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Arezzo Wine 2007, il report

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Tre giorni nella Toscana orientale alla prima manifestazione sul vino ad Arezzo, nel Centro Affari e Convegni di Via Spallanzani in zona Fiorentina. Come evolve il vino nella storia, come far incontrare domanda e offerta e anche un incontro con l'arte e il collezionismo. Tutto sul vino e la sua produzione, dalla vite alle macchine da vigna, dall'imbottigliamento ai tappi, la macchina per il remuage direttamente dentro alla barrique e altro ancora. Oltre 500 vini nazionali da assaggiare e tanti vini stranieri che fanno da corona e da completamento ai prodotti di qualità del territorio e alle problematiche della ristorazione e dell'alberghiero. E poi un tuffo nella storia con l'allestimento delle osterie del '600, con bottiglie da collezione.


Giovedì 29 Novembre 2007
La marcia di avvicinamento

In questo periodo si viaggia parecchio e l'auto la lasciamo riposare. Meglio arrivare ad Arezzo in treno anche per evitare il lento nodo di Firenze dove ogni volta tocca fare almeno un'ora di coda noiosissima per lavori in corso che non finiscono mai. E poi quei cartelli "Stiamo lavorando per voi" sembrano proprio una presa in giro.

E allora via con l'InterCity delle 13 da Brignole. Arriva da Torino, puntuale, e va fino a Napoli. Lo chiamano Modigliani perché taglia la terra dello scultore. Con quello si arriva fino a Pisa, con undici minuti di ritardo, buona parte per una sosta causa lavori un paio di chilometri prima della stazione di Pisa San Rossore. Il viaggio è comodo, le toilette sono inagibili, tre su quattro, il paesaggio gradevole per i begli scorci sul mare lungo la costa ligure di levante, ogni tanto paesini a picco sul mare, spiaggette che scorrono veloci, colori pastello meravigliosi nel cielo e sull'acqua.

A Pisa si aspetta una ventina di minuti per il regionale verso Firenze. Due ore per la prima tratta, un'ora per la seconda. Si parte di nuovo in orario e si arriva con sei minuti di ritardo. Pochi passeggeri, quasi tutti giovani sui venti, trent'anni, qualche ragazza particolarmente carina. Dai finestrini mi diverto ad osservare il movimento del paesaggio: le case e i campi vicino al treno scorrono veloci in direzione opposta al movimento, mentre i monti in secondo piano, quelli ancora verdi, sembrano muoversi nel senso della marcia del treno. Quelli in lontananza invece, di colore azzurro, se messi a fuoco danno l'impressione che siano fermi laggiù in fondo e tutto il paesaggio ruoti intorno a loro come in un enorme girotondo.
All'arrivo a Firenze ho letto tutti gli articoli del giornale, alcuni scontati, altri bellissimi come il pezzo di Siegmund Ginzberg sulla Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca che ha ispirato l'ultimo libro di Bernd Roeck, che più che un testo d'arte sembra un libro giallo per i riferimenti interpretativi ai personaggi ritratti nel quadro e a quelli che li avrebbero ispirati. Bello anche quello di Zucconi su Mister Gatorade (Gator Limonade, la limonata della squadra del Gator, la squadra di football dell'Università della Florida) o quello di Vanna Vannuccini sui Curdi e il Kurdistan (il curdo è un curdo in qualsiasi parte del mondo si trovi).

A Firenze si aspetta mezz'ora prima del treno per Roma, il regionale che passa per Arezzo. Ne approfitto per fare due passi per le vie attorno alla stazione. Chissà perché ho la sensazione di una città tetra, piuttosto sporca, troppo rumorosa, troppo trafficata di auto e di gente. Non mi piace questa Firenze. Solo quando vedo tra una via e una piazza uno scorcio di campanile rinascimentale allora finalmente il mio senso estetico ritorna a godere ed è soddisfatto.

Sono le cinque quando torno in stazione. Il treno deve partire alle 17,09 e sui quadri luminosi non appare ancora su che binario partirà il treno per Roma. Cerco un tabellone cartaceo per controllare su quale binario devo andare. Impresa ardua. In tutta la stazione ce n'è rimasto uno solo, con una ressa di persone davanti. È previsto al binario 16, che però è vuoto e il quadro elettronico è spento.
Sul marciapiede di punta ci saranno almeno quattrocento persone tutte con il naso all'insù verso il tabellone luminoso. Finalmente alle 17,08 si accende la casella del marciapiede, è il 14.

Tutti verso il treno, tipo folla della Corazzata Potëmkin, peccato che il treno sia già pieno di gente che stava seduta aspettandone la partenza, come se fosse normale che quel treno al binario 14 anziché al 16 fosse quello per Roma. Non c'è più un posto a sedere. Tutti in piedi, sugli ingressi, nei corridoi e negli scompartimenti, a mo' di tradotta. Si parte finalmente alle 17,25 con un carico di circa ottocento persone per quattrocento posti a sedere.
Ormai fuori è buio e la Firenze che scorre davanti al finestrino del treno che esce da Santa Maria Novella mi sembra ancora più brutta e tetra di quella che ho appena girato a piedi mezz'ora prima. Si arriva ad Arezzo mantenendo i 15 minuti di ritardo. Anche qui nessun controllo dei biglietti, come nella tratta precedente.
Fuori della stazione la navetta dell'Hotel Planet, che mi aspetta per portarmi in albergo.

Il Planet, o hp (che a me ricorda la Hewlett Packard) non è ad Arezzo, ma a Rigutino Est, una decina di chilometri verso sud, sulla strada per Cortona.
Con Italo, che guida l'Ulysse, parliamo di vini, di piatti e della troupe che sta girando un film in questi giorni proprio qui, che si chiamerà "Un amore vero" o qualcosa di simile. Arriviamo all'Hotel in una ventina di minuti. Alla reception c'è Irene, che avevo conosciuto per telefono la sera prima per confermarle il mio arrivo.

L'Hotel Planet è una struttura nuova, in un centro commerciale, tra un Expert di elettrodomestici con una decina di addetti e cinque o sei persone che girano tra gli scaffali e un negozio di gioielli e articoli da regalo al piano superiore, una pizzeria ristorante piuttosto squallida, un bar deserto con il proprietario che sta passando lo straccio per terra e una vetrinetta con qualche panino e tramezzino che finiranno nella pattumiera o nel frigorifero per il giorno dopo, chissà!

