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Bayer Crop Science a Firenze: la filiera del vino

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Due giorni a Firenze per un convegno sulla filiera del vino organizzato da Bayer CropScience nella splendida cornice dell'Hotel Baglioni e poi nel Palazzo dei Congressi di Firenze Fiera. Si parla di Valori e valore del vino italiano: la parola alla filiera. Il vino è diventato un business a livello planetario, con statistiche sui traffici, sui consumi, con analisi delle realtà emergenti e con piani di marketing e approcci inaspettati. Scopriamo le novità del mercato.


Lunedì 10 Dicembre 2007
La conferenza stampa al Baglioni

Ancora una volta a Firenze in treno, sempre con l'InterCity delle 13 da Brignole. Sempre in orario fino a Pisa San Rossore, poi lentamente fino a Pisa centrale, giusto per accumulare quei cinque minuti di ritardo, che sembrano la caratteristica dei nostri treni migliori. E pensare che in Spagna se arrivano con più di tre minuti di ritardo rimborsano il biglietto a tutti i viaggiatori. Basterebbe andare a vedere come si sono organizzati e copiare da loro, già, ma noi italiani siamo sempre più furbi degli altri e non abbiamo niente da imparare da nessuno.

Sul treno per Pisa due ragazzi orientali, forse cinesi o giapponesi, si vedono un film sul loro computer mentre il regionale passa per Pontedera e Lastra a Signa.
Poco dopo le 16.35 sono a Firenze. Il cielo si è un po' coperto negli ultimi venti chilometri, ma non piove e arrivo a piedi fino a Piazza Unità Italiana, dove al numero 6 c'è il vecchio palazzo dell'Hotel Baglioni, stile elegante e raffinato, curato nei particolari. Ho la 402, al quarto piano, proprio di fronte agli ascensori, ma non è affatto rumorosa. Mancano ancora un paio d'ore alla conferenza stampa e mi rilasso con un buon bagno caldo, senza l'assillo dei minuti che passano, in tutta calma.

Alle sette scendo nella sala Michelangelo, al piano terra di questo albergo che respira la storia nei suoi mobili e nelle sue stanze e corridoi, gioiello della città di Firenze. In questa sala, nel rosso porpora dei suoi tappeti e nel giallo ocra delle sue pareti, si avvia il convegno dedicato al vino italiano, con una settantina di giornalisti da tutte le testate nazionali.

A dare il benvenuto con funzioni di moderatore Daniele Rosa, responsabile della comunicazione del gruppo Bayer che darà un quadro del convegno del giorno dopo. Sul palco con lui l'amministratore delegato di Bayer CropScience, Frank Terhorst, il direttore dell'organizzazione internazionale della vite e del vino, Federico Castellucci e il direttore marketing Bayer CropScience, Renzo Angelini.
Inizia Frank con ottimo italiano coperto da un accento di scuola tedesca: sua moglie è italiana e dopo aver girato per tre paesi stranieri è tornato volentieri in Italia. L'interesse del suo gruppo per il vino italiano è alto, il vino rappresenta il settore più importante e l'approccio alla filiera è quello giusto. Oltre cento agronomi operano sul territorio italiano per portare la consulenza di Bayer. L'interesse ha stimolato la nascita della collana di volumi sull'agricoltura e sui suoi prodotti più importanti e si vuole contribuire attivamente al mercato del vino.

Prosegue Castellucci che racconta di cosa si occupa OIV, delle attività tecnico scientifiche sulla vite e sul vino con oltre 700 operatori in tutto il mondo. L'organizzazione emette solamente raccomandazioni, che possono essere recepite dagli stati membri e diventare norme a livello nazionale. In giro per il mondo si vedono molti macchinari italiani nelle filiere della vite e del vino e la tecnologia è molto più pulita oggi che nel passato. Anche gli stati membri hanno caratteristiche diverse, alcuni sono esclusivamente consumatori, altri produttori, altri sia l'uno che l'altro. Gli stati dell'Africa mediterranea sono interessati alle problematiche dell'uva da tavola o, come la Turchia, a quelle dell'uva appassita, con problematiche e finalità commerciali del tutto differenti. Nell'Africa mediterranea c'è anche una ripresa della cultura della vite per la vinificazione con la partecipazione e il contributo di imprese italiane.

