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Firenze ed una delle sue meraviglie, il Chianti Rùfina

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Una verticale sontuosa con annate quasi tutte di eccellenza organizzata dal Consorzio del Chianti Rùfina a Firenze il 16 e 17 Novembre 2007. L'eleganza dell'Hotel Villa Medici che fa da cornice all'evento non regge al confronto dell'eleganza dell'annata più giovane tra quelle assaggiate, il 1985 e ancor meno a confronto della grandezza dell'annata più antica, il 1955. Il sabato a Rùfina, nella Villa Poggio Reale, la rassegna dei vini più giovani, un'anteprima delle annate base 2006 di tutti i produttori e delle Riserve 2005 di quelli che le hanno proposte, annate che usciranno sul mercato nel 2008. C'è poco da dire, il Chianti Rùfina è veramente una bella scoperta, un vino grande subito, con una struttura potente per un invecchiamento di eccellenza.


Venerdì 16 Novembre 2007
Firenze è sempre bella!.

Partiamo da Genova in questo venerdì di metà novembre già fresco ma con il sole. Alle quattro siamo quasi alle porte di Firenze e senza strumenti automatici di guida è dura arrivare all'Hotel Villa Medici. La reception mi ha informato che sono proprio dietro alla stazione, così mi affido ai cartelli per il centro e la stazione e arrivo abbastanza facilmente.
I viali del centro sono abbastanza intasati di traffico. Le luci della sera sono già accese e si intravedono solo alcune torri e qualche bel palazzo, delle meraviglie della città.
Lascio l'auto davanti all'albergo, affidata alla figura alta ed elegante del signore in livrea che la farà trasferire al garage, dopo aver scaricato i bagagli che un addetto al trasporto mi porterà in camera.
Certo che un hotel cinque stelle ti dà quella sensazione di importanza, quasi di potere, per come ti accolgono e per come ti coccolano quando sei alle loro cure, senza tuttavia darti quel senso di "presa in giro" che hai quando ti trovi attorno troppa smanceria e troppa cortesia, come succede talora in qualche hotel di categoria leggermente inferiore. Qui no, è tutto giusto e misurato che quasi ti sembra di essere a casa tua e hai la sensazione di essere finalmente tornato a casa da un lungo viaggio e pensi già che tra un paio di giorni dovrai di nuovo ripartire. La nostra camera è al primo piano, con un terrazzino che dà sul cortile interno, sopra la piscina. Nel bagno c'è persino la bilancia che ti aiuta a tenerti in forma e a controllare il peso eccessivo giorno per giorno.


La zona del Chianti Rùfina
La verticale di Chianti Rùfina è in una sala al quinto piano del Grand Hotel Villa Medici.

Arrivo che sono già quasi tutti sistemati con davanti i sette calici per il vino e il bicchiere per l'acqua. Prendo posto nel secondo tavolo. Siamo circa una trentina e qualcun altro deve ancora arrivare. Lo spazio è ristrettissimo e occorre molta attenzione nel toccare e prendere i bicchieri per gli assaggi e per farsi un po' di posto sul tavolino per prendere qualche appunto sulla degustazione.
Si sta svolgendo la presentazione del territorio e delle caratteristiche della Doc e Docg Chianti Rùfina. Alla prima immagine della zona mi viene da sorridere. La forma dei confini ricorda una testa di donna dal naso adunco, con un fazzoletto sulla testa, un sacco di doni sulla schiena e un bel seno a punta sul davanti. Insomma una bella Befana, così almeno la interpreterei se fosse una delle tavole del Rorschach che Gabriella sottopone ai suoi "utenti".

Al tavolo dei relatori, tra gli altri, il Presidente del Consorzio Chianti Rùfina Giovanni Busi, della Fattoria Travignoli. Il Consorzio nasce nel 1980 e nel 1991 assorbe il Consorzio "Viti Rùfina", guidato dell'allora Presidente e socio-fondatore Alberto Longhi.

Si parla di vino di Rùfina già nel 1400. L'editto del Granduca di Toscana del 1700 lo riconosce, ufficialmente e Cosimo III de' Medici, nel Bando del 24 Settembre 1716, lo classifica tra i "migliori quattro" della Toscana. Si arriva poi al 1932 per la prima delimitazione territoriale del vino Chianti e le diverse specificazioni geografiche, fra cui anche quella di Rùfina. La DOC è del 1967 e la DOCG del 1984.

