi lega la comune origine romagnola. Mentre scambiamo due parole non posso fare a meno di osservare e ammirare il logo della manifestazione, un bellissimo abbinamento stilizzato tra il grappolo d'uva che sta al centro, il piede del bicchiere da vino che fa anche da coda alla bella orata di cui spunta la testa nella parte superiore. Alle 15.30 inizia il convegno con la presentazione di Alberto Mazzoni, da poco arrivato da Roma, che rappresenta l'associazione enologi enotecnici italiani e porta i saluti del direttore Giuseppe Martelli e del Presidente Giancarlo Prevarin.

Uno a uno intervengono politici e sponsor presenti in sala, a cominciare da Dante Merlonghi, Presidente dell'Ente regionale per le manifestazioni fieristiche. Racconta le vicissitudini del concorso, la cui prima edizione risale al 1958, andò avanti per un po' di anni con alterne fortune, poi venne sospeso e infine nel 2000 fu ripreso e rivitalizzato grazie all'iniziativa e all'impegno assiduo di Alberto. Mentre parla la linea azzurra della slide proiettata alle sue spalle crea un curioso effetto "baffo celeste" sui baffi neri che gli coprono il labbro superiore.

Dopo di lui si alza l'assessore all'agricoltura e alla pesca marittima della Regione Marche, Paolo Petrini. A lui la luce celeste crea un effetto mantellina sulle spalle, sopra la giacca del completo grigio. La regione ha creduto e crede nella manifestazione perché esalta le migliori caratteristiche di questo territorio con l'obiettivo di incrementare l'attrazione turistica verso le marche e i suoi prodotti.

Prima di passare la parola a Gilberto Gasparoni, vice presidente dell'azienda speciale pesca e agricoltura della camera di commercio di Ancona, Alberto ci tiene a preannunciare che la prossima edizione della selezione sarà estesa ai territori che toccano la parte orientale dell'Adriatico, di cui già quest'anno vi sono dei rappresentanti. Gasparoni sottolinea l'interazione e la collaborazione di tutte le regioni adriatiche, da nord a sud, da est a ovest, per valorizzare e far crescere le aziende che operano nella pesca e nell'agricoltura.
Dopo cinque minuti tocca all'assessore all'agricoltura della Provincia di Ancona, Giancarlo Sagramola, che porta i saluti della Presidente Patrizia Casagrande e poi parla di quanto un concorso porti confronto e dunque crescita per tutti i partecipanti. La Provincia promuove con grande interesse queste iniziative, che proseguiranno con i 40 anni della DOC Verdicchio e le Grotte di Frasassi nel "Fresco di grotta" in preparazione proprio in questi giorni.

Per ultimo lo sponsor nella persona del Direttore Generale UBI della Banca Popolare di Ancona Luciano Goffi. La banca è sempre lieta di fare da sponsor a tutte le manifestazioni capaci di valorizzare il territorio e i suoi prodotti, con l'obiettivo di giocare un ruolo importante nel panorama turistico globale della regione.


Le cinque commissioni

Prima di trasferirci nella sala degli assaggi un resoconto chiaro e sintetico sulla formazione delle cinque commissioni, ciascuna di sette persone, due giornalisti e cinque enologi. Paolo Gasparro, in rappresentanza dell'istituto per il Commercio Estero, presenta la distribuzione dei giornalisti stranieri e italiani nelle cinque commissioni. Alberto Mazzoni, dopo di lui, completa le commissioni con la lista e i nominativi degli enologi. Infine Giacomo Moretti, della sezione Lombardia Liguria di AEEI, illustra l'iter dei campioni.

Nel 2008 sono arrivati all'Ente Fiera 543 vini bianchi da 284 aziende. Nel corso della prima edizione della nuova serie, quella del 2000, erano stati esaminati e confrontati 199 campioni. Oggi sono quasi triplicati. Ogni campione è stato catalogato e numerato progressivamente. Tutti i campioni sono poi stati trasferiti all'hotel per la preparazione alla selezione.