Decido di cenare in albergo, un piatto solo. Il ristorante si chiama Il Giardino d'Inverno e apre poco prima delle otto. È ancora deserto. Cinque o sei cameriere con un maitre stanno finendo di sistemare i tavoli per una cena di una quarantina di medici che sono qui per un convegno. Il menù è da trattoria di periferia, tre primi tre secondi tre contorni due dessert. Decido di prendere i maltagliati al ragù di lepre e cinghiale. Il servizio è inappuntabile e il piatto è buono. Chiedo dell'olio extravergine per completare il piatto come piace a me ed è buono anche l'olio, nonostante la bottiglia sia piena ma il tappo già aperto. Chiedo anche un bicchiere di vino rosso e una graziosa cameriera stura per me una bottiglia di Chianti IGT discreto e fresco, dai sentori di frutta rossa matura e gradevolmente vinoso. Prendo poi un frutto e un caffé ed esco mentre sta arrivando il gruppo del convegno.

Non sono venuto in macchina per essere libero di fare due passi in città alla sera e nei momenti di relax e mi ritrovo invece in aperta campagna a dieci chilometri da Arezzo, per cui non mi resta che salire in camera. Per fortuna stasera c'è Roberto Benigni che declama da par suo il quinto canto dell'Inferno, quello dei lussuriosi, di Paolo e Francesca, del loro "Amor ch'a nullo amato amar perdona" e sono contento di non essere ad Arezzo a due passi dal centro.


Venerdì 30 Novembre 2007.

La sveglia alle 8 anticipa il mio risveglio naturale. Si vede che ho dormito bene. In effetti la stanza è silenziosa, a parte i rumori dal corridoio dei clienti che vanno a dormire, da cui si capisce la loro educazione. Dalla tenda filtra poca luce ai bordi. Apro la finestra per far cambiare un po' l'aria, che è frizzante come una bottiglia di bollicine appena uscita dal frigorifero. Mi soffermo a guardare le poche macchine che passano sulla strada verso Arezzo. Una bella doccia rinfrescante e giù a piano terra nel salone ristorante per la colazione.

Oggi cereali con latte freddo, caffé d'orzo in tazza grande, pane e prosciutto, brioche con marmellata di frutti di bosco, yogurt ai mirtilli e un bicchiere di spremuta d'arance rosse. Dopo la colazione in albergo, via con Ulysse al Centro Affari e Convegni. Stamattina c'è Italo alla guida, con cui scambiamo impressioni sulle problematiche dei giovani d'oggi. Siamo entrambi padri di ragazzi quasi coetanei, che si assomigliano tanto e qui si capisce come i problemi generazionali non sono aria fritta ma fanno parte dell'evoluzione umana e del tipo di società.


Arezzo Wine è Andrea, Marco e Giacomo

Alle dieci siamo al Centro Affari e Congressi, in zona Fiorentina, all'inizio della strada che porta a Firenze, 83 chilometri a Ovest di Arezzo, non di Paperino.
I parcheggi attorno sono già ampiamente occupati.
Per distrazione mi infilo nel settore dove si tiene il convegno medico "Risk Management in Sanità" contemporaneo ad Arezzo Wine, poi grazie all'amico Petrov, wine operator di lingua tedesca, ma con un eccellente italiano, mi rendo conto che non ci sono bottiglie in esposizione e capisco che non è il padiglione giusto.

All'ingresso Antonella con le sue collaboratrici e magnifiche ragazze hostess che mi prendono in consegna per accompagnarmi alla sala della conferenza stampa. Mi sento come tra due corazzieri in divisa mentre passo scortato lungo i corridoi.
Alcuni stands sono ancora in allestimento. Oggi serve a completare la preparazione della struttura e ad accogliere gli operatori e i giornalisti.
In attesa dell'inizio della conferenza stampa osservo le persone che stanno all'interno dei gazebo, quella che sta dietro al bar, gironzolo tra le strutture verso la parte ristorante, allestito in maniera graziosa con una bella lupa aggressiva sopra un piedistallo al centro della finta corte che racchiude i tavoli rotondi e le poltroncine fasciate, elegantissime e di forma antichissima. Mi accorgo che hanno la stessa forma del trono in legno scolpito, di età pre-etrusca, trovato dopo uno scasso per una nuova vigna a Verucchio e qui custodito nel Museo della civiltà villanoviana.

Alle 10.45 inizia la conferenza stampa con la presentazione di Antonella Di Tommaso che introduce la giornata con la presentazione dei tre "imprenditori ragazzini" che hanno voluto questa manifestazione. Sono tre ragazzi praticamente coetanei che tutti insieme hanno meno di 75 anni.
Hanno messo in piedi questa società che si chiama Iron3 snc senza ricevere un soldo di sovvenzione da alcun gruppo locale, né dalla pubblica amministrazione. Sono loro e quelli come loro la vera linfa vitale di questa nazione che non si dorme e non si piange addosso, ma lavora e si dà da fare con entusiasmo. Si chiamano Giacomo Acciai, Marco Cova Bertazzoli e Andrea Lisi. Si meritano in campo enologico il successo cinematografico del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo
Si sono divisi i compiti secondo le rispettive competenze, Giacomo, che ha origini dalla ristorazione alberghiera e ha già gestito un'enoteca, da cui è poi passato al vino, ha ruoli di tipo direttivo, invece Marco e Andrea hanno estrazioni estranee al mondo enogastronomico e coprono ruoli di segreteria.

Infine Antonella Di Tommaso e Massimiliano Ricciarini ne curano l'Ufficio Stampa
Giacomo ci tiene a ricordare il titolo del meeting: "L'evoluzione del Vino - Ieri, oggi e domani". Gli piacerebbe stabilire un contatto diretto, senza intermediari, tra il produttore e il consumatore finale, a livello non solo italiano, ma europeo prima e poi anche extra europeo.

Marco e Andrea sono contenti che finalmente sia arrivato il giorno cruciale che stavano aspettando con ansia e ringraziano tutti i collaboratori che si sono impegnati in questa avventura. Antonella e Massimiliano parlano dei vari aspetti tecnologici e storici all'interno della mostra e della filiera corta, in cui tutto è realizzato in azienda, dal foraggio agli animali, dalla macellazione alla commercializzazione finale aspettando e richiamando il cliente affezionato. Ricordano che c'è un burrificio, produttori di carni fresche e salumi, macchine agricole, cioccolatieri artigiani, la struttura Onlus "Noi siamo qui" che vende bottiglie storiche di grandi e piccoli vini per beneficenza.