Il territorio Chianti Rùfina è il meno esteso tra le sette specificazioni del Chianti: copre 12.483 ettari per una produzione di circa 27.000 ettolitri. La zona di produzione è distribuita nei comuni di Pontassieve, Rùfina, Londa, Pelago e Dicomano, tutti in provincia di Firenze. La conformazione geologica del terreno, calcareo con galestro e alberese, l'esposizione a Sud, l'altimetria più elevata con microclima caldo di giorno e fresco di notte danno un vino elegante, di personalità con note aromatiche che ricordano frutti rossi maturi, frutti di bosco e spezie. Il vino è dotato infine di una longevità elevatissima, come testimonia la degustazione che seguirà subito dopo la presentazione.

Il Consorzio ha un Comitato Tecnico, guidato da Massimo Castellani e composto dagli enologi delle aziende vitivinicole. L'Università di Milano con la Facoltà di Agraria e AGER - Agricoltura e Ricerca, hanno condotto uno studio di zonazione vitivinicola del territorio Chianti Rùfina, durato tre anni. Il Prof. Attilio Scienza e Luca Toninato di AGER ne presentano i risultati. La zonazione consente di effettuare un'indagine preliminare sul terreno, i dati climatici e le notizie storiche (altitudine, esposizione, giacitura, temperature, piovosità, intensità luminosa, vento), poi individua i vigneti di riferimento del territorio (vitigno, clone, forma di allevamento, densità di impianto, gestione della chioma). In una terza fase esegue una stima di come interagisce il vitigno con l'ambiente. In questo caso sono stati esaminati prevalentemente vigneti di Sangiovese e in parte di Merlot.

Si studiano le curve di maturazione e i tempi e le modalità ottimali per la vendemmia. Segue un'indagine enologica con micro vinificazioni e analisi sensoriale, infine un'indagine chimica su tutti gli elementi che formano il processo di produzione del vino. La fase finale consente di raccogliere tutti i dati elaborati statisticamente e definire le zone omogenee di tutto il territorio e per ogni zona indicare le modalità d'uso, cioè indicare ad esempio come rinnovare gli impianti (scelta di vitigni, cloni, porta innesti, densità d'impianto, forme d'allevamento) e come gestirli (interventi e gestione del suolo, interventi in verde, gestione delle risorse idriche, ecc.).

La fase finale consiste nel calare lo studio di zonazione nel territorio, cioè portarlo a conoscenza degli operatori vitivinicoli, ma anche turistici, della distribuzione alimentare, della ristorazione perché diventino cultura comune. Infine è fondamentale che anche le amministrazioni pubbliche e tutte le organizzazioni che operano nella gestione territoriale, come le Strade del Vino, i Consorzi di Tutela, ecc. impostino piani regolatori e strategie di marketing territoriale basati sui presupposti scientifici messi in luce dallo studio.


Una verticale di eccellenze

Dopo le varie presentazioni finalmente si dà il via agli assaggi, con la collaborazione di soci AIS della zona di Firenze. Su ogni postazione ci sono sette calici da vino. Sei annate sono già indicate. Dalla più recente alla più matura avremo 1985, 1984, 1979, 1974, 1962 e 1960. sotto il settimo calice, che sta al centro con gli altri sei intorno, non è indicato l'anno. Ci verrà comunicato solo al momento dell'assaggio. Di ogni vino è stata fatta una scheda, con indicazione dell'anno, del produttore, con riferimenti alle caratteristiche dell'annata e una valutazione finale in centesimi del tutto personale.