Qui una seconda numerazione anonima è stata predisposta dall'avvocato Gabriele Marasca. L'avvocato sovrintende alla stappatura e alla consegna dei campioni ai sommelier, uno ogni quattro minuti. Sono previste cinque sessioni complessive nelle tre giornate di lavoro. Ogni sessioni si svolge con due sedute intervallate tra loro da una pausa di trenta minuti.

I vini sono stati classificati in base alla normativa italiana, che prevede tre tipologie: vini da tavola o VdT, che coprono il 41% del mercato nazionale, vini a indicazione geografica tipica o IGT, che sono 118 in Italia e coprono il 27% del mercato, vini a denominazione di origine, che sono in tutto 352 VQPRD, coprono il 32% del mercato e sono distinti in 36 DOCG e 316 DOC.

Le disposizioni dell'Unione Europea impediscono ai vini da tavola di partecipare a questo tipo di selezioni, quindi sono state create dieci categorie di vini:

vini bianchi secchi tranquilli DOC e DOCG;
vini bianchi secchi tranquilli IGT;
vini bianchi secchi tranquilli DOC e DOCG affinati in barrique o legno;
vini bianchi secchi tranquilli IGT affinati in barrique o legno;
vini rosati secchi tranquilli DOC e DOCG;
vini rosati secchi tranquilli IGT;
vini spumanti bianchi metodo Charmat con residuo zuccherino non superiore a 20 g/l;
vini spumanti bianchi metodo Classico con residuo zuccherino non superiore a 20 g/l;
vini spumanti rosati metodo Charmat con residuo zuccherino non superiore a 20 g/l;
vini spumanti rosati metodo Classico con residuo zuccherino non superiore a 20 g/l;

Segue poi la descrizione della sala di degustazione e della documentazione fornita, che prevede la lista dei vini da valutare, l'elenco delle categorie, copia del regolamento della selezione, le schede di giudizio, una scheda sottobicchieri. Su ogni scheda di giudizio occorre indicare il numero del campione, la tipologia, la categoria e, se indicata, l'annata di competenza.

Un breve accenno anche ai premi, che consistono in un diploma di merito ai vini che hanno superato gli 80 centesimi, poi tra tutti i vini che hanno meritato il diploma, assegnazione di medaglia d'oro, di argento e di bronzo ai primi tre classificati di ogni categoria e infine un premio speciale "Calice Dorico" all'Azienda che avrà ottenuto il punteggio più alto.

Infine altre considerazioni sulla compilazione della scheda, la disponibilità di solo due bottiglie per ogni campione e le modalità di distribuzione del secondo campione (a tutti i componenti la commissione) quando un singolo elemento della commissione rileva la necessità del secondo campione. La parte numerica di ogni scheda sarà infine resa disponibile per la consegna alle aziende fornitrici.


La cena di benvenuto

L'assaggio dei primi 24 campioni è stato abbastanza faticoso e dopo una sosta di un'oretta ci ritroviamo tutti nella sala del Merlin Cocai per la cena inaugurale.
Mi trovo a un tavolo nno troppo fitto in compagnia di giovani enologi, due dalla Puglia e due dalla Sicilia. Prima della distribuzione dei piatti la vicepresidente degli enologi delle Marche Paola Cocci Grifoni di Grottammare, presenta un paio dei suoi vini, uno spumante metodo classico Gaudio Magno, dal vitigno Passerina 100%, e un Colle Vecchio, Offida Pecorino DOC 2001, vini che accompagneranno la cena di questa serata.

Si comincia con un ottimo antipasto di pesce crudo con salmone, pesce spada, tonno, alici e sgombro su un letto di insalata verde e rossa trevigiana. Per primo strozzapreti in bianco con gasmberetti e un trito di prezzemolo. Il secondo è di nuovo un ottimo filetto di orata con gamberone, coperti da uno strato di zucchine, carote, patate e pomodorini intero, cotti al forno. Il dolce un gelato di frutta con fragola. La serata scorre piacevolmente anche con l'intermezzo della compagnia del grande Alberto che ci racconta le sue ultime iniziative e la sua volontà di coinvolgere sempre ogni gruppo o organismo nelle manifestazioni di cui si occupa con tanta passione e successo.