Dopo avere enumerato la parte quantitativa della manifestazione, quanti produttori, quanti vini, quanti stranieri, ecc. ricorda gli aspetti culturali legati ad Arezzo e al Wine. Bellissima è l'osteria del '600, proprio qui all'interno del padiglione, con mobili e arredi d'epoca, ma non sono da meno le opere di Piero della Francesca, la città di Cortona con i suoi reperti etruschi, e poi il Casentino con le sue foreste e monasteri e la Val d'Arno con le opere dei Della Robbia e di Masaccio.
Per quest'anno la visita ai dintorni è lasciata all'iniziativa dei singoli visitatori perché non c'è stato tempo di organizzare qualcosa di valido, ma dalle prossime edizioni la parte turismo culturale sarà un cardine di Arezzo Wine. Si pensa anzi di esportare lontano queste terre e culture, in altre regioni ma anche in Europa prima e, perchè no, in India e in Cina.

Ma adesso pensiamo e raccontiamo questa edizione
E andiamo a tagliare il nastro all'ingresso, per mano dell'assessore al turismo del Comune di Arezzo. Un brindisi con l'aiuto delle hostess "corazziere" e poi un buffet con crostini di fegatelli, pomodoro e peperoni, con formaggi pecorini di media e lunga stagionatura e con finocchiona e salame all'ingresso del ristorante.
A mezzogiorno iniziano i Forum dedicati ad argomenti relativi al mondo del vino, della ristorazione e della gastronomia turistica.


L'imboccastrada

Il primo appuntamento è con Max Ricciarini e il suo gruppo. Non sono un complesso musicale, ma tirano fuori progetti turistici e di intrattenimento per gourmet e amanti delle cose buone proponendo una rivista (Ciboviaggiando) che già dal nome dice tutto, e un progetto informatico - telematico con un bel nome anche lui, l'imboccastrada. Max e gli altri preparano itinerari turistici legati a un certo territorio, con segnalazione di tipo storico, paesaggistico, enogastronomico, ecc. Chiunque voglia sperimentare quell'itinerario deve avere a disposizione un computer satellitare (o Personal Pocket Computer) e Max gli fornisce gratis il software con gli itinerari. Dopodichè basta decidere dove andare e il satellitare vi ci porta con la massima semplicità. Infatti ogni località è diventata un punto di interesse (o PDI, come si dice in gergo informatico). Sono possibili, al momento, cinque selezioni: Dove Gustare, Dove Acquistare, Dove Dormire, Sport & Tempo Libero, Enti e Servizi.

Ad ogni selezione corrisponde una scheda con foto, descrizione e caratteristiche e ogni altra informazione di dettaglio che è stata fornita all'origine. Il progetto vuole promuovere il territorio e le aziende legate a quel territorio, collaborando con i Comuni, le Province, le Regioni. Alla fine dell'intervento sono quasi le due ed è il caso di visitare il ristorante che propone un buffet con un tavolo di antipasti, uno di affettati, uno di primi, uno di secondi, uno di dolci e uno di soli vini, una trentina di etichette. La cucina è tipicamente toscana, con un eccellente prosciutto tagliato a violino in modo magistrale da Francesco o Franco, una ribollita calda proposta direttamente dal paiolo di terracotta (un piccolo assaggio), un cucchiaio di trippe in umido con due fagioli cannellini, squisiti. Infine una fettina di panettone con sopra un cucchiaio di cioccolato caldo. Assaggi di vini diversi per ogni piatto fino a scoprire l'eccellente Colorino in purezza.


Le donne e il vino: sorpresa?

Donatella Cinelli Colombini presenta un'analisi dell'influenza che hanno oggi le donne sulla scelta dei vini nei negozi e nei mercati. Sono loro che acquistano la maggior parte delle bottiglie e quindi sono molto importanti, per gli esperti di marketing, i gusti e gli indirizzi delle donne in queste scelte. È essenziale capire e sapere che l'etichetta è molto importante per guidare un gusto femminile verso la bottiglia da scegliere, mentre le guide, le riviste e la pubblicità in televisione non hanno nessuna influenza, o quasi.

Donatella è come sempre molto signorile, pacata, con la battuta pronta anche sul salace, ma elegante e sempre educata, una vera Signora. Proietta una serie di statistiche sulle donne e il vino, da cui emerge che la donna sceglie il vino più dell'uomo, che contano più l'etichetta e la confezione che il grado alcolico, che si dà importanza anche all'abbinamento col cibo. C'è chi comincia a fare vini espressamente per le donne, come il Kamak o l'Amaranta. Negli Stati Uniti e nel Principato di Monaco si parla già di giurie per concorsi enologici di sole donne. Per l'Italia dal 1988 esiste l'Associazione "Noi donne del vino", nel 2005 in Toscana è nata "Vino delle Donne" e nel 2007 "Vino di genere". E insieme al vino si parla anche di Turismo al femminile con la Giornata internazionale del Turismo.
Insomma è un settore che cresce e che richiede sempre più attenzione da parte del marketing.


Energia e cantine

Sono in tre a raccontare "Un percorso per ritrovare il vino naturale", Fabio Primavera, agronomo, Fabio Peruzzi, geometra, e Monica Fini, architetto. Ci dicono come fare per tornare a fare vino abbandonando le forzature della chimica e tornando alle leggi della natura. Si parte dalla coltivazione, dallo studio del terreno e del microclima, si passa alla preparazione dell'impianto, fino ad arrivare alla vinificazione, in un processo organico e completo. Il primo occhio va allo studio della realtà fisica del vigneto, si fa un'analisi del suolo, del microclima, della morfologia, dell'idrologia e persino della posizione relativa del futuro vigneto rispetto alle altre coltivazioni. Lo scopo è individuare la destinazione ottimale del terreno. Permacoltura progettuale e biodinamica colturale consentono, nella fase successiva del processo vitivinicolo, di ottenere uve senza residui tossici, di qualità massima e con un impiego minimo di risorse. La permacoltura tiene conto delle caratteristiche chimico fisiche del suolo, della sua esposizione, e di che cosa cresce lì vicino. La biodinamica invece dà una mano per quanto riguarda l'arricchimento del suolo di acidi urici.

Tralasciando le tecniche di potatura e raccolta arriviamo alla cantina, che viene fatta a livelli successivi dall'alto in basso con la zona pigiatura / diraspatura, vinificazione, affinamento. Lo scopo di questi strati operativi sovrapposti è quello di creare un microclima naturale che serve ad equilibrare i rapporti tra aria, sole, terra e acqua e ad ottimizzarne l'apporto alla trasformazione dell'uva.
Da un punto di vista architetturale la cantina è meglio farla con materiali da costruzione atossici, come calce e mattoni in terra cruda, controllando anche i fattori potenziali di inquinamento interno ed esterno, compreso l'inquinamento elettromagnetico. Particolare attenzione è rivolta al risparmio energetico tramite l'uso di fonti rinnovabili, come eolico, solare e biomasse, e adottando criteri costruttivi che tengano conto delle caratteristiche dei materiali e del loro posizionamento. Infine la vinificazione deve essere seguita e controllata ma governata tramite metodi e soluzioni il più possibile naturali.


