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DolceVi a Lonigo e Ville da Favola, il report dell'edizione 2007

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

A Lonigo (Vicenza) dal 19 al 21 Ottobre la prima edizione di DolceVi, rassegna dei vini passiti da tutto il mondo, con rarità come il Tocaj ungherese e l'ice wine canadese e tanti altri. Interventi di grandi personaggi e di produttori famosi che raccontano come si fanno i vini dolci e le loro personalizzazioni, in un susseguirsi di discorsi interessanti e coinvolgenti, fino alla degustazione in parallelo di una dozzina di campioni interessantissimi da tutto il mondo. Visita finale alle cantine di Covivi con il Presidente degli enologi italiani.


Venerdì 19 Ottobre 2007
L'arrivo a Lonigo, Villa San Fermo.

Il tempo preannuncia un arrivo improvviso del freddo. Ormai se la temperatura sale di 5 gradi si parla di tempo torrido, se scende di freddo polare. Cosa non si fa per attirare l'attenzione! A Genova c'è un bel sole, come sempre, e 21 gradi. Si parte alle due circa per Lonigo, territorio vicentino ai confini con il veronese. Traffico normale con molti camion, ma scorrevole e piacevole. Finalmente pochi restringimenti di corsia sui 300 chilometri del percorso e pochi cantieri aperti. Chissà che l'economia non si sia messa sui binari giusti!

Alle sei circa siamo a Lonigo, una cittadina tranquilla, di 20000 abitanti, deliziosa.
Al centro di Lonigo c'è una piccola collina che permette di osservare tutta la città. Sopra la collina, sulla Via San Fermo, una Villa incantevole, per posizione e per come è tenuta, Villa San Fermo. È una costruzione del '700, adibita a scuola, a liceo, a luogo di preghiera, a luogo di soggiorno. È gestita dai padri Pavoniani, che si rifanno al Beato Lodovico Pavoni, precursore di San Giovanni Bosco, e ai Figli di Maria Immacolata, Congregazione religiosa da lui fondata a metà ottocento.
Siamo grati all'organizzazione di DolceVi che ci ha consentito di conoscere questa struttura.

La nostra camera è al secondo piano rialzato. Pavimenti di legno con parquet disegnato, tende eleganti alle finestre, soffitti decorati a fiori con stucchi e colori pastello delicati. Un crocifisso bizantino sopra la testata del letto. Aprendo la finestra si ha una vista mozzafiato: di fronte il parco con pini verdi, castagni già con qualche foglia rossa, platani e altri alberi a foglia decisamente rosso scuro; di fronte alla villa siepi rotonde di bosso ben rasate, vialetti, fontane, e in lontananza, sopra le cime degli alberi, tutta Lonigo, i suoi tetti rossi, sulla sinistra la cattedrale, maestosa, che rompe con la sua mole la striscia arancione del tramonto, sulla destra i colli Berici con le prime luci della sera e le file di lampioni accesi lungo le strade che si arrampicano sulla cima delle colline. La luce più intensa, dopo pochi minuti, è quella della luna, proprio di fronte, alta sopra i tetti, stasera al primo quarto. Viene voglia di fermarsi qui e ripensare a tutte le cose belle della vita, ai momenti che ti hanno dato serenità e gioia di vivere, come questo di stasera.


La Marescialla per la cena

Ma ora si deve andare verso La Marescialla, a Selva di Montebello Vicentino, dove ci aspettano per la cena. Da Lonigo si torna verso nord sorpassando l'autostrada che sta in mezzo. L'ultimo chilometro è in salita verso la collina sopra Selva. A metà strada sta il ristorante. L'ambiente è rustico elegante. Pavimento in legno, tra il noce e il castagno, nelle tre sale con pareti a stucco in tinta rosa antico. Sul soffitto travi in legno grosse. Comode le sedie in stile liberty con seduta e schienale in velluto rosa antico con gigli in oro.

Il proprietario e chef Francesco Bertola ci aspetta in tenuta nera con bandana nera attorno ai capelli e grembiule a fiori colorati. C'è anche la mamma Mariella, che non è affatto una "marescialla", ma piuttosto una signora elegante, bionda, con un tailleur tigrato e maglietta nera e un filo di perle attorno al collo. Al muro di fronte all'ingresso due fotografie che ritraggono Michael Schumaker, il pilota di Formula 1, che abbraccia una nonnina, nonna Isetta, la nonna paterna di Francesco, grande appassionata di automobili e tifosa della Ferrari, proprio al centro dello stadio dove si era appena giocata la partita a pallone di beneficenza. Francesco ci spiega che la vera marescialla è la tenuta lungo la collina. Il ristorante è legato alla Venerabile Confraternita del "Bacalà" alla vicentina e lo fa secondo l'antica ricetta con le cipolle e le sarde.

Prima di iniziare il servizio dice due parole di benvenuto il Presidente del Consorzio Vini Vicentini (CoViVi) Giorgio Nicolin. Per DolceVi tutti gli enti partecipanti si sono consociati in sinergia per far sì che i vini dolci e le belle ville palladiane di questo territorio facessero da degna cornice al lavoro dei 180 produttori presenti con oltre 280 etichette. Altri due argomenti che gli stanno a cuore sono il PSR, o piano di sviluppo rurale del Veneto e la nuova normativa OCM sul vino che dovrebbe entrare in vigore al più tardi nel febbraio 2008. si tratta di avere a che fare con una serie di nuove regole sulla liberalizzazione degli impianti e sull'etichettatura. L'auspicio del Presidente è che i produttori vicentini possano anzitutto salvaguardare le loro peculiarità e che non vi siano contrasti tra PSR e OCM sul vino.

Ancora due parole di ringraziamento da Germain Barreto, un'elegante signora di origine franco - uruguaiana, direttrice di Vicenza Qualità, l'agenzia della Camera di Commercio di Vicenza nata nel 1989 per promuovere i prodotti vicentini in Italia e nel mondo. L'evento che si apre domani è importante sia per i nomi, sia per la quantità delle aziende che vi partecipano. Un ultimo saluto a tutti i convenuti da parte dell'assessore all'agricoltura della Provincia di Vicenza che punta a promuovere queste attività consortili per raggiungere ambiziosi traguardi di promozione e diffusione del territorio vicentino e delle sue produzioni enogastronomiche.