Infine Angelucci illustra la collana Coltura e Cultura, una serie di undici volumi, quando sarà completata. Per il momento sono usciti il grano, il pero e la vite ed è in preparazione il mais. La collana è nata sulla spinta delle richieste dei produttori per diffondere la conoscenza su che cosa c'è dietro il cibo italiano, preferito dal 71% della popolazione. Gli autori della collana non sono persone Bayer, ma sono veri esperti della materia, veri professionisti dell'agro-alimentare, guidati dal professor Attilio Scienza. Questi specialisti hanno cercato di costruire un'opera semplice e chiara, destinata a un utente che sia essenzialmente consumatore, ma molto valida anche per un produttore, che spesso non copre, con le sue conoscenze, tutta la gamma delle possibile scelte tecnologiche e scientifiche che stanno dietro una qualsiasi coltivazione. Il linguaggio è comprensibile ad un lettore di media cultura, ricco di esempi, illustrazioni, con schede di approfondimento, altre di sintesi, altre di corredo con l'abbinamento vino cibo, per quanto riguarda il volume sulla vite e sul vino. Vasta anche la bibliografia di corredo.

La distribuzione è affidata a un canale collaudato e il prezzo dei volumi va dai 25 ai 40 Euro circa. Si sta pensando di farne una versione economica, quando sarà stata completata, da distribuire attraverso il canale dei quotidiani per l'utilizzo diffuso da parte dei piccoli consumatori o utenti finali. L'obiettivo è di far capire quanto lavoro c'è dietro alla produzione agricola e cosa significa lavorare in qualità.

La serie delle domande seguita alla breve presentazione ha toccato un po' tutti gli argomenti, dalle polemiche sull'utilizzo del vino da parte dei giovani, alla poca informazione sul vino come alimento piuttosto che come semplice bevanda, alle tendenza verso il controllo della gradazione dei vini che ultimamente sta andando verso livelli troppo elevati. Si sta discutendo sui livelli ottimali di gradazione per i vini. Io credo che la soluzione migliore sia quella di tornare ai livelli che in Francia sono sempre stati caratteristici dei grandi vini di Bordeaux, del Medoc, della Borgogna, 12,5 - 13 gradi per i rossi e 11,5 - 12 per i bianchi.

Altro argomento di interesse la posizione di OIV nei confronti dello zuccheraggio dei vini o dei mosti. Castellucci chiarisce che l'argomento è stato discusso in seno all'organizzazione, ma non si è arrivati ad una posizione definita, quindi non c'è stato nessun pronunciamento concretizzatosi in una raccomandazione. Per loro non è né ammesso, né vietato perché in definitiva non riguarda l'aspetto tecnico scientifico, ma ha solo un risvolto economico.

Immancabili le domande sulla Cina e sulla sua economia. Contano già quasi 400.000 ettari di vigneto, di cui gran parte destinati all'uva da tavola. Si fa anche un po' di vino che in genere per ora viene assemblato con vino sfuso acquistato dall'estero. Il vino italiano è apprezzato e ha una buona fama. Di norma il vino di un certo livello è consumato dalla classe emergente quale simbolo di tenore di vita importante. Negli ultimi dieci anni il consumo è aumentato ogni anno sul precedente di circa il 15%. La Cina ha invitato l'OIV a tenere il prossimo convegno del 2011 in una loro città.

Infine alcuni dati statistici sul consumo di vino nel mondo. In Italia siamo sui 48 litri annui a testa, in Cina poco meno di un litro, in compenso i danesi ne consumano un litro in più degli spagnoli. Sempre in media un terzo del vino prodotto nei paesi di tradizione vinicola viene esportato, mentre il resto è consumato entro i confini nazionali.


La cena sulla terrazza Brunelleschi

Alle venti e trenta ci spostiamo al quinto e ultimo piano del Baglioni. Saliamo a piedi le antiche scale ricoperte di moquette a broccato e al quinto piano attraversiamo la terrazza da cui si vedono i tetti della città nello scuro della sera. Il freddo di fine autunno comincia a farsi sentire e si va veloci attraverso i varchi tra le piante nei vasi fino alla porta del ristorante. I tavoli rotondi e ovali sono già pronti per un 150 persone, con i camerieri in nero che offrono sorrisi discreti di benvenuto.

Con Carlo e altri tre amici ci sediamo a un tavolo vicino alla vetrata che dà proprio sul Duomo con la cupola del Brunelleschi, rossa a costoni bianchi, illuminata dal basso. I riflessi delle luci interne del ristorante e le tende vicino a una colonna alle nostre spalle danno l'illusione che a fianco della cupola, sul lato destro, proprio sopra il tetto della cattedrale, sia stato costruito un palazzo che fa come da sfondo alle due strutture e le sovrasta. Sui vasi all'esterno della vetrata una doppia fila di luci, tipo albero di Natale, crea una serie di riflessi intermittenti che fanno sembrare la serata in compagnia di una miriade di lucciole che si accendono e spengono come nelle calde serate di giugno nelle campagne, al buio delle aie vicino alle case o lungo le stradine sterrate che vanno a zig zag tra i casolari.