Altre curiosità in mostra

Lungo le pareti di stoffa che dividono tra loro gli stand e creano i corridoi per il passaggio dei visitatori sono appese coloratissime bacheche con quelle che sembrano le vecchie "figurine". Sono in realtà le etichette di Depero e di Forattini con i politici di tutti gli schieramenti degli anni '80 che sostengono in mutandine bianche e maglietta azzurra al grido di Forza Italia la squadra nazionale. Chissà magari il Silvio si è ispirato proprio a quelle vignette per il suo primo partito!
Una bella novità è la proposta di Luca Falsetti, che ha pensato di portare il ristorante direttamente in casa dei clienti, con la sua idea di Casa Chef "La tua casa diventa ristorante", per cene più o meno intime, cerimonie, servizio di sommelier e tante altre belle iniziative di questo genere.
In attesa del prossimo Forum scambio due parole con i familiari di Antonella, Rocco Di Tommaso, il fratello e la moglie Angela Modarelli, che fanno un ottimo olio extravergine nella loro azienda lucana nei pressi di Tursi.


L'osteria del '600 e i suoi tesori storici

C'è uno spazio che quando ci arrivi non capisci bene che cosa sia. Non ci sono degustazioni, né assaggi, né ressa di gente ma passando di lì ti sembra di rilassarti. C'è un'aria tranquilla, rilassata, con un po' di mobili avvicinati alla parete, oggetti che ricordano qualcosa di familiare e solo dopo, ripensandoci, ti viene in mente che avevi visto qualcosa di simile da bambino, nella casa di campagna dei nonni, o dalla vecchia zia che abitava da sola dopo essere rimasta vedova ed era gelosa del centrino ricamato posato sulla credenza o non voleva che si toccassero quelle vecchie tazze, un po' anche sbrecciate in un angolino. Sono gli oggetti che decorano questa parte dedicata all'osteria del '600 che Gianni Brandozzi ha portato qui da Ascoli Piceno. Gianni ha la cultura dell'oggetto antico, delle cose di una volta.

Le sue specialità sono le vecchie credenze, le vecchie suppellettili, i boccali da vino, le ceramiche da cibo e da mensa e i bei piatti decorati, le bottiglie storiche con l'etichetta originale, qualche antico strumento,ma anche i mortai, di cui possiede una bella collezione con almeno una cinquantina di esemplari di tutte le età, dal 1200 alla fine del 1700. Essi testimoniano il lavoro artigianale della cucina di una volta, l'arte di sminuzzare i semi e di preparare salse e manicaretti di vario genere.

E non potevano mancare le carte da gioco, diffuse in tutta Europa già alla fine del 1300, i bandi sul divieto di giocare in certi periodi dell'anno, oppure le antiche insegne di osteria. Bellissima anche la cartografia, sia geografica, sia di città, con acqueforti, lito- e xilo- grafie e poi gli antichi mestieri e le tradizioni popolari, da perderci mezza giornata o più per il fascino storico e di mistero e di fantasia che suscitano solo a guardarli.


Le bottiglie storiche

Un'altra area dedicata a cose particolari è quella delle bottiglie storiche in mostra, che vanno da nomi famosi ad annate più o meno buone con vini ed etichette da tutto il mondo. Di questa sezione pubblichiamo i dati degli espositori come risultano dal catalogo della mostra:

Bottiglieria Al Pino Enoteca Vini Locali Sfusi
Via V. Veneto 127
52100 Arezzo Tel: (+39) 0575 906641

Caffè Michelangelo Enoteca Rivenditore Viale Michelangelo 28/30
52100 Arezzo Tel/fax: (+39) 0575 20951
E-Mail: lucalazze@libero.it

Enoteca Montecervino Enoteca Via Monte Cervino, 19
52100 Arezzo Tel/fax: (+39) 0575 353328
E-Mail: tuttovino@libero.it

Gallo Rodino Manifattura In Bronzo Tel: (+39) 335 6610363 Sito:www.Gallorodino.com
E-Mail: gallorodino.com

Gianni Brandozzi Mostre e Mercati d'arte e Antiquariato Viale Treviri, 37
63100 (Ascoli Piceno) Tel/fax: (+39) 0736 256956 Sito: www.osteriamuseo.it
E-Mail: info@osteriamuseo.it

G&R Wineauction Srl Casa D'aste Sede Legale: Via Velletri, 49 00198 Roma
Sede Operativa: Via F. Fuga 1/C
00196 Roma Tel: (+39) 333 4159941 - Fax: (+39) 06 23328492
Sito: www.grwineauction.com
E-Mail: info@grwineauction.com

Giuseppina Carpineti Collezionista Via Ponte Alle Risse, 70
50133 Firenze Tel: (+39) 055 581314 - 055 575204
E-Mail: giusynardo@supereva.it

Noi Siamo Qui - We're Here Onlus Associazione Onlus Via Marchetti, 3
43036 Fidenza (Pr) Tel: (+39) 0524 533434
Sito: www.noisiamoqui.it
E-Mail: noisiamoqui@virgilio.it

Osteria Da Giovanna Enoteca Ristorante Via Anconetana, 164 Loc. La Pace
52100 Arezzo Tel: (+39) 0575 360153
Sito: www.dagiovanna.com
E-Mail: vino@dagiovanna.com

Ravagni Antico Frantoio Commerciante Vino Loc. Motina, 4
52031 Anghiari (Ar) Tel: (39) 0575 789979
Fax: (+39) 0575 789244
Sito: www.ravagni.com - www.ravagni.biz
E-Mail: francesco@ravagni.com


Sabato 1° Dicembre 2007

Oggi l'aria è un po' meno frizzante perché il cielo si è coperto. Dopo la solita colazione e un controllo, sulla postazione Internet dell'albergo , dell'orario dei treni per domani, via con la navetta per il Centro sempre in compagnia di Petrov e di altri tre operatori di lingua inglese.

In attesa dei forum di oggi, che iniziano alle due, scambio due parole con Fabio Primavera "agronomo illuminato" e produttore. Qui ha allestito con un amico uno stand, al quadratino L1 del catalogo della mostra. Fabio ha imparato molto sul campo, affiancando per nove anni il biodinamico francese François Bouchet, consulente di Romanée Conti (chapeau) quando veniva in Toscana. Fabio è una persona veramente preparata e molto modesta ed è un piacere la conversazione con lui.