La cena inizia, come da programma, con un crostone di polenta gialla coperto da uno strato di baccalà mantecato, su cui sta molto bene l'olio nuovo sul tavolo. In accompagnamento l'immancabile Lessini Durello spumante Brut, un classico del vicentino con il bacalà per la sua ottima acidità. Il colore è giallo paglierino vivo, quasi dorato, con bollicine fini e persistenti. Al naso ha sentori floreali e minerali, persistenti, in bocca è armonico, pulito, fresco e sapido, con un corpo elegante ma poco persistente. In questo modo pulisce bene la bocca e non sovrasta il cibo che è piuttosto delicato, ripristinando la pulizia per il boccone successivo. Il vino di Torre dei Vescovi è ottenuto da uve Durella, ha 12° e proviene dal lotto L G/085. Il punteggio assegnato al campione valutato sta sui 14 ventesimi
Con lo stesso vino accompagniamo ancora la soppressa DOP vicentina con pan biscotto e bruschi (le punte germogliate del pungitopo, simili ad asparagi selvatici) in agrodolce e poi un eccellente tortino di vèzzena su crema di radicchio rosso di Asigliano.

Come primo piatto un assaggio di risotto con zucca e tartufo nero dei Colli Berici, davvero buono e perfetto nella consistenza e nell'abbinamento dei sapori, e poi a seguire tortelli con porcini di Asiago su vellutata di patate di Rotzo (un comune dell'altopiano di origine Cimbra) e un rosmarino profumatissimo e piacevole per la freschezza che dà a tutto il piatto. Il vino è ancora una DOC vicentina, un Pinot bianco Colli Berici 2006 di Cristoferi, di 12° dal lotto L. U. Il colore è giallo paglierino chiaro, ma vivo e luminoso. Al naso presenta un fruttato delicato ma persistente con note floreali e minerali e lievi sentori di anice. In bocca mostra una buona acidità, è sapido, di buon corpo, con sentori minerali e di acacia e un gradevole retrogusto di mandorla amara. La valutazione di questo campione è attorno ai 15 ventesimi.

Per secondo una scelta tra due piatti tipici: Bacalà alla vicentina oppure Guancia di vitello brasata e zucchine saltate, entrambi accompagnati da polenta di Maranello (una polenta più grezza, quasi integrale, molto saporita e di consistenza).
In abbinamento con il bacalà un Colli Berici DOC 2006 Tocai rosso, che presto si chiamerà Tai rosso, del Conte Alessandro Piovene di Toara di Villana. Il vitigno è una granaccia. I gradi alcolici sono 13 e il lotto L 144-07. Il colore è un rosso cerasolo con tonalità granate sull'unghia. Al naso è pulito, con sentori leggermente speziati e fruttati di corbezzolo. In bocca è fine, con una buona acidità e tannini appena accennati, estremamente armonico e con un finale in retrogusto di pepe bianco. L'abbinamento con il bacalà è davvero eccellente e il punteggio sta sui 14 / 20.

Con il guanciale invece un vino più corposo, un Arcole Doc rosso 2004, di 13° dal lotto L 12.8.07 delle Cantine Colli Berici di Lonigo, Baccarano e San Bonifacio. Le uve sono Merlot e Cabernet Sauvignon in parti uguali, leggermente appassite. Dopo la fermentazione si ha una maturazione di 12 mesi in barriques di rovere francese e poi un affinamento di altri sei mesi in bottiglia. Il colore è rosso rubino carico e vivo. Al naso si avverte il Cabernet nei sentori vegetali e leggermente speziati, intensi e persistenti. In bocca è equilibrato dal Merlot, armonico per acidità e tannini con un corpo elegante e di buona stoffa. Il retrogusto vira sui frutti rossi, lampone e ribes. Questo campione ci sembra possa meritare 16 / 20.
Infine i dolci, un trittico delizioso: una torta di pane o "putana" fatto con pane secco, latte, mele, uvetta, prugne secche e cotto nel forno a legna, eccellente, poi una fetta di "brasadelo", un dolce secco con mandorle che ricorda un po' i cantucci toscani, ma più morbido di questi, dal bel colore dorato in superficie e con palline di zucchero in superficie, e infine un "reciok", uno squisito cioccolatino fondente con un interno di gelatina di recioto e al centro un acino di garganega passita.
Con i dolci un Moscato spumante, un po' troppo spento negli aromi primari, il campione proposto al nostro tavolo, per darne una valutazione obiettiva.

In sintesi la cena è stata all'altezza della migliore tradizione vicentina, ha fatto conoscere le DOC della provincia e i prodotti DOP del territorio. La compagnia femminile al tavolo è stata deliziosa, con Lucia Vesentini brillante ed efficiente "padrona di casa", attenta e scrupolosa, con Lara Cristoferi, profonda conoscitrice del territorio vicentino, con Helga Gal, avvenente signora ungherese, consulente di Vinum Primatis (il vino del primate d'Ungheria) e rappresentante di quel Tocai che tanto ha fatto penare i produttori veneto - friulani e alsaziani, padrona di un perfetto italiano e fine degustatrice di vini e anche di grappe.

Importanti i nomi presenti in sala, tra gli altri Giuseppe Zonin, Fausto Maculan, Rallo Josè e dal Canadà Donald J.P. Ziraldo, Chairman di Vineland.
Il ritorno a Villa San Fermo sotto il primo quarto di luna, senza traffico e senza un velo di foschia ci ha permesso di godere dei colori notturni di Lonigo, perfettamente illuminata. Dal centro del paese la cattedrale, con i suo colori giallo e rosa pastello che ricordano le tonalità ambrate e mielose dei passiti che domani degusteremo, sembra addolcire le case, le vie, i palazzi e le strade di tutto il circondario, alla giusta temperatura degli 8 - 9 gradi che ha l'aria stasera, in questa landa vicentina.


Sabato 20 Ottobre 2007

Il silenzio della notte di Villa San Fermo ci ha cullato fino alle prime luci della giornata. La pace è veramente entrata nei nostri cuori e il risveglio con la vista sui tetti e sul parco, tonificato dai sei gradi della prima mattina, è stato il viatico per la prima colazione a piano terra. Stamattina siamo a Sarègo, a Monticello di Fara, nella splendida Villa La Favorita, dove alle 10.30 comincia il convegno in cui si dibatte sul tema "È pieno boom di vini dolci. Come si è certi della qualità?"
Un lungo viale in leggera salita porta all'ingresso della villa. Pian piano tutti gli ospiti e partecipanti arrivano e prendono posto nelle sedie predisposte nel salone centrale al piano nobile.


