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Viaggi enogastronomici

Firenze GWC nel Chianti: Convegno a Medici Riccardi (Prima Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Non si può ignorare un invito a Firenze per un evento mondiale di GWC che riguarda il vino e il turismo, la gastronomia e i viaggi, l’accoglienza e l’arte. GWC è un’associazione mondiale che mette insieme le grandi (Great) capitali (Capitals) del vino (Wine). Mi è piaciuto il motto che quest’anno è stato abbinato alla manifestazione: “sipping towards the future”, vale a dire … “sorseggiando il futuro”. Ogni anno, in qualche parte del mondo, a rotazione, si riuniscono operatori e addetti ai lavori per premiare i più bravi di quell’anno, approfondire la conoscenza di un territorio e pianificare l’attività per l’anno successivo.

Quest’anno tocca a Firenze, che già aveva ospitato l’evento nel 2000, con il patrocinio della Camera di Commercio e di Metropoli, con la collaborazione di AIS, dell’Hotel Bernini Palace e della Biennale Enogastronomica fiorentina, in contemporanea con gli anniversari vespucciani e la Biennale della Cultura Florens 2012. In quattro giorni pieni di lavoro si ha la possibilità di entrare in contatto con il mondo del vino.

Qui a Firenze c’è la Francia con tutto il Bordeaux, che significa Medoc ma anche Saint Emilion e grandi Chateaux e Sauternes, con in tutto otto aziende e undici vini, c’è il Portogallo con il Porto e i vini rossi e bianchi, con sette aziende e quattordici vini, LBV e Vintage compresi, c’è la Germania di Mainz e i vini del Reno, con sette aziende e otto vini, c’è la Spagna con Bilbao e la Rioja, con cinque aziende e sette vini, poi si passa alla California con San Francisco e la Napa Valley, con quattro aziende e cinque vini, all’Argentina con Mendoza con cinque aziende e nove vini, e ancora il Sud Africa con Cape Town e sei aziende, e infine l’Australia e la Nuova Zelanda con Christchurch e ben ventisei aziende.

Vedi anche Firenze GWC nel Chianti: Vinci, Bagno a Ripoli e Greve. (Seconda Parte)
Vedi anche Firenze GWC nel Chianti: Castiglion del Bosco. (Terza Parte) 
Vedi anche Firenze GWC nel Chianti: Castello di Gabbiano e i vini internazionali. (Quarta Parte) 
Vedi anche Firenze GWC nel Chianti: la RUFINA. (Quinta Parte)
Vedi anche Firenze GWC nel Chianti: il Mercato e Palazzo Pitti. (Sesta Parte)

Oltre a GWC c’è anche OIVW, l’organizzazione internazionale della vite e del vino, che raggruppa 44 paesi produttori di vino ai quali, da quest’anno, si è unita anche la Cina come nazione osservatrice. Gli appuntamenti si sviluppano nella città e nelle sue bellezze, come Palazzo Medici Riccardi, come Palazzo Pitti, nei suoi alberghi più rinomati come il Bernini Palace Hotel, il Pierre e tutti gli altri che ospitano le varie delegazioni. Poi ci sono le visite alle aziende premiate o premiande in tutta la regione del Chianti. Delle sottozone  non sono rappresentati i Colli Pisani, i Colli Aretini, Montespertoli, Montalbano. Le altre sottozone sono tutte rappresentate, il Classico con sette aziende, il Chianti con sei, i Colli fiorentini con sei, il Rufina con sette. Rufina è la sottozona che riscuote le mie più profonde simpatie, per via dello Spalletti 1955, Riserva Banda Rossa, fatto da Sangiovese, Canaiolo, Colorino e Malvasia Nera al posto delle uve a bacca bianca, di 13,2 gradi alcolici, che mi diede grandi emozioni quando lo assaggiai nel novembre 2007, giusto cinque anni fa, in una irripetibile verticale tenuta al quinto piano del Grand Hotel Villa Medici proprio qui a Firenze, dove mi aveva invitato l’allora Presidente del Chianti Rufina, Giovanni Busi.