1985 - Marchesi Frescobaldi - Montesodi - Sangiovese 100% di 13 gradi
Il 1985 è stata un'annata con un inverno molto freddo e un'estate calda, classificata allora come eccellente per la produzione vinicola.
Il colore è forte, deciso, un rubino bellissimo con note leggermente mattonate sull'unghia. Il naso rivela un fruttato intenso, sentori di amarena e poi note tostate, di cuoio e cioccolato. L'ingresso in bocca è morbido con tannini ancora ben presenti, un'acidità giusta che dà freschezza, di buona concentrazione armonica, abbastanza corposo e molto elegante. Il retrogusto finale lascia nette la prugna e la ciliegia.
Punteggio attribuito: 97 / 100

1984 - Flavignoli Riserva - Sangiovese 100% di 12,5 gradi
Questo vino viene ancora dalla Val di Pelago. Il 1984 è l'anno di assegnazione della DOCG Chianti ed è caratterizzato da piovosità abbondante sia in Maggio - Giugno, sia da fine Agosto a tutto Settembre. La produzione è stata ridotta per una forte selezione di qualità ed è classificata come media.
Il colore è di un rubino leggermente mattonato con riflessi aranciati. Il naso è elegante con note di cuoio e tabacco e sentori di rosa e viola, di media intensità.
In bocca ha una buona acidità, freschezza, ben equilibrato e armonico, fine, con un corpo snello e un retrogusto di prugna, ciliegia e lievi accenni di mandarino.
Punteggio attribuito: 94 / 100

1979 - Grignano Riserva - Sangiovese 85% più Colorino e altri, di 12,5 gradi
Questo vino viene dalla Val di Sieve, Rufina centrale. È maturato in grandi botti di rovere e ciliegio. Tutti gli anni '70 sono molto delicati. Il 1979 in particolare è caratterizzato da una grande raccolta e classificata come annata molto buona.
Il colore è di un rubino mattonato piuttosto chiaro. Al naso risulta difettoso, con note di fruttato lieve che emerge dal difetto. In bocca mostra un corpo lieve e buona finezza, con estrapolazione del difetto.
Punteggio attribuito: non classificabile.

1974 - Marchesi Frescobaldi - Montesodi - Sangiovese 100% di 12,7 gradi
Il 1974 è il primo anno di produzione dei Marchesi Frescobaldi. Ne sono state fatte 4.500 bottiglie e ha maturato 18 mesi in barrique. Le bottiglie del 1974 non sono mai uscite finora dal Castello di Nipozzano. L'annata ha avuto un'estate calda e asciutta con vini mediamente di grande corpo.
Il colore è pieno, di un rubino intenso con riflessi aranciati sull'unghia. Il naso è estremamente variegato, con note floreali e poi tostate, sentori di affumicato, frutta sotto spirito e tabacco. Complessivamente elegante e intenso. In bocca mostra una buona acidità, con discreti tannini, una decisa nota alcolica, di grande potenza e persistenza, con un retrogusto netto di prugna secca e cacao.
Punteggio attribuito: 93 / 100

1962 - Marchesi Gondi - Fattoria di Bossi Riserva - Sangiovese e Colorino di 13,5 gradi
Il 1962 è stata un'annata buonissima con vini piacevoli.
Il vino viene dalla vallata di Molin del Piano, più fresca. È stato affinato in botti da 20 ettolitri. Il Marchese Gondi descrive questo vino con gli occhi un po' lucidi e un velo di commozione nella voce perché ricorda che quello fu l'anno in cui mancò il nonno, cui lui era molto affezionato e che gli insegnò ad amare il vino e la terra che lo produce.
Il colore è di un rubino intenso e ancora luminoso. Il naso è elegante, con note di frutti maturi, sentori di affumicato, di caffé, di cuoio e poi confettura di prugna secca e cioccolata. In bocca è ancora freschissimo nonostante i suoi 45 anni, di grande sapidità e persistenza. I tannini sono ancora ben presenti su una struttura armonica ed elegante e di buon corpo. Al retrogusto si avverte la prugna, la viola e una leggera nota balsamica di eucalipto.
Punteggio attribuito: 94 / 100