Mi racconta dei suoi impegni con gli agricoltori ad impostare i nuovi impianti, di come si stia, molto lentamente, diffondendo questa nuova cultura di "coltura naturale" per l'uva e per la campagna in generale. Lui crede molto nel biodinamico vero, non improvvisato, su cui molti invece si stanno buttando in quattro e quattr'otto, con solo qualche nozione teorica e poco più.

Si parla con lui della durata dei vini. Se sono fatti in modo "naturale" non hanno praticamente limiti, invecchiano signorilmente, proprio come una persona. Mi piace pensare che ci si possa fare una bella riserva di vino buono e la si possa consumare pian piano, on l'avanzare degli anni, avvertendo ogni volta un cambiamento sì, ma sempre in meglio.

Sono i concetti che anche Gaspare Buscemi, presente qui allo stand B4, sostiene e realizza in quel di Cormons, collaborando assiduamente, emulo di Gino Veronelli, con i piccoli produttori che vogliono ripercorrerne le orme. Gaspare propone i suoi primi vini fatti in maniera "naturale" e che hanno appena superato i 20 anni. Sono davvero fantastici, sia i bianchi, sia i rossi. Sono vini a bassa gradazione che si mantengono tranquillamente e senza un filo di ossidazione.
Fabio ama, come faccio spesso anch'io, aprire una bottiglia e studiarne l'evoluzione consumandola nell'arco di cinque - dieci giorni e anche più. Si resta stupiti di come il vino si vivo, di come migliori la sua struttura di base, e questo fino all'ultimo sorso. Poi si parla di olio e della sua conservazione e della fragranza che rimane, su quelli dal fruttato più marcato, anche alla fine del primo anno di vita.
Fabio è un grande.

Ma è un grande anche Gaspare Buscemi, nuovo Don Chisciotte, che deve combattere contro i giganteschi mulini a vento della grande produzione. Gaspare ha idee molto chiare sul significato di vinificazione e gli piacerebbe costruire qualcosa di duraturo e importante per i piccoli "grandi artigiani" del vino, quelli eroici, che affrontano la natura alla pari, cercando di domarla come un puledro scatenato, di capirne i lati deboli e assecondandola negli aspetti positivi.
Vorrebbe codificare le metodologie di vinificazione attingendo alla tradizione della qualità, ai piccoli segreti delle grandi produzioni, quelle veramente importanti.

La sua tecnica predilige la primissima spremitura, delicata, con materia prima eccellente, lavorazione pulita, conservazione corretta, per finire con la commercializzazione diretta dal piccolo produttore al consumatore finale, con un approccio più corretto al mercato per una giusta remuneratività anche per i piccoli.
È una fortuna e un'esperienza estremamente interessante poter parlare direttamente con lui di queste sue idee, si resta affascinati dalla competenza e dall'impegno che mette nel raccontare le sue sensazioni, impegno che diventa entusiasmo, con una vena di aggressività e quasi rabbia perchè si vede impotente a portare a termine il suo disegno in tempi per lui ragionevoli. Per fare un grande vino, sostiene Gaspare, occorre sfruttare al massimo le potenzialità dell'uva e per raggiungere questo obiettivo l'uomo non deve far "niente" perché ci pensa già la natura.

Un vino è buono quando rimane buono nel tempo e i suoi vini lo sono. Bisogna però credere in questi valori per ottenere vini sempre buoni, nei valori dell'artigianato "illuminato" lasciando perdere le metodologie della produzione industriale con il suo corredo di chimica che non finisce più. Bisognerebbe che i politici aiutassero a fare le etichette corrette, costringendo i produttori ad elencare tutte le sostanze chimiche che hanno usato nel ciclo di produzione, in una corretta filiera della bottiglia, per una vera tracciabilità del prodotto. Forse, in certi casi, non basterebbe tutta la superficie della bottiglia per fare l'elenco completo.
Sembra di risentire il Gino Veronelli quando prendeva le parti, scaldandosi, dei piccoli artigiani, dei contadini veri che stanno sulla terra dura, per difenderne gli interessi.


I vini di Fabio

Ritorno allo stand di Fabio per una degustazione tranquilla e meditata dei suoi vini biodinamici. Il primo vino è un bianco:

Umbria IGT Bianco di Primavera 2006 di 12°, da uve autoctone.
Le uve sono Trebbiano (40%), Grechetto (40%) e Malvasia (20%)
Imbottigliato il 14 maggio 2007 per Primavera srl -Arezzo, da Gaspare Buscemi, enologo vinificatore artigiano in Cormons, come recita l'etichetta.
Il colore è giallo paglierino luminoso e brillante, con lievi tonalità verdognole.
Al naso rivela un fruttato di media intensità con note floreali e sfumature balsamiche. In bocca è fresco per la buona acidità, armonico, equilibrato e persistente, di grande sapidità. Il retrogusto è piacevolmente minerale con accenni di pietra focaia e una nota finale di mandorla verde.
Un vino eccellente per un punteggio finale di 17/20.

Il secondo vino è un rosso:
Rosso di Primavera 2006 di 11,5°.
Le uve sono Sangiovese (65%), Canaiolo (25%) e Colorino (10%) e le viti hanno oltre 40 anni.
Imbottigliato il 15 maggio 2007 per Primavera srl -Arezzo, da Gaspare Buscemi, enologo vinificatore artigiano in Cormons.
Il colore è rosso cerasolo carico e brillante.
Al naso esordisce con un gradevole sentore vinoso, pulitissimo con frutti rossi maturi su cui prevalgono ciliegia e ribes rosso con lievi note speziate da pepe bianco. In bocca rivela armonia, sapidità e pulizia associata a finezza, con buona persistenza e discreto corpo. Il retrogusto offre sensazioni finali di ciliegia e frutti rossi. Ancora un vino eccellente per un punteggio finale di 17/20.

Anche il terzo vino è un rosso:
Rosso di Primavera 2006 Vigna Ferretto di 11,5°.
Le uve sono Sangiovese (60%), Canaiolo (20%), Merlot (15%) e Petit Verdon (5%) con viti giovani per Merlot e Petit Verdon.
Imbottigliato il 12 luglio 2007 per Primavera srl -Arezzo, da Gaspare Buscemi, enologo vinificatore artigiano in Cormons.
Il colore è rosso rubino, luminoso e brillante.
Al naso presenta sentori di goudron che pian piano svanisce per lasciare spazio a note speziate. In bocca è equilibrato e pulito con lieve sapidità, discreta persistenza e buona armonia complessiva. Il retrogusto ricorda le spezie e i frutti rossi. Ancora un vino eccellente per un punteggio finale di 16/20.