Nell’ambito di GWC quest’anno c’è la possibilità, per i giornalisti, di visitare Villa Malenchini a Bagno a Ripoli, il Castello di Verrazzano a Greve in Chianti con il suo ottimo ristorante, di godere l’ampiezza e la straordinaria eleganze di Castiglion del Bosco a Montalcino, dove Massimo Ferragamo ha creato questa struttura di rara eccellenza, e pranzare nell’Osteria La Canonica all’interno del nuovo Borgo e ammirare le strepitose suites dove passano momenti di relax e riposo gli amanti della natura e della quiete che vengono da tutto il mondo, Brasile, States, Russia, Giappone e oltre, di conoscere e apprezzare l’eleganza e la gentile accoglienza di Silvia, passata dal mondo della moda a quello del vino, al Castello di Gabbiano di Mercatale Val di Pesa, di provare il ristorante, enoteca, wine bar Borgo Allegro a Vinci.

Un giorno intero è stato dedicato alla zona del Chianti Rufina, con le visite all’Azienda Colognole di Colognolo, oltre Rufina, con l’assaggio dei loro vini insieme al vice presidente Cesare Coda Nunziante coadiuvato dalla bravissima Federica in compagnia della bimba che porta in grembo da sei mesi, poi al bellissimo castello del Trebbio dell’omonima azienda, già dimora originaria della famiglia de’ Pazzi che con i Medici hanno fatto la storia di Firenze, con il pranzo alla Sosta del Gusto, di fronte al Castello, dove  lo chef Claudio Vignali prepara piatti fantastici e dove abbiamo assaggiato l’olio appena franto, proprio mentre scendeva dal beccuccio della macchina di Mori, infine la visita all’Azienda Lavacchio, con l’accoglienza calorosa di Giuseppe Tedesco, in assenza della proprietaria Fay, che si trova in Cina con la delegazione toscana guidata dal Presidente del Chianti Giovanni Busi. Tra le varie chicche di questa visita merita una citazione il laboratorio ceramico di Stefano Innocenti e delle sue ceramiche legate alle storie di Pinocchio, da lui trasformato da burattino di legno in simpatico ragazzino dal vestitino traforato che cavalca il pesce o si arrampica sull’albero o si accompagna al gatto e alla volpe o al suo amico Lucignolo.

In questi giorni a Firenze c’è anche la biennale enogastronomica, terza edizione, iniziata il 3 e che prosegue fino al 18 di novembre. Approfitto della mezza giornata libera per provare uno dei tanti ristoranti in lista (sono ben 76 quelli aderenti all’iniziativa, insieme a 12 gelaterie) e provare almeno un piatto della tradizione, anzi “della memoria” toscana – ce ne sono a decine. Bellissima l’idea del gemellaggio del gusto extraterritoriale, quest’anno con la mia Emilia Romagna.

Tra i piatti da provare mi attirano la minestra di riso e lampredotto, con l’inzimino di baccalà e il rognone trifolato. Li prepara la Trattoria Palle d’Oro al 43r di Via Sant’Antonino. Clou della manifestazione è stata senza dubbio la cena a Palazzo Pitti, nella sala a piano terra dell’ala degli Argenti, di Giovanni da San Giovanni, con affreschi della vita di Lorenzo de’ Medici e straordinarie prospettive barocche. Il catering di Guido Guidi ha preparato una dozzina di tavoli per oltre cento ospiti. Non solo cena, ma anche premiazione dei nuovi vincitori italiani e di quelli internazionali. E di sfondo la musica del quartetto Raffaello e le voci strepitose di Giorgio Vasari e di Silvana Brosi.