1960 - Azienda Spalletti - Fattoria di Poggio Reale - Sangiovese, Canaiolo e Colorino più una piccola percentuale di uve a bacca bianca, con 13,2 gradi alcolici.
Il 1960 è stata un'annata con una produzione molto limitata ma di grande qualità per l'elevata selezione delle uve.
Spalletti è stato un nome importante per il vino Chianti negli anni '60 e '70. Le uve venivano dai vigneti di Poggio Reale, che conferivano struttura e potenza, ma anche da quelli al di là del fiume e dalla fattoria di Cològnole che davano al vino la necessaria eleganza. Anche il proprietario attuale ricorda il nonno, che dirigeva l'azienda da solo e che mancò tre anni più tardi, nel 1963, quando lui era ancora bambino.
Il colore è rosso granato ancora intenso e brillante. Il naso è ampio e variegato con sentori che vanno dal cuoio al catrame, dai fiori appassiti alla marmellata di mele cotogne, estremamente elegante, con un'intensità medio alta e una lunga persistenza. In bocca anche lui è freschissimo nonostante l'età avanzatissima, con tannini ben amalgamati nella struttura complessiva, di estremo equilibrio. Il corpo è fine, armonico e persistente, con un piacevole retrogusto di ciliegia, amarena e cacao.
Punteggio attribuito: 95 / 100

1955 - Azienda Spalletti - Riserva Banda Rossa - Sangiovese, Canaiolo, Colorino e Malvasia Nera al posto delle uve a bacca bianca, con 13,2 gradi alcolici.
Negli anni '50 si faceva molta selezione nella produzione di vini da imbottigliamento.
L'eccezionalità della degustazione ha spinto a rimisurare i dati organolettici e chimici di questa bottiglia, che ha ancora oggi un grado alcolico di 12, 86, un'acidità di 6,06, un estratto secco di 27,1 e un PH di 3,27 proprio per verificare scientificamente la grande tenuta nel tempo di questi vini toscani decisamente unici e strabilianti. Il colore è di un rubino rosso antico, ancora intensissimo e luminoso. Al naso esplode in una varietà ampia di sapori, in primis la prugna e il tabacco e il caramello, poi la frutta sotto spirito. È estremamente pulito, senza toni di scadimento, estremamente elegante e intenso con una nota finale di balsamico con accenni di menta. In bocca rivela una stupefacente freschezza con note di liquirizia, tannini ben amalgamati nella massa vinosa, molto fine, equilibrato e armonico, di buona struttura, con una nota finale lunga nel retrogusto in cui rimangono la ciliegia fresca, la liquirizia e l'anice stellato.
Il campione degustato ha mantenuto l'eleganza originale e ha forse ridotto di qualche punto percentuale la potenza iniziale, a tutto vantaggio di chi ha resistito 52 anni prima di berlo.
Punteggio attribuito: 97 / 100

Lo stupore è generale. Constatare che l'annata 1955 è stata per me la migliore, tra quelle assaggiate, insieme all'annata più giovane, è veramente una grande scoperta. Più volte sono ritornato, prima di dare il giudizio finale, a risentire tutti i vini che avevo davanti. Non ci volevo credere. Ma alla fine mi sono dovuto arrendere all'evidenza dei fatti: la struttura, la complessità, l'eleganza, la finezza e la varietà aromatica di quei due vini erano straordinarie. Alla fine resta in bocca un sapore di salumi freschi, pur non avendo mangiato assolutamente nulla né durante né prima della degustazione. La sensazione è quella di avere non solo bevuto, ma anche mangiato degli ottimi salumi freschi e ben fatti, con sentori di salato e pepato che stuzzicano ancora le papille gustative su tutta la lingua.

Assaggiare questi vini fatti da uomini che non avevano a disposizione tank autorefrigeranti, ma che amavano le loro uve e quello che facevano ti fa ripensare all'eroismo di quei contadini. Uomini che alla sera, dopo la vendemmia, mentre le masse semiliquide portavano avanti la fermentazione nei grandi tini di legno, scendevano in cantina e aprivano le finestre per fare entrare il fresco della notte che raffreddasse quel calore che si sviluppava naturalmente.

Chissà se fra 52 anni il Chianti Rùfina del 2007, che si dice ancora un'ottima annata, avrà altrettanta piacevolezza per i nostri nipotini di oggi che potranno assaggiarlo! Qualcuno crede di sì perché anche oggi ci sono persone che danno amore a quello che fanno a cominciare dai ragazzi che si portano i materassi in cantina per dormire vicino agli strumenti che consentono di controllare ogni istante l'andamento della fermentazione e di tutto il processo di vinificazione.