I vini di Gaspare in verticale

Lo spazio interventi prevede per il primo pomeriggio una piccola verticale dei vini di Gaspare Buscemi. Gaspare sostiene che per sfruttare al massimo le potenzialità dell'uva non bisogna intervenire con l'opera dell'uomo, che in generale tende a peggiorare quanto la natura ha predisposto. Un vino è buono quando rimane buono nel tempo. È importante credere a questi valori per ottenere vini sempre buoni e buoni risultati. Altrettanto importante è distinguere la produzione artigiana dalla produzione industriale
La verticale prevede sette vini.

Primo vino:
Umbria IGT Bianco di Primavera 2006 di 12°, da uve autoctone.
Le uve sono Trebbiano (40%), Grechetto (40%) e Malvasia (20%).
Il colore è giallo paglierino luminoso e brillante, con lievi tonalità verdognole.
Al naso rivela un fruttato di media intensità con note floreali e sfumature balsamiche. In bocca è fresco per la buona acidità, armonico, equilibrato e persistente, di grande sapidità. Il retrogusto è piacevolmente minerale con accenni di pietra focaia e una nota finale di mandorla verde.
Punteggio: 17/20.

Secondo vino:
Trebbiano di Cortona 1986 di 12,5°, imbottigliato nel 1987.
Il colore è giallo paglierino luminoso e brillante.
Al naso presenta sentori di fruttato intenso con note balsamiche e di erbe aromatiche per una sintesi finali di pulizia ed eleganza. In bocca è perfettamente armonico con una sensazione incredibile, vista l'età, di freschezza per la giusta acidità, con corpo deciso e un retrogusto di crema pasticcera piacevolissima e note di anice e liquerizia.
Punteggio: 18/20.

Terzo vino:
Trebbiano di Cortona 1986 di 12,5°, imbottigliato nel 1987, con un anno di invecchiamento in legno di barrique.
Il colore è giallo paglierino luminoso e brillante.
Al naso presenta sentori fruttati delicati con lievi note balsamiche e sensazioni di pulizia e freschezza.
In bocca è equilibrato e armonico con note di rotondità e delicatezza. Lievi sentori di fungo porcino emergono dietro la lunga persistenza dei sapori primari. Retrogusto piacevolissimo di crosta di pane.
Punteggio: 17/20.

Quarto vino:
Collio Alture 2006 di 12,5°.
Vitigno Pinot bianco e altri.
Il colore è giallo paglierino scarico con note grigiastre leggermente ramate.
Al naso presenta sentori fruttati freschi con note di sedano e carciofo verde.
In bocca è fresco, armonico ed elegante con buona sapidità e persistenza, fine e ben strutturato. Retrogusto di crosta di pane.
Punteggio: 17/20.

Quinto vino:
Collio Alture 1987 di 13,5°.
Vitigno Pinot bianco.
Il colore è giallo paglierino luminoso e brillante.
Al naso presenta una struttura complessa con sentori di crosta di pane, fiori, erbe aromatiche e balsamiche.
In bocca presenta eleganza ed elevata struttura con buona freschezza, pieno e persistente con un retrogusto delicato di crosta di pane.
Punteggio: 18/20.

Sesto vino:
Venezia Giulia Alture Merlot 2004 di 12,5°.
Vitigno Merlot.
Il colore è rosso rubino con sfumature granate sull'unghia.
Al naso presenta un sentore vinoso intenso e persistente con sfumature speziate e lievi sentori di fungo.
In bocca mostra freschezza, armonia ed equilibrio con buona persistenza e buon corpo. Al retrogusto rimangono sentori di frutti rossi maturi e nespola.
Punteggio: 17/20.

Settimo vino:
Venezia Giulia Alture Merlot 1988 di 12,5°.
Vitigno Merlot.
Il colore è rosso rubino con sfumature tendenti al mattonato.
Al naso presenta un fruttato maturo ma pulito, delicato e fine con note balsamiche di menta e anice di grande eleganza e signorilità.
In bocca è ancora ben fresco, pulito, armonico ed elegante, rotondo nei sapori e fine, con buon corpo e buona struttura e persistenza. Al retrogusto emergono la ciliegia e la prugna matura.
Punteggio: 18/20.


In sintesi i vini curati o direttamente prodotti da Gaspare denotano una stupefacente tenuta nel tempo, in modo del tutto indipendente dalla gradazione o dalla tipologia del vitigno. Le sue mani e le sue tecniche possono sembrare avere del miracoloso, in realtà egli non fa che assecondare le doti naturali dell'uva, senza forzature di tipo chimico nella evoluzione del processo di vinificazione, con una attenzione meticolosa ad ogni particolare. Sono proverbiali le sue trovate per intervenire nelle fasi del processo con strumenti da lui stesso inventati e preparati, a cominciare dal sistema per la pulizia o purificazione dei tappi di sughero per minimizzare le percentuali di fallimento durante l'affinamento in bottiglia. Il suo sapere artigianale è ricco di sorprese piacevoli e lui stesso sta cercando di diffonderlo sempre più capillarmente tra altri artigiani che come lui vogliono emergere con vini di alta qualità e piacevolezza nel tempo. Tante sono le procedure che egli vorrebbe divulgare e magari brevettare, dalla purificazione del sughero alla spumantizzazione, dalla pressatura delle uve alla raccolta alla vinificazione e alla conservazione e affinamento.

Al di fuori della verticale abbiamo assaggiato gli spumanti di Buscemi nel suo stand B4. egli lavora con uve giunte a giusta maturazione e al momento dell'imbottigliamento aggiunge gli zuccheri del mosto dell'anno successivo.

Primo spumante:
Cuvèe 1996 - 1997. Imbottigliato nel 1998
Sboccatura nel 2006.
Il colore è giallo paglierino luminoso.
Il perlate è fine e continuo.
Al naso si presenta pulito e delicato con sentori floreali piacevoli, delicato ed elegante.
In bocca rivela una buona freschezza per giusta acidità. È sapido, fine e persistente. Al retrogusto prevalgono la mandorla tostata e il pinolo.

Secondo spumante:
Cuvèe 1989 - 1990. Imbottigliato nel 1991
Sboccatura nel 2000.
Il colore è giallo paglierino luminoso e brillante.
Il perlate è fine e continuo.
Al naso si presenta pulito con piacevoli sentori di fiori di campo e balsamici, dall'acacia al biancospino, dalla menta all'anice al fieno fresco.
In bocca è ancora fresco per acidità, giovane e pieno al corpo. Fine, delicato ed elegante presenta una vena finale leggermente amara e un retrogusto di mandorla fresca e genziana.