Venerdì 16 Maggio 2008
Una giornata di lavoro piena

Dopo la colazione una mezz'oretta da dedicare a sé stessi passeggiando nei giardini attorno alla vecchia abbazia o visitando l'antica chiesetta, spoglia ed essenziale, ristrutturata ma con gusto. Ricorda un po' le pievi di San Leo, non molto lontane di qui, nelle terre della provincia di Pesaro vicine alla Romagna, in pieno Montefeltro.Alle dieci inizia la prima delle due sessioni di lavoro di oggi.
All'entrata nella sala di assaggio la musica di sottofondo trasmette un foxtrott scatenato, che fa venir voglia di abbracciare una delle enologhe e mettersi a ballare. La gamba accompagna già le note. L'aria è fresca, il cielo è sereno e una leggera brezza muove le cime degli alberi oltre la vetrata e le gialle fronde della ginestra che spopola da queste parti.

Sulle note di un valzer di Strauss che sfumano inizia la seconda sessione di lavoro.
La voce professionale di Giacomo si sostituisce alle note e subito dopo il tono dolce di Alessandra nel suo perfetto inglese per i colleghi d'oltralpe riassumono i lavori della giornata precedente e danno alcuni numeri statistici, ad esempio le bottiglie difettose (7 su 120) hanno superato il 6%, oltre la media che di solito si riscontra. La sessione di assaggio nelle sue due parti, con la sosta di una mezz'ora tra la prima e la seconda, termina verso le dodici e trenta, con l'assaggio di 130 campioni complessivamente.
All'una il pranzo al Merlin Cocai.

Orecchiette al ragù di carne e vino bianco Sabbione, Marche IGT Chardonnay 2006, di 13 gradi dal lotto L07-03, dell'azienda agricola Luigi Polini di Carassai in provincia di Ascoli Piceno.
La compagnia degli enologi dalla Romagna, con il sardo Addis e la marchigiana picena Paola, vicepresidente regionale, è piacevole e scherzosa.

Col secondo, un morbido filetto con funghi e verdure fresche, un vino rosso proposto da Addis, il Piancarda di Garofoli, Rosso Piceno DOC 2005, di 13,5 gradi dal lotto L8065A, affinato in botte grande di legno oltre dodici mesi, che si accompagna in modo egregio alla carne così cucinata.
Il dolce è un semifreddo di torroncino su letto di crème caramel, bicchierino di cioccolato fondente con crema liquida e fettina di kiwi. Un capolavoro la presentazione del piatto e il suo confezionamento. Evidentemente i dolci sono la passione del cuoco dell'Hotel Monteconero.

Si sale alla terrazza a piano terra per un caffè in sala bar e si sta all'aperto a farsi accarezzare dalla nube fresca che in questo momento avvolge il monte chiacchierando con l'artista del vino e giornalista Vincenzo Reda, che dipinge col vino degli strepitosi acquerelli colorati su carta speciale, e con ilo giovane Simone Schiaffino, marchigiano di origini camogline (discendente di quello Schiaffino che dai tempi dei mille troneggia su una piazzetta di Camogli) che fa l'enologo alla cooperativa Colonnara di Cupramontana nell'anconetano.
Alle quattro del pomeriggio comincia la terza sessione di lavoro, per altri 123 vini da assaggiare.
Si va avanti fino alle sei e mezza, mentre la nuvola che sta sopra il monte si sta abbassando e avvolge il bosco e le case e la chiesa. Il paesaggio è davvero suggestivo, anche perché la stanza di assaggio ha le pareti tutte di vetro e ogni occhiata fuori ti dà la sensazione di un viaggio verso il nulla.


A cena da Silvio … sul mare

Pochi chilometri sotto il monte si scende fino al livello del mare, attraverso una strada ripidissima e sterrata negli ultimi metri. In mezzo ai cespugli e ai pini mediterranei sta questo posto tra la baracca e la casa diroccata, da isola dei famosi, un salone costruito su un pavimento di legno con teli di plastica trasparente ai lati per riparare dalla pioggia quando piove senza togliere più di tanto la vista del bosco e del mare. Soffitti di legno e tele di canapa sul tetto.