Qualcuno suggerisce di abbandonare il nome Chianti Rùfina e mantenere il solo nome Rùfina perché a suo parere rispecchia di più la personalità del territorio. In realtà tutti i produttori presenti sono molto fieri di rappresentare prima di tutto la Toscana nel mondo con il loro Chianti in primis e poi con il Rùfina che identifica il loro piccolo territorio. Occorre invece interpretare al meglio questo territorio sia mantenendone le caratteristiche produttive e la grande qualità, sia migliorandone i quantitativi in modo che siano significativi per fare economia di scala. È vero altresì che si deve sempre migliorare in quello che si fa senza però rinnegare la terra in cui si è nati e si lavora e le sue origini.


La cena dei JRE


La cena di gala è predisposta al piano terra del Grand Hotel Villa Medici.
È preceduta da un ricco aperitivo con stuzzichini preparati dai giovani ristoratori d'Europa della regione Toscana, che camerieri discreti offrono scorrendo tra i presenti mentre un pianista suona al centro di una delle sale e i camerieri stanno predisponendo i nomi sui tavoli rotondi.
I giovani ristoratori d'Europa è un'associazione che accoglie giovani chef che siano proprietari o comproprietari di ristoranti, che abbiano tra 24 e 35 anni e che abbiano talento e passione. Possono rimanere associati fino a 45 anni. In Europa sono più di 360, in Italia 68 più 17 soci onorari.
La cena di stasera è stata preparata da Giancarlo Pasquarelli, dai fratelli Saporito e da Andrea Alimenti. Ognuno di loro ha preparato uno dei piatti proposti.

La compagnia al nostro tavolo è piacevole, con la presenza della signora Paola Masi e di Maurizio Masi, dell'Azienda Podere il Pozzo dei fratelli Bellini di Rùfina. L'azienda produce circa un milione di bottiglie, sia di Chianti Rùfina sia di Chianti Classico. Maurizio mi fa notare che l'etichetta della Riserva che abbiamo sul tavolo riproduce, su uno sfondo nero, la luna argentata in rilievo, per la quale si è ispirato al film di Fellini "La luna nel pozzo" interpretato anche da Benigni, grande toscano contemporaneo.

Mentre aspettiamo l'avvio della cena si inizia con qualche assaggio delle sette bottiglie che sono già sul tavolo. A metà cena arriveranno le sette ancora mancanti per poter completare la rassegna degli assaggi di tutti i quattordici vini. Si parte con gradevoli cappelletti ripieni di midollo, passato di zucca e pane alla farina di castagne dorato. Segue il Petto d'anatra farcito con Foie gras e fichi, riduzione di Vin Santo e tortino di lenticchie alla vaniglia. Ecco questo piatto forse era un po' squilibrato perché il petto d'anatra era ancora leggermente crudo e il foie gras era una fetta di fegato anche lui da completare in cottura. Peccato! Infine eccellenti i dolci con Semifreddo al cantuccio di Prato con salsa al cioccolato extra fondente all'aroma di "Antico Toscano" e poi Necci di ricotta con crema di zucca e arance e sorbetto all'uva fragola. Con i dolci un Vin Santo di Grignano

I vini in abbinamento, in ordine di annata:

Anno | Vino | Produttore | Impressione

2000 Chianti Rufina Riserva Docg "Villa di Vetrice" Fattorie Caliga e Vetrice * * * * *
2000 Chianti Rufina Riserva Docg "Poggio Gualtieri" Fattoria di Grignano * * *
2001 Chianti Rufina Riserva Docg "Villa Bossi" Marchesi Gondi - Tenuta Bossi * * * * * +
2003 Chianti Rufina Riserva Docg Casa Vinicola Dreolino * * * * *
2003 Chianti Rufina Riserva Docg "813" Scopetani s.r.l. * * * * *
2003 Chianti Rufina Riserva Docg "Riserva del Don" Azienda Agricola Colognole * * * *
2003 Chianti Rufina Riserva Docg "Bucerchiale" Fattoria Selvapiana * * * *
2003 Chianti Rufina Riserva Docg "Lastricato" Castello del Trebbio * * *
2004 Chianti Rufina Riserva Docg "Cedro" Fattoria Lavacchio * * * * * +
2004 Chianti Rufina Riserva Docg "Nipozzano" Marchesi de' Frescobaldi * * * * *
2004 Chianti Rufina Riserva Docg Podere il Pozzo * * * *
2004 Chianti Rufina Riserva Docg Azienda Agricola Travignoli * * * *
2004 Chianti Rufina Riserva Docg Azienda Agricola Frascole * * *
2004 Chianti Rufina Riserva Docg Fattoria di Basciano * * *