Il vino di Ziantoni

Una scoperta di eccellenza nel panorama vitivinicolo nazionale è questo produttore aretino. Si tratta di Ovidio Ziantoni e della sua famiglia. I suoi vini sono prodotti in biodinamico, anche se non dichiarati come tali. La sua azienda si trova a Monte San Savino e si chiama San Luciano. L'azienda si estende per 63 ettari e produce circa 350.000 bottiglie, il 60% di vini rossi e il 40% di vini bianchi. Nello stand a destra del banco delle degustazioni spicca la fotografia di Osvaldo e della moglie seduti a un tavolo all'esterno della loro azienda.
Più delle parole parlano gli assaggi dei vini che il figlio Stefano, responsabile del marketing dell'azienda, ci presenta e ci propone. L'altro figlio Marco è l'agrotecnico di famiglia.

Primo vino:
Resico 2006 di 13° dal lotto L45.
Vitigni: Chardonnay (40%), Vermentino (30%) e Trebbiano (30%).
Produzione circa 25000 bottiglie.
Il colore è giallo paglierino leggermente scarico.
Al naso presenta un fruttato pulito con sentori di pera e pesca bianca.
In bocca è fresco, pulito, armonico, di buona struttura e lunga persistenza. Al retrogusto si avverte la frutta bianca e leggere note balsamiche.
Il prezzo alla fonte è di Euro 5,50.
Punteggio: 17/20.

Secondo vino:
Orum 2005 (dal latino Seta - in anteprima 2008).
Vitigni: Vermentino (100%). Subisce un affinamento in botte di acacia da 10 ettolitri per 6 mesi e poi ancora un anno in bottiglia.
Produzione circa 20000 bottiglie.
Il colore è giallo paglierino pieno, luminoso e brillante.
Al naso presenta un fruttato intenso di frutti bianchi, fiori, mela, pera, pesca bianca di lunga persistenza da cui emergono poi sentori balsamici di anice e menta.
In bocca emerge una piacevole freschezza con buona struttura in una sintesi di armonia, equilibrio e sapidità, finezza ed eleganza. Al retrogusto si avverte la frutta bianca e sentori di anice.
Il prezzo alla fonte è di Euro 6,50.
Punteggio: 18/20.

Terzo vino:
Toscana rosso IGT D'Ovidio 2003 di 14° dal lotto L20.
Vitigni: Sangiovese (40%), Montepulciano d'Abruzzo (40%), Merlot (10%), Cabernet (10%).
Produzione circa 7000 bottiglie.
Il colore è di un bel rosso rubino luminoso e brillante.
Al naso presenta un fruttato vinoso intenso con sentori di frutti rossi di bosco e ciliegia e con note speziate di pepe bianco.
In bocca offre sensazioni di freschezza per la giusta acidità. È armonico, rotondo e persistente con un corpo pieno che dà piacevolezza. Al retrogusto primeggiano i frutti rossi e la prugna.
Il prezzo alla fonte è di Euro 14.
Punteggio: 17/20.

Quarto vino:
Anche questo è un'anteprima del 2009 e si presenta come evoluzione del D'Ovidio appena assaggiato. Lo chiameremo Innominato 2004.
Vitigni: Montepulciano d'Abruzzo (100%).
Il vino subisce un affinamento in barrique di sesto passaggio per cinque mesi e poi in bottiglia per dodici mesi. Stefano ci tiene a far presente che le loro botti sono fatte con legno spaccato a mano e non segato, quindi mantiene intatte le sue strutture microcapillari che non vengono "cotte" dal movimento eccessivamente caloroso della sega elettrica.
Produzione circa 25.000 bottiglie.
Il colore è di un bel rosso rubino intenso e luminoso.
Al naso presenta un fruttato intenso con sentori di spezie, erbe aromatiche dal pepe bianco all'anice.
In bocca si sente una notevole intensità tannica e uno squilibrio perché manca ancora di affinamento. La struttura è decisa e di lunga persistenza con na sensazione finale di eleganza e pienezza. Retrogusto di ciliegia matura e prugna.
Il prezzo alla fonte è ancora da definire.
Punteggio: 16/20 tenendo conto dello squilibrio in bocca e della ruvidezza, che senza dubbio spariranno ad affinamento completato.

Quinto vino:
Vin Santo Valdichiana DOC Savinus 2000 di 16,5° dal Lotto L B-6.
Vitigni: Malvasia toscana (90%) e Trebbiano (10%).
L'uva viene fatta appassire fino a Febbraio e poi dopo la vinificazione il vino matura in caratelli per anni, finchè Ovidio non decide che è pronto e si può bere.
Produzione circa 2.000 bottiglie da mezzo litro.
Il colore è ambrato carico e brillante.
Al naso presenta sentori di miele senza note di stucchevolezza, con gradevoli note di castagno e di carciofo, con lievi spunti finali di crosta di pane.
In bocca è piacevolmente acido e armonico, ancora fresco e piacevolissimo, con sensazioni caloriche date dall'alcool e lunga persistenza. Alla fine rimane nel retrogusto una complessità gustativa che spazia dalle ciliegie sotto spirito, alle prugne cotte e leggera sensazione di fungo porcino.
Il prezzo alla fonte è di Euro 13,80.
Punteggio: 18/20.

È sempre un piacere scoprire questi produttori che lavorando in silenzio con materie prime eccellenti e tecniche collaudate e sempre affinate, con un'attenzione particolare ai messaggi del campo e della vita in diretta nella vigna, riescono a produrre una qualità entusiasmante e la offrono a prezzi onesti a chi la sa apprezzare.


Il linguaggio della bottiglia

Quanto conta l'etichetta nel successo di un vino cerca di spiegarcelo Simone Brogin, il simpaticissimo sosia di Lupin. L'etichetta è la prima immagine del vino. Mi viene in mente la presentazione del vino associata a un'immagine bella di tipo agreste e turistico: quello associato alla bellezza della campagna è stato giudicato più buono da un campione di popolazione scelto a caso.
Simone prende a prestito da Wikipedia le definizione di etichetta riferita a un prodotto: "è un qualunque foglio di carta o plastica, in genere adesivizzata, applicato a imballaggi o a un qualunque oggetto per permetterne l'identificazione, indicarne informazioni di qualunque genere o promuovere l'immagine di prodotti". Già dalla definizione si capisce dunque che etichetta e promozione vanno di pari passo. Poi una veloce passeggiata nella storia ci fa vedere come già al tempo dei Greci le anfore che portavano vino venivano identificate con scritte in carbone o gesso che facevano capire di che vino si trattava e da dove veniva, senza bisogno di assaggiarlo.