Chissà che non si possa rivederci nel 2013 a San Francisco, sede della prossima manifestazione GWC! Se vi va di conoscere i dettagli e vivere anche voi la vostra esperienza fiorentina o chiantigiana non vi resta che seguirmi nel viaggio, ma ancora meglio è andarci di persona.


Domenica 4 Novembre 2012


Ognissanti al Se•Sto

In genere nei mesi equinoziali preferisco viaggiare in treno, per via delle piogge e delle nebbie. Parto da Chiavari nel primo pomeriggio con l’Intercity fino a Pisa e poi un regionale via Empoli fino a Santa Maria Novella. Il tempo è coperto ma non piove quindi riesco a raggiungere bene l’Hotel Rapallo, alla fine di Via Nazionale, senza bagnarmi. È piacevole fare due passi in una città che, anche vicino alla stazione, rimane sempre una delle più belle città del mondo. Basta saper guardare “tra le righe” i particolari dei palazzi più antichi, come la fontana a metà della strada, con il marmo consumato dalle mani che nei secoli si sono appoggiate per bere.

Al Rapallo sono in piena crisi per un problema procedurale del software che gestisce l’apertura elettrica delle camere. Per fortuna il sistema tradizionale “a chiave” funziona ancora.
L’appuntamento con gli organizzatori per la cena di benvenuto è in Piazza Ognissanti al sesto piano del Westin Excelsior. Ripercorro a piedi Via Nazionale verso sud e poi costeggiando gli avelli e poi la piazza di Santa Maria Novella, di un fascino serale incantevole. Resta ancora Via dei Fossi fino alla riva destra dell’Arno dove si sbuca nel quartiere di Ognissanti e piegando a destra ecco la Piazza con la facciata della chiesa e l’Hotel sulla sinistra. Ogni portone un’opera d’arte, ogni angolo una chicca, ogni pietra ti racconta una storia diversa, se la sai ascoltare. Perfino un anonimo garage o autorimessa, lasciato con la saracinesca aperta, ti fa immaginare movimenti di carrozze e vocio di quartiere sotto alle volte storiche che decorano ancora oggi il soffitto.

L’hotel è sempre all’altezza della sua fama di eleganza e accoglienza, con personale di servizio disponibile e cortese. Al guardaroba una signorina bionda che pare uscita da un quadro del Botticelli aspetta compunta e sorridente gli ospiti che vengono a lasciare il soprabito. Salgo al ristorante (Se•Sto) all’ultimo piano, appunto il sesto, e trovo già Luca, Chiara e Anna Maria con alcuni ospiti.

Dalla terrazza del Se•Sto c’è una vista che ti lascia senza parole. Vedi davanti a te tutta Firenze come potresti vedere volando su un uccello che sorvoli i tetti, vedi la Firenze di Dante nella torre di Palazzo Vecchio, quella di Giotto nel suo campanile, e del Brunelleschi nella cupola della cattedrale, vedi l’Arno e il Ponte Vecchio e lontano le colline e i tanti palazzi, le chiese, i monumenti che hanno fatto la storia di questa città e anche di questa nazione italiana, uniche al mondo e ne testimoniano ancora la grandezza e la bellezza.

Intanto le sale si riempiono e con Fabrizio, Nicoletta e Mariella occupiamo un tavolo rotondo per la cena a buffet che scorre piacevolmente fino ai dolci e al caffè, in amabile conversazione e bella compagnia. Con Mariella scopriamo di avere in comune una grande passione per una festa abruzzese a cui entrambi abbiamo partecipato in due diverse edizioni, la grande festa della Panarda, che ho già raccontato in uno dei miei viaggi in Abruzzo - Sono sopravvissuto alla Panarda, a cui rimando per i lettori che non la conoscono ancora. La Panarda diventa l'argomento clou di questa serata di buoni cibi toscani.
Alla fine si torna al Rapallo ripercorrendo in senso inverso le strade e i vicoli di questa Firenze ormai vuota di ambulanti e ingrigita dalla pioggerellina che ci dà una mezz’ora di tregua.