Qui si mangia del pesce sempre freschissimo e perfettamente cucinato.
Lo gestisce Mansur, un Andy Luotto anni 2000. il biglietto da visita recita Ristorante - Bar - Spiaggia - Da Silvio J.S.S. srl - Specialità marinare. J sta per Jennifer, S sta per Shirin e S sta per Sharom, le tre figlie di Mansur. Lui è in Italia da quasi trent'anni. Studiava Farmacia a Roma, ma poi ha deciso che si sarebbe guadagnato da vivere con questo lavoro molto faticoso, ma anche di soddisfazione per le occasioni che ti dà di entrare in rapporto più vicino con la clientela simpatica. Una delle due sale è a nostra disposizione.

Si parte con gli antipasti, a volontà e buonissimi, subito dopo l'arrivo del CEO di Monte Schiavo, Gianluigi Calzetta. L'azienda offre i vini che saranno serviti durante la cena. Si inizia con uno spumante brut Tassinare di 11,5 gradi. Pesce crudo, sarde, alici, gamberetti a spiedino con formaggio e pancetta, e tante altre piccole cose e poi padellate di cozze e vongole o "poveracce" dal sapore di una volta, calde e col loro sughetto in cui intingere la fettina di pane croccante.

Il secondo vino è il Pallio di San Floriano, un Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore 2007 di 13,5 gradi, ottenuto da surmaturazione parziale delle uve e parziale muffa grigia nobile. Il primo è un bel risotto ai frutti di mare seguito poi da ciabattoni al sugo rosso di cozze. Ancora un altro vino, Le Giuncare, il top della serata, un Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva 2005, di 13,5 gradi dal lotto L7086.

Si accompagna perfettamente, con la sua struttura piena e matura, che ricorda quasi la potenza di un grande rosso, alla frittura di pesce e alla grigliata mista che arrivano ancora in tavola, insieme ai piatti giganti di insalata mista rinfrescante. Infine il dolce, semifreddo al torroncino o panna cotta o tiramisù fatto da loro o sorbetto al limone, con un Kantico, mosto parzialmente fermentato, o filtrato dolce, come recita la controetichetta, da 5,5 gradi (e 11,5 potenziali con tutti gli zuccheri svolti).

La serata scorre lentamente tra una portata e l'altra e per alleviare la noia dell'attesa faccio due passi lungo la stradina sterrata sotto il ristorante fino all'inizio della discesa ripida verso la spiaggia. Di qui si vede il mare che si frange sulla sabbia, le onde biancastre in questa serata di luna crescente già oltre il primo quarto. Un paio di luci tra il verde e l'azzurro posizionate nella parte bassa della discesa illuminano la superficie del mare con effetti speciali suggestivi, quasi teatrali. Mentre respiro l'aria salmastra e mi godo questi giochi di luci mi viene incontro una lucciola col suo faretto intermittente, mi passa sopra la testa, fa un giro tra le macchine parcheggiate alle mie spalle e poi se ne ritorna verso i cespugli sul mare, confondendosi ancora nella boscaglia da cui era spuntata.

Mi viene in mente che è proprio questa la stagione di questi deliziosi insetti che tenevano compagnia a noi bambini nelle fresche serate primaverili a fare le veglie sull'aia della casa dei nonni del Doccio, tra Rimini e San Marino. Rientro nel ristorante con la certezza che esiste ancora una lucciola alle pendici del Monte Conero e dunque possiamo ancora sperare di salvare questa terra che si sta rovinando con le sue stesse mani.
Mancano dieci minuti all'una quando il pulmino di Lori ci scarica sul piazzale davanti alla chiesa Badia di San Pietro.Domani ci aspetta l'ultima giornata di selezione per gli ultimi 170 vini circa.


Sabato 17 Maggio 2008
Le ultime due sessioni di assaggi

Stamattina al risveglio il cielo è coperto, però si vedono la costa in basso, il mare e la riga bianca del flusso e riflusso delle onde. Dopo la colazione, anticipata di mezz'ora per via dell'anticipo della selezione, siamo tutti nella sala d'assaggio alle nove e trenta in punto. Durante la prima parte di assaggi la pioggia picchia decisa sul tetto della veranda e crea un gorgoglio rumoroso lungo le grondaie laterali.