La prima sessione del Convegno

Alle 10.30 in punto Bruno Donati che ha organizzato questo incontro, introduce i lavori dando il benvenuto a questa prima edizione di DolceVi, in cui molti produttori importanti si sono dati appuntamento non solo dall'Italia ma anche da Ungheria, Canada, Portogallo. Si è scelta Vicenza perché è vicina ai mercati internazionali ed europei. Sono presenti 175 aziende tra le più importanti da 14 regioni con 280 etichette. Altra curiosità numerica: il controvalore economico delle bottiglie presenti superai 60.000 Euro, con un prezzo medio a bottiglia, in enoteca, di 25 Euro. I giornalisti accreditati sono una cinquantina, il doppio dei sommelier AIS incaricati di mescere i vini. Per dare il la alla manifestazione cede la parola agli "amici competenti", come ama dire Bruno.

Dopo Cacciavillani, vicesindaco di Sarego che dà il benvenuto dell'amministrazione comunale e dopo Giorgio Nicolin, presidente di Covivi, che rappresenta i sei consorzi DOC che si sono unitit per dare vita a questa prima edizione di DolceVi, prende la parola Giancarlo Prevarin, direttore generale delle Cantine Colli Berici e Presidente degli enologi Italiani, che ricorda come lo scorso anno si sia tenuta una rassegna di vini bordolesi mentre quest'anno si è pensato ai vini passiti prodotti con le stesse tecniche dei vini tradizionali, con la sola differenza della tecnica di appassimento delle uve, o direttamente sulla pianta, o in ambienti a giusta ventilazione, o mediante criomacerazione, cioè con l'abbassamento della temperature a valori inferiori allo zero termico, in modo che solo gli acini più maturi, o più ricchi di zucchero forniscano l'apporto alla macerazione.

La produzione dei vini passiti ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, tanto che anche nella ristorazione stanno acquisendo più spazio nelle carte dei vini con abbinamenti giusti anche ai dessert proposti a menù o addirittura ai formaggi, con carte personalizzate. La produzione enologica del 2007 sarà la più bassa degli ultimi 60 anni. Si prevedono circa 40 milioni di ettolitri, ma ciò significa anche grande qualità. Un altro nume dell'enologia veneta, anzi italiana, anzi internazionale prende la parola, Giuseppe Zonin sul tema "È dolce anche il mercato dei vini passiti?". Giuseppe parte da Francesco Redi che nel '500 parlava di un vino dolce di Montalcino come il "divin vino dolce". Nel '600 poi i vini dolci venivano da Cipro mentre in Italia non c'era più la tradizione o non si era ancora diffusa. Fu Isabella la Cattolica, la regina di Spagna che alla fine del 1400 espulse gli ebrei dalla Spagna, che avevano questa tradizione e quelli che arrivarono in Veneto insegnarono a produrre i vini dolci.

Oggi i vini dolci si fanno in ogni regione, dai passiti siciliani al vin santo toscano, al sagrantino di Montefalco. In Veneto c'era la tradizione di offrire il Vin Santo agli ospiti importanti, o anche come ricostituente dopo una malattia, o come viatico ai moribondi per un trapasso col sorriso sul viso, o nelle occasioni religiose.
La produzione del vino dolce e dei passiti è aumentata del 3% negli ultimi anni e l'affacciarsi su altri mercati internazionali fa intravedere un futuro roseo.


Vini dolci stranieri

Un personaggio folcloristico di portata internazionale è Vincent Bouchard, che parla dopo Zonin. Vincent è francese, della Borgogna, sua moglie è californiana, risiede in Toscana, a Greve in Chianti, nel cuore del Chianti classico e produce Porto in Portogallo. La sua lingua si potrebbe definire un "europeese" perché mescola termini italiani, portoghesi, francesi, spagnoli, un po' di inglese con una cadenza che tira verso il francese. Ci parla di Porto. Quando si pensa al Porto si pensa a quello rosso perché il bianco pochi lo conoscono e il rapporto rosso / bianco è di 95 a 5.

Il Porto si distingue per la grande qualità di annate particolari, come ad esempio il 92, il 94, il 97, in cui sono stati prodotti dei grandi "vintages", molto fruttati e concentrati nei profumi e nei sapori. Poi vengono i Porto LBV, late bottled vintage, sempre importanti ma meno dei vintage.
I porto più comuni sono i Ruby, giovani e semplici e i Tawny più maturi.
Il grado alcolico va dai 15 ai 17 e non tutto lo zucchero si trasforma in alcool. Si aggiunge poi "l'aguadante", un additivo ad alta gradazione, simile all'acquavite, e qui ogni produttore può sperimentare diverse tipologie e differenti temperature.
Dopo Vincent tocca a una bella signora bionda che sembra uscita dai film dell'Imperatrice Sissi, si chiama Helga Gal e ci parla di vino ungherese: "È esportabile la tecnica dell'aszu?".

Helga ci ragguaglia dapprima sulla geografia ricordandoci che Tocaj è una regione dell'Ungheria a nord est di Bucarest per circa 200 chilometri, che in parte sfora anche in Slovacchia. La lavorazione del vino passito nacque casualmente (succede spesso per le cose buone o strane o per le grandi invenzioni) dopo una guerra contro i turchi che aveva impedito agli uomini di ritornare in tempo a casa per la vendemmia. Si raccolsero quindi le uve che erano ormai asciugate sulla pianta e si provò a fare il vino nel solito modo e nacque questo aszu, che significa acino "botritizzato" o ammuffito. La tecnica nata casualmente venne poi affinata e si continuò a fare aggiungendo gli acini botritizzati raccolti in piccoli recipienti detti "putton" al mosto base contenuto in botti di Gönz da 136 litri. I Tocaj si differenziano per il numero di puttons, da uno a sei. Esiste un'altra tipologia che si fa senza partire dal mosto base. Esistono cinque tipologie di Tocaj, una di queste è il Furmint. Non esistono solo Tocaj dolci ma anche secchi.

Ecco ora un altro campione dei vini dolci internazionali, Donald Ziraldo. I suoi nonni erano friulani ma lui è nato in Canada e produce l'Icewine, un vino che si raccoglie a una temperatura di -8 gradi centigradi. La storia di questo vino nasce in Germania nel 1700, poi si è tramandata in tutti i paesi freddi dove è possibile coltivare la vite. In Canada la prima cantina è nata nel 1975, dopo il proibizionismo americano del 1929. la sua azienda produce Pinot grigio, Riesling e Vidal.
La vendemmia si fa da Dicembre a Marzo, dunque in pieno inverno a temperature negative attorno ai -8 °C. Il Vidal è un ibrido di Trebbiano, con uva aromatica e alta acidità che realizza un buon equilibrio di zuccheri. Donald è molto grato all'Italia perché qui il suo Icewine ha ricevuto molti riconoscimenti.