Lunedì 5 Novembre 2012


Il Convegno

Ho messo la sveglia alle sette e mezza. Al Rapallo si dorme benissimo. Tutti i rumori restano fuori e la notte sei immerso in una bianca nuvola, come un gioiello nell’ovatta della sua custodia. Scendo a piano terra per la colazione nella saletta che sembra un ristorantino francese, con i tavolini rotondi o quadrati ben apparecchiati e lindi con le tovaglie bianche e i copritavolo azzurri. Mi servo una razione di prosciutto crudo toscano, mi preparo una fetta di pane tostato mentre la cameriera si occupa del mio orzo in tazza grande con latte caldo a parte. Prendo una cucchiaiata di marmellata di arance amare (ottima), un biscotto al cioccolato, una fetta di torta margherita e una clementina dal vassoio della frutta.

Dopo la ricchissima colazione mi avvio a piedi verso palazzo Medici Riccardi, in compagnia di una pioggerellina leggera e quasi impalpabile, insieme a Mariella, per Via Nazionale, via XXVII Aprile e Corso Cavour, fino al numero 1, dove si entra nell’atrio dell’antico e sontuoso palazzo e si sale al primo piano, nella sala Luca Giordano, con un bel barocco fiorentino tutto dorato di stucchi e un soffitto affrescato da Cappella Sistina. Due putti biancastri reggono un festone con una scritta in latino “Rectores orbis gens et primordia rerum hos falso pinxit quos coluitque deus” che invita a guardare al di là del banale e dell'effimero.

Alle nove e poco più inizia il convegno con gli interventi dei rappresentanti delle Istituzioni. Inizia Giacomo Billi, assessore al Turismo della Provincia, poi quello della Regione, Cristina Scaletti. Il vino in questa occasione la fa da padrone, ma a Firenze e in tutta la Toscana cultura, turiamo ed economia non sono da meno nel convegno fiorentino che andiamo ad avviare. 

Il Presidente della Camera di Commercio di Firenze, Vasco Galgani ricorda che sono nove, insieme a Firenze, le capitali del vino che fanno parte di questa rete. Dopo dodici anni Firenze è tornata ad ospitare tutti i delegati e questo 2012 è particolarmente importante perché ricorre il cinquecentenario ella morte di un altro grande fiorentino conosciuto in tutto il mondo, il navigatore Amerigo Vespucci, che diede il nome al bicontinente (Nord e Sud) che sta oltre l’Oceano Atlantico. Il 2012 è però anche l’anno della biennale enogastronomica. Da sempre Firenze è stata fautrice di una cultura che cerca di unire e non dividere e su questa strada Firenze vuole continuare, per fare sinergia e sviluppare ciò che Giorgio La Pira, grande sindaco di Firenze negli anni 50 e 60 aveva iniziato, anche e soprattutto a livello europeo e possibilmente mondiale. L’evento GWC è un esempio di questa volontà e di questa strategia.

Dopo il saluto dell’Assessore alla Cultura del Comune di Firenze Sergio Givone, chiude la prima tornata di relatori il Presidente uscente della rete GWC, il tedesco Michael Ehring, che ringrazia e introduce il suo successore, il toscano Marco Pallanti, Presidente del Consorzio Chianti Classico e proprietario dell’azienda Castello di Ama, cui consegna gli atti di nomina.

Il secondo gruppo di relatori, che illustrerà la rete da un punto di vista più tecnico e specialistico, è avviato dalla relazione di Federico Castellucci, Segretario dello IOVW (International Organization of Vine and Wine), che conta 44 paesi membri sui cinque continenti. Questi paesi rappresentano i quattro quinti della produzione mondiale di vino. A questi, di recente, si sono uniti, coem osservatori, due enti cinesi, con le regioni dello Ninqxia Hui e dello Yantai. Federico illustra la struttura dell’organizzazione e i suoi obiettivi. Dal 2003 le aree vitate nel mondo ono diminuite di 300 milioni di ettari, che tuttavia rappresentano circa il quattro per cento della viticoltura mondiale, passata da 7900 a 7600 milioni di ettari. In forte controtendenza percentuale è la Cina, che nello stesso periodo è salita dell’86%, ma con volumi che sono ancora molto inferiori all’uno per cento complessivo.