Alla sosta del caffè si comincia però a vedere il cielo azzurro in alto, tra ampi squarci di nubi, si vedono i picchi di Castelfidardo e Camerino davanti a noi, a sud, ma tutto il resto delle Marche sotto i 300 metri è sparito alla vista, coperto da un nuvolone bianco che si è sdraiato a prendere il sole. Si sentono dalla terrazza del bar spari lontani, in qualche bosco, di cacciatori in cerca di lerpi o fagiani, o forse di più corpulenti cinghiali.
Alle undici riprende la seconda parte della selezione e alla fine, prima del pranzo al Merlin Cocai, le ultime statistiche e i ringraziamenti a tutti gli operatori coinvolti in questa faticosa ma solida kermesse tra i vini bianchi d'Italia.

Le bottiglie difettose sono state solo 23 su 543, con una percentuale di poco superiore al 4%, in linea con i valori medi nazionali. Nelle precedenti edizioni si era arrivati oltre il 6%. Le cinque commissioni hanno compilato 3801 schede e hanno circolettato 53.476 giudizi parziali, che sono stati comunque tutti revisionati e sintetizzati dall'avvocato Gabriele Marasca e dai suoi collaboratori, Nadia, Michela, Paolo e Giorgia, che complessivamente, tra schede e documenti di iscrizione delle 1086 bottiglie, hanno controllato più di 7000 documenti.

Un applauso caloroso per tutti quanti, compresi Gianluca, dell'Istituto per il Commercio Estero di Ancona, che ha scelto i giornalisti stranieri da invitare, il maitre Agostino, l'interprete Alessandra, i sommeliers dell'AIS di Ancona che hanno curato il servizio ai tavoli per tutti i 35 componenti le commissioni, Pierpaolo, Monica, Giannetto, Cinzia, Massimiliano e infine Giorgio che si è occupato della distribuzione di tutte le seconde bottiglie. Un saluto particolare a tutti gli enti che hanno consentito di tenere anche quest'anno la manifestazione: l'Ente Fiera, l'Aspea, la Regione Marche e la Provincia di Ancona, il Ministero delle politiche agricole e arrivederci alla prossima decima edizione.


Il pranzo al Merlin Cocai

Alle dodici e trenta al tavolo con Lavander Anders, lo svedese, Raiman dalla Slovacchia, Gianluca e Alessandra si parla di libri, di vini spumanti eccellenti, di ostriche e champagne, di Verdicchio e di rosso Conero. I vini sono quelli di Colonnara, a partire dallo spumante brut millesimato Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Metodo classico 2002, di sboccatura autunno 2007, di 12° dal lotto L03177, eccellente, delicato ed elegante.

Colonnara è una società con una lunga tradizione vinicola. Conta 220 ettari vinificati e produce oltre tre milioni di bottiglie, di cui oltre un terzo di altissima qualità a prezzi più che concorrenziali.
Il primo vino ad accompagnare un antipasto di tortino di ricotta con gamberi e zucchine, il Cuprese Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC vendemmia 2007, di 13,5 gradi dal lotto L08077. Al naso è ampio, armonico e persistente. In bocca lo senti equilibrato, pieno, di bella struttura, complesso per la grande mineralità.
Il primo piato sono dei gigli con vongole, gamberetti e un trito di prezzemolo, completato con un filo di olio extravergine nuovo e profumato.

Il secondo un bel piatto di ombrina al forno, gamberoni e fagiolini, pomodori e olive nere denocciolate.
Lo abbiniamo a un Tùfico, Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore vendemmia 2005 a maturazione tardiva con acini botritizzati, di 13,5 gradi dal lotto L07 213. Per finire un tortino di cioccolato morbido nel cuore e una fragola tagliata a fettine sottili. Prima di partire per la gita prevista per metà pomeriggio, si torna ancora in sala a selezionare gli ultimi cinquanta vini, dieci per ogni commissione, tutti spumanti, bianchi e rosati. Mentre noi ci rilassiamo in giro per il monte o a leggere un libro o con un riposino in camera, i collaboratori dell'avvocato preparano le graduatorie che saranno comunicate alla fine della cena all'Hotel Klass di Castelfidardo.