La cena prevede un triplo antipasto, una barchetta farcita di ricotta, un vol au vent caldo con funghi porcini e uno sformatine di fagioli zolfini con sopra due gamberi già sgusciati, eccellenti con un filo di olio extra vergine fresco delle colline toscane.
Il vino, che accompagna tutta la cena, un Toscana rosso IGT 2006 Pietrafitta di Castellina in Chianti, dal buon sentore vinoso e di frutti rossi maturi, abbastanza armonico e strutturato, azzeccato per quasi tutti i piatti proposti. Immancabile la zuppa di farro alla lucchese, saporita e arricchita con un filo di extra vergine dello stesso produttore del vino. A seguire i tortelloni alla Buttera, con il ripieno di ricotta e un sugo di carne ben fatto, peccato la pasta sia troppo alta per gustare appieno il delicato sapore del tortellone.

Piatto forte la tagliata di manzo dalla giusta cottura, con un contorno di verdure fritte alla campagnola. La perfezione della tagliata era purtroppo appannata dal fritto con pastella troppo alta e quasi secca, che formava un guscio attorno al boccone di verdura, che fosse un pezzo di carotina o un morso di cavolfiore o qualcos'altro. Eccellente e quasi da urlo il dolce, la zuppa alla fiorentina, un dolce a cucchiaio, bianco, di pan di Spagna, panna, miele e mandorle tostate con uno spruzzo di cioccolato in polvere a decoro del piatto, semplicemente fantastico. Per chiudere dei cantucci di Prato, perfetti per consistenza e sapore, accompagnati da un bicchiere di un buon Vin Santo dei colli di Siena e poi il caffé per chi lo gradisce. La piacevolezza della compagnia e la vista dei tetti e dei pezzi unici dell'architettura fiorentina hanno fatto volare il tempo e si torna alle proprie camere riattraversando la terrazza, senza patire l'aria ancora più fresca che all'andata, per il cibo e il vino in corpo, e riscendendo a piedi lungo le strette scale ricoperte di moquette stile broccato.


Martedì 11 Dicembre 2007
La colazione al Baglioni

Dalla strada di prima mattina si sentono i rumori della città che si sveglia, attutiti dai doppi vetri e dalle persiane interne, quasi ovattati. Il risveglio è dolce e c'è tutto il tempo per una colazione sontuosa all'ultimo piano. Stamattina c'è il sole e la cupola del Brunelleschi svetta davanti ai vetri del salone in tutta la sua bellezza. Quei bianchi e quei rossi deliziano gli occhi dei fiorentini e dei turisti che dal quattrocento vengono a Firenze per ammirarne le bellezze storiche e artistiche.
Scelgo un tavolo che non sia proprio attaccato alla vetrata, ma a metà sala così posso anche osservare i movimenti dei clienti che mi tengono compagnia. Sono buffi i movimenti di chi arriva qui per la prima volta, nel cercare sui buffet vicini alle pareti le loro preferenze e nel selezionarle tra tutte le proposte che sono numerose, dal dolce al salato, dalle specie di te ai vari tipi ci marmellate e spremute e frutta fresca o secca o sciroppata, dalle uova sbattute al bacon o pancetta tenuti in caldo, dai salumi ai formaggi agli yogurt naturali o alla frutta o al muesli, dai cereali di cinque o sei tipi diversi ai recipienti con il latte freddo o quello tiepido.

C'è chi arriva, guarda i tavoli, guarda i buffet e poi tentenna, fa due o tre passi verso i recipienti pieni di ogni ben di Dio, torna indietro, cerca un posto dove sedersi, abbastanza riservato, ma non troppo e alla fine decide: si siede, aspetta uno dei camerieri e gli ordina un caffé semplice o al massimo un cappuccino e se riesce a vincere la timidezza si fa portare anche una brioche "come vuole lei". Poi c'è la tipa col suo "amico", in genere di qualche lustro più di lei. Lei è pimpante e in perfetta forma, lui ha le occhiaie vistose con le palpebre a mezza altezza e arranca ansimante fino alla prima sedia libera dove appoggia i soprabiti. Lei intanto fa il giro dei tavoli, arraffa qua e là le cose più disparate e improbabili, le porta a un tavolo quasi sempre diverso da quello dove si era seduto lui e comincia a mangiare. Lui intanto si alza, recupera i soprabiti di entrambi e li porta al tavolo di lei ordinando qualcosa di sfuggita alla cameriera che nel frattempo si era avvicinata, per sé e per la sua amica che sta divorando uno yogurt "magro" in cui ha aggiunto una dose di miele d'acacia (per la voce) e due cucchiai di crusca (per l'intestino) e un bel caffé ristretto e lascia tutto il resto sul tavolo.