La produzione di vino è scesa nello stesso periodo da 250 a 230 milioni di ettolitri. I paesi più importanti, come volumi, sono Italia, Francia, Spagna e Argentina, con circa il 50%, poi un 20% spetta agli Stati Uniti e con un altro dieci per cento Australia, Cile e Sud Africa tutti insieme. A ruota con quote sempre inferiori tutti gli altri paesi. Sono invece in leggera crescita le previsioni di consumo, che danno circa 250 milioni di ettolitri, distribuiti nell’ordine tra Francia, Italia, Stati Uniti, Germania e Cina come principali consumatori. A titolo di curiosità il 60% del vino prodotto nel mondo è consumato da 600 milioni di persone, meno di un decimo della popolazione mondiale.

Per quanto riguarda la Toscana si contano circa 61.600 ettari vitati, di cui 41.000 sono zone pregiate a DOC e DOCG. La vite pesa per il 18% di tutto il valore dell’agricoltura della regione.
Il Chianti Classico copre 10.000 ettari vitati e il suo consumatore principale sono gli Stati Uniti, con il 28%, cui seguono l’Italia con il 22%, la Germania con il 13%, il Canada con l’8%, Gran Bretagna e Svizzera con il 7%. Le altre sottozone del Chianti sono Colli Fiorentini, Colli Aretini, Colli Pisani, Colli Senesi, Montalbano, Montespertoli (dal 1996) e Rufina

Ora tocca a Christophe Faugère, professore di economia a Bordeaux, che con il suo gruppo di lavoro ha approfondito gli aspetti legati all’enoturismo in relazione alla crisi economica mondiale sviluppandone gli aspetti da un campione di 186 aziende su sei aree che fanno parte della rete GWC: Firenze, Mainz, Mendoza, Porto, Cape Town, oltre a Bordeaux.

Turismo del vino significa non solo vendita diretta, ma anche gastronomia, cultura, musei, ecc.
Gli investimenti principali sono stati rivolti verso le infrastrutture, verso il miglioramento dei servizi, verso la cultura e gli eventi culturali in genere. Il proprio sito aziendale e gli uffici del turismo sono le strutture più usate, ma pesano in modo significativo anche gli eventi di assaggio dei vini, le agenzie di viaggio. Quella meno utilizzata è la pubblicità tradizionale. Interessanti le slide che presentano i fattori correlati con l’attirare i turisti e quelle sulle sintesi manageriali. Si prevede una crescita del 10% nel turismo del vino nei prossimi anni.

L’intervento che segue presenta le relazioni fra vino e Web, presentato da Andrea Gori, sommelier informatico. Il Web è il posto ideale per la comunicazione del vino, con cui il Web ha una forte relazione potenziale, molto più che con la stampa tradizionale. Oggi sta diventando sempre più importante comunicare e occorre individuare bene che cosa si vuole comunicare, il luogo, la storia, la gente, il vino in tutte le sue sfumature. Se non si sa come fare è molto meglio affidarsi a un blogger che lo faccia per voi utilizzando i social network più efficaci e importanti. In questo momento quelli che vanno per la maggiore sono quelli specialistici come Vinix, Vinoclic, o quelli generalizzati come Facebook, Youtube, Google, Pinterest, Foursquare, Twitter, Flickr.

Segue Cesar Leon, fondatore di Wine Tourism Movement, che presenta la sua creatura, e poi tocca a due giovani che hanno vinto una borsa di studio internazionale sul turismo del vino, Jonathan Stein dal Sud Africa e Sarah Becker dagli Stati Uniti.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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