Per il caffè e il gelato artigianale di Vivoli ci si sposta al bar, nelle salette dove è stato servito l'aperitivo. Eccellente il gelato, fatto all'antica, nei tre gusti fragola, vaniglia e cioccolato all'arancio e servito direttamente dal recipiente immerso nei blocchetti di ghiaccio. La gelateria è proprio al centro di Firenze, tra Piazza Duomo, Piazza della Signoria e Piazza Santa Croce, nell'Isola delle Stinche, al numero 7. Stasera serve il gelato Simone Gori, attingendo lentamente con la spatola all'interno del recipiente. Il cioccolato all'arancio è semplicemente fantastico, tanto che mi tocca riprenderne un piccolissimo assaggio prima di tornare in camera. Mentre si gusta lentamente il gelato si scambiano quattro chiacchiere con gli altri produttori parlando di lavori di cantina, di evoluzione del mercato ma anche di hobby, di sport e di moda con le signore.


Sabato 17 Novembre 2007
La Villa Poggio Reale

Si parte alla mattina da Firenze verso Rufina, nel nord est. Villa Poggio Reale è stata preparata per la degustazione in anteprima del Chianti Rufina 2006 e Riserva2005. L'ingresso della villa è ancora imponente, nonostante il degrado del tempo. I due scaloni laterali abbracciano la porta grande a piano terra che oggi contiene un bel museo del vino. Salendo uno dei due scaloni si arriva sulla terrazza al primo piano dove una loggia a tre arcate immette nel salone dove è stata allestita la presentazione dei vini e di qui si passa nelle salette laterali per la degustazione vera e propria. I vini sono tutti quelli dei produttori del Consorzio. I nomi sono importanti e ciascuno meriterebbe una presentazione dettagliata dei suoi vini e delle caratteristiche dell'azienda. Purtroppo ora il tempo è tiranno e anche lo spazio non consente di approfondire quanto necessario. Nella tabella si riportano comunque i nomi e i riferimenti dei soci del Consorzio.

La figura che segue mostra una possibile ipotesi delle unità vocazionali del Chianti Rufina. La figura è tratta dallo studio "La conoscenza del terroir del Chianti Rufina come base per le strategie di miglioramento della qualità", realizzato dal Prof. Attilio Scienza del DIPROVE - Università degli Studi di Milano. La carta è stata ottenuta dopo un'analisi accurata delle valenze sperimentali che hanno preso in considerazione le caratteristiche ambientali (clima, suolo, paesaggio), quelle vocazionali (modalità di maturazione, accumuli di metaboliti) e sensoriali.


La degustazione in anteprima

Ci appartiamo nella saletta di sinistra dove vi sono alcuni tavoli per gli assaggi e un lungo tavolo dei vini in degustazione con i sommellier pronti a versare ogni vino richiesto nei calici davanti a noi. La degustazione procede per tutta la mattinata, con buona impressione generale per l'annata 2006 e con alcune grandi sorprese delle riserve 2005. Una visita al museo nei sotterranei della villa per apprezzare i cimeli storici esposti, di grande interesse e impatto scenografico, come il grande carro che si usava per il trasporto dei fiaschi.

Si risale al piano terreno per il pranzo nella sala vicino alle botti, insieme ai produttori quasi tutti presenti. Per antipasto assortimento di crostini. Poi una squisita Pappa al pomodoro profumata al basilico. Il secondo un'arista al forno aromatizzata ai tre pepi (bianco, rosso e nero) ed eccellenti fagioli cannellini cotti in forno. Per finire un tortino di ricotta e semi di papavero. C'è ancora tempo per una visita a una delle cantine del consorzio e si va e visitare Lavacchio, che sta proprio di fronte alla Villa Reale. In linea d'aria saranno un paio di chilometri.