Naturalmente si alza quando lui ha appena cominciato a inzuppare la punta di un cornetto nel cappuccino ancora caldo e deve seguirla, altrimenti diventa intrattabile per tutto il giorno. Mi gusto lentamente la mia abbondante colazione mentre mi godo incantato e quasi ipnotizzato la bellezza delle colline che ruotano in ogni direzione attorno ai tetti del Duomo e delle altre meraviglie di Firenze. Ma osservo anche divertito e incuriosito questa umanità che gioca con la propria vita e arricchisce di personaggi la commedia umana che ci gira attorno ogni istante e basta solo che noi prestiamo un po' di attenzione per divertirci senza pagare nessun biglietto. Intanto si avvicina l'ora dell'inizio dei lavori e allora esco nell'aria fresca per avvicinarmi a piedi alla zona della Fiera, dove si tiene il convegno.


Il Convegno - prima sessione

Il parco davanti a Villa Vittoria e i locali interni brulicano di persone arrivate da mezza Italia per seguire i lavori. Scendo insieme a Paola Sidoti nell'Auditorium che sembra un teatro greco nella sua forma tondeggiante a ventaglio. Qui le poltroncine hanno il colore del Barolo di oltre vent'anni, speriamo sia di buon auspicio per la qualità del convegno. Pian piano arrivano i partecipanti a prendere posto mentre la televisione sta intervistando i personaggi di "audience", a cominciare da Carlo Cannella, il consulente gastronomico di Piero Angela. Stamane il professore sembra un po' appesantito da un piccolo "salvagente" posizionato vicino alla cintura dei pantaloni, ma l'occhio è sempre vigile e attento quando parla di calorie e di alimentazione corretta.

C'è la Signora Berlucchi, anche lei molto intervistata, c'è l'amministratore delegato di Bayer CropScience, Frank Terhorst, con la sua bella collaboratrice Paola Sidoti in tailleur grigio spigato, camicetta bianca, capello corto con frangetta ramata tirata sulla destra, che sembra vada molto di moda, due fili di perle al collo e orecchini di perle, un connubio di semplicità ed eleganza raffinata. C'è Carlo Salvadori, Direttore del Chianti Geografico, che discute animatamente con un paio di persone proprio sotto il palco. Intanto la sala si riempie e il rumore di fondo aumenta gradualmente.

Alle 11.30 apapre Renzo Angelini in un bel Principe di Galles a scambiare due parole con Donata Berlucchi, anche lei raffinata ed elegantissima. Intanto inizia il filmato che parla di aspirina, ma anche di sessualità appagata a qualsiasi età (in chiave un po' comica!). carina invece l'immagine della bambina che dà un bacio all'amichetto che le porge un bel fiore bianco.

Finalmente Paola prende il coraggio a quattro mani e invita tutti a prendere posto passando il microfono al vice sindaco di Firenze, Giuseppe Matulli. Lui cita Enzo Bianchi, il priore della Comunità di Bose quando parla di Noè che pianta una vigna, dopo il diluvio, come gesto di speranza, in alleanza con la terra, per ottenere grappoli da cui esce il succo magico che genera gioia e allegria.
Poi tocca a Frank Terhorst, in sostituzione di Charles Dupuis, responsabile europeo di Bayer CropScience, che è stato attardato dalla nebbia, dare il benvenuto a tutti i presenti a nome di Bayer.

La Filiera è formata da produttore - cantina - distributore / esportatore - consumatore e l'impegno dell'azienda è quello di contribuire alla qualità. Il fatturato 2006 ha visto in prima posizione il settore lattiero caseario con 14 miliardi di Euro, seguito però a ruota dal Vino con 11. si presta molta attenzione alla difesa dei fattori biotici e ai cambiamenti climatici, che fanno prevedere un aumento delle superfici attaccate dall'oidio. Per ottenere la massima qualità è fondamentale partire da uve sane all'origine e su questo BCS agisce pesantemente con prodotti innovativi collaborando con Università e con addetti ai lavori per preparare nuove soluzioni e nuovi prodotti. Di suo ha un centinaio di tecnici enologi che operano sul territorio nazionale e conta molto sul dialogo con tecnici, produttori e cantine e con indagini specifiche direttamente sul campo e sulla filiera. È da questa attività a stretto contatto con gli operatori agricoli e dalle ricerche che nascono sia la collana Coltura & Cultura, sia la proposta e il progetto BAY VITIS.