Bisogna saltare poi al 1700 per osservare l'ulteriore evoluzione con la comparsa dei "polizzini" che dicevano produttore e quantità del contenuto della bottiglia di vetro e mostravano anche stemmi ed emblemi: "i logo" di oggi. Sembra che la prima bottiglia etichettata fosse quella del grande Dom Pierre Pèrignon (1638 - 1715) che pensò di legare una piccola pergamena al collo dei suoi "Champenoise", ma ogni pergamena doveva essere scritta a mano e per grandi quantitativi era impensabile. Come sempre accade, per un cambio radicale si deve aspettare una novità e questa fu l'invenzione della litografia (grazie al cecoslovacco Alois Senefelder), che consentì dal 1798 di stampare piccole etichette tutte uguali in grandi quantità. In Italia i primi furono piemontesi (vedi influsso francese) e siciliani (ma lì veramente erano gli Inglesi che commerciavano vini e derivati). Ai barocchismi di certe etichette che aumentavano con l'aumentare dei premi vinti dalla "Casa" si contrapponeva lo stile sobrio dei grandissimi vinificatori, primo tra tutti Romanée-Conti.

Oggi l'esame storico delle etichette ci consente di apprezzarne la celebrazione di avvenimenti o personaggi che si sono succeduti nel tempo, vedi la grande guerra, il Titanic, o Marylin Monroe. Dal punto di vista del marketing oggi si studia l'aspetto psicologico che sta dietro a qualsiasi scelta, si studia il lato emotivo del cervello umano. Ecco perché è importante l'etichetta ma è non meno importante la confezione o "packaging", in gergo strettamente tecnico. Si punta dunque sulla suggestione, come ha rilevato l'ultima fiera Imprinting di Vicenza.

Dopo questa panoramica si passano ad analizzare le principali sette modalità di distribuzione del vino: Vendita diretta, Enoteche e dettaglianti, GDO (Grande Distribuzione Organizzata), Circuito HoReCa (Hotel, Restorant, Cafè), VPC (Vendita per Corrispondenza), Commercio on-line, Export e come per ciascuna di esse vi sia un diverso approccio di vendita. La parte del leone la fa la GDO. Sembra che la parte del supermercato più frequentata sia proprio il reparto bevande e lì chi compra entra in contatto solo con l'etichetta. Non esistono altre forme di contatto col contenuto della confezione. È qui che subentra l'emozione e la parte soggettiva di ciascuno di noi mentre facciamo una scelta per l'acquisto.
Simone mostra una serie di esempi di etichette soffermandosi sulle caratteristiche di attrazione di ciascuna di esse, fino a mostrarci un'etichetta di un vino cinese, vera primizia per moltissimi occidentali.

Poi ci spiega quali elementi entrano in gioco quando si progetta una nuova etichetta: Tendenze, Dinamicità, Destinatario, Coinvolgimento emotivo, Tradizione, Esigenze soggettive. Il messaggio che deve trapelare dall'etichetta è che quel prodotto è "esclusivo", per qualità e contenuto e caratteristiche che ci possono dare la massima soddisfazione rispetto agli altri prodotti dello stesso tipo. Solo così il produttore sarà "un produttore di successo".


Il gusto del cioccolato

Non poteva mancare una sosta allo stand del cioccolato per una degustazione di cioccolata calda, sempre gradevole. Notevoli anche i cioccolatini e il gusto al peperoncino che ormai i principali produttori stanno affinando e ne ricavano delle chicche eccezionali.


La birra artigianale

L'ultimo stand prima dello spazio laboratorio è dedicato alla birra artigianale di Carla Pancani. È un piccolo birrificio nato qui che ha aperto il 5 luglio scorso, a San Zeno di Arezzo. Si chiama Pevak, nome etrusco che identificava il decotto di cereali da cui si estraeva la bevanda, sembra nata per caso, o forse per distrazione come tante altre grandi e utili invenzioni, grazie a una donna che cucinava cereali. Fa delle buone birre, tra i 4 e i 6 gradi alcolici, lavorando materia prima sana e di qualità e comincia a farsi conoscere anche al di fuori della sua regione. I nomi sono tutti etruschi e si richiamano alle divinità antiche di quel popolo: Laran (Marte) per la lager bionda, Satres (Saturno) per il tipo ale ambrato, Horta (Cerere) per la weizen dorata. In arrivo un tipo rosso da 7 gradi alcolici, la Aplu


La Doc Cortona

Lo stand B2 della fiera è dedicato alla DOC Cortona che ad Arezzo la fa da padrona. Lo stand è curato dal Consorzio di Tutela dei Vini a Denominazione d'Origine Controllata Cortona, nato nella primavera del 2000 con la funzione di controllare, tutelare e promuovere i vini della D.O.C. Cortona. L'origine geologica dei terreni risale al Miocene inferiore, al Pliocene superiore e al Miocene. Sono arenarie, marne e scisti, con depositi fluvio-lacustri, argille e detriti di falda, idonee alla coltivazione della vite nelle zone poco calcaree.

Il Consorzio oggi conta 21 aziende consociate che producono uva e che rappresentano la quasi totalità dei produttori e tutte lavorano per una viticoltura di qualità garantita dal Consorzio stesso. Tra le 21 aziende consociate 13 sono anche produttrici di vino. Il Disciplinare "Cortona" comprende quindici tipologie: Rosato, Chardonnay, Grechetto, Pinot Bianco, Riesling Italico, Sauvignon, Cabernet Sauvignon, Gamay, Merlot, Pinot Nero, Sangiovese, Syrah, Vin Santo, Vin Santo riserva e Vin Santo Occhio di Pernice. Gli otto articoli del disciplinare oltre a definire la denominazione dei vini, regolano la base ampelografica, la zona di produzione delle uve, le norme per la viticoltura e quelle per la vinificazione, infine le caratteristiche al consumo, le operazioni di etichettatura, designazione, presentazione e di confezionamento.


Domenica 2 Dicembre 2007

Dovendo rientrare in treno non c'è tempo per un'ultima visita alla fiera. Le tante cose viste vanno ora sedimentate e poi razionalizzate. È bello vedere queste tante realtà artigianali di cui il nostro paese pullula in ogni suo angolo più nascosto. Sono questi i veri piccoli motori della economia che non fa rumore, che non chiede sovvenzioni ma che si rimbocca le maniche e lavora sodo facendosi spesso conoscere prima all'estero e poi anche in casa nostra.

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Luigi Bellucci

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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