La visita a Loreto

Alle cinque una parte degli enologi e dei giornalisti si ritrova nel piazzale davanti alla Badia di San Pietro, nel bel mezzo della nuvola che comincia anche a gocciolare. Alla guida del Taxi il grande Igino, dal passato di navigatore su petroliere che ora si rilassa guidando per i turisti che visitano il Conero e dintorni. Un lento giro sul lungomare fino a Porto Recanati e poi si risale la vallata per pochi chilometri fino alle mura esterne dietro alla basilica di Loreto.

Ci accompagna nella visita una guida del posto, Andrea, che parla anche un perfetto inglese e consentendo quindi ad Alessandra di rilassarsi. Entriamo nella basilica dal portone grande alle spalle della statua di Sisto V cui è dedicata la chiesa. Sta finendo la messa e ci infiliamo discreti nella sacrestia dedicata a San Marco. Sulle pareti e sul soffitto meravigliosi dipinti di Melozzo da Forlì, definito da Vasari, che se ne intendeva, il genio della prospettiva. Gli affreschi rappresentano riferimenti alla Passione di Gesù Nostro Signore e sono veramente eccezionali per la sensazione di emergere dal disegno che danno sia gli angeli alati, sia i rilievi architettonici che decorano le scene e le nicchie vuote laterali.

Insieme all'altra sacrestia, quella di San Giovanni, sono le sole due opere della basilica che risalgono al 1400. tutto il resto è del 1700, 1800. In San Giovanni gli affreschi sono di Luca Signorelli, contemporaneo del Botticelli e simile in certi particolari delle figure. Nella sacrestia bellissimi anche i mobili intarsiati che ricordano quelli nello studiolo del Duca nel Palazzo Ducale di Urbino. Si vede la mano degli stessi ebanisti. Sul pavimento maioliche dell'800, sulle quali non si può camminare ma si può solo guardare da fuori.

Facciamo il giro della basilica per ammirare le altre cappelle, quella tedesca (perché decorata da maestranze della Germania), poligonale, dipinta da Ludwig Scheitz nel 1800, in stile gotico internazionale a rappresentare scene della vita della Madonna, poi quella francese con una cancellata di protezione in ferro nero che sembra un pizzo ricamato da mani esperte, infine la cappella del Crocifisso, scolpito da un frate siciliano del 1600, fra Innocenzo da Petraia, che mostra, a seconda di dove lo si osservi, tre diverse espressioni del Cristo, quello sofferente, quello implorante e quello rasserenato. Dopo una descrizione della volta della cupola e delle opere che contiene e della facciata esterna in marmo della casa di Loreto con le sculture rinascimentali delle sibille e dei profeti, visitiamo l'interno della Santa Casa, con le mura in mattoni rossi originarie della Palestina, di Nazareth, portate nelle Marche da esponenti della famiglia Angeli verso la metà del 1200. Prima di uscire dalla Basilica visitiamo ancora la Sala del Pomarancio, che da sempre è stata destinata a raccogliere gli ex voto in onore della Madonna, in particolare quelli che provengono da esponenti dell'aeronautica di cui la Madonna è la protettrice.

Il soffitto della grande sala è ricco di affreschi in stile manieristico e gli ex-voto sono raccolti in antichi mobili di legno costruiti e realizzati da artigiani ebanisti delle Marche nel 1600. Usciamo sulla piazza davanti alla chiesa per ammirare il campanile e il porticato a sinistra della Basilica, opera del Vanvitelli. Sulla facciata in alto due orologi, quello di destra segna le ore normali, mentre quello di sinistra segna i tempi dei Cori dei Monaci.
Sul lato destro della chiesa e sulla parte posteriore si ammirano le moli massicce delle rocche militari, costruite dal fiorentino Baccio Pontelli.