Dopo Frank tocca a Federico Castellucci, direttore generale di OIV, Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, una istituzione intergovernativa nata nel 1924, rifondata con l'accordo del 3 aprile 2001. Conta 43 stati membri e 4 stati osservatori. Coordina 11 gruppi osservatori e coopera con diverse associazioni a livello mondiale, dalla FAO alla UE, dall'OMS alla UPOV, OMPI e altre. La struttura si avvale di esperti a livello mondiale, riuniti in commissioni e sottocommissioni i cui presidenti fanno parte del Comitato Scientifico e Tecnico. La Direzione Generale risponde al Comitato Esecutivo, che è l'organo politico di OIV, la quale emana solo raccomandazioni che possono diventare normativa diretta nel 70% dei casi e indiretta per un altro 25%.

Presenta poi alcuni dati numerici sulla superficie viticola mondiale, che si situa su 8 miliardi di ettari, e sulla sua evoluzione, in particolare per i paesi extraeuropei. La produzione mondiale di vino è stata di 266 milioni di ettolitri e il peso dei cinque continenti è così distribuito: Europa in testa con il 68,6%, seguita da America con 17,3% e poi praticamente alla pari Oceania (5,5%), Asia (4,8%) e Africa (3,8%). Anche il consumo mondiale di vino è in aumento a causa dell'estensione della fascia dei bevitori di vino, che hanno consentito di superare il consumo della birra ferma a 244 milioni di ettolitri. Le percentuali del consumo di vino rispecchiano da vicino quelle di produzione: sempre in testa l'Europa con il 67,4%, seguita dall'America con 20,6% e poi distanziati Oceania (7,2%), Asia (2,6%) e Africa (2,2%).

Le statistiche sui maggiori paesi consumatori in termini di litri a persona per anno vede in testa i francesi con 53 seguiti dagli italiano con 48 e poi portoghesi con 46, danesi con 36, che consumano più vino degli spagnoli fermi a 35. Altre statistiche mostrano poi le differenze di consumo tra paesi produttori / consumatori e paesi solo consumatori. Da dieci anni cresce costantemente l'esportazione e si mostrano le differenze tra Import ed Export per ogni continente. In Europa i maggiori esportatori sono nell'ordine Italia, Francia e Spagna come volumi, ma la Francia supera l'Italia come controvalore all'esportazione (34% contro 18%).

Per quanto riguarda il commercio internazionale i primi cinque esportatori dell'Unione Europea pesano per il 62% mentre tutto l'Emisfero Sud più gli Stati Uniti pesano per un 28% complessivo e tutti gli altri stati hanno l'ultimo 10%. Negli anni '80 gli stessi numeri erano rispettivamente 79%, 4%, 17%. La torta attuale è però molto più pesante e l'attuale 62% vale ben di più di quel 79%. Se l'Europa tradizionale ha mantenuto la sua forza, hanno però fatto passi da gigante i paesi della seconda fascia, che sono passati dal 4% al 28%.

Ubriacati dai numeri significativi di Federico, ci risolleviamo con la presentazione del volume sulla vite e sul vino della collana Coltura e Cultura, presentato da Giovanni Carrada e poi da Renzo Angelini, col suo simpatico accento romagnolo. La collana è nata da un bisogno di "Comunicazione" verso il consumatore di tutto ciò che riguarda la terra e l'agricoltura in particolare. Questo volume sulla vite ha visto la collaborazione di 39 autori. Il libro, come gli altri precedenti, è diviso in otto sezioni: Botanica, Storia e Arte, Alimentazione, Paesaggio, Coltivazione, Ricerca, Utilizzazione, Mondo e Mercato.

Tocca poi a Diego Tomasi, del Centro di Ricerca per la viticoltura di Conegliano Veneto, che parla di paesaggio come elemento di valorizzazione e comunicazione dell'ambiente di produzione. Ne tocca gli aspetti fisici, come il clima, il suolo e la morfologia, e quelli emozionali, che sono il paesaggio in sé e il territorio. Entrambi gli aspetti concorrono alla qualità, esplicita e implicita, estrinseca e intrinseca. Mostra i risultati di un esperimento in cui si proponeva lo stesso vino in abbinamento con due paesaggi diversi. Ebbene solo il 10% ha riconosciuto lo stesso vino mentre il 62% lo ha attribuito al paesaggio di bell'aspetto e il 28% a quello brutto.