Vini dolci italiani al maschile

Dopo di lui parla un altro grande produttore nostrano, Fausto Maculan, che racconta le diverse tecniche di vinificazione per fare il vino dolce stabile, che è diverso dal mosto che bevevano i Romani, il "mellum" che si faceva con vino secco cui si aggiungevano miele e acqua nella patera, o bicchiere. I primi produttori di vino sono stati i Fenici.

Poi Fausto si addentra nei tecnicismi necessari per conoscere a fondo la preparazione dei vini dolci. Per fare un vino dolce occorre una concentrazione di zuccheri attorno al 33% - 35%, dei quali i due terzi servono per sviluppare i 13 gradi alcolici e 10 grammi di zucchero devono restare nel vino. Una volta, quando la tecnologia non era così sviluppata come oggi, si metteva l'uva ad appassire, o meglio ad asciugare, nel fruttaio dove c'era un ricambio d'aria naturale e la giusta temperatura, quella del freddo invernale.

La botritis cinerea o muffa nell'uva può svilupparsi e attaccare la buccia dell'acino attraverso le micro ferite presenti su di essa rendendola permeabile mentre per sua natura è impermeabile. La permeabilità favorisce la perdita di acqua e quindi l'appassimento e la conseguente concentrazione di zuccheri, ovviamente in condizioni ideali di temperatura e ricambio d'aria (come dire sole e vento). Per fare il vino dolce si mescolano gli acini botritizzati, che sono poverissimi di acqua ma molto ricchi di zuccheri, con acini normali e si ottiene la giusta miscela per la fermentazione e la produzione di vino.

Altri metodi per preparare vini dolci:

criomacerazione o macerazione a bassissime temperature,
osmosi inversa, in cui si prepara normalmente il mosto e poi si toglie acqua a questo, concentrazione forzata mediante pressione sotto vuoto che provoca evaporazione, evaporazione in botte a temperature elevate, aggiunta di mosti concentrati, aggiunta di alcol e zuccheri, pastorizzazione del vino dolce riscaldando fino a 60 gradi in modo da bloccare la fermentazione, filtrazione a sacchi olandesi per eliminare gran parte dei lieviti finchè il vino smette di fermentare.
E forse anche altri ancora, ma non c'è più tempo e si deve proseguire con gli interventi successivi a cominciare da Giancarlo Cavazza che fa vino a Gambellara su 800 ettari per 50.000 ettolitri di cui 1800 di recioto. Si raccoglie l'uva a metà settembre. Si fanno appassire i grappoli nei fruttai o in casse oppure appesi al soffitto mediante i piccai, che consentono una migliore aerazione e una migliore concentrazione zuccherina. Vi sono dei testi del 1700 in cui si parla di uso del freddo per l'uva garganega e per la produzione del vin santo, che è più ossidato del recioto, che viene fatto invece a botte colma.

Dopo Giancarlo pende la parola Alberto Còffele, che presenta il Recioto di Soave. È da pochi anni che le aziende lavorano in qualità e misurano scientificamente il grado zuccherino e il processo di fermentazione del vino. anche questo recioto si fa con l'uva garganega, ricca di aromi e profumi, con un estratto secco di poco inferiore ai 50 gr/litro. Loro usano lieviti autoctoni e Alberto ricorda ciò che dice suo padre, sia a lui, sia a sua sorella Chiara: "Ad maiora, sed est modus in rebus".
Ora tocca a un grande della vinificazione, forse ingiustamente sottovalutato, Gaspare Buscemi, enologo insigne da Cormons, che parla di "Da uve fresche a uve passite, vittoria o errore?".

Gaspare racconta come un tempo in Friuli per fare vini dolci si facessero continui filtraggi che eliminavano i lieviti finchè la fermentazione non si bloccava e restavano più zuccheri. Il risultato era un vino dolce a bassissima gradazione, sui 6 - 8 gradi, che si conservava nel tempo e migliorava le sue caratteristiche organolettiche. Le sue esperienze con Picolit e Verduzzo gli consentono di ottenere un vino con un grande aroma di fiori e di frutti, delicato ma persistente e piacevole, come rilevava Gino Veronelli quando parlava dei vini di Gaspare.
Dai vini di Buscemi passiamo a quelli di Mario Pòjer "Dalla Germania al Portogallo". L'azienda nasce nel 1975 e già l'anno dopolui girava l'Europa su una vecchia R4 fino in Alsazia per vedere i vigneti in novembre e l'aspetto dell'uva ancora da raccogliere. Racconta che mettendo in bocca un acino "raffreddato naturalmente" sulla pianta, si hanno delle sensazioni come di una goccia d'olio piena di aromi (leggi densità aumentata per la bassa temperatura e concentrazione zuccherina) mentre se si fa la stessa esperienza con un acino a Pantelleria si sente solo l'estrema disidratazione. Con la tecnica del freddo Pòjer produce la sua Essentia, un vino dolce con soli 9 gradi alcolici (vedi i vini di Buscemi) e una produzione di 5000 - 6000 mezze bottiglie per ettaro.
Altri suoi esperimenti sono la produzione del Merlino, un vino liquoroso di 18 gradi ottenuto aggiungendo al mosto parzialmente fermentato (sui 4 gradi alcolici) dell'acquavite di lagrein di 15 - 16 anni a una temperatura di -15 gradi centigradi.
Ma le novità in questa rassegna a 360 gradi non mancano e non si finisce mai di stupire.


Vini dolci italiani al femminile

È arrivata Barbara Tamburini, enologa e winemaker dalla Toscana. Lì il principe dei vini dolci è il vin santo. Secondo una tradizione fu l'arcivescovo Tenarione a dare il nome al vino, che gli ricordava il vino greco dolce di Xanthos. Un'altra tradizione lega invece il nome alla settimana santa perché la preparazione di questo vino si conclude all'incirca nello stesso periodo.
Le uve usate sono Trebbiano e Malvasia, scelte con grappoli spargoli e appassite sui graticci o in catene verticali che pendono dal soffitto (vedi i piccai friulani). Al momento opportuno si fa la vinificazione, in cui ogni produttore fa la propria selezione di lieviti, e si prosegue con un invecchiamento in caratelli, che sono piccole botticelle di legno. Un altro vino dolce toscano molto noto è il Moscatello di Montalcino, per la cui preparazione si usano uve aromatiche e si fa l'invecchiamento e affinamento in barrique.