Ancora una passeggiata a costeggiare le mura esterne della città fino alla Porta Romana, ad ammirare soprattutto i bastioni ad angolo a pianta pentagonale, maestosi e possenti. Rientriamo in Loreto da Porta Romana e ci sciogliamo per un visita personalizzata alla città e ai suoi piccoli particolari lungo lo stradone che riconduce alla piazza della Basilica. Ci rivediamo alle otto per spostarci all'Hotel Klass per la cena.


La cena all'Hotel Klass di Castelfidardo e la premiazione

L'Hotel si trova alle pendici della città delle fisarmoniche, sulla statale che passa qui sotto. È un edificio a tre piani recentissimo, in stile moderno, con ampi vetrate e ampi spazi anche ben decorati con opere di scultura e pittura moderne. Peccato che le sale da pranzo siano state progettate per far pranzare gruppi di monaci cistercensi o di muti. La loro acustica è pessima, grazie ai soffitti completamente lisci e senza rimbalzi di sorta per le onde sonore, per cui è sufficiente che tre persone parlino tra loro con un normale tono di voce che le altre non riescano più a sentirsi nemmeno urlando. Chissà perché l'architetto che l'ha progettato non abbia preso in considerazione il fatto che in una sala da pranzo la gente abbia spesso anche voglia di conversare!

La cena inizia con un aperitivo di fritto misto marchigiano, con delle strepitose olive ascolane, tra le altre cose buonissime e spumante Brut di Garofoli. Ci sediamo alle sei tavole rotonde da dieci posti ciascuna per un antipasto di misto mare con gamberetti, alici e capesante all'aceto balsamico. In tavola due vini. Il primo è un Montesecco Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore 2006, di 14 gradi dal lotto L0207MB, di Montecappone srl, Jesi. Il secondo vino è un Casal di Serra di Umani Ronchi di Osimo, un Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore 2006, di 14 gradi dal lotto L8044D. Non male, a seguire, il risotto con asparagi e frutti di mare e poi il pesce misto alla griglia, che purtroppo arriva freddo per metà dei commensali, quando arriva. Personalmente ho dovuto richiedere a una cameriera di passaggio di essere servito quando gli altri al mio tavolo avevano già finito perché i due camerieri precedenti mi avevano ignorato, generando in me sensazioni di nullità o inesistenza!

L'amico John Binders, dall'Olanda, è allergico al pesce, allora per lui piatti a base di carne e un'ottima bottiglia di Julius, un Rosso Conero DOC 2006 di 13,5 gradi prodotto da Silvano Strogolo da Camerino.
Mentre si sta distribuendo il dessert, un semifreddo su letto di cioccolata, accompagnato da un buon vino botritizzato di Fazi e Battaglia, inizia la lettura dei vini bianchi vincitori della nona selezione vini bianchi da pesce.

Il vino è un Arkezia Muffo di San Sisto - Marche bianco IGT 2003, di 13,5 gradi alcolici nella bottiglia stilizzata da 500 ml. disegnata da Sandro Catani. Il vino è Verdicchio 100% raccolto in vendemmia tardiva dal 15 al 31 dicembre. Dopodichè fermenta e matura in piccoli fusti di rovere per 12 - 18 mesi prima di essere immesso sul mercato dei consumatori.

Alla fine delle parole di rito di responsabili e politici e della lettura dei primi tre vincitori, con molti ex-aequo, per ciascuna delle nove categorie su dieci che presentavano concorrenti, arriva in sala Michele Cocuzza, qui di passaggio oggi ospite del Comune di Stirolo. Dopo lo scambio di foto e qualche immancabile richiesta di autografo, si ritorna all'Hotel Monteconero per la ripida strada immersa nella bassa nube che da oggi copre il monte. Siamo tutti un po' stanchi e pieni, ma soddisfatti di questi giorni, a contatto con colleghi esperti e persone di ampia professionalità.


Domenica 18 Maggio 2008
Si torna a casa

La sveglia oggi è saltata. Ci alziamo alle nove circa per una colazione veloce e poi via per la discesa dal monte e l'autostrada fino a Rimini sud dove ci fermiamo per una tre giorni a Verucchio sperando di goderci finalmente i cespugli fioriti e colorati, le ciliegie dell'orto e qualche fico al primo apparire, ma forse per i fichi è ancora troppo presto.