Altri confronti sono stati fatti per valutare l'incidenza del paesaggio anche sulla qualità e sul prezzo, concordando con le conclusioni cui era giunto già Levi Strass con la sua "Psicologia del buono": buon paesaggio uguale buon mangime. In definitiva il territorio può diventare "marca" e dà quindi garanzie di qualità.

È il turno del professor Carlo Cannella dell'Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione di Roma. Il suo tono è pacato, l'esposizione chiara perché semplice e lo capirebbe anche la zia Teresa, anche se parla di molecole, di flavonoidi, di antociani, di antiossidanti, di cibo mediterraneo. La funzione del vino nell'alimentazione giornaliera è quella di aiutare a percepire meglio i sapori e quindi ad apprezzare meglio ciò che mangiamo. La sua quantità deve però essere moderata, limitata al 10% delle calorie di cui abbiamo bisogno ogni giorno per vivere bene. Basta ricordare che un gammo di alcool fornisce 7 kcal e quindi con 30 grammi di alcool sono sufficienti per arrivare alle 200 kcal di cui abbiamo bisogno. Ebbene 30 grammi di alcool sono quelli che ci può fornire, in un giorno, un quarto (250 grammi) di vino da 12 gradi, oppure mezzo litro di moscato da 6 gradi, oppure mezzo bicchiere (75 grammi) di grappa o cognac da 40 gradi.

Dopo il professore tocca ad un altro professore, questa volta dell'Università degli studi di Milano, Attilio Scienza, del Dipartimento Produzione vegetale, sul saper fare il vino. tradizione, ricerca e filiera sono la sostanza del suo intervento e poi racconta l'entusiasmo con cui ha collaborato alla preparazione e alla stesura del libro sul vino presentato dalla Bayer.

La prima sessione si conclude con un filmato bellissimo e altamente toccante sia per le immagini, sia per la colonna sonora. Il filmato riguarda la filiera del vino italiano ed è stato sviluppato da Agrilinea per il progetto comunicativo della collana Coltura & Cultura. Si vedono immagini di paesi, di vigneti e campi e mari e monti, in gran parte ripresi dall'aereo, ma anche mani di contadini, cotte dal sole e dal lavoro, che tagliano grappoli in vigna e li posano nelle ceste, si sente il frinire delle cicale e si vedono ancora cantine, tini e serbatoi e poi di nuovo castelli, paesini arroccati sui monti, colline toscane o piemontesi o siciliane, una più bella dell'altra. Quasi tutte le regioni sono rappresentate ed è previsto il completamento con le regioni che ancora non sono rappresentate. Il filmato inizia con le note del "Va pensiero" e la voce roca di Zucchero, dolcissima e lenta, senza sbavature, e poi una voce femminile in inglese e poi ancora Zucchero e infine la voce del più grande di tutti, BIG Luciano chiude tra gli applausi e la commozione generale. Certo che l'Italia presentata così è proprio bellissima!


Il pranzo a buffet

Per il pranzo è previsto un buffet nel salone a fianco dell'Auditorium. La cucina è toscana, di buona fattura, considerato anche il numero delle persone, almeno quattrocento. Sui tavoli disposti attorno alle pareti laterali gli antipasti già pronti e poi su quelli esterni le pietanze calde servite al momento dai camerieri. Ottimo il crudo, crostini, minestra di farro, ravioli, tenerissimo lo stufato, finocchi gratinati e patate arrosto, torta al cioccolato, torta della nonna con la crema, macedonia e caffé.

Sparsi sui tavoli i vini, bianchi e rossi, solo toscani.
Si mangia in piedi, cercando di appoggiarsi a qualche tavolo, ma la maggior parte tiene il piatto in mano con un equilibrismo e un'organizzazione improvvisata per riuscire a tenere in mano piatto, posate, tovagliolo, bicchiere e riuscire anche a mettere qualcosa in bocca. E si riesce anche a scambiare due parole con qualcuno che non si vede da mesi. C'è anche un po' di tempo per salire in giardino e fare due passi all'aperto prima di riprendere i lavori. Gli alberi nel giardino sono davvero bellissimi e tutta la villa vista così senza fretta ha un fascino estremamente romantico.