Altri vini dolci toscani forse non altrettanto famosi sono il Moscato dell'Aleatico dell'Isola d'Elba e quello della Toscana continentale. Quello isolano si fa con uve che maturano almeno un mese prima delle altre, grazie al clima più caldo e costante anche di notte per effetto del mare. L'appassimento si fa di giorno all'aperto e di notte si trasferiscono le uve al chiuso per la troppa umidità notturna. Anche per questi vini dopo la vinificazione si fa l'affinamento in legno.
Si prosegue con le donne del vino con Maria Cristina Geminiani dell'azienda La Zerbina dalla Romagna che produce l'Albana. È un vino limitato alle province di Bologna, Ravenna e Forlì - Cesena, che dal 1987 è DOCG e si può fare nelle versioni secco, amabile, dolce e passito. Per fare il passito si fa una vendemmia tardiva e si inizia a vendemmiare quando si forma la prima botritis cinerea sugli acini. La prima annata significativa di produzione dell'Albana passito è stata il 1992, dal punto di vista climatologico per lo sviluppo regolare della botritis. È molto importante la cura della muffa per ottenere un prodotto di qualità. Poi in cantina si fa una torchiatura manuale soffice, seguita da una chiarificazione e da una fermentazione a freddo in acciaio per chiudere con un affinamento in legno per dodici mesi.

Altra voce femminile a raccontare le proprie esperienze è quella di Silvia Scaglione dal Piemonte. Viene da Loazzolo, nella Langa artigiana, dove a una quota di 700 metri produce il Forteto della Luia dal vitigno Moscato. Il clima di Loazzolo, a quella quota, è del tutto particolare perché c'è vento, c'è molto sole di giorno e ci sono ampie escursioni termiche di notte. Sia la raccolta, sia la torchiatura, che è soffice, sono manuali. C'è molta poesia dietro a questo vino perché il suo nome richiama quello di un bosco, appunto il Forteto e quello di un ruscello che vi scorre in mezzo, appunto la Luia, per far nascere un qualcosa che sembra il frutto del loro innamoramento. La produzione è veramente limitata ma Silvia è contenta perché ha ottenuto anche il risultato di conservare mantenere in ordine il bosco e la sua vegetazione, del resto i francesi ci insegnano da anni che i vini migliori vengono proprio dai vigneti che stanno vicini ai boschi. Anche la cantina di Silvia è un'oasi naturale e la stessa energia utilizzata proviene da cellule fotovoltaiche.
Chiude la mattinata di lavori un'altra non meno famosa donna del vino, nella persona di Josè Rallo, dalla Sicilia, con il suo Ben Ryè di Donnafugata da Pantelleria. Laggiù, poco sopra la costa africana, il clima è estremo, l'acqua è rarissima, le vigne crescono in terrazzamenti protette da muretti a secco perché il vento che soffia sempre non le faccia soffrire troppo.

L'uva usata è il Moscato di Alessandria che già di per sé è un'uva dolce. Si fa la vendemmia i primi giorni di Agosto,quando le uve hanno già assunto un aspetto ambrato, si cominciano ad abbronzare anche loro e i grappoli vengono girati a mano sui graticci, popola accolta, perché si possano asciugare in modo completo. L'azienda ha lavorato molto sul periodo di appassimento delle uve, più breve per ottenere un vino con più aromi e quindi più piacevole. Il segreto è la proporzione tra mosto di uva fresca e quantità di uva passita. Il mix non è sempre lo stesso, ma cambia di annoin anno proprio per le diverse condizioni climatiche. Il vino risulta estremamente fruttato e non fa legno. La richiesta del mercato per i loro vini è soddisfacente, soprattutto con gradi alcolici non troppo elevati.


Il Buffet in Villa

È arrivata la prima sosta. Nelle salette che circondano la sala delle conferenze sono stati preparati diversi tavoli con il buffet curato dalle Tavole dei Berici.
Ci sono tanti piatti tipici di buona fattura e con un buon servizio.
C'è l'anatra con polenta, immancabile il baccalà con polenta. Prosciutto crudo, crostini, soppressata su polenta, bacalà mantecato, crespelle calde ai funghi e altro ancora. Squisiti anche i dolci, la putana, torta secca con composta di prugne oppure di mela, uno sconvolgente millefoglie allo zabaione con pezzetti di cioccolata. Vini bianchi e rossi dal Veneto serviti da sommelier a tavolini laterali a fine percorso. C'è solo qualche minuto per una uscita rinfrescante nel parco, in questa bellissima giornata autunnale fresca e limpida per ammirare le colline che circondano la villa a 360 gradi e poi si rientra per la degustazione dei vini dolci nelle stanze al piano interrato, forse le vecchie cantine, sapientemente ristrutturate e rese agibili con tavolini apparecchiati in mezzo alle colonne che sostengono il soffitto.


La Degustazione comparativa

Sono dodici i vini da assaggiare, ordinati apparentemente in modo casuale per cui in qualche caso non si è potuto esprimere un giudizio completamente aderente alle caratteristiche del vino in assaggio perché il campione complessivo non risultava omogeneo. Dei vini non si è potuto registrare il lotto, per mancanza di tempo e i dati caratteristici non sempre sono completi per lo stesso motivo. Alcuni dati caratteristici sono stati forniti direttamente dai produttori presenti alla degustazione nella fase di presentazione del loro vino durante la mescita da parte dei sommelier.

Primo vino:
Recioto di Gambellara Cavazza 2004 di 13,5°.
Uva garganega 100%. Pigiatura Febbraio 2005. fermentazione in piccole botti dopo la pigiatura per dodici mesi. Assemblaggio e affinamento in acciaio. Zucchero residuo 140 gr/litro. Durata stimata circa dieci anni.
Il colore è ambrato chiaro. Al naso si avvertono sentori mielosi e note di uva passita. In bocca conferma le note di miele piuttosto intense e molto persistenti. Al retrogusto resta una sensazione di fichi secchi.
Punteggio: 16/20

Secondo vino:
Recioto di Soave Coffele 2004 di 13,5°.
Colore ambrato chiaro
Il naso è pulito con sentori di miele e fiori freschi, molto delicato e abbastanza persistente. In bocca denota una buona freschezza, con discreta acidità e sentori fruttati e di miele. Retrogusto piacevole di frutta secca.
Punteggio: 15/20