Il Premio Marche

Le tabelle di qui in poi riportano i premi assegnati dalle cinque commissioni di assaggi a tutti i campioni assaggiati nel corso dei lavori. Tra tutte le aziende presenti in concorso è stato riservato un premio speciale per le aziende che lavorano sul territorio marchigiano, il Premio Marche, assegnato ai tre vini della regione che hanno ottenuto il miglior punteggio in assoluto. Questi i risultati:


Premio | Vino | Azienda | Località

Medaglia d'oro
Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC classico Riserva Serra Fiorese 2004
Casa vinicola Gioac. Garofoli spa Loreto (An)

Medaglia d'argento
Vino Spumante extra brut 2003
Casa vinicola Gioac. Garofoli spa
Loreto (An)

Medaglia di bronzo
Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC classico Superiore Verde Ca' Ruptae 2007
Terre Cortesi Moncaro sca
Montecarotto (An)

ex-aequo Marche IGT bianco Donna Angela 2007
Azienda Agricola Santa Cassella
Potenza Picena (Mc)

ex-aequo Marche IGT Chardonnay Donna Eleonora 2007
Azienda Agricola Santa Cassella
Potenza Picena (Mc)


La lista dei vincitori di tutte le categorie

Per ciascuna delle categorie presenti in concorso si forniscono le medaglie assegnate, alcune ex-aequo, con i nomi delle aziende e il tipo di vino. Per quanto riguarda i vini non medagliati si indica, per ogni categoria, il numero dei vini degni di menzione in quanto hanno superato il punteggio di 80 / 100 e hanno conseguito il diploma di merito.


1 - Categoria vini bianchi secchi tranquilli d.o.c. e d.o.c.g.

Medaglia d'oro Taburno doc Falanghina "Adria" 2007 Az. Agr. Torre dei Chiusi di Domenico Pulcino Torrecuso (Bn)
Medaglia d'argento Circeo doc bianco "riflessi" 2007 Cantina sant'andrea Borgo Vodice (Lt)
Medaglia di bronzo Vermentino di Gallura docg superiore "Canayli" 2007 Cantina Gallura sca Tempio Pausania (SS)
Numero di diplomi di merito assegnati nella categoria: 166


2 - Categoria Vini Bianchi Secchi Tranquilli I.G.T.

Medaglia d'oro Basilicata igt bianco "fonte luna" 2006 Terre degli svevi srl Venosa (Pz)
Medaglia d'argento Salento igt fiano "cre'" 2007 Az. Agr. Vetrere Taranto (Ta)
Medaglia di bronzo Sicilia igt catarratto chardonnay "la luna" 2007 Il gattopardo srl Marsala (Tp)
Numero di diplomi di merito assegnati nella categoria: 79


3 - Categoria Vini Bianchi Secchi Tranquilli D.O.C. e D.O.C.G. elaborati in barrique o comunque affinati in legno

Medaglia d'oro Soave superiore docg "montecletha" 2006 Cant. Soc. di Montecchia a r.l. Montecchia di Crosara (Vr)
Medaglia d'argento Verdicchio dei castelli di jesi doc classico riserva "serra fiorese" 2004 Casa vin. Gioacchino Garofoli spa Loreto (An)
Medaglia di bronzo Salice salentino doc bianco "tinaia" 2006 Cantine Due Palme soc.coop.agr Cellino San Marco (Br)
Numero di diplomi di merito assegnati nella categoria: 14


4 - Categoria Vini Bianchi Secchi Tranquilli I.G.T. elaborati in barrique o comunque affinati in legno

Medaglia d'oro Sicilia igt viognier "accademia del sole" 2007 Casa vinicola Calatrasi spa San Cipirello (Pa)
Medaglia d'argento Salento igt chardonnay "scià" 2007 Cantine Soloperto srl Manduria (Ta)
Medaglia di bronzo Colli del limbara igt bianco "balajana" 2005 Cantina Gallura sca Tempio Pausania (Ss)
ex-aequo Sicilia igt catarratto "terre di ginestra" 2007 Casa vinicola Calatra

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Luigi Bellucci

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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