Il Convegno - seconda sessione

Nel pomeriggio Matteo Marenghi introduce e conduce come moderatore una tavola rotonda che coinvolge produttori nazionali tra i più rappresentativi. Si parla di mercato e di consumi. C'è a fare da star Donata Pia Berlucchi in tailleur nero bordato di astrakan, elegantissima e raffinata. Ricorda la nascita dell'organizzazione Donne del vino, che oggi raccoglie 800 adesioni, di cui 400 produttrici e l'altra metà ristoratrici, enotecarie o che comunque "lavorano" con il vino. A un certo punto, infervorata, sta per dire come fa la donna al ristorante a scegliere il vino, ma Matteo, alquanto maldestro e intempestivo, la interrompe e passa il microfono ad Antonio Calò. Peccato!

Antonio ricorda come un certa ricerca possa influenzare il consumo parlando delle analisi sugli effetti benefici del resveratrolo del vino rosso sulla salute umana, analisi che hanno modificato il rapporto tra uve rosse e uve bianche, da 50 / 50 come era prima all'attuale 70 / 30.

Infine Stefano Raimondi, dell'Istituto per il Commercio Estero, che monitora costantemente oltre 2500 imprese, dice che il 2007 sarà un anno record per la crescita del mercato estero, che resta concentrato per il momento sugli 11 paesi tradizionali che assorbono l'88% delle nostre esportazioni. Suggerisce di diversificare l'export verso nuovi mercati e presentarci sui mercati emergenti con un'immagine semplice e "friendly". Il vino italiano ha un apprezzamento elevato in molti paesi, soprattutto Stati Uniti e Canada, ma anche in Giappone e in Germania.

Poi con Cesare Cecchi, dell'Unione Italiana Vini e Riccardo Ricci Furbastro, di FederDoc, si parla di DOC e di enologi. L'Assoenologi ha inviato una risposta scritta per lo sfoltimento delle DOC italiane che sono oltre 300 (per l'esattezza 353, di cui 35 DOCG, più 170 IGT) e per disincentivare la formazione di enologi che sono anch'essi a rischio disoccupazione perché il mercato eroico italiano non è in grado di assorbirli tutti. Il problema non è semplice perché si tratta di decidere chi deve cominciare a ridurle e con quali criteri. Occorre una discussione serena per trovare una soluzione che accontenti tutti.

Personalmente ritengo che questa strada non porti da nessuna parte e che l'unica soluzione sia lasciare invariato questo castello di denominazioni e trovare una nuova classificazione per i vini di qualità, magari premiando chi opera nel pieno rispetto della natura e arricchendo l'etichetta delle informazioni sugli elementi aggiunti lungo tutta la filiera del vino. solo così si può pensare di abbinare mentalmente qualità e filiera.

Cesare Cecchi, in merito allo stato dell'arte e prospettive parla della necessità e dell'importanza di fare ricerca. Accenna anche ai problemi tra imbottigliatori e produttori che vanno in conflitto quando rimangono distanti tra loro nei rispettivi interessi. Ricci Furbastro ricorda che la DOC è un processo di garanzia e tutela. In questo senso deve attuare controlli ed eventuali repressioni in caso di inadempienze. Non esistono purtroppo ad oggi dati ufficiali sulla produzione del 2007, ma neppure del 2006. Entrambi ritengono che la liberalizzazione sia dannosa per il mondo del vino.

A proposito di differenza tra DOP e DOC si porta l'esempio del paradosso del vino prodotto nella Napa Valley californiana, che in Europa è venduto come vino a denominazione protetta mentre negli Stati Uniti non ha classificazione di sorta perché lì ancora non esiste nulla di simile.
Passare i vini da DOC a DOP al momento attuale non dà tutte le garanzie necessarie. Occorre ancora lavorare molto sugli aspetti della normativa relativamente all'origine delle uve, i metodi di lavorazione e quelli di vinificazione.

Ora si parla di Distretti, Aziende private e Cooperazione e partecipano Piero Antinori, Carlo Salvadori e Valentino Valentini, sindaco di Montefalco.
Comincia Piero Antinori che parla del frazionamento delle realtà produttive di Italia, Francia e Spagna ma con aziende a volte estremamente autorevoli, anche se piccole o piccolissime, basti guardare ai due ettari scarsi di Romanèe Conti. È possibile ovviamente creare dei Consorzi per la commercializzazione e la distribuzione o altri aspetti minori della filiera, consorzi molto vivi in Francia e che stanno avviandosi anche da noi. Un aspetto da migliorare, almeno da noi, è quello della duplicazione o triplicazione dei controllori, causa l'esuberanza di organismi di tutela, sia pubblici, sia privati. Sarebbero meglio meno controlli ma seri, su basi scientifiche e non solo formali come spessissimo avviene oggi.