Terzo vino:
Torcolato di Breganze Maculan 1987.
Uva vespaiola 100%. L'uva acquisisce concentrazione zuccherina per attorcigliamento dei grappoli attorno agli spaghi ed essiccamento in locali aerati.
Il colore è ambrato intenso con note di rosa antico. Al naso si avvertono sentori intensi di prugna, miele e più lievi di sciroppo di mela, fichi e dattero.
In bocca è equilibrato, armonico, fine e molto intenso e persistente. Al retrogusto resta la prugna con una lieve nota di mela.
Punteggio: 17/20

Quarto vino:
Verduzzo Buscemi 1982 di 7,5°.
Zucchero residuo 80 gr/litro.
Il colore è ambrato chiaro con una lieve nota di rosa antico. Al naso si avvertono sentori delicati ma persistenti di fungo, albicocca e vaniglia. In bocca la bassa alcolicità e il ph non elevato danno una sensazione di freschezza e delicatezza a scapito della struttura che resta piuttosto debole. Meraviglioso dal punto di vista aromatico con una albicocca estremamente persistente al retrogusto.
Punteggio: 16/20

Quinto vino:
Essentia Pojer & Sandri 2005 di 9,5°.
Vitigni: Chardonnay, Sauvignon, Riesling, Kerner e Gewurztraminer dalla zona del Garda di Faedo. La vendemmia si fa tra novembre e dicembre, sulle piante senza foglie e meglio se con ghiaccio. Zucchero residuo 138 gr/litro.
Il colore è giallo paglierino chiaro. Al naso rivela un fruttato intenso di albicocca, mela, susina, erbe aromatiche con rosmarino e salvia. In bocca la sua definizione è Armonia con conferma delle note di salvia e rosmarino e un buon livello zuccherino. Retrogusto di mela cotogna e note di fungo dalla muffa nobile.
Punteggio: 16/20

Sesto vino:
Moscato Forteto della Luja 2004 di 13,5°.
Vitigno: Moscato 100%. La vendemmia si fa tra metà settembre e inizio novembre. L'appassimento avviene in una vecchia stanza ben ventilata. Il colore è ambrato chiaro con lievi note di rosa antico. Al naso offre una struttura aromatica pulita e complessa, discretamente persistente, con sentori di mela, albicocca, miele di acacia e vaniglia. In bocca mostra acidità e finezza di sapori, con buona intensità e persistenza. Ricchissimi i sentori al retrogusto dove si avvertono mora, mirtillo, mela cotogna e prugna secca.
Punteggio: 17/20

Settimo vino:
Albana Scaccomatto Zerbina 2005 di 12,5°.
Vitigno: Albana 100%. L'annata non è ancora in commercio. La produzione è ventennale. La vinificazione avviene in recipienti di acciaio da uno, due ettolitri e dura dodici mesi
Zucchero residuo 215 gr/litro.
Il colore è ambrato chiaro con note di rosa antico. Al naso mostra sentori vinosi accompagnati da note fruttate di albicocca e mela cotogna e note evidente di miele di acacia. In bocca si presenta delicato e pieno per l'elevata concentrazione zuccherina. Finezza ed eleganza sono le sue caratteristiche di base. Ricca la salivazione per gli zuccheri e un retrogusto finale di prugna e albicocca secca lo rendono piacevole.
Punteggio: 17/20

Ottavo vino:
Tokaj Aszu 6 puttonyos 2002 di 10,3°.
Il vino è stato codificato in Ungheria nel 1640.
Zucchero residuo 222 gr/litro.
Acidità misurata: 8,8.
Il colore è ambrato chiaro con note di rosa antico. Al naso mostra una struttura olfattiva delicata ma complessa, con note persistenti e fini di mela, albicocca e prugna. In bocca risulta equilibrato e armonico con lievi sentori di agrumi che si mescolano con miele, frutta candita per sfociare in un retrogusto finale di mandarino che poi lascia il posto alla prugna e alla mela.
Punteggio: 18/20

Nono vino:
Icewine Inniskillin Ziraldo 2005 di 10,5°.
Vitigno Vidal 100%. La vendemmia è stata fatta da Dicembre 2005 a Gennaio 2006 e il vino fa tre mesi di affinamento in legno. La produzione media annua è di circa 500.000 bottiglie da 375 ml e il prezzo di mercato in enoteca è sui 100 dollari a bottiglia.
Zucchero residuo 220 gr/litro.
Acidità misurata: 10,5.
Il colore è ambrato chiaro con sfumature di rosa antico. Al naso risulta fine, continuo e persistente, con note abbastanza intense di fruttato esotico orientale cha va dalla rosa al lee chee e lievi note di miele accompagnate sul finire da lievi note di fungo e affumicato. In bocca risulta delicato e piacevole, data la relativamente bassa gradazione. L'acidità elevata accentua le note fruttate specie nel retrogusto in cui emergono netti il miele e il mandarino.
Punteggio: 17/20

Decimo vino:
Passito di Pantelleria Donnafugata 2006 di 14,5°.
La percentuale di uva passa, che era i primi anni del 40% ora è stata elevata al 60%.
Zucchero residuo 190 gr/litro.
Acidità misurata: 7,5.
Il colore è ambrato chiaro con lievi note di rosa antico. Al naso risulta fine, ampio, elegante e persistente, con note fruttate di albicocca e pesca, sentori floreali che ricordano la rosa e poi sentori complessi di miele e lieve fungo. In bocca è equilibrato, armonico con discreto tenore zuccherino non stucchevole, persistente e fine con sentori di agrumi, miele e frutta secca matura. Il retrogusto ricorda l'albicocca e la mela.
Punteggio: 18/20

Undicesimo vino:
Aleatico DOC Passito Amansio 2006 di 14°.
Si produce nel comune di Suvereto (Li) e l'uva cresce in terreni a 150 - 200 metri s.l.m. La produzione è limiata a 800 grammi di uva per pianta.
Il colore è rosso rubino con note granate. Al naso risulta abbastanza intenso nelle note fruttate che ricordano la ciliegia e la prugna rossa con un leggero sentore finale di fungo. In bocca si presenta piuttosto spento nel corpo e si avvertono lievi elementi estranei che lo fanno risultare un po' maltrattato nella mescita. Al retrogusto si avvertono la ciliegia e l'amarena
Punteggio: 15/20