Il Mulino a Vento

Si risale la collina di fronte a Villa Reale, sopra Rufina, per una stradina stretta e con qualche tornante ogni tanto. Ci precedono Faye con il marito. Sono una bella coppia giovane che ha ereditato l'attività dai genitori e vive qui con i figli ancora piccoli. La prima sosta è nel mulino a vento proprio in cima alla collina. Ben posizionato per il vento che tira deciso in qualunque stagione per la molitura del grano. Il mulino è stato ristrutturato ed è perfettamente funzionante. Gli ingranaggi interni sono tutti in legno e si sente scricchiolare la struttura quando si sale per la scala addossata alla parete interna, ma non c'è da avere timore. È tutto solidissimo. Sulla bocca di uscita ancora un po' di farina e crusca dall'ultima macinatura. Davvero affascinante. Sembra di essere dentro al Don Chisciotte. Di fronte al mulino, in leggera discesa sul versante opposto a quello da cui siamo arrivati sta il ristorante "Mulino a Vento", con una bella sala con vista sulle colline sopra Firenze, incantevole.

La cucina qui è a base di carne, tipicamente toscana, già a partire dagli antipasti, con verdure grigliate con formaggio caprino e Barese del Valdarno, affettati della tradizione toscana, il Covone di tagliata e lardo con salsa fresca di ricotta. Ma non mancano i piatti di pesce, come il Millefoglie di melanzane con polpo e seppie o la Terrina di gamberoni e fagioli con agretto di cavolfiore.

Tra i primi i Maltagliati verdi con funghi porcini, la Pasta fresca col ragù bianco di cinghiale, le Pappardelle col sugo di lepre, il Rviolo di polenta tartufata al pecorino di Pienza e profumo di rosmarino, la Vellutata di ceci con polpo e rosmarino.

Tra i secondi memorabile il Filetto di manzo al lardo con vellutata di rape e notevole il Fritto misto del contadino. Un bel piatto del territorio è il Fegato di coniglio alle olive, pomodori confit e cipolle al cartoccio, ma anche la Faraona ripiena nella tradizione toscana con le sue verdure. Dalla griglia la Tagliata di manzo alla fiorentina con verdure grigliate e l'immancabile Bistecca Fiorentina, ora che la mucca pazza è "pazzata". Per gli amanti dei formaggi una bella selezione di formaggi locali con composte della casa e miele. Deliziosi infine i dolci, dalla Torta al cioccolato e pere con salsa catalana profumata alla menta, o il Mantecato con cialde al miele, o l'ottimo semifreddo al vin santo con composta di pere e noci.
Alla carta sui 50 euro più i vini. In alternativa una selezione delle chef in menù degustazione, compresi i vini in abbinamento, a 40 euro.

Dopo il ristorante risaliamo la cresta della collina verso la fattoria passando davanti alla casa del mugnaio e alle strutture Casabella e Casanova, che accolgono i turisti che vengono nell'agriturismo di Faye. In fondo alla strada, in leggera salita, c'è la fattoria. Di fronte ci sono le cantine, che però oggi non si possono visitare e dalla parte opposta, sul pendio degradante verso Firenze, la Villa Strozzi, del 1500 e il maestoso cedro ddel Libano, che ha più di 250 anni ed è il simbolo della Fattoria Lavacchio su tutte le loro bottiglie.

Un saluto ai bimbi e poi via dalla Toscana, verso Forlì e Rimini, dove dobbiamo arrivare per la sera, passando per il passo del Muraglione. Fa abbastanza freddo e il cielo è un po' coperto. Salendo lungo la statale tra i tornanti immersi nel bosco la temperatura esterna continua a scender. A pochi chilometri prima della cima siamo già a zero e un leggero strato di ghiaccio copre l'asfalto per cui rallentiamo l'andatura quasi a passo d'uomo, per non rischiare scivolate pericolose.

Arriviamo di fianco al muraglione che divide le carreggiate che nevischia, ma riusciamo a proseguire lentamente finché non ritroviamo un paesaggio più tiepido e riprendiamo lesti la discesa verso le strade romagnole. Siamo a Rimini che è già buio e ci fermiamo da Ro e Bunì per un bel piatto caldo e fumante di passatelli in brodo, quello con la carne di manzo e di pollo e i pallini di colore giallo oro in superficie, più grandi o minuti, come faceva la nonna Caterina al Doccio quarant'anni fa.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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