Per la cooperazione Carlo Salvadori sottolinea la grande efficienza in certi campi ma anche altrettanta inefficienza in altri. Il vero valore della cooperazione è il territorio che essa rappresenta, è il fatto di creare aggregazione tra produttori, imbottigliatori, operatori di commercio. Qualcuno chiede un suo parere sulla distillazione dei vini in esubero ed egli risponde molto sinceramente che si è forse esagerato e comunque andrebbe utilizzata solo per eccezione e non dovrebbe essere la regola.

Infine Valentino Valentini, in qualità di presidente dell'Associazione Città del Vino, che riunisce oltre 550 comuni, invita a recuperare il patrimonio esistente, abitativo e agricolo. Nei piccoli comuni si è notato un aumento della popolazione, dal 10% al 25%. Spesso la tassazione comunale è incongrua perché vorrebbe tutelare il paesaggio a scapito della superficie agricola utile. Oltre alle città del vino esistono anche circa 120 Strade del vino, di cui però una buon metà incontrano difficoltà gestionali e quasi di sopravvivenza.

L'ultimo gruppo di relatori affronta il tema "Richieste e risorse del variegato mondo della produzione" con Roberto Scalacci (CIA), Prisco Lucio Sorbo (Coldiretti) e Federico Vecchioni (Confagricoltura). Va un primo apprezzamento generale al convegno e alla pubblicazione sulla vite e il vino e un secondo sostegno alle voci contrarie alla liberalizzazione e al mercato aperto, alle estirpazioni e all'assenza di limiti.

Gli imprenditori hanno bisogno di aiuti e sostegni tramite incentivi, assistenza tecnica, ricerca e innovazione, consulenza nella coagulazione di piccole imprese ai fini della commercializzazione. Un'altra richiesta riguarda la stesura di regole chiare, tese soprattutto ad eliminare intoppi e intralci, in modo che i controllori siano meno aggressivi e più mirati alla sostanza del controllo.

L'intervento di chiusura è lasciato al vice ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali, Guido Tampieri, che sostituisce il ministro Di Castro impegnato a Madrid. C'è stato un incremento prepotente degli scambi agroalimentari negli ultimi vent'anni, che ha portato a una riduzione della superficie vitata ma con un miglioramento nel consumo del vino e della sua qualità.

Racconta di essere cresciuto bevendo quello che lui ricorda essere stato un pessimo trebbiano ravennate e tutto quello che ha bevuto dopo gli è sempre piaciuto moltissimo. Tra vigneto e territorio occorre privilegiare anzitutto il vigneto e poi quando questo è avviato allora lui e il territorio viaggiano insieme, ma forse è lo stesso rapporto che c'è fra l'uovo e la gallina.

Il vino è un importante fattore di socializzazione e in questa società piuttosto insicura gioca un ruolo determinante ma deve entrare in rapporto stretto con la scienza per trovare un nuovo punto di equilibrio. Oggi viviamo in un mercato mondiale rimpicciolito, del tutto nuovo, che deve ridefinire le proprie regole al fine di governare al meglio i suoi aspetti comportamentali.

A proposito di OCM egli ritiene che siano giusti i suoi obiettivi ma devono essere ridiscussi, visti e rivisti i modi per raggiungere questi obiettivi. Concorda con quanto asserito finora da chi lo ha preceduto che estirpazione e liberalizzazione devono essere ridotti al minimo possibile. Un altro argomento ancora da discutere a lungo è quello dello zucchero come additivo al vino.

In ogni caso allo stato attuale delle cose i tempi per arrivare a definire il documento finale sono ancora molto lunghi. Riguardo al tetto sulla produzione è vero che pone dei limiti ma ha anche funzioni di protezione nei confronti di un mercato troppo aggressivo. Un altro problema è quello dell'etichettatura, che può essere risolto tramite alcune deroghe. Stanno arrivando semplificazioni e si sta lavorando per far funzionare al meglio la pubblica amministrazione.


Conclusione


Chiude il convegno l'amministratore delegato di Bayer CropScience, Frank Terhorst, soddisfatto del lavoro fatto dalle sue persone e di quanto emerso nel corso dei lavori. Si esce lentamente dall'Auditorium nell'aria fresca di questa Firenze al tramonto. Si recuperano soprabiti, borse e valigie e si torna a casa, chi in pullman, molti dall'Emilia, chi in auto, chi in treno come il sottoscritto.
Il primo tratto da Firenze a Pisa e poi il secondo su un Intercity che viaggia in orario e arriva a destinazione in tempo giusto per cenare a casa.

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Luigi Bellucci

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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