Dodicesimo vino:
Porto Quinta do Tedo 2000 Late Bottled Vintage di 20°.
I vitigni presenti sono di 15 tipologie diverse. Il vino subisce una macerazione e una fermentazione che durano complessivamente sei giorni. L'invecchiamento in botte prosegue per quattro anni. Il 2000 è stata un'annata piuttosto arida. L'azienda si estende su 14 ettari e la produzione è stata di 18000 bottiglie. Il prezzo medio all'origine è di 16 Euro.
Zucchero a inizio macerazione: 280 gr/litro.
Zucchero residuo finale 110 gr/litro.
Il colore è rosso rubino intenso. Al naso si avvertono note fruttate abbastanza intense, con sentori di biscotto, vaniglia e castagna secca. In bocca si presenta armonico ed equilibrato con piacevoli note fruttate e un livello evidente della nota alcolica. Al retrogusto è netta e tipica la ciliegia.
Punteggio: 16/20


In giro per Lonigo a filosofeggiare sull'animo umano

Alla fine della degustazione un breve ritorno in sala per una panoramica veloce dei produttori e dgli espositori presenti e poi si torna a Lonigo per prepararsi per la cena al ristorante Alle Acque, sopra la città in posizione panoramica.
La vista del centro di Lonigo è caratteristica per le stradine, i portici, il bel Duomo e la chiesa vecchia dove una perpetua simpatica sta spazzando il piazzale dal riso lasciato dall'ultimo matrimonio celebrato. Facciamo anche una puntatina al bar centrale per un contatto più ravvicinato con la popolazione locale, sempre utile e divertente per scoprire i lati più oscuri ma spesso piacevoli dell'animo umano, che in questi momenti si apre incredibilmente e mette tutto sé stesso a disposizione di chi gli sta di fronte. Se lo straniero riesce a non essere scontroso e a non presentarsi in maniera troppo "diversa", trova sempre disponibilità all'aiuto. Basta chiedere una banale informazione su una strada o una chiesa o un orario e si vede la solidarietà umana (altro che homo hominis lupus). Ovviamente ogni tanto può anche verificarsi l'eccezione che conferma l'esatto contrario.


La cena e la ricetta dell'uovo in padella

Durante la cena al ristorante Alle Acque, senza lode e senza infamia, è stato apprezzato particolarmente il Porto Vintage 2003 Quinta do Tedo di Vincent Bouchard accompagnato a un paio di buoni formaggi (e miele per chi vuole, io no).
All'inizio, con gli antipasti, avevo annotato un buon Arcole DOC Chardonnay 2006, di 12° dal lotto L 151 07. Il produttore è Cantine dei Colli Berici di Lonigo, Barbarano Vicentino e San Bonifacio Soc Coop Agr. Vini di Sabbia. Il colore è giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso presenta sentori minerali e di fruttato verde. In bocca è armonico, equilibrato, sapido, discreto nel corpo, lungo e persistente con un piacevole retrogusto finale di mandorla e nocciola. Per un punteggio finale di 16/20.

Interessante la ricetta dell'uovo in padella data da un amico del nostro tavolo: usare una padella di ferro, sfregare sul fondo uno spicchio d'aglio, mettere un filo d'olio o una piccola noce di burro, rompere l'uovo e depositare nella padella il solo albume facendolo cuocere completamente. Quando è cotto versare al centro dell'albume il rosso dell'uovo, depositare due grani di sale grosso sul tuorlo, spegnere il gas, coprire la padella e lasciare coperto il tutto per altri tre minuti per dar modo al tuorlo di cuocere con il solo calore dell'albume. Consumare con una fetta di pane casereccio, meglio il toscano salato, rompendo o no il tuorlo sull'albume, a seconda delle preferenze individuali. A me piace inghiottire il rosso intero. Volendo si possono utilizzare due uova oppure un uovo con due tuorli e romperne uno lasciando l'altro intero per il boccone da prete finale.


Domenica 21 Ottobre 2007

Stamane siamo ancora alla favorita per la seconda giornata di lavori.
Arrivo per tempo, un po' in anticipo anche per poter parcheggiare nel giardino della villa prima che si riempia della folla che oggi è prevista più numerosa per la partecipazione anche dei visitatori tradizionali. Approfitto della poca folla per assaggiare un paio di oli veneti al banco di Lucio Penzo che produce un DOP Veneto con buoni riconoscimenti oleari.

L'olio è un extravergine di oliva Veneto Euganei e Berici DOP Raccolta 2006 - 2007 N. 097108 da 0,5 litri con scadenza al 22 maggio 2008. se ne producono 2400 bottiglie vendute a 11 Euro con cultivar Leccino e Rasara, variante del Frantoio. È prodotto da Olivicoltori Associati dei colli del Basso vicentino s.c.a. per conto della Pro Loco di Nanto (VI). Il colore è un bel verde giallo. Al naso presenta un fruttato medio pulito con sentori di mela. In bocca ha una buona pastosità ed è essenzialmente dolce con una leggerissima nota più sul piccante che sull'amaro e un retrogusto finale di mandorla e mela. Direi che quattro olive se le merita tutte nonostante cominci ad essere un po' flebile dal punto di vista olfattivo.


La seconda sessione del Convegno

Nel frattempo il salone si sta riempiendo e prendiamo posto per questa seconda giornata che prevede un dibattito sul tema: "270 vini dolci da degustare - come li abbiniamo?" Il Presidente Nicolini saluta gli ospiti e poi si avvia il dibattito moderato da Francesco D'Agostino con la partecipazione di Franco Giacosa, enologo e direttore tecnico della Zonin, Adua Villa personaggio televisivo e sommelier, Pierluigi Portinari del ristorante La Peca, Sergio Tondoli, chef di San Geminiano, che qui presenta i suoi gelati e propone un percorso dal vino all'assaggio.

Inizia Franco Giacosa dicendo che è importante conoscere e proseguire la tradizione, dalla scelta delle uve quando è il tempo della vendemmia al modo migliore per assecondare la natura quando si deve fare appassire ogni grappolo nei piccai. Il vino che nasce deve avere soprattutto personalità e infine l'abbinamento con i piatti giusti diventa solo una questione personale. Ad esempio può essere interessante abbinare un piatto di pasta condito con formaggio gorgonzola ad un vino passito, anche se non è così comune trovare un simile accoppiamento, che comunque dipende anche dal tipo e dalla quantità del formaggio e dalle caratteristiche complessive del passito.

La cosa migliore anche per gli abbinamenti è sempre partire dalla tradizione, perché ha sempre un senso per lo meno storico e di tentativi mal riusciti. In definitiva inutile riscoprire ogni volta l'acqua calda accendendo il fuoco con il bastoncino e le foglie secche, usiamo piuttosto i fiammiferi e controlliamo invece bene il calore dell'acqua nella pentola.

Adua Villa dall'alto delle sue forme longilinee e della sua bellezza sottolinea che la prassi vuole che si facciano gli abbinamenti per concordanza (dolce con dolce) ma anche per contrapposizione (unto o grasso sta bene con tannini ma anche con delle buone bollicine che danno freschezza in contrasto) e cita Gino Veronelli, secondo cui l'abbinamento ideale è quello che si scopre quando nasce un matrimonio d'Amore. Oggi si usa anche provocare, da parte di certi cuochi, ma è meglio non esagerare. L'abbinamento dei vini dolci può essere otimale anche con formaggi erborinati o stagionati, ma non stona neppure con le frattaglie, quelle che i Romani chiamavano il quinto quarto. Del resto i francesi abbinano sapientemente il Sauternes o il Barzac con il foie gras, che si fa con il fegato, anzi che "è" fegato.

Pierluigi Portinari che ha una lunga esperienza di ristorante a diretto contatto con il cliente sottolinea che in genere la maggior parte dei suoi ospiti chiede di essere accompagnato nella scelta dei vini giusti da abbinare ai cibi che il ristorante propone, soprattutto per quanto riguarda i dolci. Lui in particolare si trova in difficoltà solo quando deve abbinare un dolce alla liquirizia perché non trova il vino adatto tra quelli che conosce. A fine incontro mi sono permesso di suggerirgli di proporre un vino passito ad esempio di Lacrima di Morro d'Alba, che ha di suo un bellissimo colore rosso rubino molto intenso, quasi nero e ha un piacevolissimo retrogusto di liquirizia e ci sta proprio bene con quel tipo di dolce.

Infine Sergio Tondoli sostiene che l'abbinamento del gelato col vino si può fare solamente facendo un gelato al vino. lui nasce da famiglia contadina e ha conosciuto il suo bisnonno. Ricorda come fosse adesso il momento magico di quando si apriva la botticella del Vin Santo e dei profumi che uscivano da quella botticella, quasi fosse una nuova lampada di Aladino. E poi era una delizia quando ci si ammalava perché allora si aveva diritto allo zabaione fatto con le uova fresche di gallina e i profumi del Vin Santo. Ma il momento più magico di tutti lo ha vissuto da grande, quando è riuscito, dopo mille tentativi, a rifarlo con gli stessi profumi di allora nella sua gelateria e per questo ha ringraziato la nonna che gli aveva ricordato le giuste dosi e le giuste modalità di lavorazione.

Dal punto di vista tecnico il problema principale di fare il gelato con il vino è rappresentato proprio dall'alcol che esso contiene, che è per sua natura un anticongelante e quindi impedisce la coagulazione della materia alle stesse temperature del gelato tradizionale. Oggi ha preparato per noi un sorbetto al Torcolato e anche un gelato alla crema di uova con un Recioto di Gambellara. Il sapore del gelato cambia con la temperatura di servizio e bastano due gradi in più o in meno per far cambiare sapore e sensazioni gustative finali.

La sessione dei lavori si conclude con un assaggio, come promesso, del gelato di Sergio, veramente eccellente, che torneremo a trovare nella sua Toscana per sentire anche gli altri gusti di cui ci ha parlato nel corso del dibattito e anche dopo.


Il pranzo in Barricaia

Ci spostiamo per il pranzo alle Cantine dei Colli Berici, quelle del Presidente degli Enologi Italiani, Giancarlo Prevarin, nella piana tra le colline che porta verso Lonigo. Prima visitiamo dall'esterno l'azienda, che lavora quasi un milione di quintali di uva, per la precisione l'8% del mercato complessivo di tutta la regione, attestato sui dieci milioni di quintali di uva, in quattro stabilimenti. L'azienda nasce nel 1951 e oggi conta 2250 soci con 50.000 ettari di proprietà e 4400 ettari di vigneto. Per sopravvivere sul mercato enologico occorre raggiungere le giuste masse critiche. A questo proposito il programma delle Cantine per il 2008 è di raggiungere e superare il milione di quintali di uva (l'obiettivo è 1,4).
Nel 1999 è stata acquisita l'azienda commerciale Terra e Cielo per affrontare adeguatamente i mercati esteri. Nel 2006 è stata acquisita la Riondo che fa spumanti per migliorare ulteriormente la commercializzazione. Le uve trattate sono per il 70% - 72% bianche, con la Garganega per la DOC Colli Berici e poi Recioto e Gambellara e per il restante 28% - 30% rosse con Merlot, Cabernet e Tai (Tocai rosso). La produzione per il 50% resta nel mercato interno e per il 50% va sul mercato estero. In termini quantitativi si producono 25 milioni di bottiglie più dieci milioni in bric, con un imbottigliamento del 30% per l'estero, con molti marchi.
L'azienda possiede quattro punti vendita dove ruotano in media 250 persone al giorno con 72.000 scontrini.

La visita alla cantina dà un'idea della lavorazione in tempo di vendemmia con 12 presse pneumatiche che rappresentano il più grande impianto italiano ed hanno una capienza di mezzo milione di ettolitri, pari al 50% della capienza complessiva dei quattro stabilimenti delle cantine. Il vero problema è che questo impianto ha una bassa produttività perché lavora solo un mese all'anno mentre ci cita l'esempio dell'Australia dove impianti analoghi lavorano tre mesi l'anno con il trasporto dell'uva da tutto il continente su carri frigoriferi. Oltre alle 12 presse ci sono altrettante linee di scarico dell'uva suddivise per qualità delle uve e per tipo di vitigno.

Al termine della visita scendiamo nella barricaia e nella stanza preparata per un pranzo a base di prodotti tipici preparato dal personale dell'azienda.
Si inizia con una ottima pasta e fagioli accompagnata da un Tocai rosso e poi affettati e formaggi con un eccellente Barbarano, di vitigno Grenache dal Lotto L12807 dal colore cerasolo, buon fruttato al naso, pulito e discretamente persistente e bocca abbastanza armonica ed equilibrata con un discreto corpo.
Con il dolce un ottimo Gambellara DOC Prime Brume - Recioto passito 2004 di 12° dal lotto L 06/206 della cantina di Gambellara s.a.c.

Un saluto finale a tutti i colleghi e agli squisiti ospiti e poi di nuovo in macchina per un ritorno verso casa sentendo musica e partite di calcio lungo il viaggio verso l'amata Genova con a fianco Gabriella, grande compagna di avventure e complice deliziosa di gioie ed emozioni.

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Luigi Bellucci

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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